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Erotika
Questione di sguardi. · Cap. 3
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Capitolo 3 di 5 21 min di lettura

Tra le note del desiderio

Michael conduce Sara nel luogo che custodisce la sua vera essenza: musica, libri e ricordi. Quella notte, tra confessioni e silenzi, il confine tra evasione e sentimento diventa sempre più sottile.

Michael035
3 mesi fa · 657 letture · 1

Mi tolsi il cappello, lo appoggiai sul manico della chitarra e misi via lo strumento. Mi andai a sedere accanto a lei sul divano.

«Non ho parole,» sussurrò Sara, la voce roca e carica di emozione.

«Sei... sei un disastro per il mio autocontrollo, Michael.»

«Era solo un po' di blues, te l'ho detto che lo avresti apprezzato» sorrisi, prendendo il mio bicchiere di whisky e avvicinandomi a lei.

«Non mentire a una donna che ha il doppio della tua età. Quello non era solo blues. Era un modo per farmi cedere definitivamente»

Passammo un'ora a parlare, sprofondati l'uno verso l'altra. Il whisky sciolse l'ultima resistenza razionale. Parlammo dei libri impilati a terra, del sax di mio padre, del suo divorzio, delle mie paure sul futuro. Le nostre ginocchia si cercarono, sfiorandosi. La sua mano si posò sulla mia spalla, il pollice che tracciava linee lente alla base del mio collo. Il suo profumo agrumato ora si fondeva con l'odore del tabacco, della pelle del divano e del malto torbato, creando una miscela inebriante. Eravamo due generazioni diverse, ma in quella stanza il tempo si era annullato. Eravamo solo un uomo e una donna, carichi di una tensione emotiva che stava per far saltare le valvole.

«Aspetta,» le sussurrai, posando il bicchiere vuoto.

Mi alzai lentamente. Andai verso il giradischi, sfilai un vinile dalla custodia consumata e lo posizionai sul piatto. Abbassai la puntina con estrema delicatezza. Il crepitio analogico e polveroso riempì la stanza, seguito un secondo dopo dal giro di basso lento, cadenzato e iconico. E poi, i violini disperati e la chitarra piangente di B.B. King.

The Thrill is Gone.

Ma per noi, il brivido stava appena iniziando.

Quando mi voltai, Sara si era alzata dal divano. Era lì, in piedi in mezzo alla stanza, illuminata dalla luce calda. Non disse una parola. Fece un passo verso di me, poi un altro, finché non ci trovammo a un centimetro di distanza. Alzò il viso verso il mio. I suoi occhi erano scuri, liquidi, colmi di una fame che non aveva più niente di ironico o di testardo. Era puro desiderio viscerale.

Le presi il viso tra le mani e la baciai.

Non ci fu urgenza rabbiosa come la prima volta nel corridoio buio. Fu un bacio lento, profondo, che sapeva di whisky e di promesse mantenute. Le nostre lingue si intrecciarono al ritmo del blues che riempiva la stanza. Un gemito basso vibrò nella sua gola quando feci scivolare le mani lungo la schiena, stringendola contro di me. Il calore del suo corpo attraverso la maglietta bianca mi incendiò il sangue.

Afferrai i lembi della maglia e la sfilai, gettandola sul pavimento di legno, su una pila di libri. Il suo seno, trattenuto da un reggiseno nero in pizzo leggero, si sollevò violentemente. La pelle dorata del suo décolleté risplendeva sotto la luce calda. Ci spogliammo completamente, li in piedi. La spinsi verso l'unica parete completamente libera. Infilai due dita dentro di lei, ma non serviva, era già fradicia.

«mmh... sii...» Sibilò, la testa che indietreggiò fino a sbattere delicatamente contro il muro.

La sollevai con facilità, le sue gambe che si avvolsero istintivamente attorno alla mia vita. Mi alzai dal divano, tenendola saldamente, e la portai verso la parete più vicina, quella libera da attrezzi. La spinsi contro il muro, un po' bruscamente, e lei emise un suono di sorpresa mescolato al piacere.

«Mmm... sì,» sibilò, la testa che indietreggiò contro il muro, i capelli sparsi come un alone scuro.

La mia mano le afferrò una coscia, sollevandola più in alto, aprendola completamente a me. L'altra mano la piantai contro il muro per stabilizzarmi. Lei aprì un preservativo preso dalla tasca dei miei pantaloni, me lo infilò con gesti frenetici e mi posizionai all'entrata della sua figa, ora esposta e vulnerabile, e con un movimento deciso delle anche, mi infilai tutto dentro in un colpo solo.

«Cazzo!» gridò lei, le unghie che mi affondarono nelle spalle.

Iniziai a scoparla contro il muro con un ritmo brutale. Non c'era spazio per la gentilezza, solo per la forza pura. Il muro era freddo contro la sua schiena, un contrasto netto con il caldo dei nostri corpi in movimento. Il suono della pelle che sbatteva contro la pelle.

Slap, slap, slap.

Era ritmico e violento, echeggiando nel garage e mescolandosi alla chitarra blues che piangeva in sottofondo.

«Ancora... più forte,» sussurrò lei, il suo respiro corto e affannoso vicino al mio orecchio.

«Non trattarmi come una vent'enne, Michael. Scopami come si deve»

La presa sulle sue cosce si fece più ferrea. Le infilai il mio cazzo più a fondo possibile, sentendo le sue pareti vaginali che si contraevano attorno a me, che cercavano di trattenermi ad ogni spinta. Le sue tette grandi, libere dal reggiseno, oscillavano violentemente al ritmo delle mie spinte, e mi chinai per morderne un capezzolo, sentendolo indurire in bocca.

«Sei bellissima» le dissi, il sudore che mi colava sulla fronte.

«Sei una bellissima troia, Sara»

«Sono la tua troia,» rispose lei, gli occhi chiusi, il viso contorto in una maschera di puro godimento.

«Non smettere. Non fermarti. Mi fai sentire di nuovo giovane» mi disse

Ci staccammo dal muro. La spinsi dolcemente all'indietro, facendola cadere a sedere sul divano Chesterfield.

Mi inginocchiai tra le sue gambe. Sara mi guardava dall'alto, le labbra gonfie, il respiro corto.

«Ti voglio, Michael,» sussurrò, le dita che afferravano i miei capelli, tirandomi verso di lei.

«Torna dentro. Ti prego.»

Non aveva bisogno di ripeterlo. Mi chinai su di lei, seppellendo il viso tra i suoi seni, prendendo subito un capezzolo duro e scuro tra le labbra. Lo succhiai lentamente, mordicchiandolo, mentre B.B. King cantava il suo dolore dalle casse. Sara inarcò la schiena, le unghie che si conficcavano nelle mie spalle, lasciandomi leggeri graffi.

La mia mano scivolò lungo il suo addome. Mi alzai appena, posizionai di nuovo il mio sesso rigido e pulsante alla sua entrata. Sara lo guardò, afferrandolo alla base con una mano esperta. Mi segò per qualche istante.

«Sei un'opera d'arte,» le dissi, la voce roca, sovrastata da un assolo di Lucille.

Lei sorrise, un sorriso carico di malizia e abbandono.

Mi appoggiai alla sua entrata, godendo della sua umidità, e poi mi spinsi dentro, con una singola spinta lunga e profonda che ci unì fino alla base.

Sara gridò il mio nome, buttando la testa all'indietro sul bracciolo del divano, i capelli castani sparsi sulla pelle marrone scuro. La sensazione era devastante. Era stretta, bollente, e si muoveva con una consapevolezza che apparteneva solo a una donna che conosceva perfettamente il proprio corpo e il proprio piacere.

Iniziai a muovermi dentro di lei. Lento, all'inizio. Un ritmo cadenzato, pesante, in perfetta sincronia con la batteria del vinile che girava. Affondavo e mi ritraevo, guardandola negli occhi, vedendo il piacere esplodere sul suo viso a ogni colpo. Le nostre mani si intrecciarono, le dita incastrate l'una nell'altra, un contatto intimo quanto la penetrazione stessa.

Poi il ritmo cambiò. La sua fame prese il sopravvento. Sara sollevò le gambe, avvolgendomi i fianchi, tirandomi ancora più a fondo.

«Ti ho detto che non sono una ragazzina, Michael. Più forte...» ansimò, mordendosi il labbro.

«Michael, più forte, sì!»

Abbandonai la dolcezza. Le mie spinte diventarono decise, profonde, animalesche. Il rumore dei nostri corpi sudati che sbattevano l'uno contro l'altro riempì la stanza, coprendo quasi la musica. Baciai il suo collo sudato, succhiando la pelle, sentendo il battito frenetico del suo cuore. Ogni colpo era una scarica elettrica alla base della colonna vertebrale.

La stanza odorava di sesso, di whisky e di sudore. Lei si dimenava sotto di me, i seni che sussultavano, la voce rotta da gemiti incontrollabili.

«Sto venendo... Michael, ci sono...» gridò, stringendomi i fianchi con le cosce. Sentii le pareti del suo sesso contrarsi violentemente, per poi esplodere in un grido di piacere.

«Oohh.. siii cazzo, siii. Ah si!» ansimò, aggrappandosi con le unghie alle mie braccia. Il cuore mi batteva all'impazzata.

Il suo orgasmo mi fece perdere ogni residuo di lucidità. Le diedi tre spinte fortissime, chiudendo gli occhi e lasciandomi travolgere dall'esplosione che si scatenò nel mio bacino. Mi svuotai dentro di lei, il respiro spezzato in un ringhio strozzato contro il suo collo, mentre le note struggenti di B.B. King sfumavano verso la fine della traccia.

Crollai sul suo corpo, il petto madido di sudore incollato al suo. Rimanemmo così, intrecciati sul divano vintage, cullati solo dai nostri respiri affannosi e dal leggero, confortante fruscio della puntina arrivata alla fine del disco. Nessuno dei due disse niente per lunghi minuti. In quel garage nascosto dalla pioggia milanese, tra libri e chitarre, avevamo appena distrutto ogni regola che avevamo cercato di imporci. E, per quanto pericoloso potesse essere, non c'era nessun altro posto al mondo in cui avrei voluto trovarmi.

CONTINUA... . .

Per chi volesse scambiare due chiacchiere può farlo qui:

[ [email protected] ]

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Michael035

Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.

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