Mi consegnò delle cartelle, me le studiai e mi resi conto che c’erano molti affari pendenti dai quali il padre di Nilde avrebbe potuto ricavare immensi patrimoni che un furbo come me potrebbe imboscare in banche off shore e donarli ad altri parenti, diversi da quelli di sua moglie; non mi decidevo ad agire di testa mia; chiamai Vittoria; la vidi uscire dalla camera insieme ad una signora di straordinaria bellezza ed eleganza nella quale stentai a riconoscere la nonna con cui si era appartata.
“Elio, che ti sembra della nuova Rina?”
“Se decido di tradirti, stai attenta a Rina; è il primo dei miei obiettivi.”
“Tu, intanto, tocchi un’altra donna solo se te lo dico io; bada non devo solo autorizzare, devo decidere io; e stai pur sicuro che sono nepotistica ad oltranza; prima che tu tocchi chiunque altra, ami le persone che amo io. Che volevi, amore mio?”
“Tua madre si è informata e mi ha fornito carte che scottano; tuo nonno ha pendenti delle operazioni che arricchirebbero solo lui a danno di tua nonna e, quindi, tuo; Rina, che pensi di fare?”
“Tu sei il riferimento della mia nipotina alla quale voglio consegnare tutto; cosa suggeriresti alla tua donna?”
“Per ora la titolare sei ancora tu e mi rivolgo a te; non credere che tu mi sia indifferente; io amo tutto di Vittoria, anche sua mamma e sua nonna; se consideri chi è sua madre, fai facilmente il conto di quanto amo te; per ora mi indichi tu la strada; poi chiederò a Vittoria.”
“Stupido amore mio, va dove ti porta il cuore; se c’è da picchiare, picchieremo; se c’è da incassare, incasseremo … “
“Nilde ha fatto una bella osservazione; stiamo lavorando per tuo figlio; lo so che è nostro; ma al momento conta che sia tuo; ti immagini che tu avresti potuto essere la destinataria, come mia figlia, se le cose fossero andate diversamente?”
“Per caso, rimpiangi di non avermi avuta come figlia anziché come moglie?”
“No; se fossi stata mia figlia, avrei fatto sicuramente lo stesso; visto che sarai mia moglie, lo facciamo per nostro figlio.”
“Allora che fai?”
“Vedi questo schema? Sostituiamo il nome di tuo nonno col tuo; adesso hai un conto off shore alle Isole Cayman; c’è un bel po’ di soldi; se tua nonna sa qualcosa di queste transazioni, le concludiamo a nome tuo.”
Rina conosceva i protagonisti della vicenda, dei vicini nelle tenute agricole, coi quali da decenni si parlava di vendere i campi, perché una tenuta più grande avrebbe dato acceso a contributi particolari.
“Va bene, Rina; domani, dopo il notaio, visitiamo anche i vicini e concludiamo; mi sa che le cose sono già a buon punto.”
Quella seguente fu una giornata campale; andammo di corsa in città e sbrigammo in comune le pratiche per il matrimonio e dal notaio quelle relative alla proprietà; come avevamo avvertito, non tornammo per pranzo e ci dirigemmo in aperta campagna, in un casale che Rina possedeva al centro di una tenuta; pranzammo in una trattoria di campagna; fissammo coi vicini un incontro per il tardo pomeriggio; Vittoria chiese se c’erano letti per riposare e andò in una camera; prima di varcare la soglia, mi fece.
“Riposo da sola per evitarti tentazioni; se sei ancora valido come conquistatore, portati a letto Rina; dopo quarant’anni di sesso talebano, ha bisogno di un maschio delicato e forte, come il mio prossimo marito. Cerca di evitarle un infarto; hai visto che bella Milf? Buon divertimento … Ah, ricordati che è me che stai possedendo, anche quando lo fai con lei. Pensami intensamente.”
Non avevo scampo; la mia compagna era fatta così e l’amavo per questo; speravo che almeno avesse accennato qualcosa a Rina; la trovai davanti alla grande cucina in muratura che dominava la sala; la abbracciai da dietro, con forza; non si ritrasse; sentivo le natiche morbidamente premere sul ventre; il sesso si gonfiava in mezzo; spostai le mani e afferrai i seni; trovai subito capezzoli grossi come fragoloni e li strinsi fra le dita; gemette ed agitò il sedere sul fallo; feci scendere una mano fin oltre il limite della minigonna.
Quando incontrai lo slip all’incrocio delle cosce, non sapevo se rimanere sorpreso dalla dimensione ridotta dell’indumento, del tutto inattesa per la monacale Rina; o dall’umore che mi inondava la mano, segno che la stoffa era ormai zuppa.
“Rina, sei già così bagnata?”
“Di che ti meravigli? Ci sono anni di attesa lì; da quando siete arrivati ed avete cominciato a parlare di amore e di sesso con tanta libertà, ogni giorno non faccio che colare; adesso la tua amatissima compagna mi ha anche insegnato come darmi piacere da sola; ti ha chiesto di darmi amore? Lo fai per lei?”
“Sei dura di comprendonio, Rina mia; amo tutto di Vittoria, persino sua madre e sai meglio di tutti quanti motivi avrei per non farlo; amo anche e soprattutto te; me lo ha suggerito Vittoria, ma sa che voglio fare felici entrambe; voglio portarti su un letto e fare tanto amore; non te le prendere se lo farò pensando alla mia donna; anche attraverso di te è lei che amo.”
“Sopra c’è il lettone grande; portami su e fa conto che stai per sposarmi; per te, con te, voglio essere nuova come se tu fossi il primo uomo della mia vita. Anche se non è giusto per nessuno, in questo momento ti amo.”
Andammo sopra abbracciati e baciandoci con dolce passione; entrati nella camera grande, la strinsi totalmente a me e le spinsi contro il ventre il sesso duro da dolermi; sembrava sciogliersi di piacere e illanguidirsi tra le braccia; mi divorava la bocca e mi baciava come forse non le era mai capitato, si lasciava perlustrare la cavità orale dalla mia lingua esperta e, imparando rapidamente, si scatenava nella mia provocandomi un piacere da sbavare; le passai le mani sulle natiche e strinsi il corpo a me.
Presi una mano con cui mi stringeva per le spalle e la abbassai fino alla patta; cominciò a palpare la mazza da sopra i vestiti e dalla salivazione avvertivo che provava un grande piacere; mi fermò per un attimo, si sfilò lo slip e lo depositò su una sedia; ‘non ho niente per sostituirlo’ si giustificò; riprese ad abbracciarmi con tutto il corpo; sentivo i seni schiacciati, quasi oppressi contro il torace; le sfilai il vestito dalle spalle e lo lasciai scivolare a terra; da brava massaia, lo raccolse e lo poggiò sulla sedia.
Le sganciai il reggiseno e i seni mi esplosero in faccia in tutta la loro opima bellezza; mi abbassai a succhiare i capezzoli e la sentii gemere dolcemente; infilai le mani fra le cosce e artigliai la vulva; un dito scavava tra il pelo folto, le grandi e le piccole labbra; l’urlo che lasciò andare venne forse sentito anche dai contadini che lavoravano nei campi; Vittoria chiese se tutto andasse bene.
“Si, amore di nonna; non preoccuparti; ho solo scoperto qualche cosa nuova.”
“Ne sentirai spesso il bisogno; se posso darti un consiglio, quando ti succede, bacialo e affonda l’urlo in bocca a lui; ti aiuterà a godere!”
Rina aveva colto bene l’indicazione; nella successiva mezz’ora, non fece che soffocarmi di baci, perché le avevo succhiato il clitoride o le avevo leccato a lungo l’ano, perché avevo strizzato i capezzoli o le avevo accarezzato appassionatamente con la lingua il ventre soffermandomi sull’ombelico delicato e ricettivo; quando le allargai le cosce per penetrarla alla missionaria, mi guardò un po’ delusa; ma quando le spinsi i piedi indietro, fino a farle piegare le ginocchia sul ventre, si fermò in attesa.
Allargai verso l’esterno le ginocchia e le aprii a compasso per mettere in luce la vulva grondante; colse che c’era qualcosa di diverso e sembrava attendermi a braccia aperte; mi inginocchiai tra le cosce e accostai l’asta alla vulva; capì che la stavo per sfondare e colò come una fontana; seguì ogni millimetro dell’asta che penetrava; gemette come una sirena a mezzogiorno; mi tirò su si sé e urlò nella mia bocca; le presi i piedi, li spostai sulla schiena e affondai; fece forza con i piedi e si penetrò dolorosamente.
L’ultimo urlo avrebbe svegliato i morti del cimitero; ma lo aveva spinto tutto nella mia gola e sembrò che urlassimo insieme, perché anch’io stavo eiaculando e stavo urlando il mio piacere; sopraffatti dalla libidine, restammo avvinghiati per qualche minuto; la staccai delicatamente e le appoggiai i piedi sul lenzuolo, mi tenne stretto e mi impedì di uscire finché il mio sesso diventò barzotto, dentro la vagina che aveva attivato i muscoli per catturarlo.
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