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Erotika
Farsi una famiglia · Cap. 1
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Capitolo 1 di 519 min di lettura

Farsi una famiglia 1 L'incontro con Vittoria

Fanno sposare due giovani, ma lei si rifiuta di scopare; lui la tradisce e va a lavorare allì'estero; lei rimane incinta; attribuicono il bimbo al marito che si arricchisce per suo conto e cede in tutto ma resta lontano; incontra una ragazza e ci va a letto; scopre che potrebbe essere sua figla e decide di fare chiarezza

geniodirazza
1 anno fa · 1.2k letture · 1

Fissò senza esitazione la data del matrimonio e non mi restò che accettare, perché amavo Nilde, nonostante la sua ‘leggerezza’ che consideravo fresca ingenuità, e mi piaceva anche l’idea di mettere su famiglia al più presto; l’unica difficoltà era fare incontrare i miei con il corteggio dei suoi titolati parenti ed amici; si risolse con la grande nobiltà d’animo di mio padre e l’infinita dignità di mia madre che fecero brillare la loro onestà anche nello sfarzo delle cerimonie.

La brutta sorpresa venne durante la luna di miele; quando tentai di abbassarmi sulla vulva di mia moglie per un cunnilinguo, la vidi scattare come una molla e scappare dal letto matrimoniale; mai lei avrebbe consentito una pratica peccaminosa e contraria ad ogni norma, soprattutto di igiene; tentai delicatamente, con tutto il garbo possibile, di spiegare che il sesso era una parte fondamentale ed integrante dell’amore, ma non ci fu niente da fare.

Per qualche mese cercai di persuadere mia moglie ad informarsi, anche da altre persone in cui avesse fiducia, per conoscere i meccanismi che presiedevano ai rapporti tra coniugi; non ci fu verso di convincerla; mi rivolsi ad alcune colleghe, che conoscevo di costumi alquanto liberi, e cominciai a praticare con loro il sesso che a casa mi veniva negato; per giustificare le mie lunghe sedute dopo la chiusura d’ufficio, mi inventai tutte le scuse possibili.

Sapevo che era assurdo sperare che la cosa passasse inosservata per sempre; ma speravo che, continuando ad insistere con Nilde, perché abbandonasse quell’atteggiamento di integralismo becero e fuori tempo, risolvessimo la crisi coniugale; ottenni solo che si intestardisse nelle sue convinzioni ed arrivasse a negarsi totalmente e definitivamente; dopo pochi mesi, dormivo nel letto con una statua di ghiaccio; esasperato, chiesi ed ottenni di partire per una missione.

Infatti, in banca avevo avuto da sempre l’incarico dei rapporti con l’estero; dopo il matrimonio, mi impegnai allo spasimo e feci valere le mie qualità; nel periodo che durò il mio matrimonio, presi contatto con tutti i maggiori azionisti della banca, di cui curavo il portafoglio estero, con operazioni spesso ai bordi della legalità; questo mi assicurò fiducia e incarichi delicati.

Mentre ero in Sudamerica, mi arrivò la notizia che mia moglie era incinta; per certo, non potevo essere il padre; lo dissi a mia moglie per telefono; mi rispose che erano cavoli miei anche tutte le conseguenze; difatti, suo padre usò tutta la sua potenza e le sue conoscenze per farmi condannare, nella sentenza di separazione, a versare alla mia ex moglie un notevole assegno di contributo al mantenimento della figlia che doveva nascere.

Avrei ucciso con le mie mani Nilde che, dopo essersi proclamata ‘santa’, mi aveva tradito, si era fatta mettere incinta da chissà chi e alla fine scaricava su di me il peso della bambina; fortunatamente, per me e per lei, proprio in quella fase, misi a segno alcuni grossi colpi che resero l’assegno obbligatorio una spesa facile da sostenere; avevo a fianco un’indigena di rara bellezza e con lei scaricavo tutte le tensioni e le voglie sessuali; mi suggerì che la bambina non c’entrava; lasciai stare.

Non mi occupai più né di Nilde né di Vittoria per la quale fu sufficiente incaricare un mio fondo vitalizio di versare la cifra pattuita fino a quando fosse stato imposto dalla legge, forse fino alla maggiore età; mi dedicai totalmente a me stesso, vivendo una vita da nababbo resa agile e ricca di soddisfazioni dalle manovre fiscali che seguivo dal Costarica; avevo sempre numerose amanti tra le quali mi dividevo con impegno quasi metodico.

Curavo la mia persona praticando gli sport che amavo; acquistai una barca con cui navigavo i favolosi mari del sud; frequentavo la più alta società del mondo; cominciai ad acquisire immobili nelle grandi capitali dove trascorrevo brevi periodi in coincidenza con eventi mondani di lusso; facevo veramente la vita da ricchi che solo nei sogni è possibile; dentro di me, un vuoto di affetto mi opprimeva; ma il ricordo della bestialità di mia moglie uccideva rimpianti, rimorsi ed emozioni.

A Madrid si teneva una manifestazione di moda; uno stilista spagnolo emergente mi aveva ‘imposto’ di essere presente; gli avevo risolto delicati casi di pratiche fiscali e ci teneva a farmi conoscere le donne più belle della serata, conoscendo la mia smania di incontrare bellezze da collezione da amare per una sera, da portare solo a cena o da conoscere semplicemente; non pensai neppure per un attimo di declinare l’invito e mi presentai al meglio del mio splendore; mentre mi lasciavo trasportare in giro a stringere la mano a donne a dir poco favolose, notai una ragazza assai giovane che mi intrigava non sapevo perché; me la presentarono come ‘Victoria’ ed io mi complimentai con lei in spagnolo.

“Bada che il mio nome è Vittoria e sono italiana!”

Le chiesi scusa per la gaffe e la invitai a bere con me; in dieci minuti avevo davanti la più intrigante, la più affascinante, la più desiderabile donna che mai avessi incrociato nella mia vita; non era la più bella, anche se era bellissima; faceva un lavoro di import export che non mi interessava per niente; non aveva nessuna delle caratteristiche per le quali normalmente decidevo per una serata da sogno, con o senza implicazioni passionali o amorose.

Eppure, mi sentivo attratto da lei come una mosca dal miele; non smettevo di guardarla e di sentirmi preso, cercai di trovare nella memoria qualcosa che la legasse al mio mondo, visto che la sua città di origine coincideva con la mia; ma il cognome mi era estraneo, il lavoro anche; insomma, non trovavo niente in comune su cui poggiare un dialogo parolaio e stupido come in tutte le conquiste a cui ero fin troppo abituato; ruppe lei l’imbarazzo.

“Senti, Elio; io qui mi annoio; non potremmo andarcene da qualche parte e parlare?”

Sentendo che rischiavo di innamorarmene, le obiettai.

“Vittoria, ti rendi conto che potrei essere tuo padre? Ho almeno il doppio della tua età e non vorrei avventurarmi in un equivoco che potrebbe farmi male … “

“Io non ho paura dell’età; sei un bell’uomo, mi piaci, ho voglia di parlare con te, non so neppure perché; ho voglia di farlo in un posto più intimo, più privato; non voglio concupirti né portarti in albergo, anche se non lo troverei nemmeno azzardato. Conosci un posto dove possiamo essere due amici che parlano al di là della differenza di età?”

“Vieni con me!”

Prendemmo i soprabiti e uscimmo quasi furtivamente dal lussuoso palazzo; le feci percorrere alcuni vicoli caratteristici, vuoti a quell’ora, e ci infilammo in una taverna dove facevano musica; ci sedemmo su due sgabelli rustici ed ordinammo delle ‘tapas’ per ascoltare un concerto di chitarre classiche; ad un passaggio più languido e struggente dei suoni, la sua mano si appoggiò sulla mia; la girai ed intrecciai le dita alle sue.

A mano a mano che la chitarra flamenca accentuava il dolore languido delle note, sentivo che mi stringeva con più forza e avvicinava il volto al mio, da sopra al tavolino rozzo; il bacio scattò senza che lo avessimo deciso; fu delicato, quasi una carezza lunga e lenta; la sua lingua guizzò rapida e dolce; ricambiai leccandole le labbra e i denti; improvvisamente il turbinio nella mia bocca si fece intenso, forte; le presi la testa e la baciai con passione; le lingue si intrecciarono e mi accorsi di essere terribilmente eccitato; riuscii a stento a staccarmi.

“Vittoria, non credi che ci stiamo spingendo troppo oltre?”

“Oltre cosa, Elio? E’ una serata come non ne ho conosciute, c’è una musica suggestiva, è un ambiente d’amore; è troppo sentirmi innamorata di te per questa sera?”

“No, il troppo è che anch’io mi sento innamorato e non solo per stasera; è come se ti conoscessi da una vita, ti aspettassi da sempre, ti volessi per l’eternità.”

“Bene; io provo la stessa cosa. Possiamo lasciare che gli eventi seguano un corso naturale?”

“Quando cominceremo a ragionare?”

“Quando sentiremo di essere vicini a quel discorso strano che fanno due che vogliono stare insieme in eterno.”

“Ci arriveremo?”

“Ci parleremo lungo il viaggio, chiaro e a lungo; quando ci accorgeremo di qualche incrinatura, prenderemo le precauzioni. E’ solo un’ora che ti conosco; possiamo almeno cominciare a parlare?”

“Dovrò dirti molte cose; qualcuna sarà anche brutta … “

“Elio, i casi sono due; o cominciamo a parlarci e seguiamo il cuore; oppure stiamo zitti, incartiamo questi momenti e li mettiamo nel cassetto dei ricordi … “

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Cap. 2
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