Riprendo a tagliare la carne. «Domani gli spariamo ogni palla che ci riesce: è messo talmente male che non riuscirebbe a prenderla nemmeno a tirargliela sulla racchetta.»
Matteo riprende la forchetta. «Altroché promessa del tennis… la figa dovrebbe scopare noi, mica quel catorcio.»
Sollevo il pezzo di carne e— la ragazza mi sta guardando. Mi sorride. Il fiato mi si mozza, l’uccello sembra stretto in una morsa tanto mi fa male.
Lei mi guarda per un periodo infinito, il cuore mi batte in gola. Abbasso lo sguardo sul menù allargando ancora più il sorriso.
Cazzo…
«Cos’hai, Lorenzo?» Matteo sogghigna. «Ti sei imbambolato a guardarle le tette?»
Apro la bocca, la saliva me la riempie. «No, stava… no, niente.»
Mangio il boccone e mastico.
Non era nulla, lei non stava facendo niente di strano. Se tutte quelle che mi sorridono una volta avessero avuto l’intenzione di venire a letto con me, non uscirei mai da sotto le coperte.
Il mio compagno di doppio mi assesta un’altra gomitata. «Oh, la figa continua a fissarci.» Lui le sorride di rimando. «Quella ci vuole stare!»
«Ma va là, cosa vuoi che…»
Ma la ragazza ci sta ancora guardando. I suoi occhi si socchiudono e abbassa lo sguardo sul piatto che il cameriere le pone davanti: una bistecca con della verdura. Altrettanto per il suo ragazzo.
Lei solleva un dito per attirare l’attenzione dell’uomo, gli bisbiglia qualcosa e quello se ne va.
Matteo ha un sorriso che sembra il Joker. «Adesso ci consegna una bottiglia di vino: “ve la offre quella ragazza.”»
Non voglio crederci, ma…
Il cameriere torna, ma ha un vassoio con una teiera e una tazza di ceramica sopra. La posa davanti alla coppia e se ne va. La ragazza prende dalla borsetta un blister, si fa cadere in mano una pastiglia bianca grande quanto una moneta da un euro e la mette nella tazza, dove versa acqua fumante dalla teiera.
«Altroché Chardonnay,» scuoto la testa, divertito dall’idea che mi era passata per la testa, «prepara l’aspirina per il fidanzato.»
«Bastardo fortunato… ma più che farmi dare io una pastiglia, le metterei una supposta spingendola con la mia cappella.»
Sospiro. Io passerei il tempo a baciarla…
⁂
La ragazza ci contempla per l’ennesima volta. Ormai ci ha guardati per tanto di quel tempo, questa sera, che deve saperci disegnare fino nell’ultimo particolare. O ha passato il tempo a immaginarci nudi e sopra di lei, come ripete Matteo.
Riccardo solleva la tazza con la pastiglia disciolta alle labbra e inclina la testa all’indietro. Si passa il tovagliolo sulle labbra e appoggia il bicchiere sul tavolo.
Le nostre tazzine da caffè sono ormai vuote da un pezzo, ma, per tacito accordo, non ci siamo alzati dal tavolo per poter godere della bellezza della dea.
Galli e la sua fidanzata si alzano in piedi e si avviano verso le scale interne del ristorante. Lei stringe un braccio di lui, quasi a sostenerlo.
Avvicino la testa a Matteo. «Ma dormono anche loro qui?»
Lui sorride. «Eh, già! Chissà se stanotte, quando il fidanzato sarà piombato nel sonno, la figa…»
Come se ci avesse sentiti, lei si volta verso di noi e ci sorride. Il sorriso più caloroso della serata.
Matteo muove le labbra più del necessario per farsi capire senza pronunciare parola: Siamo al ventitrè. Muove un dito in tondo davanti a sé e annuisce.
Gli assesto una gomitata. «Dai… Pensa te se quella viene a cercarci nella nostra camera.»
Il mio amico le fissa il culo, soddisfatto. «Che ne sai? Per me quella troia è in calore, e quel mezzo morto del suo ragazzo è più nel mondo dei sogni che qui.»
Lancio un’occhiata al bancone. Il cameriere ci fissa quanto la ragazza, ma il suo sguardo non mostra lo stesso desiderio sessuale. «Sarà meglio se andiamo anche noi e liberiamo il tavolo, o tra un attimo ci buttano fuori a pedate.»
⁂
Il guscio di tartaruga mi colpisce a pochi metri dall’arrivo. Il go-kart di Toad inizia a ruotare su sé stesso e Donkey Kong gli sfreccia accanto, battendosi le mani sul petto peloso.
«Uh! Uh! Uh!» Matteo imita il verso di un gorilla accanto a me. «Questa volta ti ho battuto.»
Appoggio il controller sul tavolino. «Questa volta ti ho lasciato vincere.»
«O ti ho lasciato vincere io le altre quattro.»
«Cinque.» Cerca sempre di rubarmi qualche vittoria in Mario Kart.
Sullo schermo appare la lista dei personaggi giocabili. Il selettore di Matteo l’attraversa fino a selezionare lo scimmione. Di nuovo. È il suo preferito. «Ti do la rivincita.»
Faccio doppio tap sullo schermo dello smartphone. «Sono le dieci e dieci passate. È meglio andare a dormire.»
«Dai, ancora una…» Il mio compagno di doppio soffia con il naso e abbassa il controller su un ginocchio. «Sì, è meglio and—» Gira la testa verso la porta, da cui arrivano dei colpi.
Qualcuno sta bussando.
Abbasso la voce, ma la tensione che provo graffia le mie parole. «Dannazione, è Loris che è venuto a controllare se stiamo dormendo!»
Il mio amico si alza in piedi e getta il controller sul letto. «Certo, ci sveglia per chiederci se stavamo dormendo.» Mi lancia un’occhiata derisoria, che subito sfuma in una smorfia. «Beh, sì: lui lo farebbe. Poi passerebbe il resto della notte a raccontarci quando si è trovato contro McEnroe.»
«Allora sì che non chiudiamo occhio per davvero…»
Matteo si avvicina alla porta e, senza chiedere chi è dall’altra parte, apre. Si irrigidisce e apre la bocca per parlare, ma non gli esce nemmeno una parola.
«Posso entrare o disturbo?»
La voce che entra dal corridoio è calda, carezzevole. È quella che vorrei pronunciasse il mio nome mentre stringo tra le braccia una donna nel letto dove abbiamo fatto l’amore.
Il mio amico volta la testa verso di me, gli occhi ancora sbarrati e la bocca non meno aperta, non mi lascia il tempo di pronunciare una parola, e fa un paio di passi indietro. «No. Cioè, voglio dire: entra pure.»
Il sorriso di Francesca compare sulla porta. Appoggia una mano sullo stipite, le lunga dita che accarezzano il legno. La pelle olivastra sembra confondersi con il vestito da sera viola – sì è cambiata? – che le copre il corpo senza nascondere una sola curva.
Non posso dire quale parte del mio corpo sia più rigida. Riprendo a respirare dopo una dozzina di battiti del cuore che galoppa.
«Ciao…» Riesco a fare l’approccio più moscio che abbia mai immaginato con una ragazza tanto bella.
Lei inclina la testa e mi guarda. I suoi occhi marroni mi sciolgono come cera esposta al sole. «Ciao. Sei Lorenzo, vero?»
Conosce il mio nome? Come…
Francesca si volta verso il mio amico. «E tu Matteo, giusto?»
Lui annuisce con la testa. «Sì…» Il sibilo che esce dalle sue labbra non ha nulla a che spartire con il grido scimmiesco di prima. «Cosa… Perché sei…»
La ragazza fa un passo avanti nella stanza. La sua mano scivola sullo stipite e lo lascia. Indossa ai piedi un paio di ciabatte in sughero con un tacco di pochi centimetri. «Sicuri che non disturbo?»
«No, no! Entra pure.» Matteo le fa segno di accomodarsi sul letto.
Lei lo raggiunge ma non si siede. «Scusate se sono venuta qui da voi, ma mi annoiavo. Riccardo… Lui ha un po’ di influenza, e non sta bene. L’ho messo a letto con un paio di pastiglie e adesso dorme e io…»
Non riesco a staccare lo sguardo dal seno della ragazza. Il vestito lo copre solo nella metà inferiore, quella più interessante, ma la parte visibile mi fa salire un’ondata di calore al volto.
Lei mi sorride, un sorriso dolce, come se fosse felice che sto apprezzando quanto sto vedendo. «Ti piacciono, Lorenzo?»
Quelle parole sono una mazzata nella schiena. Il cuore mi balza in gola fermandosi, l’uccello si rattrappisce e le fa gambe mi si infiammano, pronte a portarmi via dalla scena di una figura di merda.
Dalle mie labbra escono gli unici mozzichi di parola che trovo nella mente vuota.
«Vuoi toccarle, Lorenzo?» Non c’è derisione nella sua voce. Solo… desiderio reso divino dalla sua voce bassa e calda. «Sì, che vuoi stringerle e palparle.»
Matteo è accanto a lei, con gli occhi sbarrati come mia madre quando ho bestemmiato a tre anni. La sua voce è un sibilo senza fiato. «Cosa?»
Francesca si volta verso di lui. Gli accarezza il collo, le sue dita passano sul deltoide. Il mio compagno ha smesso di respirare. «Ho visto come mi spogliavate con lo sguardo al ristorante,» la voce è lenta, tra una frase e l’altra si morde la lingua, «vi si leggeva in faccia il desiderio di infilare le vostre mani sotto i miei vestiti per esplorare il mio corpo.»
Nessuno di noi due riesce a muovere un muscolo, terrorizzati dall’idea di fare la mossa sbagliata, pronunciare la stupidaggine che farebbe fuggire una dea eccitata. Se aprissi la bocca, si sentirebbe il mio cuore battermi nelle tempie.
