Vai al contenuto
Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 4
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 4 di 7 18 min di lettura

'Na chiavata a ppagamento e 'a fessa d' 'a sora pe' spuntino

Mentre Ale sfoga la sua frustrazione perdendo la verginità tra le cosce di un'esperta escort mascherata, Leo e Anna cedono a una nuova e famelica dose di lussuria in bottega. Ma consumare i propri peccati alla luce del sole rischia di far crollare ogni segreto nel peggiore dei modi.

anna
5 mesi fa · 811 letture · 2

il fumo caldo delle pizze margherite riempiva la cucina, mischiandosi all'odore di bagnoschiuma che ancora evaporava dalla pelle di Anna. Leo fissava il cartone aperto, stuzzicando il cornicione bruciacchiato con le dita, ma non aveva fame. Il sapore della sorella gli era rimasto incollato al palato, un retrogusto di peccato e dolcezza che gli impediva di respirare normalmente.

«Anna... lo sai che abbiamo fatto una stupidaggine, vero?» sussurrò Leo senza alzare lo sguardo, la voce ancora incrinata e pulita. «È sbagliato. Sei mia sorella. Se mamma scopre una cosa del genere ci caccia di casa a tutti e due, haje capit'?»

Anna, seduta di fronte a lui con la canottiera che scivolava pigra sulle spalle, prese un morso di pizza con una lentezza studiata. I suoi occhi scuri cercarono quelli del fratello, carichi di una malizia che di ingenuo non aveva più nulla. «E pecché l'adda sape'?» rispose lei, pulendosi un angolo della bocca col pollice. «Lè, io aggio sempe avuto 'nu debbole pe' tte. Tu si' l'unich' ca me capisce, l'unich' ca me sa tuccà senza famm' sentì 'na zoccola. Stavo troppo bbona primma... m'aggio sentita rinata.»

Leo scosse la testa, ma il suo corpo lo tradiva: al solo ricordo di lei che gemeva tra le sue labbra, sentiva la pressione nei pantaloni farsi insopportabile. «Sì, ma non si può fare... è assurdo.»

«Nun avimm' 'a scuopa', Lè. Chillo è proibito, 'o saccio,» lo interruppe lei, sporgendosi sul tavolo. Il peso del suo seno abbondante premette contro il bordo, offrendogli una visuale ravvicinata delle areole scure che premevano contro la canottiera bianca. «Ma tuccamm'ce. Famme sentì n'ata vota chille mmane... famme venì n'ata vota. Sulo nuje duje, 'int' 'o scuro. Che male ce sta?»

Leo la guardò, sopraffatto dalla carnalità di quella richiesta. La complicità torbida che si era creata tra loro era un laccio che si stringeva ogni secondo di più.

Mentre i due fratelli siglavano il loro patto proibito davanti a una margherita, Ale si trovava immerso nel rosso soffuso della stanza 14. Venere o meglio, Cira nascosta dietro la maschera veneziana si muoveva intorno a lui con la grazia di una pantera. Il profumo di lei, un mix di gelsomino e tabacco pregiato, sembrava togliere l'ossigeno ad Ale, che se ne stava seduto sul bordo del letto, con le mani che tremavano leggermente sulle ginocchia.

«Che t'è success', nenné?» sussurrò Venere, avvicinandosi e facendogli scivolare le unghie laccate lungo la nuca. «Tiene 'o ffuoco rint' a l'uocchie, ma è nu fuoco cattivo. Chi t'ha fatt' arrabbià?»

Ale sbuffò, cercando di non guardare troppo a lungo quel décolleté che il corsetto nero spingeva quasi fuori dalla stoffa. «'A guagliona mia... 'na santarella ca nun me fa tuccà nient'. E 'a mamma soja... 'na femmena ca l'ha rutt' 'o cazzo cu' tutte 'ste paure. 'Na vipera ca le sta sempe appriess', comm' si 'o sesso fosse 'na malatia.»

Cira, dietro la maschera, si irrigidì impercettibilmente sentendo Ale inveire contro "la madre" della sua ragazza, ma la sua professionalità di escort era una corazza di ferro. Accennò un sorriso sornione, le labbra rosse che brillavano sotto la luce dell'abat-jour. «'E mamme so' sacre, nenné. Nun ne parlà male,» mormorò con una voce vellutata, quasi materna ma carica di una sensualità scura. «Loro vonno sulo pruteggere... pure si esagerano. Ma nun ce penzà mo'. Si 'a guagliona tòja te fa ascì pazzo e te lassa a sicco, stong' io ccà. Io me piglio tutte 'e rabbie toje... basta ca paji.»

Con un movimento fluido, Venere si inginocchiò in mezzo alle gambe di Ale. Il fruscio delle calze a rete contro il tappeto scrostato era l'unico suono nella stanza. Le sue mani esperte scivolarono sulla cintura del ragazzo, slacciandola con una rapidità che lo lasciò senza fiato.

«Mo' lassa fa' a me,» sussurrò lei.

Gli calò i pantaloni e i boxer, liberando l'erezione furiosa di Ale. Il ragazzo emise un gemito strozzato quando sentì il contatto delle dita fredde e affusolate di Venere sulla pelle bollente del suo membro. Lei iniziò a segarlo con movimenti lenti, decisi, guardandolo dritto negli occhi da dietro il pizzo della maschera. La sensazione per Ale era devastante: la stretta della mano di Venere era ferma, sapiente, e la sua pelle sapeva di una cura e di un'esperienza che Anna non avrebbe mai potuto avere.

«Sient' comm' scotti... si' proprio 'nu tore,» lo provocò lei, aumentando il ritmo.

Poi, con un gesto improvviso e crudo, Venere si portò la mano alle labbra e ci sputò sopra, bagnando il palmo di saliva calda e lucida. Riportò la mano sul cazzo di Ale, spalmandola su tutta l'asta e sul glande. Il rumore umido dello sfregamento, slack... slack... slack, riempì la penombra della stanza. Lo scivolamento era diventato totale, ardente, una frizione bagnata che mandò Ale in orbita.

«Uh, Maronna...» ansimò Ale, gettando la testa all'indietro, mentre le dita di lei torturavano la corona e spingevano con forza verso la base.

Venere dominava il gioco. Usava l'altra mano per stuzzicargli i testicoli, mentre continuava a segarlo con un ardore crescente, la saliva che rendeva ogni movimento un'esplosione di piacere viscerale. «Sfogate, nenné... caccia tutta 'a rabbia ca tiene rint',» sibilò lei vicino al suo bacino, mentre Ale godeva come un pazzo, completamente in balia della donna che, a sua insaputa, era proprio quella "vipera" di cui si era lamentato poco prima.

Venere si muoveva con la sicurezza di chi ha trasformato il desiderio in un’arte raffinata. Nella penombra della stanza 14, il suono dello sfregamento bagnato dalla saliva era l'unica musica, interrotta solo dai sospiri rotti di Ale. Lei lo guardava fisso negli occhi da dietro il pizzo della maschera, manipolando non solo il suo corpo, ma anche il suo orgoglio ferito.

«Sient' comm' sbatte 'stu cor'...» sussurrò lei, la voce che vibrava bassa e sensuale. «Te l'aggio ritt' ca si' 'nu tor'. Nun dà retta a chi nun te sape capì. Ccà cumann' 'o sang', e 'o sang' tuoj' sta abbrucian' pe' mme.»

Ale era completamente succube. Non aveva mai provato niente di simile: la maestria di quella donna lo faceva sentire importante, potente, proprio mentre lei lo riduceva a un ammasso di nervi tesi e desiderio puro. Venere aumentò il ritmo, stringendo l'asta scivolosa con una pressione che lo portò a un passo dal baratro. Proprio quando lui inarcò la schiena, pronto a esplodere, lei si fermò di colpo.

Con un movimento teatrale, Venere si alzò in piedi davanti a lui. Le mani corsero ai lacci del corsetto nero, sciogliendoli con una lentezza snervante. Il pizzo cadde a terra, seguito dalle calze a rete, finché non rimase nuda, fatta eccezione per la maschera e quel rossetto rosso fuoco che sembrava brillare nel buio. La sua fisicità asciutta e tonica, la pelle ambrata e la sicurezza con cui esibiva il seno proporzionato e le forme armoniose lasciarono Ale senza fiato.

«Vien' ccà,» gli ordinò, spingendolo delicatamente con le spalle contro il materasso.

Strappo un preservativo con i denti infilandoglielo e poi si mise a cavalcioni su di lui, promettendogli il paradiso con lo sguardo. Iniziò a strusciare la sua intimità, già calda e pronta, contro il cazzo duro e pulsante di Ale. Il contatto pelle contro pelle, l'attrito umido e il calore che sprigionava da quel corpo maturo mandarono il ragazzo in tilt. Poi, con una grazia esperta, Venere afferrò il membro di Ale e lo guidò dentro di sé, lasciandolo entrare lentamente.

Ale emise un gemito lungo e strozzato quando sentì quel velo rompersi, la sensazione di essere accolto da una morsa di carne caldissima, accogliente e incredibilmente bagnata. Era un mondo nuovo: la figa di Venere era un nido esperto che sembrava conoscere ogni sua fibra. Lei iniziò a muoversi con un ritmo sapiente, oscillando i fianchi con una precisione che solo gli anni di esperienza potevano regalare.

«Uh, Maronn'...» gridò Ale, i suoi gemiti che diventavano rumorosi, esagerati, quasi teatrali nella foga della sua prima volta.

Venere si chinò su di lui, afferrandogli le mani e portandole sul proprio seno. «Strign', nenné! Strign' forte!» gli sibilò all'orecchio, mentre il profumo di lei lo stordiva. «Faj' 'o vver' omm'. Sfunnam' tutt' cos'! Si' 'nu tor' overament'!»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 5

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista