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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 4
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Capitolo 4 di 11 10 min di lettura

La sposa dell'Ammiraglio

Fuggita dall'uomo a cui era promessa, credendo di trovare la salvezza in Oriente, Lucrezia scopre che non si può scappare dal proprio destino e, soprattutto, dalla propria natura di puttana.

William Kasanova
5 mesi fa · 923 letture · 2

«Sei già stata usata, puttana…» sussurra nel mio orecchio. Non sembra deluso. «Detesto le vergini, meglio le troie. E dopo che sarai sulla mia nave lo diventerai ancora di più».

Spinge, mi lascia andare la gamba e afferra una tetta. Le sue dita affondano nella mia carne, aumenta la velocità della scopata.

Si allunga verso la mia testa, bacia il mio collo, lo lecca e succhia il lobo dell’orecchio.

Ansimo con il naso, rumoroso quasi quanto i gemiti di Donovan. Sono alla sua mercè, la sua puttana, non ho altro scopo per lui che essere l’oggetto da cui strappare uno o più orgasmi.

Adesso le mani che mi stringono le tette sono due, me le sollevano, le dividono. Donovan prende tra le labbra un capezzolo e lo succhia.

Inspiro profondamente. Un’ondata di calore esplode nel mio petto, dilaga lungo il mio corpo. Sgrano gli occhi… non voglio godere… non voglio godere a causa di mio marito.

Appoggia la mano libera sul mio culo e mi spinge verso di lui, la penetrazione diventa più profonda, potente. Mi gira la testa, la mia figa cola e mi bagna una gamba.

Arjun ha gli occhi sbarrati, ci guarda con una mano sulla bocca, pallido. Sembra prossimo a rigettare. Lui non si comporta così con me. Lui mi rispetta, non mi tratta come una puttana…

Una saetta di piacere scocca dalla figa, mi si conficca nel cervello. Un grido soffocato sfugge dalle mie labbra.

Perché non mi tratti come la tua puttana, stronzo?

«Ti sta piacendo, eh, troia?» mi sussurra in un orecchio il mio sposo, poi ride come un folle.

No, non devo dargli soddisfazione. Non ammetterò mai nulla di simile. Potrà scopare il mio corpo, potrà usarmi per godere, ma non gli dirò mai cosa sto provando davvero.

Donovan mi lecca l’orecchio. «Non meriti di essere sborrata in figa…»

Mi sbatte contro l’albero, la mia figa vomita desiderio quando la cappella fuoriesce da me. Un afrore di sesso inonda il mio olfatto, scende fino al mio stomaco e ritorna al mio inguine. Mi stringo le cosce. Sono sempre più bagnate.

«Girati!» Mio marito mi mette una mano su una spalla e mi fa voltare. Mi stringe con un braccio al petto e afferra un seno, l’altra mano affonda con due dita nella figa dolorante. La sua cappella scivola su e giù tra le mie chiappe, trova il buco del culo e mi apre.

Un grido strozzato sfugge dalle mie labbra. Il cazzo di Arjun non è mai stato così grosso, così violento nel possedermi. La testa mi sbatte contro la spalla di Donovan, mi manca il fiato.

La mia figa è un turbinio di dita che si muovono come serpenti impazziti, un rumore viscido si alza dal mio inguine. Il calore nel mio ventre è intollerabile, mi sta bruciando la mente. Il culo è pieno, è dolore e piacere ad ogni colpo, il mio cuore risuona ad ogni botta.

Non devo godere… non devo dare soddisfazione a… al mio sposo…. Io…

Il mio corpo vibra, non è più sotto il mio controllo. La pelle pizzica alle gocce di sudore che sgorgano dai pori, la testa è leggera, le forze mi abbandonano. Sto crollando a terra, solo le braccia possenti di Donovan mi sostengono… io…

Spari rimbombano nell’aria, una tromba suona lontana, grida portate dal vento giungono dal veliero con bandiera inglese.

Donovan mi lascia. Cado davvero, la corda si tende e mi ritrovo appesa per le braccia, le gambe flesse, e dondolo confusa. Ruoto nello stordimento.

Il mio sposo esclama qualcosa, fa per voltarsi e si trova davanti la pistola impugnata da Arjun. I marinai sul ponte tengono sotto tiro gli altri soldati, Harrison ha poggiato a terra la sua arma.

La bandiera inglese sventola scendendo lungo l’albero di maestra della nave da guerra.

Donovan è rosso in volto, il suo cazzo gocciola i miei liquidi. «Cosa sta…»

Arjun gli appoggia la canna della pistola alla gola. «Zitto, cane! I rajputi che avevamo nascosto sulla costa hanno assalito e preso la tua nave». Due marinai, compreso quello che mi aveva trascinata fuori, legata, prendono il mio sposo, lo disarmano e lo ammanettano. «Ora sei nostro prigioniero».

«Che cosa…» Donovan volta il suo sguardo verso di me. Sgrana gli occhi e mi fissa. Non ha capito il tranello, vero? Fa che non abbia compreso come l’abbiamo fregato. Soprattutto che non riconosca la mia partecipazione…

«Portateli nelle celle!» L’indiano prende dal fodero un coltello, mi si avvicina e taglia la corda.

Mi appoggio a lui per non crollare a terra. Le gambe mi tremano, la testa mi gira. Le cosce sono bagnate come se mi fossi pisciata addosso.

Mi libera dal fazzoletto sulla bocca e mi abbraccia. «Grazie, mia amata, per il tuo sacrificio».

Chiudo gli occhi e scuoto la testa. Il cazzo di Donovan sembra scoparmi ancora. Esalo un respiro. La mia pelle è intrisa del suo odore virile…

Arjun mi sorride. «Non è andata come credevamo, ma abbiamo comunque raggiunto il nostro obiettivo».

La saliva di Donovan sul capezzolo che ha succhiato si raffredda nella brezza. Così anche le mie cosce. Sorrido a mia volta. «Sì…»

«Consegneremo Donovan al Gran Mogol, e lui penserà a trattare con l’Inghilterra. Faremo sbarcare gli uomini dal veliero e lo porteremo con noi, come bottino di guerra».

Annuisco. Il mio retto continua a pulsare al ritmo dei colpi del mio sposo.

«Ci siamo liberati di Donovan. Non farà più del male a nessuno». Arjan mi sorride, si allontana, urla ordini ai suoi uomini.

Volto il capo verso la porta che conduce ai ponti inferiori, dove sono presenti le celle. Il vento scompiglia i miei capelli, scivola sulla mia pelle nuda. Il cazzo del mio sposo ha devastato la mia figa, ha sfondato il mio culo…

Allontano lo sguardo dalla porta. Vi ritorno. Il respiro scivola lungo le mie narici.

Deglutisco. Un fastidioso prurito sorge nella mia anima.

Questa notte scoprirò cosa saprà fare quel cazzo alla mia bocca…


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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