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Erotika
Questione di sguardi. · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 23 min di lettura

L'appuntamento

Una cena nata quasi per gioco si trasforma in qualcosa di molto più intenso. Tra sguardi che parlano più delle parole, confidenze inattese e una tensione ormai impossibile da ignorare, Michael e Sara decidono di smettere di nascondersi dietro le apparenze. Ma quando il desiderio prende il sopravvento, entrambi scoprono che certe notti non cambiano soltanto il presente: possono segnare anche tutto ciò che verrà dopo.

Michael035
3 mesi fa · 911 letture · 1

«Mio dio, Michael...» sussurrò, intrecciando le dita nei miei capelli per spingermi ancora più contro di sé.

Le mie mani scivolarono lungo i suoi fianchi perfetti, agganciando il bottone dei pantaloni. Mi aiutò a sfilare i pantaloni, sollevando il bacino con un'agilità invidiabile, finché non rimanemmo entrambi completamente nudi, pelle contro pelle, su quel letto singolo che sembrava improvvisamente troppo stretto per l'incendio che avevamo scatenato.

La accarezzai scendendo lungo il ventre piatto, sfiorando l'interno delle sue cosce toniche. Era già bagnata, bollente, pronta a ricevermi. Il solo contatto con le mie dita la fece fremere.

La sua figa era perfetta, depilata e rimessa a nuovo per l'occasione.

«mh, qualcosa mi dice che aspettavi visite» le dissi, passando una mano su tutta la sua figa depilata.

«Ma guarda tu che razza di insolente... ahahah»

«Non farmi aspettare,» ansimò lei, guardandomi dal basso con gli occhi scuri e dilatati, il trucco ormai sbavato che la rendeva di una sensualità selvaggia.

«Vieni qui.»

Caddi sopra di lei, e il letto piccolo costrinse i nostri corpi a stringersi in un abbraccio immediato. Il suo seno si schiacciò sotto il mio petto.

Lei mi guardò, i suoi occhi scendendo lungo il mio addome fino al bottone dei jeans. Con un movimento deciso, li aprì, abbassando la zip e liberando la mia erezione che era diventata dolorosamente rigida. Il mio cazzo saltò fuori, battendo leggermente contro la mia pancia, diciotto centimetri di spessore e vene tese.

Sara emise un sibilo di approvazione, avvolgendo le dita affusolate attorno alla mia asta. La sua pelle era morbida, calda, il tocco esperto che non esitava.

«Hey, cosa abbiamo qui? Niente male... ragazzino» mormorò, accarezzando la lunghezza dall'asta fino alla punta, per farmi raggiungere il massimo dell'eccitazione.

Misurava diciotto centimetri, ma era la circonferenza a renderlo davvero invitante.

«Spero che non deluda le aspettative...»

Le parole colpirono come una scossa elettrica. Mi chinai, catturando le sue labbra in un altro bacio profondo, mentre le sue mani continuavano a esplorare. Poi, lei mi spinse giù, non con forza, ma con una direzione chiara. Mi guidò verso il suo seno. Il capezzolo, scuro e rigonfio, mi attendeva. Mi avvicinai, leccando lentamente l'areola, sentendo il sapore della sua pelle e il residuo del profumo che aveva indossato la sera.

«Mh, si, leccalo» incitò lei, le dita intrecciate nei miei capelli ondulati, spingendo la mia faccia più a fondo contro il suo seno morbido.

«Fammi sentire come usi la lingua»

Obbedii, succhiando il capezzolo tra i denti, mordicchiandolo appena, sentendo il suo corpo inarcarsi sotto di me. Il suo respiro si fece più affannoso, gemiti bassi che risuonavano nella stanza silenziosa.

Ma lei aveva altri piani. Dopo avermi lasciato godere del suo seno per alcuni minuti interminabili, mi spinse più in basso. Capì l'intenzione. Scivolai giù lungo il suo corpo, baciando la pelle dell'addome piatto, tastando le curve dei fianchi con le mani. Arrivai tra le sue cosce. Lei aprì le gambe, invitandomi, e la vista della sua figa, già bagnata e lucida, mi tolse il fiato. Le labbra erano tumefatte, pronte.

Portai la bocca su di lei. Leccai dalla fessura verso l'alto, raccogliendo i suoi succhi, un sapore dolce e salato che mi fece impazzire. Sara sobbalzò, le cosce che si strinsero intorno alla mia testa.

«Oh sì, così,» gemette, la voce rotta dal piacere.

«Non fermarti.»

Continuai, concentrandomi sul clitoride, spingendo la lingua contro il piccolo bottone sensibile, poi scendendo a penetrare la sua apertura con la lingua rigida. Lei si dimenava sotto di me, i fianchi che oscillavano al ritmo delle mie leccate, le mani che mi premevano la testa contro di lei con una forza crescente. I suoi gemiti riempirono la stanza, mescolandosi ai suoni del bagnato che producevo leccandola con avidità.

Prima che potessi portarla all'orgasmo, lei mi tirò via per i capelli.

«Basta,» ansimò, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente.

«Voglio te.»

Mi spinse all'indietro, facendomi sedere sul letto con le gambe penzoloni. Lei si inginocchiò tra le mie cosce, i suoi capelli castani con i colpi di sole biondi che creavano una tenda intorno a noi. Senza preamboli, afferrò il mio cazzo alla base e portò la bocca sulla cappella.

Il calore della sua bocca fu paradisiaco. Scivolò giù, prendendo metà della mia lunghezza in un solo colpo, le guance incavate mentre applicava una pressione incredibile. Era lenta, deliberata. Le sue labbra rosse scivolavano su e giù, creando un vuoto perfetto, mentre la sua mano lavorava l'asta in sincronia, torcendola leggermente.

«Oh cazzo... porca troia!» sibilai, gettando la testa all'indietro, le mani che affondavano nelle lenzuola del letto del figlio.

«Sara, dio... sei assurda»

Lei emise un suono di approvazione, le vibrazioni della sua gola che viaggiavano lungo il mio cazzo, aumentando la sensazione. Mi guardò dall'alto in basso, i suoi occhi nocciola che mi fissavano intensamente mentre mi succhiava. Era erotica, potente. Lei sapeva esattamente cosa stava facendo. Rallentò, concentrandosi solo sulla punta, leccando il frenello con movimenti rapidi della lingua, poi riscese a ingoiarmi di nuovo, prendendo quasi tutto.

«Merda, questo è il miglior pompino della mia vita,» riuscii a dire, la voce quasi un grido strozzato. Lei rise intorno alla mia carne, un suono umido e sporco che mi fece venire i brividi lungo la schiena.

Continuò per quello che sembrò un'eternità, un ciclo di lente discese profonde e rapide salite, leccate bagnate e succhiata vigorosa. Ero sull'orlo, il piacere che si accumulava alla base della mia spina dorsale, prontissimo a esplodere. Ma lei lo sapeva. Ogni volta che sentiva i miei muscoli contrarsi, ogni volta che il mio respiro si spezzava in un rantolo pre-orgasmico, rallentava o si fermava, stringendo la base del mio cazzo per fermare l'eiaculazione.

Non voleva che finisse. Non ancora.

Si tirò indietro, le labbra gonfie e lucenti di saliva, un filo d'argento che si stendeva tra di noi. Si trascinò su di me, il suo corpo caldo e sudato che premeva contro il mio. Il suo seno nudo si schiacciò contro il mio petto, e sentì il cuore martellare nella sua gabbia toracica.

«Sono cosi brave le ragazze di oggi?» chiese, un sorriso malizioso sul viso mentre mi accarezzava il viso.

«No» risposi, la voce roca.

«Tu sei assurda, Sara»

Lei mi baciò, facendomi assaggiare il mio stesso sapore mescolato al suo.

«Sei pronto?»

«Si, cazzo, sono pronto per te» risposi

Sara si sollevò, i suoi seni oscillando leggermente nel semibuio della stanza, e si posò sulle mie cosce. La sua mano calda avvolse immediatamente la mia erezione, iniziando un movimento lento ma deciso, su e giù, stringendo alla base e allentando sotto la cappella. Il suo pollice sfiorò l'uretra a ogni passata, facendomi contrarre. Con l'altra mano, allungò verso il comodino dove avevo poggiato il preservativo.

Lo aprì. Lei tentò di srotolarlo sulla mia cappella, ma dopo pochi centimetri si bloccò, troppo stretto. Sara rise sottovoce.

«Piccolo problema» disse, tirandolo. Il materiale si strappò con un suono secco. Lo gettò per terra con un gesto annoiato.

«Ho lasciato in macchina i miei... colpa tua, non ci ho capito più niente quando mi hai detto di salire»

Sara alzò le spalle.

«Staremo attenti.»

Si chinò verso di me, i suoi capelli che mi sfioravano il petto. Sentii il calore del suo respiro sulla mia pelle mentre la saliva si raccoglieva nella sua bocca. Con precisione chirurgica, lasciò cadere una goccia di saliva direttamente sulla punta del mio cazzo. Il caldo liquido mi fece sobbalzare. Poi, con la mano, la spalmò su tutta l'asta, un movimento fluido che mi lasciò senza fiato. La sua mano era diventata scivolosa, perfetta.

«Ora sì che siamo pronti» mormorò.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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