Si sollevò sulle ginocchia, allineando il suo corpo al mio. Con una mano, mi guidò verso la sua entrata, già bagnata e calda. Lentamente, si abbassò. La sensazione fu travolgente - calda, stretta, incredibilmente viva. Sentii ogni centimetro di lei che avvolgeva il mio cazzo, un abbraccio umido e perfetto.
«Cazzo» sussurrai, le mani che le afferravano i fianchi. Lei però afferrò i miei polsi, tirandoli verso le sue tette e costringendomi a stringerle.
«Ahh! Si. Ti piacciono?» mi domandò
«Creano dipendenza» Risposi
Sara iniziò a muoversi. Con una mano, si accarezzava il clitoride, i suoi movimenti che corrispondevano a quelli dei suoi fianchi. I suoi seni ondeggiavano al ritmo, i capezzoli duri che premevano contro i miei palmi.
«Questo cazzo è una meraviglia» disse, la voce rotta dal piacere.
«Mi riempi proprio come piace a me.»
Ogni parola era una scossa elettrica. Guardarla sopra di me, con quel rossetto ancora intenso nonostante tutto, i suoi capelli che le incorniciavano il viso mentre si masturbava, era quasi troppo. Il suo corpo esperto si muoveva con una sicurezza che non avevo mai conosciuto. Non era solo sesso; era arte.
Rallentò, chinandosi contro di me per baciarmi. Poi la sua mano andò sul mio petto, dalla parte del cuore.
C'era un tatuaggio, fine e minimalista:
Un piccolo frammento di spartito musicale, che scorre in diagonale. Al centro, l'ultima riga del pentagramma si trasforma in un tracciato irregolare di un elettrocardiogramma. Stava a significare che la musica e il cuore parlavano la stessa lingua. Per poi continuare con alcune note, dando l'impressione di una melodia che continua.
«…Suoni qualcosa?» sussurrò lei, sfiorando il tatuaggio con la punta delle dita.
La sua voce era bassa, calda. Intima nel modo più pericoloso possibile.Deglutii appena. Il suo corpo era ancora sopra il mio, il peso morbido dei suoi fianchi contro il bacino, il profumo del suo shampoo mescolato a quello della pelle calda.
«Chitarra,» risposi piano.
«Da quando ero ragazzino.»
Sara abbassò lo sguardo sul pentagramma tatuato sul mio petto, seguendone lentamente le linee con l’unghia corta. Quel tocco leggerissimo mi fece contrarre lo stomaco molto più di qualsiasi provocazione esplicita.
«Si vede,» mormorò.
«Da cosa?»
Le sue labbra si piegarono appena in un sorriso. Poi tornò a guardarmi negli occhi.
«Dal modo in cui usi le mani.»
Sentii una scarica attraversarmi la schiena.
Non aveva smesso un secondo di muoversi contro di me. Lentamente. Quasi distrattamente. Ma era proprio quello a distruggermi: quella sicurezza adulta, controllata, il modo in cui riusciva a farmi perdere lucidità senza mai sembrare davvero fuori controllo.
Sara si chinò ancora, i capelli che mi sfioravano il collo. Le sue labbra rosse si fermarono a un soffio dalle mie.
«Hai sempre quest’aria così sicura all’esterno…» sussurrò.
Il tono non era crudele. Era divertito. Consapevole.
La guardai senza riuscire a rispondere subito. Aveva gli occhi lucidi, il rossetto leggermente sbavato agli angoli della bocca, e quell’espressione da donna che sapeva esattamente l’effetto che stava avendo su di me.
Le portai una mano sul fianco, stringendola appena.
«Tu rendi difficile restare lucidi.»
Sara lasciò uscire una risata bassa attraverso il naso, quasi impercettibile. Poi mi baciò di nuovo, stavolta più lentamente, come se volesse assaporare la reazione che riusciva a provocarmi ogni volta.
La sua accelerazione divenne più rapida. I suoi gemiti riempivano la stanza, mescolati con i suoni dei nostri corpi che si scontravano. Sentii la tensione crescere dentro di me, una molla che si stringeva inevitabilmente.
«Sara» dissi, la voce roca. «Devo...»
Mi guardò, i suoi occhi scuri di desiderio.
«Cosa, tesoro? Dimmelo.»
«Sto per venire» ammisi, i muscoli che si contraevano. «Non riesco a trattenermi.»
Con un movimento sorprendentemente agile, si sollevò completamente, il mio cazzo che uscì da lei con un suono umido. Si posò di nuovo sulle mie cosce, la sua mano che tornava a stringermi, questa volta senza freni.
«Non avevo dubbi, tesoro mio» sussurrò, il suo pollice che premeva sulla base.
«Lasciati andare»
La sua sega divenne frenetica, precisa. Sentii l'orgasmo costruirsi, un'onda che si trasformava in tsunami. Il primo schizzo fu potente, colpì il mio petto. Seguirono altri, più caldi, più abbondanti, che finirono sul mio ventre, alcuni finirono anche su Sara. Lei continuò a muovere la sua mano, spremendo ogni goccia, mentre io gemevo senza ritegno.
«Ah, Ah! Porca puttana... sii» gemetti.
Quando finì, ero esausto, coperto del mio stesso sperma. Sara si chinò, leccando una goccia dal mio addome con un sorriso compiaciuto.
«Non te la sei cavata male... devo farti i complimenti» disse, pulendosi il labbro inferiore da un residuo di sborra.
«Ma devi impegnarti un po' di più se vuoi farmi avere un orgasmo e rendermi felice» continuò con tono scherzoso. Raccolse la mia camicia da terra e me la tirò sul petto.«…Su forza, devo rifare la camera di mio figlio.»
Mi lasciai cadere sul materasso con un gemito esasperato mentre lei raccoglieva i vestiti dal pavimento con una calma quasi irritante.
«Sei tremenda, lo sai?»
Sara rise piano, mentre si rimetteva le sue mutandine con movimenti lenti e sicuri.
«No, Michael. Sono organizzata. È diverso.»
Scossi la testa sorridendo, ancora mezzo stordito.
Lei si voltò verso di me con quell’aria divertita che ormai conoscevo bene.
«Benvenuto nel mondo delle donne adulte.»
Sbuffai una risata, mettendomi la camicia addosso.
«E dimmi… ti è piaciuto in fondo, non è vero?»
Sara si fermò davanti allo specchio a sistemarsi i capelli. Mi guardò attraverso il riflesso, mordendosi appena il labbro inferiore per trattenere un sorriso.
«Mh. Diciamo che hai del potenziale.»
«Solo potenziale? Dopo tutta questa fatica meritavo almeno un voto.»
Lei rise davvero stavolta, quella risata bassa e calda che mi mandava fuori di testa.
«Non correre, studente.» disse cercando di pulire il rossetto sbavato.
«Prima bisogna vedere se sei costante nel rendimento.»
La guardai rimettersi lentamente quel rosso intenso sulle labbra, ipnotizzato come un idiota.
«Quindi ci sarà un secondo esame?»
Sara si avvicinò al letto e mi diede un leggero colpetto sotto il mento con due dita.
«Forse.»
«Forse?»
«Certo. Se ti do troppe sicurezze poi ti monti la testa.»
Scoppiai a ridere scuotendo il capo.
«Sei come l'econometria... Impossibile»
«Eppure mi guardi come se fossi la tua materia preferita.»
Rimasi zitto mezzo secondo di troppo, e quel dettaglio le bastò per sorridere soddisfatta.
Poi mi alzai, cercando di recuperare tutti i miei vestiti. Mi pulii con un fazzoletto e dopo essermi rivestito mi recai verso il corridoio.
«Ah, Michael?»
«Mh?»
«Mi piacerebbe sentirti suonare qualcosa, un giorno.»
«Ti piace il Blues?» domandai.
«Mh... non saprei.» rispose.
«Lo apprezzerai, anche se ti distrarrai guardando me»
Sara sorrise senza abbassare lo sguardo.
«Sei incredibilmente sicuro di te per essere uno che cinque minuti fa riusciva a malapena a parlare.»
Risi piano, infilandomi l’orologio.
«Colpa tua.»
Lei si avvicinò appena per sistemarmi il colletto della camicia, lenta, tranquilla, come se quel momento le appartenesse completamente.
«Allora magari una sera mi offrirai questo concerto blues.»
«Magari una sera,» ripetei guardandola negli occhi.
Sara accennò un sorriso soddisfatto.
CONTINUA... . .
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Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.
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