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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 9
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Capitolo 9 di 11 26 min di lettura

«Scopa solo i migliori, la troia!»

Lorenzo e Matteo, giovani tennisti, passano con la ragazza del loro avversario una notte di sesso perfetta. Forse, anche troppo perfetta.

William Kasanova
5 mesi fa · 982 letture · 0

Francesca si volta verso di me. Avvicina le labbra alle mie. Il suo fiato caldo accarezza il mio viso ardente. Le mutande si stringono, i jeans si stanno per strappare sotto la pressione della mia erezione. «Odio quando gli uomini mi guardano come un trofeo sessuale, ma la vostra vittoria di oggi pomeriggio… Non ho potuto smettere di pensare a voi due.»

«Davve—» La lingua di Francesca blocca nella mia bocca il sibilo che voleva essere una parola. Le sue labbra sono contro le mie, le gambe mi si fanno molli, tutto il sangue si sposta più in alto.

I seni spingono contro i pettorali, morbido contro duro tra i nostri petti, la stessa cosa ma al contrario tra i nostri inguini.

La lingua della ragazza si muove contro la mia, scivola sopra, la punta accarezza il palato, i denti.

Delle mani scivolano tra me e le tette di Francesca, il suono liquido di un bacio schiocca dal collo della ragazza. Matteo non vuole restare a reggere il moccolo e si unisce a noi.

La voce del mio amico è bassa, sul suo volto compare un ghigno di eccitazione. «Non perdi tempo, eh, zoccoletta?»

La lingua di Francesca esce dalla mia bocca, mi ritrovo con le labbra socchiuse e un senso di vuoto nel petto, come se mi avessero strappato via il cuore. Lei volta il capo verso Matteo, lui sgrana gli occhi per la mano della ragazza che si è posata sul suo pacco.

Lei srride soddisfatta da quanto sta stringendo. «Non mi sembra che qualcuno, qui, voglia perdere tempo in chiacchiere, maschione…»

Matteo le posa una mano sulla testa. «Esatto. Perché non inizi tu con quelle labbra da troia in calore?»

Il fiato mi si blocco nei polmoni. Perché tratta in quel modo Francesca? Lei si offenderà e se…

Francesca scivola in basso tra di noi, si inginocchia e inizia a trafficare sulla zip dei jeans di Matteo.

Ricomincio a respirare, l’aria è pesante per l’eccitazione che la sta riempiendo. Il cuore mi batte nelle orecchie. Le seghe mentali che mi sono fatto questo pomeriggio su Francesca non si limiteranno a trasformarsi in seghe fisiche?

Le dita della ragazza si muovono con la grazia di un corpo di ballerine di danza classica. Sbottonano e abbassano la zip come se si fossero allenate per anni solo per questo. La ragazza solleva la testa verso Matteo mordendosi le labbra e abbassa le mutande. L’uccello del mio amico balza verso l’alto, uscendo da un groviglio di peli neri sotto una pancia piatta. Il glande rosa, su cui si riflettono le luci della stanza, è scoperto dalla pelle per metà.

Il mio amico ridacchia, soddisfatto. Come puoi non esserlo quando hai il viso di una dea a due centimetri dal tuo meato che sbava liquido trasparente?

Francesca lo stringe in una mano l’asta e scappella del tutto Matteo. «Questo è un gran bel pisellone…» Apre le labbra, la lingua esce piatta e si muove sotto il glande, leccandolo.

Il mio compagno si lascia sfuggire un gemito di piacere, il mio glande prude come se l’avessi immerso in un formicaio. I pantaloni sono diventati troppo stretti.

Francesca apre le labbra e si fa scivolare in bocca l’asta di carne per quasi tutta la lunghezza. Appoggia le mani sulle cosce muscolose di Matteo e muove avanti e indietro la testa. Suoni liquidi, risucchi e gemiti escono dalle labbra della ragazza.

Il mio amico è a bocca aperta, ha smesso di respirare e contempla la nostra ospite con lo guardo di qualcuno che ha apparizione. Le accarezza la nuca con devozione.

Mi sbottono i pantaloni e li abbasso con le mutande. L’uccello si alza dal mio inguine come stirandosi dopo essersi alzato da un letto scomodo che gli provocava il mal di schiena, si allunga per tutta la sua lunghezza, il glande libero dalla guaina di pelle. L’aria della stanza lo raffredda un po’, una goccia trasparente esce dal taglio all’estremità e luccica. L’odore della mia eccitazione si spande come una nube.

Francesca sposta la testa indietro e l’uccello di Matteo si sfila dalle sue labbra. «Cos’è questo profumo?» Si volta verso di me, trovandosi puntata contro il viso il mio sesso: il suo fiato si mozza, ma subito sorride e mi lancia uno sguardo illuminato dalla gioia.

La mano che non sta stringendo Matteo afferra il mio uccello e abbassa la punta al livello della sua bocca.

Il cuore mi balza in gola. Nemmeno quando ho perso la verginità ero così spaventato.

La ragazza avvicina il volto al mio sesso, ma invece di leccarlo come prima, passa il naso sopra il glande. Il suono di una profonda inspirazione risuona tra me e Matteo. Francesca espira a occhi chiusi, il suo petto che si svuota. «Questo profumo di cazzo arrapato mi porta ai pazzi…» Le sue cosce si stringono e si lecca le labbra.

Deglutisco, sto per svenire dall’eccitazio—

Le labbra umide e calde di Francesca si chiudono sul glande, lo percorrono tutto e scivola nella sua bocca bagnata. La lingua lo accoglie come un tappeto rosso, il ruvido solletica il frenulo in scariche di piacere potenti quanto pugni. Pugni di piacere.

Brividi di goduria mi percorrono la schiena, assaltano la mia mente. L’uretra brucia, il bisogno di godere diventa troppo forte e…

Stringo i denti. Le palle si strizzano. Devo trattenermi dal… Un’ondata di piacere quella mi travolge come un camion, dal meato spruzza nella bocca di Francesca pura libidine.

Respiro a pieni polmoni aria che sa di sesso. La nebbia che è scesa nella mia mente è a malapena diradata.

Espiro. Sono già venuto… che figura da incapace.. Lei sarà delusa e…

Francesca si alza in piedi, passandosi il retro della mano sulla bocca. Sorride e mi dà un bacio sulla guancia. «Ti faccio questo effetto?» Sembra felice di avermi fatto venire subito, quasi sia un effetto della sua bellezza eccessiva. Mi fa l’occhiolino. «Adesso penso al tuo amico, poi torno da te.»

Matteo mi guarda con l’espressione divertita e un po’ invidiosa di un bambino che spera di trovare nel suo pacco regalo lo stesso giocattolo ambito che ho ricevuto io. Si sta ancora menando l’uccello per lo spettacolo della pompa che la ragazza mi ha appena offerto.

Lei ridacchia. Si abbassa una spallina e poi l’altra. Il vestito da sera scivola a terra, mostrando che sotto è nuda, i capezzoli sono rigidi sui piccoli seni. Il pube è depilato, il taglio del suo sesso è dischiuso e lascia intravedere un paio di piccole labbra rosse e umide.

Si volta di nuovo verso Matteo, ma invece di inginocchiarsi si mette a novanta. I suoi glutei sodi e rotondi si aprono, mostrando un ano marroncino e pieno di grinze, appena sotto occhieggia la sua passera.

Non ho perso rigidità. Uno dei vantaggi di avere diciannove anni ed essere in perfetta forma fisica. Ed essere in compagnia della perfezione fatta donna.

In fondo, Francesca è qui per questo, e vorrà farsi possedere anche lì. La prendo per i fianchi, mi avvicino a lei con l’inguine. Sto solo riducendo in tempi.

Il mio glande scivola tra le sue cosce e fende le sue grandi e piccole labbra. Si ferma all’estremità, un foro più umido sembra fatto apposta per fermare il mio movimento. Inspiro e spingo: l’imbocco della vagina di Francesca si apre senza resistenza, le pareti bagnate e calde del suo sesso mi accolgono.

La ragazza solleva la testa all’indietro ed emette un gemito. «Sei irrefrenabile, Lorenzo…» La sua voce è ancora più bollente del suo sesso.

Matteo sghignazza con il viso rosso. Pone una mano sulla testa della ragazza e la spinge verso il suo inguine. «Non fermarti, zoccoletta.»

Il sorriso del mio amico si allarga, e un suono viscido si alza dal suo inguine.

Inizio a spingere avanti e indietro dentro Francesca. Le pareti del suo sesso si comprimono e si dilatano al mio movimento, qualche goccia scivola fuori da lei, cola lungo l’asta e mi bagna i testicoli. Dopo, me li farò leccare con la lingua dalla nostra nuova schiavetta sessuale…

 

⁂

 

Matteo solleva le braccia di Francesca tenendole per i polsi. Spinge l’uccello nella sua bocca, con lei seduta sui talloni e appoggiata contro il muro della stanza.

La luce del lampadario e degli abat-jour brilla sulle gocce di seme ancora umide sparse su tutto il corpo - inguine, viso, seno – insieme a colate ormai secche.

Lascio affondare la testa nel cuscino con un sospiro. Ce la siamo passata per bene, la ragazza.

O la “zoccoletta”, come continua a chiamarla Matteo, che sta facendo gli straordinari.

Stringo in una mano l’uccello bagnato di sperma, saliva e umori di Francesca, incapace di smettere di menarmelo per l’eccitazione di vedere la ragazza venire posseduta mi provoca. Dovrò farmi un bidet, dopo. Anche due, per togliermi tutto quello che mi è rimasto addosso.

Matteo si ferma con l’inguine contro il viso di Francesca ed espira, le spalle gli si abbassano e chiude gli occhi. Resta un attimo in quella posizione, con la gola della ragazza che si muove per inghiottire un liquido.

Prima di andare avanti…

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