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Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 5
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Capitolo 5 di 7 18 min di lettura

Na pompa a ddoje vocche e na muntagna 'e zizzone

Credendo di poter chiudere una relazione tossica, Leo cade in una trappola di pura e spudorata lussuria orchestrata da Jessica e dalla sua formosissima amica Tonia. Tra provocazioni a tavola e perversioni da retrobottega, il sarto cede a un vizio a due piazze, ignaro della bufera che si sta addensando fuori.

anna
5 mesi fa · 812 letture · 2

Il respiro di Anna era ancora un rantolo spezzato quando Leo si staccò da lei, passandosi rapidamente il dorso della mano sulle labbra lucide. L'aria della bottega era satura del loro odore, un misto di sudore, saliva e peccato puro. Anna si tirò giù in fretta il vestitino a fiori, tremando leggermente mentre scendeva dal bancone di legno, le gambe che quasi non la reggevano per le scosse del piacere appena consumato.

Proprio in quel momento, il trillo del campanello d'ottone squarciò il silenzio pesante.

Ale spinse la porta a vetri con una lentezza innaturale. Aveva il viso pallido, una maschera di cera su cui aveva faticosamente incollato un'espressione neutra. Aveva aspettato fuori quei trenta secondi necessari per non far capire nulla, ingoiando il veleno e l'orrore di ciò che aveva appena visto attraverso lo spiraglio.

«Uè, Ale,» lo salutò Leo, schiarendosi la voce e cercando di assumere subito il suo solito tono pacato da fratello maggiore, ignaro di avere ancora gli occhi accesi di lussuria. «Sei in anticipo.»

«Eh... aggio fatto primma. I miei so' asciti subbito,» rispose Ale. La sua voce suonava meccanica, vuota. Non guardò Anna in faccia, fissando invece un punto indefinito sul pavimento, terrorizzato dall'idea che, se avesse incrociato il suo sguardo, le avrebbe sputato addosso tutto lo schifo che provava.

Anna, ancora accaldata e con il respiro leggermente corto, si sistemò una ciocca di ricci dietro l'orecchio, sfoggiando la sua solita aria dolce e ingenua. «Dammi due minuti che chiudo la cassa, Ale.»

«Fai con calma, nennè. Io vado, sennò faccio tardi e chi la sente a quella,» disse Leo. Si avvicinò alla sorella e, con una naturalezza che ad Ale fece rivoltare lo stomaco, le diede un bacio affettuoso sulla guancia. «Chiudi tu la saracinesca. Ci vediamo stasera.»

Leo uscì dalla bottega, lasciandosi alle spalle una bomba pronta a esplodere, e si incamminò sotto il sole cocente verso il salone di bellezza della madre di Jessica.

Arrivò davanti alla vetrina mezza oscurata dalla serranda abbassata a metà per la pausa pranzo. Si chinò per passare sotto ed entrò. L'aria condizionata lo colpì come uno schiaffo, portando con sé un odore pungente di lacca, smalto e candeggina.

Ma a gelarlo davvero non fu l'aria condizionata, bensì lo sguardo della ragazza piazzata dietro il bancone della cassa.

Non era Jessica. Era una vrenzola all'ennesima potenza, e aveva un aspetto letteralmente esplosivo. Tonia non aveva bisogno di mettersi in posa per farsi notare: la sua era una bellezza mediterranea cruda, sfacciata e prepotente. Aveva lunghi capelli scuri e mossi che le ricadevano sulle spalle, un viso rotondo dai lineamenti morbidi e labbra esageratamente carnose, coperte da un lucidalabbra appiccicoso.

Ma era la sua espressione a colpire: lo guardava con gli occhi mezzi socchiusi, la bocca tirata in una smorfia infastidita. Emanava un'aria superiore, antipatica, tipica di quelle ragazze vanitose che sanno perfettamente di far sbandare gli uomini e non sentono il minimo bisogno di essere gentili. Quell'atteggiamento scocciato, arrogante, era paradossalmente il fulcro del suo fascino magnetico e provocante.

Fisicamente era una statua della fertilità di strada. Formosissima, aveva un corpo compatto, pieno e carnoso. Indossava un paio di jeans chiari e strettissimi che fasciavano fianchi larghi e cosce spesse, sottolineando una silhouette curvy da togliere il fiato. Ma il dettaglio che dominava incontrastato su tutto il resto era il seno. Un petto enorme, pesante, esagerato, che sembrava letteralmente voler fuggire dai vestiti. Indossava una magliettina rosa elasticizzata, scollata, che faticava disperatamente a contenere quella mole di carne: il tessuto era teso allo spasimo, spingendo le sue curve verso il centro in una scollatura profondissima e morbida. Tonia se ne stava appoggiata alla cassa con le mani sui fianchi e il busto spinto in avanti, una postura di sfida che offriva a Leo una visuale totale e intimidatoria di quella sovrabbondanza.

«E tu chi cazz' si'? Stamm' chiuse, nun 'o vide 'a serranda calata?» esordì Tonia, la voce nasale e strascicata, masticando rumorosamente una gomma.

Leo deglutì, sentendosi improvvisamente piccolo davanti a quella presenza così dominante e sfacciata. «Scusa... cerco Jessica. Mi ha detto di passare a quest'ora per pranzo.»

Lo sguardo pesante e infastidito di Tonia cambiò impercettibilmente. Squadrò Leo da capo a piedi, con un sorrisetto obliquo che non era per niente rassicurante. Fece schioccare la gomma. «Ah. Tu si' 'o sarto,» sentenziò, con un tono che mischiava compatimento e malizia, come se sapesse già tutto di lui e delle sue prestazioni. «Piacere, Tonia. Aspetta llà, mo' 'a chiammo.»

Non fece in tempo a girarsi che dal retrobottega emerse Jessica. Portava un vassoio di alluminio fumante coperto di carta stagnola e un sorriso trionfante stampato in faccia. Anche lei era vestita per uccidere, ma vicino alla fisicità esagerata e all'arroganza di Tonia, sembrava quasi la sorella minore.

«Sarto'! Si' venuto!» esclamò Jessica, poggiando il vassoio su un divanetto per l'attesa e fiondandosi addosso a Leo. Lo prese per il collo e gli stampò un bacio possessivo e bagnato dritto sulla bocca, proprio davanti agli occhi annoiati di Tonia. «Maronna mia, che ciavurro 'e parmigiana ca ha fatt' mammà.»

Jessica si staccò, tenendogli un braccio intorno alla vita per rimarcare il territorio. «Vedo ca t'haje già canusciuto a Tonia. Essa è 'a meglia amica mia, faticamm' assieme ccà dinto.» Poi, con naturalezza, sganciò la bomba che Leo temeva: «Appriparate 'o stommaco, Lè. Tonia mangia cu nuje oggi. Avimm' 'nu sacco 'e cose a ce dicere.»

Leo guardò prima Jessica, radiosa e tossica, e poi Tonia, che si stava staccando dal bancone facendo ondeggiare i fianchi larghi e il petto monumentale, fissandolo con quel suo sguardo da vipera annoiata. Il pranzo si prospettava come un campo minato.

Il retrobottega del salone di bellezza era un minuscolo stanzino senza finestre, illuminato da un neon freddo e arredato con un divanetto in finta pelle nera e un tavolino basso. L'odore dolciastro della lacca per capelli si mescolava in modo quasi asfissiante al profumo denso e fritto della parmigiana di melanzane che Jessica aveva appena scoperchiato.

Leo si ritrovò seduto al centro del divanetto, letteralmente incastrato tra le due ragazze. Da una parte Jessica, che gli premeva possessivamente la coscia contro il ginocchio; dall'altra Tonia, che si era lasciata cadere al suo fianco con uno sbuffo annoiato, occupando una quantità di spazio notevole con i suoi fianchi larghi e il petto esplosivo.

Mentre masticava il primo boccone, Leo cercava disperatamente di riordinare le idee. Devo parlarle. Devo dirle che tra noi non può funzionare, che ho in testa un'altra, si ripeteva mentalmente. Anche se, ammettendo la sua debolezza maschile, il suo cervello aggiungeva una clausola pericolosa: Magari prima ce la facciamo un'ultima volta nello stanzino, e poi la mollo.

Ma le sue illusioni di controllo svanirono in fretta.

«Maronna, comm' è bbona 'sta parmigiana,» esordì Jessica, pulendosi le labbra col dorso della mano. Poi si voltò verso Tonia, lanciando un'occhiata carica di malizia. «Ma mai bbona comm' a 'o sarto nuosto. Tonia, tu nun 'o saje, ma chisto tene 'e mmane d'oro. E nun sulo pe' cusì 'e vestiti.»

Leo si strozzò con un pezzo di melanzana, tossendo nel tovagliolo di carta. «Jessica, per favore...» balbettò, col viso che gli andava a fuoco. «Stiamo mangiando.»

Tonia smise di masticare la sua gomma, appoggiò la forchetta e si voltò lentamente verso Leo. Il suo sguardo era quello di sempre: scocciato, arrogante, le palpebre pesanti e le labbra carnose piegate in un sorrisetto ironico. Non fece il minimo sforzo per allontanarsi; anzi, si appoggiò allo schienale, e nel farlo il suo seno monumentale, compresso nel top rosa scollatissimo, vibrò vistosamente, fermandosi a un millimetro dal braccio di Leo. «Eh, 'o saccio, 'o saccio,» disse Tonia, con la sua voce nasale. «Jessi m'ha cuntato tutt' cos'. M'ha ditto ca l'haje ribaltata 'ncopp' 'o tavolo d' 'a sartoria... e po' chillu fatt' d' 'a spagnola 'int' 'o stanzino. 'O sarto pare 'nu santariello, e invece è 'nu riavulo scatenato.»

Prima di andare avanti…

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