La prende per la mano e la guida alla camera che chiude alle sue spalle; riprendono a baciarsi con foga e le mani si muovono come tentacoli a ‘saggiare’ il corpo, quasi per conoscerlo; Marco sente il seno compatto e morbido, senza reggiseno, e si eccita; le abbassa il corpetto sfruttando l’ampio scollo e passa a baciarle il collo, il petto e il seno; arrivato su un capezzolo eccitato e ritto, lo succhia con amore; lei gli sta sfilando la maglietta dalla testa ed è lei, adesso, a baciarlo sul petto.
Si lancia sui capezzoli e li succhia alternativamente; intanto slaccia la cintura e abbassa i pantaloni che lui scalcia lontano, mentre le abbassa completamente il vestito e lo fa scivolare ai piedi; sono entrambi in mutande e i corpi giovani si cercano e si scambiano calore e sensazioni; Marco rivela la sua eccitazione dalla mazza che si innalza prepotente, fa vela nello slip e forza per liberarsi; allunga una mano e la infila nel perizoma, incontra il lago che la figa è diventata; c’è chimica tra loro.
Cornelia se ne rende conto e lo spinge finché rotolano insieme sul letto, avvinti nel bacio sempre più lussurioso; i corpi si cercano e lei afferra il cazzo e lo appoggia tra le cosce, rasente la vulva; lo mette sotto e si agita per un poco con tutto il corpo sul suo, finché l’orgasmo le esplode con forza e deve soffocare l’urlo nella bocca di lui; si sfila il perizoma, abbassa lo slip e appoggia la figa a vivo sul cazzo, quasi prendendone possesso.
“Marco, so che ami molto le coccole e i titillamenti; ma io ho bisogno di sentirti in me; è da quando è partito mio marito, più di un mese fa, che non provo il piacere del sesso; prendimi adesso; poi avremo tutto il tempo per viverci l’amore con tutti i suoi corollari; per adesso, fatti possedere totalmente, fammi godere col tuo corpo nel mio!”
C’è quasi l’accoratezza di una preghiera, nella richiesta; Marco non se la sente di rinviare ancora; anche a lui è montata una voglia matta di sentirla, tutta, in un amplesso che sia fusione di due spiriti oltre che di corpi; appoggia la cappella alla figa e spinge leggermente; Cornelia si sente violare come fosse la prima volta, complice anche lo spessore della mazza; geme e biascica frasi di godimento, di piacere, di passione, forse d’amore.
“Si … così … ti sento centimetro per centimetro … sento che mi invadi il ventre, il cuore, il cervello … stringimi, tienimi avvinta a te … ti amo, maledetto … non vorrei ma ti amo … mi sento squarciare e ti voglio … aspetta!”
Divarica le gambe e le porta dietro la schiena, finché i piedi si intrecciano sul corpo di lui; adesso sono veramente fusi, non c’è spazio tra di loro e il cazzo è profondamente immerso nella vagina.
“Ti prego, non ti muovere … lascia che ti senta tutto … sei enorme … ma è enorme il piacere che mi dai … muoviti solo un poco … fammi sentire che sei mio, che ti tengo stretto in me e non te ne vai … “
“Cornelia, sei protetta? Io sto per godere … “
“Sì … vieni … non ti preoccupare .. vienimi dentro e fammi godere ancora … baciami forte … non lasciarmi urlare .. svegliamo la piazza … dio, che gioia averti e sentirmi possedere … vengo, amore, sto per venire, fallo anche tu …. Godiamo insieme!”
L’orgasmo arriva con violenza inaudita; ambedue hanno molto da chiedere a quell’esplosione di gioia, di vita; lei settimane di solitudine e di astinenza, lui una delusione profonda da scaricare nel sesso; è un momento catartico in cui tutto si dissolve nelle nuvole rosa del piacere; entrambi si sentono trasportati fuori di se, in una diversa dimensione tutta luci e colori; crollano come morti, lei sgancia i piedi e stringe le gambe per non permettergli di uscire.
Se ne stanno per un po’ l’uno sull’altra, imprigionati nel sesso e nell’amore; poi lui si sposta e si sdraia a fianco a lei; si tengono la mano sui sessi quasi a confermare l’avvenuta fusione tra due desideri finalmente scaricati; poi Marco si muove e prende a baciarla delicatamente, a cominciare dalla fronte per scendere lungo il viso, giù giù fino al seno; afferra in bocca i capezzoli e succhia come un poppante; lei riprende a gemere dolcemente.
Quando Marco fa per accostarsi alla figa, lei lo blocca, corre in bagno a lavarsi, forse per non metterlo nella condizione di succhiare dalla vagina lo sperma che lui stesso ha versato; quando torna a letto, è fresca e nuova; lui deve ricominciare a baciarla, ma non gli dispiace affatto; si fionda ancora sui capezzoli e, dopo averla a lungo succhiata fino a farla godere, passa decisamente alla figa e comincia a leccare devotamente le grandi e le piccole labbra.
Cattura nella bocca il clitoride e lo mordicchia delicatamente provocandole intensi brividi di piacere; Cornelia lo costringe a rovesciarsi supino sul letto, gli monta addosso a sessantanove e ingoia il cazzo quasi di colpo; lui ha davanti agli occhi la figa ancora grondante della recente scopata e il meraviglioso culo, di cui saggia la disponibilità; infila prima la lingua poi un dito bagnato in figa; lei lo accoglie con desiderio; capisce che le piace essere inculata.
Mentre continuano a leccarsi reciprocamente, lui continua a saggiare la resistenza del buco del culo, infilando progressivamente le dita, a cui spesso sostituisce la lingua fino a che sente lo sfintere completamente rilassato; diventa chiaro a quel punto che l’obiettivo è per entrambi una sborrata nel culo; va in bagno, prende il gel e prepara lungamente e dolcemente lei che aspetta ansiosa di assaporare nel retto l’enorme mazza.
La porta sul bordo del letto e lui se ne sta in piedi guardandola in tutta la sua oscena bellezza; le solleva le gambe fin oltre la testa spalancandole a compasso; appoggia la cappella al culo e spinge lentamente; il gel anestetizzante fa sì che la mazza sprofondi liberamente nel canale rettale; tranne qualche momento di forte pressione, lei gode a guardarlo negli occhi mentre la stupra col suo cazzo enorme; quando le palle toccano il coccige lui la chiava con garbo; esplodono insieme nell’enorme sborrata.
Vanno avanti così per quasi tutta la notte; dormono per poche ore a sprazzi; di tanto in tanto, è lei a prendere il cazzo e succhiarlo finché non raggiunge la consistenza per infilarselo in figa e farsi scopare; altre volte è lui che, nel dormiveglia, sente il piacere del culo contro il ventre e infila il cazzo già duro nella figa; scopano fino a che quasi non ne hanno più; lui sborra ameno quattro volte nella notte; lei perde il conto delle sue sborrate.
Si ritrovano disfatti la mattina a muoversi a stento, per la stanchezza e per le grandi scopate; si riprendono un poco sotto la doccia e lei impone attività separate, per evitare che andare insieme nella doccia produca inevitabili ulteriori scopate; un poco rinfrancati, vanno in cucina; qui trovano Laura che già sta facendo colazione; le donne si guardano un poco con astio, Marco fa le presentazioni; Laura avverte che è in arrivo anche sua madre.
