Da qualche frase strappata qua e là, lei sembra convinta di essere stata raggirata sin dalla morte di Alberto; in questa nuova logica, Marco avrebbe strappato lei e Laura dalla casa del marito, divorata dalla banca per ipoteche non pagate, e le avrebbe condotte schiave nel suo dominio; il potere economico e sociale sarebbero l’arma contro cui lei combatte la sua rivolta al maschio prevaricatore; la figa è l’unico strumento di lotta ed usa quello per umiliarlo.
Laura è allucinata di fronte a questa strana follia lucida di sua madre, si rende conto che discorsi strani e deviati ascoltati al supermercato, al bar o nei circoli degli amici hanno convinto sua madre di essere vittima di una sorta di complotto per schiavizzarla a un maschio prevaricatore; qualche cosa però non le quadra e lo dice a Marco; in questi casi, che possono capitare, c’è sempre una gelosia per un’altra donna che sua madre non prospetta.
“Tua madre è gelosa di te; ha capito che da quando sei entrata in questa casa sei diventata per me la ragione di vita; si è andata convincendo che amo te al di sopra di tutto e che non le ho dato più peso; anche se ora ha sedimentato questa idea e quasi non ci pensa più, è evidente che la ‘nemica’ per lei sei stata sempre tu, da quando venivi nel letto per abbracciarmi, da bambina, a quando ti fai toccare per farmi sentire la seta dei tuoi reggiseni … “
“… Quindi, quando le ho detto che resto vergine per darmi tutta a te deve essere diventata una bestia feroce … “
“Le hai detto questo? Allora è chiaro che, se non ha dato di matto, ci è andata vicino! Ma tu davvero hai fatto questo?”
“E tu davvero sei così innamorato?”
“Poniti un’altra domanda. Perché sto sopportando da cinque anni questa situazione mentre potrei cacciarla fuori dalla mia vita senza colpo ferire?”
“Già … perché sopporti tutto questo?”
“Perché, se la caccio, rischio che ti porti con se; in pratica, se caccio via lei, rischio di cacciare anche te. E questo mi ucciderebbe, credimi … “
“Marco, ma sei pazzo? Se cacci la troia, io non mi muovo da qui nemmeno se arriva l’esercito. Non ho detto a caso che voglio che sia tu a rendermi femmina; io ti amo, ti ho amato sempre; adesso, tu dimentichi la tua infedele compagna, mi porti di là, nella camera degli ospiti, e mi fai fare l’amore, me ne fai fare tanto da compensare anni di pazienza e di sopportazione. Non ti è consentito dissentire e non ci sono argomentazioni contrarie che tengano; oggi conta solo che ti amo e che mi ami, che tu lo voglia o no!”
Lo sta conducendo per mano alla camera degli ospiti; lui la segue docile, titubante; esita molto; la ferma per un momento, cerca di spiegarle i suoi dubbi; ma Laura è ormai determinata; in certe cose, è tutta sua madre; ma anche i cromosomi di Alberto la muovono in quella direzione; era impossibile fermarlo quando aveva deciso, anche se rischiavano spesso, e molto; ed è forse la coscienza che è la figlia dell’amico a chiedergli amore che lo spinge ad essere lui ad avvolgerla nel primo vero, grande bacio.
Se lo scambiano appassionatamente, sulla soglia della camera; la prende in braccio e la va a depositare sul letto; di fronte allo sguardo interrogativo, le spiega che un’antica tradizione indicava quello come segno di rispetto alla vergine sposa; lei sorride e gli fa presente che la sua generazione quei gesti li consuma in un bagno, coi vestiti addosso e spesso di spalle, senza neppure guardarsi.
La spoglia sul letto, lentamente, con delicatezza e con amore, baciando ogni brandello del corpo che scopre; lei non sta ferma e spoglia lui, con voglia, con frenesia e ricambia baci e profonde leccate in ogni dove; quando scopre il seno possente, sodo, con le aureole dolci e i capezzoli appena emergenti, non resiste alla tentazione di prenderli in bocca, uno per volta, e succhiarli da affamato; sente i gemiti soffocati e dolci e sa che sta godendo.
Ma Laura non se ne sta supina; si attacca ai suoi capezzoli ben più netti e duri e li succhia con lo stesso ardore; sente che si eccita, avverte la mazza che si appoggia rigida alla figa e gode del suo stesso piacere; sa che lo sta facendo godere ed insiste; lui le sfila di colpo la gonna e lo slip, con una sola mossa, e si ferma incantato davanti alla figa vergine di lei, segnata da una sottile striscia di peli lasciata dopo la rasatura a decoro della fessura; il clitoride è nascosto tra le labbra.
Scende verso il ventre e comincia a leccare con passione; lei si sente sciogliere e si abbandona in attesa che lui le dia il piacere che si aspetta; la punta della lingua separa le grandi labbra, solletica le piccole e finalmente il clitoride affiora; lo prende nella bocca e lo succhia; l’urlo scatta dalla gola imprevedibile e irrefrenabile, si morde una mano per paura di avere svegliato l’edificio ma sente che il piacere le è esploso di colpo e l’ha inondata; cerca di rifarsi e si rivolge al pantalone per abbassarlo.
“Sta ferma; adesso ti rubo la verginità e ti do tutto l’amore del mondo; avrai tempo per imparare il sesso e l’amore; ora è il momento di decidere che ci apparteniamo; ti voglio più di quanto puoi credere.”
Si sfila insieme pantaloni e slip, senza spostare di molto il corpo da quello di lei, guida il cazzo che è una barra rovente di passione e lo dirige alla figa; trova l’accesso alla vagina e spinge; è vergine ed oppone una certa resistenza, ma la passione ha il sopravvento e la infila di colpo, fino all’utero; lei urla di piacere e, un poco, di dolore, perché il colpo è stato improvviso e violento; poi un calore intenso si spande per il corpo e sente la libidine sciogliere i dubbi e le incertezze.
La monta lentamente, dolcemente, seguendo i gemiti di passione che le scatenano la penetrazione e la copula; sente progressivamente il corpo aprirsi al piacere ed ha la sensazione di riceverlo tutto dentro; l’ama, davvero, e non ancora ha coscienza che davvero sono fusi insieme, che il sogno coltivato per tanti anni s’è realizzato nel cazzo che le riempie il ventre e la fa godere infinitamente; tra un bacio e l’altro, scherza.
“Secondo la tua generazione, adesso devo dirti che sono felice di essere tua?”
“Secondo i miei valori, adesso sono io che sono tuo; non vedi che è la mia mascolinità ad essere catturata nella tua femminilità? Io posso averti penetrata, ma chi mi tiene imprigionata sei tu.”
