«Sei caldissima, nennè...» mormorò Leo, accarezzando le sue grandi labbra gonfie, sentendo i succhi di lei bagnargli le dita.
Anna emise un gemito lungo, stringendo le gambe attorno al polso di lui. «Lè... Lè...»
Leo non ci vide più. Si tirò su a sedere, spostando le gambe di Anna sul divano. Con un movimento rapido, le agganciò l'elastico dei pantaloncini e glieli sfilò lungo le cosce piene, gettandoli sul tappeto. Sua sorella era lì, mezza nuda, con la canottiera arrotolata sotto quel seno monumentale e il sesso umido e lucido esposto alla luce fioca del salotto.
Leo si posizionò in mezzo alle sue gambe, inginocchiandosi sul divano. Afferrò le sue cosce morbide e le allargò dolcemente. L'odore del bagnoschiuma si mischiava a quello intenso e primitivo della sua eccitazione. Senza dire una parola, chinò la testa e affondò il viso in mezzo alle sue gambe.
Anna lanciò un urlo strozzato, inarcando la schiena e piantando le mani tra i cuscini del divano. Il seno pesante ballò, tremando per la scossa. «Uh, Gesù! Fratellò... sì!» gridò, senza più alcun pudore.
Leo leccò la sua intimità con un movimento lungo e deciso dal basso verso l'alto, assaporando il gusto salato e dolciastro della sorella. La lingua calda si insinuò tra i petali morbidi e fradici, mentre l'aria del salotto si riempiva degli schiocchi umidi della saliva e dei lamenti di Anna. Trovò il clitoride, turgido e pulsante, e lo prese tra le labbra. Iniziò a succhiarlo, prima delicatamente, poi con sempre più forza, mentre con la mano destra le accarezzava l'interno coscia e l'addome.
«Lè! Maronna mij', comm' me faje sentì!» ansimava Anna, la parlata ormai completamente napoletana e sguaiata, persa nel piacere. Iniziò a tirare i capelli di Leo, spingendo il bacino contro la sua bocca affamata, assecondando il ritmo.
Leo aggiunse le dita. Indice e medio scivolarono dentro di lei, strettissima e bollente. Iniziò a stantuffare con le dita, simulando una penetrazione ritmica, mentre la lingua non smetteva di torturare il clitoride. Il contrasto tra il riempimento interno e il succhio esterno la mandò in delirio.
«Spinge, Lè... spinge cchiù a funn'!» ansimava lei, muovendo la testa da una parte all'altra, il viso stravolto dal piacere. Le sue "zizzone" rimbalzavano a ogni colpo delle dita di Leo.
Il respiro di Anna si fece cortissimo, spezzato. Il climax stava arrivando come un'onda anomala. I muscoli delle sue cosce si tesero allo spasimo, stringendo la testa del fratello. «Sto venenn', Lè... sto venenn'!» urlò Anna, la voce che si ruppe in un singhiozzo acuto.
Leo succhiò con tutta la forza che aveva, premendo le dita profondamente dentro di lei. Anna esplose. L'orgasmo la investì con spasmi violenti, il suo bacino scattò in avanti contro il viso di lui, tremando senza controllo. I suoi lamenti riempirono la stanza, mentre i succhi inondavano le dita e le labbra di Leo in un'apoteosi di piacere assoluto e proibito.
Anna crollò contro lo schienale del divano, il petto sudato che si alzava e si abbassava freneticamente, gli occhi chiusi e un sorriso estatico sulle labbra piene. Leo si ritrasse lentamente, leccandosi le labbra, col respiro pesante, guardando sua sorella abbandonata e soddisfatta, mentre il suono in lontananza del campanello annunciava l'arrivo delle pizze.
Leo sobbalzò, ritraendosi con il fiato corto, le labbra lucide e il sapore di sua sorella ancora sulla lingua. Anna, sdraiata sul divano con le gambe ancora dischiuse e il petto sudato che si alzava e si abbassava freneticamente, aprì gli occhi languidi e gli sorrise, un sorriso carico di una complicità nuova, torbida e viscerale. «So' 'e pizze, Lè,» sussurrò lei, pigra e morbidissima, tirandosi giù la canottiera per coprire le "zizzone" arrossate. Leo si passò il dorso della mano sulla bocca, si sistemò i pantaloni per nascondere l'erezione ancora pulsante e andò a rispondere, con la testa che gli girava per la follia appena consumata.
A qualche chilometro di distanza, incastrato in un vicolo buio del centro, lontano da occhi indiscreti, l'insegna al neon mezza fulminata di un albergo a ore ronzava nell'aria umida della sera. Era un posto squallido, di quelli con la carta da parati scrostata e i tappeti che puzzavano di fumo freddo e segreti.
Ale salì le scale a due a due, con il cuore che gli martellava in gola e le mani sudate infilate nelle tasche del giubbotto. Era furioso. Le parole di Anna gli rimbombavano ancora nel cervello come martellate. Muccusiell' arrapato. «M'aggi' rutt' 'o cazz',» mormorò tra sé e sé, stringendo i denti. «Fa 'a provocante, fa ascì pazz' a tutt' quant' e po' me lassa a sicc'. E basta. Teng' diciott'ann', l'aggi' a fa'.»
Era stanco di essere l'unico vergine della sua comitiva, stanco di pregare per toccare un paio di tette che venivano sbandierate a tutta la scuola. Un suo compagno di classe, uno di quelli che sapeva sempre tutto di tutti, gli aveva girato il numero di una donna. «Una milfona da paura, Ale'. Costa, ma te fa arricreà. Chesta è roba de lusso,» gli aveva detto.
Ale trovò la stanza 14 in fondo al corridoio. Prese un respiro profondo per farsi coraggio e bussò due volte. La porta si aprì quasi subito.
L'aria viziata del corridoio fu immediatamente spazzata via da una folata di profumo costoso, intenso e teatrale, una fragranza da donna adulta che gli invase le narici e gli fece drizzare i peli sulle braccia. La stanza era illuminata solo dalla luce fioca di un'abat-jour rossa, ma quello che Ale vide sulla soglia lo paralizzò all'istante, cancellando dalla sua mente Anna, i litigi e qualsiasi traccia di razionalità.
La donna davanti a lui era un'esplosione di carnalità consapevole, feroce e matura. Non era una ragazzina formosa e impacciata: era una femmina che sapeva esattamente il fatto suo. Indossava un corsetto di pizzo nero strettissimo che le fasciava il corpo asciutto e tonico, spingendo verso l'alto un seno proporzionato ma esibito con una fierezza quasi arrogante. Le gambe, lunghe e perfette, erano fasciate da calze a rete che sparivano sotto l'orlo del corpetto, terminando in un paio di tacchi a spillo vertiginosi.
Il viso era parzialmente coperto da un'elegante maschera veneziana nera, decorata con pizzi e strass, che le nascondeva gli occhi e l'identità. Ma la metà inferiore del volto era scoperta, ed era letale: due labbra carnose, piene, dipinte di un rossetto rosso acceso e impeccabile. Una cascata di ricci scuri, voluminosi e disordinati, le incorniciava il collo, e ad ogni suo respiro un paio di grandi orecchini a cerchio dorati tintinnavano dolcemente nella penombra.
La donna lo squadrò da capo a piedi da dietro la maschera. La sua postura era dritta, fiera, dominante. Capì subito di trovarsi davanti a un ragazzino in fiamme, e le sue labbra rosse si aprirono in un sorriso sornione, divertito e incredibilmente sensuale.
«Tras', guagliò,» sussurrò lei, con una voce profonda, vellutata e in un napoletano perfetto e fluido. «Si' tu chillu là ca m'ha scritt', over'?»
Ale deglutì a fatica, annuendo come un ebete, completamente ipnotizzato dalla scollatura di lei e da quell'aura di puro magnetismo. «S-sì. Sono io.»
La donna si fece da parte, muovendo i fianchi stretti con un'eleganza istintiva, da diva mediterranea. Fece scattare la serratura non appena lui mise piede nella stanza.
«Nun fa' 'o timid' cu mme. M'hanno ritt' ca tien' pressa 'e mparà,» continuò lei, avvicinandosi con un passo felino che fece scricchiolare la pelle dei tacchi. Allungò una mano dalle unghie perfettamente curate, accarezzandogli il petto da sopra il giubbotto, mentre il suo profumo lo avvolgeva del tutto. Si chinò verso il suo orecchio, sfiorandolo con le labbra rosso fuoco. «Lassa fa' a chi ten' esperienza, nenné. Mo' t' 'o facc' veré io comm' s'addiventa n'omm'.»
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Sono per lo più una lettrice, ma voglio provare a scrivere qualche racconto…spero vi possano piacere😁
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