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Erotika
Cantautore · Cap. 4
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Capitolo 4 di 7 19 min di lettura

Cantautore 4

La rottura diventa definitiva

geniodirazza
1 anno fa · 216 letture · 0

Cominciò la fellazione più bella che avesse mai praticato, soprattutto perché non ebbe nessuna fretta e cominciò la penetrazione e la copula in bocca con la massima delicatezza; guidava l’asta con la lingua, trattenendo con una mano il grosso fuori dalle labbra e accarezzando, contemporaneamente, i testicoli con grande sensualità e con risultati eccezionali per la libidine di lui; spingeva spesso la punta in gola e si fermava al primo accenno di soffocamento.

Andò avanti un bel poco, succhiando e leccando, mordicchiando e copulando in gola; lo portava al limite dell’orgasmo e si fermava o strizzava un attimo i testicoli per rinviare l’eiaculazione; lui si abbandonava alla fellazione, limitandosi a spingere le mani fino al seno, che scoprì per afferrare i capezzoli e strofinarli delicatamente tra le dita; il piacere per Nadia era intenso e stimolante; desiderava che qualcosa le titillasse la vagina.

Era impossibile che lo facesse lui, né lei voleva abbandonare i testicoli per dedicarsi a se stessa; la voglia cresceva col proseguire la fellazione ed ambedue aspettavano il momento che la situazione si ribaltasse e lui, come lei sapeva già bene, prendesse l’iniziativa per deliziare la vagina con uno dei suoi saporitissimi cunnilinguo; nell’attesa, gli orgasmi si facevano intensi e continui; ma non era che un’anticipazione delle gioie che si aspettava dalla copula.

Mario si staccò con una dolce violenza; le sfilò l’abito e le tolse l’intimo; quando la ebbe tutta nuda davanti a se, si spogliò del tutto, la spinse sul letto lasciando a terra i piedi e si lanciò sulla vulva generosamente scosciata dalla posizione delle gambe; le alzò anche i piedi sul lenzuolo e divaricò le ginocchia, per avere un accesso più ampio ed agevole al sesso; lei lo aiutò a sistemarsi per il cunnilinguo e lo prese anche lei per le tempie, per guidare la lingua laddove sapeva di godere al massimo.

Mario partì da lontano, come era solito fare, lambendo dolcemente l’interno coscia, a destra e a sinistra, per arrivare con la lingua sulle grandi labbra, che leccava, succhiava, mordicchiava e titillava dolcemente procurandole continue sferzate di piacere; dopo avere percorso più volte la via della libidine all’interno delle cosce, affrontò decisamente la corolla serrata delle piccole labbra che stimolò con la punta della lingua finché si aprirono ad offrire il prezioso fiore del clitoride.

Lo prese tra le labbra e gli dedicò la più lunga ed appassionata copula che avesse mai realizzato; succhiava come fosse un piccolo pene; leccava come fosse il gelato più desiderato; mordicchiava per strappare brividi di piacere ed urli di goduria; passava dalla lingua alle labbra e ai denti, cercando le emozioni più diverse per lei che si sentì travolgere da una passione indicibile; accolse con gioia lo squirt che le spruzzò in bocca; bevve tutto con devozione e l’adorò.

Con un brusco movimento, la fece ruotare e la dispose carponi col sedere sporgente dal letto; leccò accuratamente e titillò con le dita, contemporaneamente, la vulva e l’ano; succhiava e leccava il clitoride mentre infilava due dita, preventivamente bagnate negli umori di lei, nell’ano; stimolava l’utero dal retto mentre succhiava il clitoride; percorreva il sesso, dal monte di venere al coccige, con larghe spatolate della lingua che facevano vibrare il corpo di lei.

Nadia non reggeva più; voleva sentirlo dentro al ventre, dall’ano o dalla vagina importava poco; glielo disse a voce alta; lui accostò l’asta alla vagina e spinse leggermente; contemporaneamente, infilò nel retto tre dita e stimolò l’utero dai due fronti; lei urlò il suo piacere fin quasi allo svenimento; spinse indietro i fianchi con forza e si fece arrivare la cappella all’utero, con grande gioia, con un piccolo fastidio e con un orgasmo stellare.

Lui si fermò e copulò delicatamente penetrando con vigore in fondo all’utero e uscendo quasi ad estrarre il sesso; tornava a spingere in fondo e si fermava a sentire la presa dei muscoli vaginali sull’asta; poi riprendeva da capo; sfilò la mazza dalla vagina, dopo il terzo grosso orgasmo, e spostò la punta all’ano; lei usò le mani per tenere separate le natiche ed esporre il foro alla vista; sentì nettamente la mazza notevole e dura di lui farsi varco nel canale rettale e si godette la penetrazione fino in fondo.

Quando lui cominciò a montarla nel retto, godette molto soprattutto al suono che accompagnava la spinta del ventre sulle natiche; il rumore delle carni che si scontravano le risultava quasi più eccitante della copula in se; andarono avanti per un bel poco, nella pratica anale; poi lui la fece sdraiare sul letto, senza staccare il fallo dall’ano, e la montò standole premuto sulla schiena; il movimento di vai e vieni nel retto coinvolgeva nella monta tutto il corpo.

Si fermarono ancora una volta e Mario la prese da dietro, steso su un fianco; le infilò ancora la mazza nel retto, da quella posizione, e le tenne sollevata la gamba libera per montarla meglio; l’asta scivolava dentro profondamente e usciva quasi del tutto dall’ano; più volte ripeté il giochetto poi le fece cambiare lato e la prese ancora di fianco a gambe spalancate; la stese poi supina e si portò le gambe sulle spalle, la sollevò finché solo le spalle di lei poggiavano sul letto.

Erano in grado, in quella posizione, di guardarsi in viso e di parlarsi; lui ammirava davanti a se il foro innaturalmente spalancato dell’ano e vi sbatteva dentro la mazza con vigore; lei aveva portato una mano sulla vulva e si masturbava con evidente lussuria; quando ebbe raggiunto due orgasmi violenti, lei lo prese in giro per la durezza della copula; per uno che passava per amante assai delicato, quelle monte erano decisamente troppo; per di più, non l’aveva ancora posseduta ritualmente, viso a viso.

Mario la depositò delicatamente sul letto, le tenne le gambe sollevate e si chinò su di lei, penetrandola finalmente alla missionaria; Nadia lo accolse con amore e lo baciò a lungo mentre artigliava con i piedi la schiena e lo stringeva fortemente a se; si fece montare assai a lungo, partecipando con gioia all’amplesso; non mollò la presa se non quando sentì che stava eiaculando con grande soddisfazione e in maniera irresistibile.

Si fermarono ansanti e si concessero una sosta; stesi supini sul letto, fianco a fianco, si accarezzavano dolcemente e sensualmente; lei lo avvertì che non pensava affatto di lasciarlo e tornare a casa sua, nel capoluogo; provarono ad imbastire un dialogo per prepararsi ad affrontare moglie ed ex marito; ma la voglia li sopraffece e, dopo un breve riposo, erano di nuovo lì a fare l’amore come ragazzini sovreccitati; passarono la notte a copulare con brevi concessioni al sonno.

Erano la nove passate quando furono in condizione di uscire; Nadia aveva già preparato alcuni documenti che sarebbero serviti; andarono difilati a casa di Chiara, quella che sulla carta era la loro residenza da sposati; Mario bussò e, dopo qualche inutile scampanellio, Laura venne ad aprire in pigiama, sorpresa e ancora stravolta dalla sera precedente.

“Papà!?!? Che ci fai? Oh, dio, avvocato, anche lei?”

“Di’ a tua madre e al suo caprone che abbiamo bisogno di parlare a tutti e due.”

“Mamma, c’è papà con Nadia; devono parlarti urgentemente; sbrigati, per favore; anche il tuo stallone sarebbe benvenuto … “

Dopo alcuni minuti di attesa, venne fuori Chiara, scapigliata, sconvolta da una notte di copula, con una vestaglia gettata addosso con noncuranza.

“Che diavolo vuoi a quest’ora di una mattina di festa?”

“Sono venuto ad avvertirti che domani mattina andrò in tribunale a portare una domanda di legalizzazione della separazione di fatto in cui viviamo; finirà per sempre la pantomima della troia e del cornuto; poiché sono una persona corretta, mantengo fede agli impegni e avviso prima di colpire alle spalle, sono venuto a dirti che se firmi per la separazione consensuale, sarà tutto risolto semplicemente in una settimana.

Se credi di volere opporti, dovrò portare in tribunale i documenti per dimostrare che per sedici anni mi hai derubato facendomi mantenere una figlia avuta da una relazione extraconiugale; poiché mi rappresenterà un’avvocata esperta, rischi di finire in galera per frode continuata; se non ci credi, chiedi il parere del tuo stallone; se sa fare anche l’avvocato oltre a montarti come una bestia, ti confermerà che rischi di finire in galera.”

Uscì dalla camera Antonio, che aveva indossato il pantalone e una maglietta; Chiara gli mostrò la carta che le aveva sottoposto il marito e gli chiese con lo sguardo se fosse vero.

Prima di andare avanti…

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