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Erotika
Cantautore · Cap. 6
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Capitolo 6 di 7 20 min di lettura

Cantautore 6

Una lenta ma determinata ripresa

geniodirazza
1 anno fa · 216 letture · 0

“Scherzi? In vita mia non ho provato un momento di orgoglioso amore come quello in cui mia figlia mi ha confessato che, per celebrare la gioia del successo, aveva voglia di fare l’amore per tutta la notte con il suo uomo; sarei capace di andare a spiare, a guardarla godere come merita; ma ho paura che, per lo meno, dovrei masturbarmi, per l’eccitazione; non avrei mai pensato che mia figlia mi facesse una tale confessione; anche questo mi eccita terribilmente; ti da fastidio?”

“Se ti eccita tanto, decido di copulare in due letti vicini; mai sentita una donna calda come te in questo momento, nemmeno le prime volte che abbiamo fatto l’amore … “

”In questo momento, sto riassumendo in un solo attimo la gioia di averti mio, di avere mia figlia a fianco felice dei suoi successi e del suo amore; se non ti turba, mi stimola anche l’idea di essere in pari col mio primo marito; questa cosa è nostra, mia e tua; lui è l’ispiratore remoto, ma in prima linea ci sei tu e, accanto a voi, mi godo le vostre qualità; ho un milione di motivi per amarti e per volere fare l’amore alla grandissima; attento al cuore; stasera ti faccio venire un infarto … “

“Uno che è in paradiso è fuori da ogni malanno; e tu mi stai facendo levitare fino al cielo; sai, ho fatto tutto per benino, ma non pensavo affatto che potesse essere così gratificante; ti prometto che farò anche meglio per la nostra ‘libreria’ anche se non sarà una rivendita di libri ma una sede per fare cultura.”

“Attento, perché, se ti allarghi troppo, divento invidiosa e ti calpesto … “

“Come hai fatto con Mario?”

“Stupido, non lo dire mai più; quella era una ragazza ottusa e capricciosa; io sono tua moglie, un’albergatrice attenta agli spiccioli e senza grilli; lavoreremo insieme e sarò meravigliosamente tua come moglie, come compagna, come socia, come complice, come sarà giusto … “

“Lo so, Chiara; ne sono perfettamente convinto; e sono ben determinato. Vuoi fare l’amore o parliamo dei sogni?”

“Ti voglio dappertutto; se non mi riduci male, lo faccio io a te ... “

Non aveva nessuna intenzione di farle del male, Francesco; stava scoprendo in sua moglie una sensibilità, una capacità di invenzione, un’ansia di fare bene che lo eccitava quasi sessualmente; l’incontro con la figlia gli aveva rivelato una sfera impensabile della sua personalità complessa, tormentata, sofferta, ma tanto bisognosa di amore; scopriva che era la stessa intensità che metteva nel rapporto con lui e con il loro figlio; sapeva di essere amato con la stessa forza.

Neanche l’ombra del primo marito era ora così ingombrante come aveva temuto; era decisamente un uomo eccezionale e l’aveva plasmata, istigandola a ribellarsi; lui poteva limitarsi a starle vicino, a seguirla ed aiutarne l’impegno; l’avrebbe conquistata ogni giorno, come lei gradiva; le avrebbe dato tutto lo spazio che cercava, ma sapeva che in cambio avrebbe avuto tanto amore da riempirsene per una vita.

Quasi per cominciare il percorso, la cavalcò come non gli era mai riuscito; la sentì partecipe, entusiasta, innamorata; le sue urla forse arrivavano in piazza, ma erano di gioia immensa, di godimento vissuto fino in fondo; Chiara sentiva ogni fibra del corpo vibrare alle mazzate che il marito infieriva alla vagina, all’utero, a tutto il corpo; ricambiava aprendosi e accogliendo la mazza fin dove fosse possibile; si teneva abbarbicata a lui come un naufrago a un rottame.

Sentiva che il nuovo capitolo che si stava aprendo partiva proprio da quella copula intensa che segnava un’ulteriore tappa del loro percorso di vita e di amore; in più sapeva che gli urli che venivano da qualche porta più avanti erano quelli del piacere di sua figlia, che stava dando al suo compagno lo stesso amore intenso, profondo, totale che lei dava a suo marito; sentiva che la libidine che le montava dall’amplesso con Francesco era amplificato dalla gioia di sua figlia che godeva.

Anche nell’altra camera, infatti, le emozioni di quei giorni portavano in cielo il livello di testosterone; Laura si sentiva pervasa da un entusiasmo strano e da una sorta di gioia interiore che forse confinava con la felicità; per tutta la serata aveva segnalato a Carlo il suo bisogno di fisicità, comunicandoglielo con tutti i mezzi, dal gomito stretto sul seno per fargli quasi sentire la lussuria ai toccamenti veloci della patta, quasi ad accertarsi che l‘oggetto del suo desiderio fosse lì disponibile.

Nel viaggio di ritorno, stretti appiccicati sul sedile posteriore, approfittando del buio dell’abitacolo, aveva viaggiato tenendogli il sesso tra le mani, appoggiandosi libidinosamente al suo corpo e obbligandolo a infilarle una mano tra le cosce, sopra il pantalone, senza cercare contatti diretti ma sentendosi quasi protetta dalla mano che copriva, sosteneva e proteggeva la vulva; ardeva dalla voglia di far scorrere le mani sulla pelle nuda.

Varcata la soglia della camera, si era liberata in fretta e furia degli abiti e gli si era mostrata nuda, statuaria nella sua bellezza piena, vogliosa e irrefrenabile; ma Carlo non era da meno; il buon esito della serata lo aveva esaltato e migliaia di idee, di progetti, di desideri si affollavano in mente; tutti finivano per scaricarsi nell’inguine, quasi che il fallo potesse essere la valvola di scarico delle pulsioni; molto spesso un orgasmo era stato liberatorio di altre pulsioni.

Si spogliò quasi più in fretta di lei; la strinse in un abbraccio asfissiante, piantò il sesso durissimo tra le cosce, puntando alla vagina, e la tirò su per le natiche; l’asta scivolava tra vulva e ventre; lei colse il reciproco desiderio, guidò con una mano il fallo, mentre si attaccava al suo collo, sospesa da terra, e si lasciò penetrare lentamente, assaporando l’asta mentre lo baciava con accanimento e gli sussurrava dolcezze sconce.

Urlarono all’unisono, quando il primo orgasmo li stroncò in quella difficile posizione; lei si lasciò andare di schiena sul letto, se lo tirò addosso e continuarono a baciarsi; Laura avrebbe voluto andare a pulirsi dal fiume di sperma che lui le aveva versato nell’utero; ma lui la fece ruotare e le sollevò le anche mettendola carponi; le andò dietro e la penetrò di colpo, a pecorina; afferrò le tette e le usò per fare leva nella copula; lei urlò più volte per l’impatto forte e desiderato.

Nel silenzio della notte, si udiva solo lo ‘sciaff’ potente del ventre contro le natiche piene e i lamenti, che diventavano urla, di lei che godeva; quasi per telepatia, le venne di chiedersi cosa provasse sua madre a sentirla godere come le aveva annunciato; ma gli urli che rispondevano dall’altra camera dicevano tutto; si sentì felice che la memoria di Mario non incrinasse la gioia dei due amanti; ebbe un orgasmo ancor più intenso e bloccò il compagno.

Una copula anale avrebbe perfettamente concluso una giornata intensa; spostò l’asta di pochi centimetri e sentì la punta sullo sfintere; i molti orgasmi e lo sperma ancora gocciolante della copula precedente fecero da lubrificante e sentì che la meravigliosa mazza percorreva dolcemente il canale rettale mentre Carlo si imbizzarriva nella seconda violenta copula in un’ora e la possedeva con infinito amore; esplosero insieme, urlando d’amore; poi crollarono disfatti e addormentati.

Il risveglio fu pigro e lento, per tutti; si trovarono al tavolo per la colazione tutti un po’ acciaccati, a scherzare su quanto viagra fosse servito e chi dovesse abituarsi ad andare a letto con tisana di camomilla; i due maschi scherzavano familiarmente; Chiara teneva gli occhi fissi in quelli di sua figlia, quasi in attesa di sentire la sua gioia; lei lo capì, le andò vicino, le strinse le mani e l’abbracciò, sussurrandole in un orecchio ‘sono felice’.

Abbracciò la figlia e la baciò vicino alle labbra, in un gesto che, in una donna con la sua storia, si caricava di emozione; Laura sfiorò le labbra con le sue, quasi a cementare un rapporto al limite tra affetto e complicità; proprio in quel momento chiamò Mario, per confermare che sarebbero andati, a giorni, lui e Sabrina, a passare qualche giorno ‘in famiglia’; Laura dovette trattenere lacrime di gioia; Francesco annunciò che doveva lavorare quella mattina per organizzare gli incontri con Mario.

Passarono in spiaggia quella giornata e molte ore di quelle successive; la famiglia allargata sembrava cementata e Carlo diventava più figlio di Valerio, Francesco più padre di Mario; su tutto, l’affetto profondo e caldo tra madre e figli che faceva bene a tutti, anche a Mario, che ancora non era là.

Prima di andare avanti…

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