“Io non metto un bel niente nei ricordi. Parliamo, tantissimo; ma prima o poi voglio fare l’amore con te.”
“E per cosa credevi che ti lasciassi parlare, dopo averti sentito baciarmi? Delle tue donne mi parlerai dopo … “
“Non ho nessuna donna; se facciamo l’amore, non sarà solo per stasera.”
“Dove mi porti?”
Non le risposi; l’appartamento che avevo a Madrid era a pochi passi, ci andammo a piedi; ogni tanto mi fermava, mi abbracciava e mi baciava appassionatamente; la guardai interrogativo.
“Mi piace come mi baci; mi piace baciarti e sentirmi baciare. Ti da fastidio?”
La presi nella vita sottile e me la strinsi forte addosso schiacciando il seno prepotente contro il torace; spinse il pube contro il ventre e sentii che cercava il piacere contro l’osso pubico; feci scivolare le mani intrecciate sopra l’inguine e la carezzai da sopra al vestito; mi sussurrò.
“Continua ancora un poco, fammi godere un attimo!”
Mossi la mano e col dorso le strofinai l’inguine; mosse le dita e tastò il sesso duro da sopra il vestito.
“Continua, non ti fermare; sto per godere; vai fino in fondo. Siiiiii.”
Me lo sibilò in un orecchio, le presi le labbra e la tacitai con un bacio; sembrava singhiozzare dentro la mia bocca; i pochi passanti pensarono che stavo facendola piangere mentre la baciavo; lei stava scaricando il suo amore; mi affrettai a portarla a casa e l’accompagnai direttamente in camera; mi guardava sorpresa; le spiegai che quello era il mio alloggio a Madrid e che da quel momento poteva considerarlo il nostro rifugio d’amore; cominciò a spogliarmi ed io feci altrettanto.
In pochi minuti fummo nudi ed io non ebbi il tempo di fermarmi ad ammirare la sua meravigliosa figura; mi trascinò con se sul letto, mi avvolse i fianchi con le gambe e si penetrò, forse con dolore.
“E’ tutta la sera che spettavo solo questo; adesso prendimi; a fare l’amore ci penserai dopo; per ora fammi saziare di te!”
Fu l’amplesso più travolgente che avessi mai anche sognato; mi sentii preso in lei e sentii lei posseduta da me come se non avessimo desiderato altro per tutta la vita; la cavalcai da dominatore e mi lasciai montare da schiavo, cercando, regalando, scavando, inseguendo tutto l’amore che la passione ci poteva suggerire; tirai in lungo la copula finché tutto mi doleva; quando sentii che per la terza volta aveva urlato un orgasmo e m’imponeva di venire, scaricai tutto il piacere che avevo accumulato.
Mentre ci rilassavamo dopo il faticoso amplesso, mi dedicai finalmente a scoprire il suo corpo; ero stato tanto affascinato da lei, dalla sua personalità, dall’amore che mi ispirava, che quasi non avevo guardato la forma statuaria delle gambe lunghe, snelle ed elegantissime, la curva perfetta dei fianchi sodi e pieni, il seno rigoglioso e provocante che avevo appena sfiorato con le labbra e il viso dolce e femminile, che vagamente mi ricordava in qualche tratto Nilde.
Mentre passavo in rassegna le forme bellissime, mi colpi un piccolo tatuaggio, appena visibile, in cima alla vulva, che rappresentava una rosa rossa con foglie e spine; le chiesi come mai lo avesse in quel punto così segreto; mi confidò che da bambina aveva voluto imitare sua madre e se l’era fatto tatuare con tante urla di suo nonno.
“Per caso tua madre si chiama Nilde?”
“Si, come fai a saperlo? Ti sei informato?”
“Lei ti ha raccontato che se l’era fatto tatuare il giorno che si fece sverginare?”
“Cristo, come fai a saperlo? Ne dovrebbe essere al corrente solo mio padre che la sverginò!”
“L’uomo che la sverginò l’amava, ma non è tuo padre … Ascolta, Vittoria, ufficialmente tu sei mia figlia, perché questo ha dichiarato tua madre per non far scoprire a tuo nonno che mi aveva tradito; in realtà, non ho rapporti di sangue con te, tranne essere stato per qualche mese marito di tua madre e poi vittima delle sue corna e delle sue pretese economiche. Domani andiamo in un buon laboratorio e facciamo il test del DNA; non vorrei avere commesso un incesto; ma so per certo che non sono stato io ad ingravidarla e posso amarti come sento di farlo adesso.”
Stava piangendo e non potevo fare niente per calmarla; quando si fu alquanto acquietata, cercai di riprendere il discorso.
“Adesso che succede? Se sei mio padre, è terribile; se non lo sei, e voglio che non lo sia, come ci comportiamo?”
“Vittoria domani mattina comincia la nostra nuova vita; tu continui a lavorare nel tuo mestiere, ma avrai il mio appoggio incondizionato; faremo il test del DNA; io so che non sei mia figlia ma solo la donna che amo, dopo vent’anni di solitudine; quando avremo la certezza scientifica che sei solo il mio grande amore, si porrà il problema di fare chiarezza con tua madre.
Questo dovrai farlo tu. Se dovessi agire io, lo farei di certo con la riserva di un inganno durato più di venti anni, contro tuo nonno, un tiranno che mi ha perseguitato e, per credere all’ingenuità della figlia troia, mi ha spillato un capitale; se parlo io, come minimo chiedo il rimborso di quel che ho pagato per venti anni; non escludo di arrivare a gesti di cattiveria con quella donna.
Se lo fai tu, puoi solo perdonarla perché è sempre tua madre; forse ti spiegherà, se ha un minimo di onestà, quale terribile stupidità commise venti anni fa e quanto sia adesso grave la conseguenza della sua imbecillità; non so dirti cosa sarà dell’idiota che l’ha sposata, sapendo che è troia, e che si è fatto attribuire la paternità di una figlia di cui non conosce neppure l’esistenza.”
“Per favore, mi racconti meglio? … “
“Semplice; conobbi tua madre che aveva 18 anni e non sapeva cosa fosse una copula o un fallo; la sposai pieno d’amore; dalla prima sera si rifiutò di farsi leccare tra le cosce, di prenderlo in mano per masturbarmi, di prenderlo in bocca; insomma, mi negò i diritti basilari in ogni rapporto amoroso, tutto quello che la religione considerasse peccato o che l’igiene sconsigliasse perché sporco; per mesi mi negò ogni accostamento non sacramentale; cercai qualcuna che mi concedesse il resto; quando lo scoprì chiuse qualunque tipo di contatto.
Mentre ero in missione in Sudamerica, scatenò tutta la troiaggine ed ebbe vari amanti; seppi che era rimasta incinta di te e divorziai; raccontò a suo padre che tu eri figlia mia e lui mosse tutto il tribunale per farmi condannare a pagare gli alimenti; per non combattere una guerra inutile, stetti zitto; da allora non ho più voluto sapere niente di lei né di te; fino a ieri sera, quando ho scoperto la perla nel trogolo per porci.
Ora so che ti amo, che voglio la certezza che amarti non è un incesto; voglio che la verità emerga e che tu possa essermi vicina, come compagna, non come figlia, per tutta la vita.”
“Insomma, la ‘cara mammina’ deve fare i conti, tirare le somme e pagare il dovuto; ma a te non basta il test del DNA che chiarisce che non sono tua figlia?”
“Amore, io posso dimenticare tutto; una rosellina tatuata non cambia la vita; la cambia se desidero averti con me per sempre, se voglio un figlio da te. Io ho già tante paure; se ci aggiungi il dubbio che un nostro figlio possa nascere tarato perché figlio di un colpa, di un incesto; o che tu possa scappare e lasciarmi solo, io sono morto.”
“Io scappo solo da quella finestra per schiantarmi sul marciapiede se tu, dopo questa notte, non mi tieni stretta, ti occupi di me, mi ami e mi proteggi per tutta la vita. Mia madre, prima di te, ha capito che era il caso di garantirsi una vecchiaia serena; ha scelto l’ameba giusta; se tu sei già nella stessa logica, devi per forza affidarti al mio amore, di figlia, di amante, di compagna, di convivente, di concubina, di quello che vuoi; a me basta che tu resti con me e mi accompagni; io lo farò quando sarai vecchio e inabile, fra un’altra delle tue vite, per lo meno.”
“Allora, d’accordo? Andiamo a fare il test, poi tu parli con tua madre.”
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