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Erotika
Cantautore · Cap. 5
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Capitolo 5 di 7 17 min di lettura

Cantautore 5

Una madre in cerca di se stessa e della sua storia

geniodirazza
1 anno fa · 229 letture · 0

Cantautore 5

Mario aveva trovato con Sabrina la direzione vera della sua vita; condividevano un amore viscerale per la letteratura e per la poesia; questo divenne la piattaforma della loro armoniosa convivenza; pur vivendo separati, lei con i figli nella casa che era stata di lui, lui con la figlia nell’appartamento preso proprio per loro, al tempo delle feroci battaglie con Chiara, non perdevano occasione per stare inseme tutte le mattine, perché insegnavano nello stesso istituto.

Stavano insieme anche tutti i pomeriggi, perché si occupavano della libreria, per la quale avevano assunto una ragazza che la teneva aperta tutti i giorni; ma il meglio lo vivevano quando si dedicavano all’organizzazione di manifestazioni che ormai facevano risuonare il nome della libreria a livello nazionale, in certi circuiti; la cura e la ricerca di nuovi talenti li impegnavano a lungo e attivamente; d’intesa con l’editore preparavano manifestazioni in tutto il paese.

Dopo ‘l’esplosione’ nell’androne di un palazzo vicino alla taverna dei poeti, avevano avuto spesso l’occasione per vedersi e per dare sfogo finalmente alla passione che, sepolta sotto la cenere, emergeva adesso con vampate autentiche; le separazioni contemporanee dai rispettivi coniugi li avevano condotti a diventare apertamente amanti; ma i momenti più frequenti erano quelli in cui si organizzavano incontri musicali o poetici in libreria o in altre sedi prese in prestito da enti vari.

In genere, lavoravano a contatto di gomito per un’intera giornata; dopo i rituali delle serate, si ritrovavano a chiudere le porte loro due soli; di norma, rifiutavano di andare a cena con gli amici e si rifugiavano a casa di lui; Laura aveva il buonsenso di muoversi con molta delicatezza e di usare i tappi per le orecchie quando li sapeva a letto insieme; d’altronde, anche se a parole non ne avevano mai parlato, lui ignorava la ‘figlia’ e il pupillo quando si chiudevano in camera e gli urli arrivavano in piazza.

Con Sabrina, il livello di aggressività nel sesso era decisamente basso; lei preferiva di gran lunga le dolci carezze, gli amplessi arricchiti da espressioni amorose; anche nelle copula i rumori erano come ovattati, come anche i gemiti e gli urli di piacere; ma non si risparmiavano affatto; facevano l’amore per ore e, in molti casi, duravano tutta la notte, soprattutto tra sabato e domenica, per darsi tutto quello che potevano.

Sabrina lasciava a lui l’iniziativa, invitandolo ad una forza dolce o una dolcezza forte, come amava dire, per farle sentire prepotente la virilità ma per possederla con la tenerezza di una carezza; d’altronde, parlava per esperienza diretta; sin dalla prima volta era rimasta ammirata della possanza del suo sesso, ma l’aveva apprezzato sin da quando aveva accostato il viso e l’aveva carezzato con la lingua, tutto intorno e via via per tutta l’asta.

Quando l’aveva penetrata in bocca, si era aspettata almeno la brutalità di suo marito che praticava la fellazione con una violenza maggiore di quella che metteva nella copula anale; benché fosse di gran lunga più grossa di quella di suo marito, la mazza di Mario le scivolava lungo il palato con la dolcezza di una piuma; andava a colpire l’ugola e la trapassava fino alla gola, ma lei si sentiva solo invogliata a prenderla tutta.

Amava molto i giochi preliminari di lui specialmente quando praticava dolcissimi cunnilinguo; il suo preferito si realizzava quando si appollaiava carponi sul letto, col didietro sporgente dal materasso; aspettava con libidine che la lingua di lui percorresse il perineo partendo dal monte di venere per arrivare al coccige attraverso vulva e ano; ogni sosta a leccare l’una o l’altro, a infilare la punta dentro, era per lei un momento di dolcezza, di passione, di forte orgasmo.

La libidine era tale che, una volta, arrivò ad esplodergli in bocca un densissimo squirt; quasi si vergognava di averlo fatto; ma scoprì che lui assaporava tutto lussuriosamente e lo amò di più; si ripromise, alla prima occasione, di ricambiarlo ingoiando lo sperma, in una fellazione; col marito non ci aveva mai neppure provato e voleva che col suo amore niente fosse proibito o limitato; ma questa stessa idea le folgorò il cervello ogni volta che scopriva in Mario un modo nuovo di fare le stesse cose.

Montargli seduta sul viso e lasciarsi titillare dalla lingua fin nei recessi del canale vaginale; trovarselo seduto sullo stomaco che le adagiava il fallo tra i seni invitandola a portare le mammelle grosse e carnose a sollecitare l’orgasmo con un movimento di copula tra i seni; spingere, nella stessa manovra, il fallo fino alla bocca per realizzare una doppia funzione, copula alla spagnola e fellazione, furono tutti momenti di entusiastica scoperta dell’amore nel sesso.

Quando, dopo un lungo ed estenuante gioco di preliminari che poteva protrarsi anche per ore, lui finalmente esaudiva la voglia ormai irrefrenabile della penetrazione in vagina, accoglieva la mazza dura e grossa con tutta la passione di cui era capace; quasi sempre, come a coronamento di un percorso amoroso di grande dolcezza, gli passava le gambe intorno al corpo e lo catturava a se premendo coi piedi sulla schiena; sentiva di essere fusa con lui in un empito d’amore ineguagliabile.

Ma godeva anche, e talvolta lo preferiva, quando lui la prendeva in vagina da dietro, artigliando i seni per aiutare la spinta e forzava il ventre tra le natiche; questa movenza le ricordava anche le penetrazioni anali a cui si concedeva con dolcezza; meglio ancora, se la penetrava analmente guardandola negli occhi e dicendole il suo amore; il movimento era più faticoso ma la dolcezza di guardarsi negli occhi compensava tutto largamente.

Avevano cominciato a frequentarsi circa un anno dopo la scomparsa di Chiara; erano quindi cinque anni che facevano l’amore quasi come freschi sposi; almeno tre volte la settimana; eppure si sentiva ancora euforica ed attendeva con ansia che lui le chiedesse di passare la notte insieme; sapevano che, prima o poi, i figli sarebbero andati e, per non restare soli, avrebbero deciso la convivenza; per il momento, si vivevano con amore convinto e con grande dolcezza.

Quando Mario decise di mettere nero su bianco la personale vicenda tormentata del rapporto con Chiara, Sabrina fu compagna, assistente, consigliera, correttrice, insomma la spalla perfetta per affrontare con serietà l’impegno ed ottenerne il massimo risultato; ci lavorarono per quattro anni e alla fine concordarono con Alessio, il giovane editore, che si poteva pubblicare il romanzo e proporlo per eventuali concorsi; soprattutto, organizzavano presentazioni e conferenze.

Anche Laura e Carlo, con lo pseudonimo di Ogrò, lavorarono di impegno e in pochi anni realizzarono dischi e volumi di testi che entrarono rapidamente tra le preferenze dei giovani; nel giro di qualche anno, anche loro erano volati via con le proprie ali e marciavano speditamente di successo in successo; molti brani erano derivati dalla storia narrata nel romanzo da Mario, quella che Laura aveva vissuto da vicino e addirittura sulla propria pelle.

Erano ormai passati sei anni da quando Chiara era sparita dalla loro vita; né Mario né Laura quasi si ricordavano di lei, anche se talvolta la figlia aveva un attimo di nostalgia e di curiosità di sapere che sorte avesse trovato la madre; i primi anni, si era verificato più spesso, in coincidenza con eventi particolari come il diploma e la laurea; ma subito dopo la rassegnazione era subentrata e Laura aveva deciso di tagliare il cordone ombelicale con un passato da dimenticare.

I primi tempi aveva addirittura cercato di rintracciarla in qualche modo; Mario le aveva fatto osservare che forse Chiara aveva deciso di scomparire del tutto; il fatto che non risultasse in nessuno dei social più diffusi diceva che forse per una sua convinzione non desiderava ritrovare il passato; la ragazza si arrese e rinunciò a cercare, anche se, evidentemente, la decisione le costava un certo dolore.

Per quella estate era prevista una tournée in alcuni alberghi della riviera; la location era ideale per il loro genere, poesia e musica insieme, e per i loro linguaggi; Alessio, che aveva trattato il programma, aveva fatto sapere che una associazione di albergatori aveva deciso di offrire al meglio dei loro ospiti una serata particolare, per palati culturalmente raffinati; il programma prevedeva diversi recital negli alberghi più prestigiosi; la base per loro sarebbe stato l’hotel del presidente.

Prima di andare avanti…

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