Cantautore 4
La sera del meeting in libreria c’erano tutti, e tutti armati e pronti a dare battaglia; Chiara si era messa ‘in tiro’ per essere, come al solito, la star della serata; Nadia era venuta pronta ad avanzare aperti diritti di priorità sull’amore di Mario, se ci fossero stati varchi in cui infilarsi; Carlo e Alessio, il suo giovane editore, avevano i nervi tesi come ad ogni ‘prima’; quella presentazione valeva il successo di un’iniziativa editoriale
Mario era particolarmente nervoso perché quella sera il giovane poeta e cantautore suo pupillo affrontava il giudizio della ‘loro’ città; più ancora, Laura veniva proposta come nuova autrice ed esecutrice con una scelta per molti discutibile; la ragazza si teneva stretta al padre putativo perché cominciava ad avvertire il peso e la paura del tentativo assai azzardato; Sabrina era molto coinvolta tanto dalla serata di cui era creatrice, con Mario, quanto dal nuovo rapporto col collega ed amato.
La presenza imprevista e sconvolgente fu quella di Antonio, l’amante di Chiara, nessuno sapeva se perché padre naturale di Laura, vera protagonista della serata; se per il diritto di ‘stallone della padrona’; o se solo per creare fastidio in un momento di trionfo per tutti; Chiara, in un raro momento di buonsenso, gli parlò in privato; subito dopo, avvertì Sabrina che non avrebbe creato nessuno scandalo; la donna si preoccupò di rasserenare Mario.
“Dice che è non è qui per sollevare scandalo o pettegolezzi; forse è qui per lei. Mi dispiace, amore, ma ci sono in sala mio marito e i miei figli che vogliono gioire di questa mia iniziativa; non potrò esserci dopo, a sostenerti se le cose andranno male … “
Nadia che era lì vicino e aveva ascoltato, interferì.
“Sabry, vai serena; sono qui proprio per rovinare le uova nel paniere al mio ex odiato marito; se le cose prenderanno una brutta piega, guiderò io il nostro Mario a rendere pan per focaccia ... “
Mario sorrise di se stesso, all’idea che, mentre la moglie credeva di mortificarlo con l’amante di sempre, lui si districava addirittura tra due donne, senz’altro superiori a lei intellettualmente, che erano legate a lui da una passione importante, per direzioni diverse; quando Laura gli fece osservare la presenza dell’ospite inatteso, si limitò a raccomandarle.
“Stai vicina a tua madre, domani, perché le arriverà un conto salato e dovrà pagare senza sconto, anche con molti addebiti per mora; piuttosto, stai attenta tu; l’evoluzione voluta da tua madre potrebbe azzerare gli effetti del successo che avrai stasera.”
“Vuoi dire che mi cancellerai dalla tua vita o abbandonerai anche Carlo che ha bisogno del tuo sostegno?”
“Le scelte di tua madre condizioneranno tutti; quello che è certo è che, come le ho promesso davanti a te, se sbaglia anche stavolta paga tutto con gli interessi.”
Vide la ragazza che parlottava con la madre la quale a gesti sembrava cacciare via un moscerino e dirle di badare alle sue cose; Laura, passandogli accanto, gli chiese sussurrando se avesse bisogno di prove che attestassero l’inaffidabilità di sua madre.
“Se non ti reca dolore, mi basta che domattina presto mi fai sapere cosa succederà dopo la festa in libreria.”
Chiara aprì la serata esibendo soprattutto il suo fisico notevole, un abbigliamento ricercato e accurato, mille smorfie da gattina, utili più ad affascinare un ammiratore che a catturare l’interesse di un pubblico di appassionati di letteratura; dopo la sua esibizione quasi da discoteca, Sabrina riportò immediatamente la riflessione sul libro pubblicato di recente, di cui si intuiva che possedeva fino in fondo i contenuti e i sensi.
Ci fu un lungo periodo di sosta per consentire l’acquisto del libro presentato e la firma, o la dedicatoria, dei volumi da parte di Carlo; poi toccò a Mario introdurre il clou della serata, lo spettacolo di musica e poesia; tracciò le linee della storia della ricerca di giovani talenti fatta in città, celebrò l’edizione lì stesso presentata, ed annunciò che, con l’autore, avevano scoperto una giovane autrice che Ogrò aveva scelto per un duo di scrittura e di canto.
Poi furono Carlo e Laura ad esibirsi; lui dominava la scena per una esperienza più lunga in quel genere di cose; lei si vedeva che gli restava accanto come un’ombra e lo seguiva, lo accompagnava, lo precedeva; fu una scena d’amore lunga più di un’ora che emozionò tutti, persino il prof, padrino letterario di lui e padre legittimo di lei, e i musicisti che li accompagnavano; gli applausi furono lunghi, sentiti ed emozionanti.
Chiara comunicò agli amici che preferiva andare a casa perché la giornata era stata dura; tutti avevano però capito che correva dall’amante per festeggiare con lui; Nadia trascinò letteralmente Mario alla sua macchina e stettero fermi a guardare finché l’auto di Chiara si allontanò, con Laura che accennava un saluto dal finestrino; subito dopo, partì la macchina di Antonio.
“Mario, andiamo da te o vuoi venire con me in città?”
“Andiamo a casa mia; ci staremo bene come sempre; domani è domenica e non hai da lavorare; lunedì forse avremo da fare parecchio … “
Mario sapeva di avere bisogno di rilassarsi in un incontro di vera armonia; con Nadia aveva sempre realizzato una pace interiore di grande efficacia; quella sera, in particolare, di fronte al crollo di ogni speranza, anche minima e labile, di recuperare con sua moglie un rapporto di lealtà e di buonsenso, la necessità quasi fisica di abbandonarsi ad un incontro di grande amicizia, prima ancora che di passione intensa, gli premeva sul cuore e nella testa.
Si trovarono abbracciati, anzi avvinghiati in un frenetico desiderio di scaricare nei gesti la voglia di comunicarsi delusione, dolore, fastidio forse per i comportamenti insani di cui erano vittime, lei con un ex marito incapace di uscire dalla visione unilaterale del sesso aggressivo e violento come espressione di un potere maschile fuori luogo e fuori tempo; lui con una moglie incapace di superare la condizione di bambina capricciosa e desiderosa di primeggiare anche quando erano manifesti i suoi limiti.
Le mani correvano ansiose su tutto il corpo; lui sembrava voler rendersi conto che davvero quel corpo armonioso, morbido, ricco, fosse disponibile alle sue voglie; lei voleva quasi impossessarsi della bontà di lui, della sua intelligenza e sensibilità, divorandone il corpo; nei baci voraci, nelle carezze languide e lunghe, entrambi cercavano di sintetizzare un desiderio assai più intenso e antico; nessuno dei due sembrava voler affrettare i tempi di un amplesso desiderato e pregustato.
Nadia però lo aveva seguito perché aveva bisogno e voglia di fare l’amore con un uomo che le desse il senso di un sentimento, anche se offuscato e represso per la forte tensione verso sua moglie, comunque pieno, intenso e manifestabile in una serata di grande entusiasmo anche sessuale, sull’onda del successo della manifestazione; non era disposta a rinunciare e spinse il maschio verso il letto; lo fece cadere supino e si fiondò su di lui, aprendogli con gesti rapidi il pantalone.
Mario aveva altrettanta voglia di un rapporto coinvolgente e dolce; la frenò per un attimo e l’attirò sopra di sé riprendendo il bacio e caricandolo di una voglia anche più intensa, lei si abbandonò a lui e gli si strinse fino a sentire l’asta premerle sulla vulva con grande efficacia; si agitò a lungo sul suo corpo, alla ricerca del contatto del clitoride con la mazza, che riuscì da solo, nonostante i vestiti, a farle raggiungere l’orgasmo; urlò il piacere nella bocca di lui e si accasciò languida sul maschio.
Lo sentì fortemente eccitato e pronto ad amarla, quando si riprese dal languore che l’aveva assalita; si spostò in piedi accanto al letto, sfilò insieme pantalone e boxer e portò alla luce la mazza tanto desiderata; si chinò sul ventre e rimirò a lungo il bastone del piacere che si preparava a godersi al massimo; lo prese con una mano e lo masturbò ammirandone la possanza; con l’altra mano, raccolse i testicoli e ci giocò strappandogli gemiti di piacere.
Mario si sollevò in piedi e fece sedere lei sul bordo del letto; le presentò sul viso il sesso duro da fargli male e le prese in mano le guance accarezzandola con affetto; Nadia spinse fuori la lingua e con la punta andò a saggiare le tracce di precum che apparivano; giocò un poco sulla cappella che le procurava un piacere intenso, con il sapore di seta della parte delicata dell’organo, strinse leggermente le labbra e spinse dentro il sesso come in una vagina stretta; sentì che stringeva le guance e godeva.
