'O Pertuso 'e Famiglia

Capitolo 6 - Scopata a tre 'int' 'o salone e 'o castigo p' 'a santarella

Mentre Leo sprofonda senza difese nei vizi di un selvaggio ménage à trois, diventando definitivamente lo schiavo carnale di Jessica, per Anna arriva una brutale resa dei conti. Il rancore covato nel buio si trasforma in un'aggressione umiliante e crudele da cui non c'è via di scampo.

A
anna

2 ore fa

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Leo non se lo fece ripetere due volte. Con un movimento rapido e deciso, si sfilò la camicia e diede un calcio ai pantaloni e ai boxer, restando completamente nudo in mezzo al salone. L'erezione, non ancora sazia dalla precedente esplosione, era già tornata tesa, prepotente, pronta a fare danni.

Le due vrenzole lo guardarono dall'alto in basso, gli occhi carichi di malizia e fame. «Maronna mij',» mormorò Tonia, passandosi la lingua sulle labbra carnose. «Chisto tene 'e batterie ca nun se scarrecano maje.» Si voltò verso l'amica, puntandole contro un dito dall'unghia lunghissima. «Jessi, t'haje già arricriato assaje tu. Mo tocca a me. Voglio veré si overamente me fa ascì pazza comm' dice.»

«Ma quanno maje!» sbottò Jessica, mettendosi le mani sui fianchi nudi. «L'aggio purtato io ccà! S'adda fa' primma a me, po' t' 'o passo quanno aggio fernuto. Tu te stive già divertendo cu' 'a spazzola!»

«'A spazzola 'a pozzo pure vuttà! Voglio 'o sarto!» ribatté Tonia, facendo vibrare il petto monumentale in un gesto di stizza.

Leo le guardò litigare per il suo cazzo come due ragazzine del vicolo per l'ultimo pezzo di sfogliatella. Un'ondata di onnipotenza lo travolse. Fece un passo avanti, mettendosi alle spalle di Tonia. La afferrò con forza, piantando le mani su quelle due "zizzone" ciclopiche e schiacciandole senza troppa delicatezza, mentre con il bacino premette duramente la sua erezione contro i glutei larghi e sodi della ragazza.

Tonia sussultò, emettendo un verso sorpreso. «Non c'è bisogno di litigare,» le zittì Leo, la voce arrochita, parlando in italiano ma con un tono da padrone assoluto. «C'è n'è per tutte e due. Voglio scopare prima quella nuova...» Strinse ancora di più il seno di Tonia, che si lasciò scappare un gemito. «E tu, Jessica... vieni qua e siediti sulla mia faccia.»

Le due ragazze si scambiarono un'occhiata di fuoco, un misto di sfida e lussuria pura. Non se lo fecero ripetere.

Leo si sdraiò a terra, sul linoleum freddo del salone. Cazzo, questo è un fottuto sogno, pensò, mentre la visuale sopra di lui veniva oscurata da carne, curve e desiderio.

Jessica si posizionò sopra la sua testa, allargando le cosce e abbassandosi lentamente fino a premere la sua intimità spalancata e fradicia direttamente sulla bocca e sul naso di Leo. Contemporaneamente, Tonia gli salì a cavalcioni sul bacino. Afferrò l'asta tesa di Leo, ci sputò sopra per lubrificarla, e con un lamento gutturale e sguaiato si lasciò scivolare giù, ingoiandolo tutto nelle sue pareti caldissime e strette.

La sensazione fu un cortocircuito sensoriale totale. Da una parte, Leo aveva la bocca invasa dal sapore forte, salato e dolciastro di Jessica, un oceano di umidità che gli toglieva il respiro. Dall'altra, sentiva il peso prepotente di Tonia sul suo inguine, la morsa strettissima della sua "fessa" che lo accoglieva fino alla base.

Leo iniziò a leccare con ferocia. La lingua guizzava, infilandosi tra le labbra di Jessica, succhiando il clitoride gonfio come se volesse strapparglielo via. Le teneva saldamente le cosce, tirandola giù ogni volta che lei cercava di inarcare la schiena per il troppo piacere. Nel frattempo, Tonia aveva iniziato a cavalcarlo come una pazza scatenata. Era pesante, carnosa, e ogni sua discesa era un colpo sordo contro il bacino di Leo. Le sue mammelle gigantesche ballavano furiosamente su e giù, schiaffeggiandosi a vicenda. Leo non poteva vederle, accecato dal culo e dalla figa di Jessica, ma ne sentiva il movimento, sentiva i gemiti rotti e disperati di Tonia che rimbombavano nel salone.

«Uh Gesù! Sarto'! Sarto'!» gridava Tonia, la sua aria scocciata e arrogante completamente cancellata da un piacere che sembrava non provare da cent'anni. «Maronna comm' me sfunne! Me staje tuccann' l'anema! Spinge!»

«Lè... Lè, me staje facenno ascì pazza!» le faceva eco Jessica, ansimando e strusciandosi convulsamente contro la lingua del ragazzo. «Sì... alliccam' tutt' cos', fratem'! Accussì!»

Era una sinfonia di carne e fluidi. Leo alternava grugniti profondi a leccate e succhiate sempre più violente, stantuffando il bacino verso l'alto per penetrare Tonia ancora più a fondo. L'aria sapeva di sesso animale. La lingua implacabile di Leo portò Jessica oltre il limite. La ragazza iniziò a tremare convulsamente, le unghie che si conficcavano nei capelli di lui. «Sto venenn'! Sto venenn' 'nfaccia a te, Lè!» urlò Jessica, venendo travolta da un orgasmo esplosivo che inondò il viso di Leo dei suoi succhi caldi e abbondanti.

Non appena Jessica crollò di lato, ansante e tremante sul pavimento, Leo si liberò il viso. Era eccitato oltre ogni limite, con la faccia lucida e il sangue che gli bolliva nelle vene. Afferrò Tonia per i fianchi larghi e, sfruttando l'adrenalina, la ribaltò con una mossa decisa.

Tonia finì con la schiena sul pavimento. Leo le salì sopra, separandole le cosce spesse con le ginocchia. Non c'era più traccia di dolcezza. La penetrò con una forza brutale, aggressiva. Le pareti della vrenzola erano un guanto di velluto strettissimo che sembrava volerlo risucchiare vivo.

Leo si avventò sul suo petto. Le afferrò i seni titanici con entrambe le mani, stringendoli con una violenza tale da lasciarle l'impronta rossa delle dita sulla pelle ambrata. Li impastava, li tirava, mentre il suo bacino sbatteva contro quello di lei con uno sciàf... sciàf assordante.

«Sfunname, sarto'!» gridava Tonia, guardandolo con gli occhi rovesciati all'indietro, le labbra gonfie dischiuse. «Sfunname tutt' 'a fessa! Faj' 'o riavulo!»

Leo affondò a un ritmo indiavolato, le carni che sbattevano senza sosta. Sentiva le unghie di Tonia graffiargli la schiena, incitandolo a non fermarsi. L'attrito, la pressione, la volgarità di quella femmina enorme e insaziabile lo portarono in cima al burrone.

Tonia inarcò la schiena, i muscoli vaginali che iniziarono a contrarsi furiosamente intorno al suo membro. «Maronna! Sto venenn' pur' io!» urlò, in preda agli spasmi.

«Tonia... cazzo!» ringhiò Leo. Sentendo di non poter più trattenere nulla, sfilò il cazzo all'ultimo secondo, con uno schiocco umido. Si alzò sulle ginocchia e le venne addosso. Getti densi e roventi schizzarono sull'addome piatto di Tonia, risalendo fino a imbrattare la valle profonda tra i suoi seni enormi e arrossati dai lividi delle sue mani.

Leo si lasciò cadere al suo fianco, il petto che si alzava e si abbassava in cerca di ossigeno, sdraiato sul pavimento freddo tra due ragazze sfinite, lucide di sudore e sperma, nel silenzio surreale di un sabato pomeriggio napoletano.

Leo non se lo fece ripetere due volte. Con un movimento rapido e deciso, si sfilò la camicia e diede un calcio ai pantaloni e ai boxer, restando completamente nudo in mezzo al salone. L'erezione, non ancora sazia dalla precedente esplosione, era già tornata tesa, prepotente, pronta a fare danni.

Le due vrenzole lo guardarono dall'alto in basso, gli occhi carichi di malizia e fame. «Maronna mij',» mormorò Tonia, passandosi la lingua sulle labbra carnose. «Chisto tene 'e batterie ca nun se scarrecano maje.» Si voltò verso l'amica, puntandole contro un dito dall'unghia lunghissima. «Jessi, t'haje già arricriato assaje tu. Mo tocca a me. Voglio veré si overamente me fa ascì pazza comm' dice.»

«Ma quanno maje!» sbottò Jessica, mettendosi le mani sui fianchi nudi. «L'aggio purtato io ccà! S'adda fa' primma a me, po' t' 'o passo quanno aggio fernuto. Tu te stive già divertendo cu' 'a spazzola!»

«'A spazzola 'a pozzo pure vuttà! Voglio 'o sarto!» ribatté Tonia, facendo vibrare il petto monumentale in un gesto di stizza.

Leo le guardò litigare per il suo cazzo come due ragazzine del vicolo per l'ultimo pezzo di sfogliatella. Un'ondata di onnipotenza lo travolse. Fece un passo avanti, mettendosi alle spalle di Tonia. La afferrò con forza, piantando le mani su quelle due "zizzone" ciclopiche e schiacciandole senza troppa delicatezza, mentre con il bacino premette duramente la sua erezione contro i glutei larghi e sodi della ragazza.

Tonia sussultò, emettendo un verso sorpreso. «Non c'è bisogno di litigare,» le zittì Leo, la voce arrochita, parlando in italiano ma con un tono da padrone assoluto. «C'è n'è per tutte e due. Voglio scopare prima quella nuova...» Strinse ancora di più il seno di Tonia, che si lasciò scappare un gemito. «E tu, Jessica... vieni qua e siediti sulla mia faccia.»

Le due ragazze si scambiarono un'occhiata di fuoco, un misto di sfida e lussuria pura. Non se lo fecero ripetere.

Leo si sdraiò a terra, sul linoleum freddo del salone. Cazzo, questo è un fottuto sogno, pensò, mentre la visuale sopra di lui veniva oscurata da carne, curve e desiderio.

Jessica si posizionò sopra la sua testa, allargando le cosce e abbassandosi lentamente fino a premere la sua intimità spalancata e fradicia direttamente sulla bocca e sul naso di Leo. Contemporaneamente, Tonia gli salì a cavalcioni sul bacino. Afferrò l'asta tesa di Leo, ci sputò sopra per lubrificarla, e con un lamento gutturale e sguaiato si lasciò scivolare giù, ingoiandolo tutto nelle sue pareti caldissime e strette.

La sensazione fu un cortocircuito sensoriale totale. Da una parte, Leo aveva la bocca invasa dal sapore forte, salato e dolciastro di Jessica, un oceano di umidità che gli toglieva il respiro. Dall'altra, sentiva il peso prepotente di Tonia sul suo inguine, la morsa strettissima della sua "fessa" che lo accoglieva fino alla base.

Leo iniziò a leccare con ferocia. La lingua guizzava, infilandosi tra le labbra di Jessica, succhiando il clitoride gonfio come se volesse strapparglielo via. Le teneva saldamente le cosce, tirandola giù ogni volta che lei cercava di inarcare la schiena per il troppo piacere. Nel frattempo, Tonia aveva iniziato a cavalcarlo come una pazza scatenata. Era pesante, carnosa, e ogni sua discesa era un colpo sordo contro il bacino di Leo. Le sue mammelle gigantesche ballavano furiosamente su e giù, schiaffeggiandosi a vicenda. Leo non poteva vederle, accecato dal culo e dalla figa di Jessica, ma ne sentiva il movimento, sentiva i gemiti rotti e disperati di Tonia che rimbombavano nel salone.

«Uh Gesù! Sarto'! Sarto'!» gridava Tonia, la sua aria scocciata e arrogante completamente cancellata da un piacere che sembrava non provare da cent'anni. «Maronna comm' me sfunne! Me staje tuccann' l'anema! Spinge!»

«Lè... Lè, me staje facenno ascì pazza!» le faceva eco Jessica, ansimando e strusciandosi convulsamente contro la lingua del ragazzo. «Sì... alliccam' tutt' cos', fratem'! Accussì!»

Era una sinfonia di carne e fluidi. Leo alternava grugniti profondi a leccate e succhiate sempre più violente, stantuffando il bacino verso l'alto per penetrare Tonia ancora più a fondo. L'aria sapeva di sesso animale. La lingua implacabile di Leo portò Jessica oltre il limite. La ragazza iniziò a tremare convulsamente, le unghie che si conficcavano nei capelli di lui. «Sto venenn'! Sto venenn' 'nfaccia a te, Lè!» urlò Jessica, venendo travolta da un orgasmo esplosivo che inondò il viso di Leo dei suoi succhi caldi e abbondanti.

Non appena Jessica crollò di lato, ansante e tremante sul pavimento, Leo si liberò il viso. Era eccitato oltre ogni limite, con la faccia lucida e il sangue che gli bolliva nelle vene. Afferrò Tonia per i fianchi larghi e, sfruttando l'adrenalina, la ribaltò con una mossa decisa.

Tonia finì con la schiena sul pavimento. Leo le salì sopra, separandole le cosce spesse con le ginocchia. Non c'era più traccia di dolcezza. La penetrò con una forza brutale, aggressiva. Le pareti della vrenzola erano un guanto di velluto strettissimo che sembrava volerlo risucchiare vivo.

Leo si avventò sul suo petto. Le afferrò i seni titanici con entrambe le mani, stringendoli con una violenza tale da lasciarle l'impronta rossa delle dita sulla pelle ambrata. Li impastava, li tirava, mentre il suo bacino sbatteva contro quello di lei con uno sciàf... sciàf assordante.

«Sfunname, sarto'!» gridava Tonia, guardandolo con gli occhi rovesciati all'indietro, le labbra gonfie dischiuse. «Sfunname tutt' 'a fessa! Faj' 'o riavulo!»

Leo affondò a un ritmo indiavolato, le carni che sbattevano senza sosta. Sentiva le unghie di Tonia graffiargli la schiena, incitandolo a non fermarsi. L'attrito, la pressione, la volgarità di quella femmina enorme e insaziabile lo portarono in cima al burrone.

Tonia inarcò la schiena, i muscoli vaginali che iniziarono a contrarsi furiosamente intorno al suo membro. «Maronna! Sto venenn' pur' io!» urlò, in preda agli spasmi.

«Tonia... cazzo!» ringhiò Leo. Sentendo di non poter più trattenere nulla, sfilò il cazzo all'ultimo secondo, con uno schiocco umido. Si alzò sulle ginocchia e le venne addosso. Getti densi e roventi schizzarono sull'addome piatto di Tonia, risalendo fino a imbrattare la valle profonda tra i suoi seni enormi e arrossati dai lividi delle sue mani.

Leo si lasciò cadere al suo fianco, il petto che si alzava e si abbassava in cerca di ossigeno, sdraiato sul pavimento freddo tra due ragazze sfinite, lucide di sudore e sperma, nel silenzio surreale di un sabato pomeriggio napoletano.

Il respiro di Leo si stava appena regolarizzando, disteso sul linoleum freddo con il petto coperto di sudore, quando sentì un'ombra scivolare sopra di lui. Tonia era stesa al suo fianco, ancora persa nei brividi del post-orgasmo, ma Jessica non aveva la minima intenzione di considerare chiuso lo spettacolo.

La vrenzola si trascinò a gattoni verso di lui, i seni pesanti che ondeggiavano a ogni movimento. Si fermò all'altezza del suo bacino e mise su un broncio teatrale, incrociando le braccia in un gesto che faceva strabordare la sua scollatura inesistente. «Ah, e accussì funziona?» sibilò Jessica, con un misto di finta offesa e lussuria accesa. «T'haje sfugato cu' Tonia, l'haje rimpita tutta quanta, e a me niente? A me nun me chiavi, sarto'? Sulo 'a vocca?»

Leo sollevò la testa a fatica, guardando la propria virilità ormai moscissima e imbrattata dagli umori di Tonia e dal proprio seme. «Jessica... abbi pietà,» ansimò in italiano, cercando di riprendere fiato. «Devo riprendermi. Sono totalmente morto lì sotto, non ce la faccio manco a muovere un dito.»

Il sorriso di Jessica si allargò, diventando diabolico e predatore. «Si' muorto? E allor' voldire ca t'aggia rianimà io. Oltre ca t'aggia pulì... tieni 'a fessa 'e Tonia ancora appiccicata 'ncuollo.»

Senza chiedergli il permesso, Jessica allungò una mano e prese la carne flaccida e stanca di Leo. Iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e decisi, spalmando i succhi di Tonia su tutta la lunghezza. Il contatto morbido e umido fece sussultare Leo, ma la vera magia arrivò un attimo dopo. Jessica chinò il viso e prese il membro moscio tra le labbra carnose.

«Cazzo...» mormorò Leo, chiudendo gli occhi e lasciando cadere la testa all'indietro.

La sensazione era indescrivibile. La bocca di Jessica era una fornace calda e accogliente. Con la lingua lavorava il glande morbido, succhiando con una pressione dolce ma costante, ripulendolo dai fluidi per poi inumidirlo con la sua stessa saliva. Leo iniziò a gemere, un suono profondo e gutturale che gli nasceva dal petto. Più lei lo succhiava, più il sangue ricominciava a scorrere inesorabile. Sentire la propria virilità che, da completamente morta, iniziava a gonfiarsi, pulsare e indurirsi riempiendo letteralmente il palato e la bocca della ragazza, era un'estasi assoluta.

In meno di due minuti, l'erezione di Leo era tornata titanica, un pezzo di marmo rovente incastrato tra le labbra di Jessica.

Appena sentì che il cazzo era teso al massimo, Jessica se lo sfilò dalla bocca con un sonoro schiocco umido. Si leccò le labbra, si alzò in piedi e si diresse verso il bancone della cassa con una camminata sfacciata. Si piegò a novanta gradi sul mobiletto, inarcando la schiena e offrendo a Leo una visuale spettacolare del suo culo rotondo, spalancato e pronto. «Mo ca si' rinasciuto, sarto',» gli intimò lei, guardandolo da sopra la spalla con gli occhi che brillavano di vizio. «Vien' ccà. Sfunname.»

Leo non se lo fece ripetere. L'istinto animale aveva di nuovo preso il sopravvento. Si alzò di scatto e le andò dietro. Afferrò i fianchi pieni di Jessica e strusciò la punta del cazzo turgido lungo la fessura bagnatissima di lei, stuzzicandola dall'alto verso il basso. Jessica emise un lamento acuto, scalpitando sul posto. Poi, senza alcun preavviso, Leo spinse in avanti il bacino con una brutalità inaudita. Affondò dentro di lei con un colpo secco e totale.

«Uh, Maronna mia!!» urlò Jessica, piantando le unghie sul legno del bancone.

Le pareti di lei erano strettissime, un guanto di muscoli bollenti che cercavano di mungerlo a ogni millimetro. Leo non le diede tregua. Iniziò a stantuffare con una violenza e una foga selvaggia. Il rumore nel salone era assordante: lo schiocco umido della carne contro la carne, il tonfo ritmico delle palle di Leo che sbattevano senza pietà contro il culo sodo e sudato della ragazza. Pàff... Pàff... Pàff...

«Accussì! Cchiù forte, Lè!» ansimava Jessica, la voce rotta, i gemiti che rimbombavano tra gli specchi.

Leo era fuori controllo. Con la mano sinistra le afferrò una manciata di capelli scuri, tirandole la testa all'indietro per esporre il collo, mentre con la mano destra si allungò in avanti, aggrappandosi a una delle sue enormi "zizzone" pendenti. La strinse con una forza brutale, impastandola e tirando il capezzolo mentre continuava a trivellarla da dietro. La presa rude e l'atto selvaggio fecero perdere a Jessica ogni freno, trasformando i suoi ansimi in vere e proprie urla di puro godimento.

Nel frattempo, sul pavimento, lo spettacolo aveva riacceso anche la seconda vrenzola. Tonia, appoggiata sui gomiti con il seno ciclopico che le si schiacciava contro le braccia, recuperò la spazzola per capelli caduta poco prima. Senza staccare gli occhi dal culo di Leo che sbatteva contro quello dell'amica, Tonia premette il manico liscio contro il proprio clitoride e riprese a darsi piacere. «Maronna... staje sfunnanno pure a me sulo a guardà...» strascicò Tonia, ansimando rumorosamente, le dita che muovevano la spazzola con un ritmo sempre più frenetico.

L'aria del salone era un concentrato di ormoni, sudore e peccato. I tre erano sintonizzati sulla stessa folle frequenza carnale. Leo spingeva come un pistone impazzito, la mano serrata sul seno di Jessica e le dita incastrate nei suoi capelli.

«Sto venenn'!» gridò Jessica, stringendo i denti, il bacino che le scattava all'indietro per cercare l'affondo più profondo. «Sbaria rint' a me, Lè!» «Sì... pure io!» ululò Tonia dal pavimento, accelerando con la spazzola fino a farsi del male.

Leo diede tre colpi spietati, finali. Al quarto, il suo corpo si tese come un arco. Con un ringhio gutturale, esplose dentro di lei. Il fiotto caldo e denso inondò le profondità di Jessica, proprio mentre lei veniva scossa da spasmi violenti e incontrollabili, bagnando il cazzo di lui con i suoi stessi umori. A un metro di distanza, Tonia inarcò la schiena sul pavimento, venendo con un grido acuto e sguaiato, schiacciando la spazzola contro la sua intimità tremante.

Leo restò incollato a Jessica, il petto sudato premuto contro la sua schiena, svuotato di ogni singola goccia di energia, mentre il respiro affannato di tutte e tre le anime rimbombava nel salone deserto, a sigillare la pausa pranzo più devastante della sua vita.

Il silenzio pesante e carico di umori del salone fu rotto dalla risata roca e soddisfatta di Tonia. La vrenzola, ancora sdraiata sul pavimento con le gambe larghe e il petto monumentale lucido di sudore e sperma, si passò una mano tra i capelli scompigliati, fissando Leo con un misto di rispetto e pura lussuria.

«Maronna mij',» strascicò Tonia, la voce impastata. «A me maje nisciuno m'aveva chiavata accussì 'int' a tutta 'a vita mia. Sarto', tu pare 'nu prevete ma faje 'o riavulo a fune sciolte. M'haje distrutto.»

Jessica, che si stava staccando lentamente da Leo, si pulì il mento con il dorso della mano e gli lanciò un'occhiata carica di possesso e orgoglio, come se avesse appena vinto un trofeo di caccia. «T' 'o dicevo io ca chisto è 'nu mostro. 'E mmane d'oro tene, ma pure 'o riesto nun pazzea pe' niente.»

I tre si alzarono a fatica, con i muscoli tremanti, e si trascinarono verso il retrobottega per recuperare i vestiti. L'atmosfera era satura di un'elettricità carnale e complice. Leo si infilò i boxer e i pantaloni, sentendosi le gambe molli, mentre guardava le due ragazze rivestirsi. Era uno spettacolo: Tonia che cercava di far rientrare a forza le sue due "zizzone" ammaccate nella magliettina rosa, e Jessica che si tirava su i pantaloncini aderenti sulle cosce sudate.

Jessica si avvicinò a Leo. Non aveva ancora rimesso il top fluo, esponendo il seno ancora arrossato dai morsi e dalle strette del ragazzo. Gli mise le mani sulle spalle, lo tirò a sé e lo baciò con possessività, infilandogli la lingua in bocca. Poi lo guardò dritto negli occhi, con quel suo cipiglio da femmina gelosa e dominante. «Haje visto, Lè?» gli sussurrò a un palmo dal viso, la voce suadente ma affilata. «Stand' cu mme, io te svuoto sempe 'e palle comm' se deve. T' 'o faccio ascì da l'uocchie. E si faje 'o bravo... ogne tanto putimmo pure rifà 'stu juoco a tre cu' Tonia.» Gli diede un buffetto sulla guancia, congedandolo ma al tempo stesso incatenandolo. «Stasera fatti trovare pronto. Passami a piglià cu 'o motorino, ca asciamo. E nun me fa' aspettà.»

Leo annuì, incapace di ribellarsi. Il suo piano di lasciarla era affogato in un mare di saliva e lussuria. Era ufficialmente in trappola, schiavo del proprio stesso istinto.

Mentre Leo chiudeva la porta del salone alle sue spalle, credendo di aver appena vissuto il momento più folle della giornata, a qualche chilometro di distanza l'aria si era fatta di ghiaccio.

La schiena di Anna sbatté con violenza contro l'intonaco freddo del muro. Un sussulto strozzato le morì in gola. Non riusciva a muovere la testa. Una mano grande, tremante di rabbia e forte come una morsa d'acciaio, le stringeva la mascella e il mento, costringendola a tenere il viso sollevato e le labbra dischiuse.

Gli occhi di Ale erano a pochi centimetri dai suoi. Non c'era più traccia del ragazzino frustrato, imbranato e sottomesso di quella mattina. Al suo posto c'era uno sguardo nero, feroce, carico di un odio e di una vendetta che Anna non gli aveva mai visto addosso. Il suo respiro sapeva di tabacco e di una furia fredda.

E poi, lo shock. Ale aveva la zip dei jeans completamente abbassata. Il suo cazzo, turgido, rosso e pulsante di una rabbia animale, era fuori. Con un movimento secco e umiliante, glielo sbatté con forza contro la guancia e l'angolo della bocca. Schiaff. La carne calda e dura premette contro il viso morbido e terrorizzato di Anna, lasciandole il fiato mozzato.

Come cazzo ci erano finiti in quella situazione? Come aveva fatto Ale, il "muccusiello", a trasformarsi in quel carnefice spietato, pronto a umiliarla nel modo più sporco possibile?

Il segreto della bottega, a quanto pareva, aveva appena presentato il suo conto.

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