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Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 2
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Capitolo 2 di 7 26 min di lettura

Na spagnola 'mmiez' 'e zizzone

L'incontro tanto atteso con la raffinata Ludovica viene interrotto dalla gelosia carnale di Jessica, pronta a marchiare il territorio a colpi di perversione nel retrobottega. Tra piaceri bagnati e tensioni palpabili, il rientro anticipato di Cira minaccia di far crollare i delicati segreti di famiglia.

anna
5 mesi fa · 1k letture · 3

Leo sbiancò. Il sangue gli si gelò nelle vene, scivolando via dal viso in una frazione di secondo. Fissò quel pezzetto di pizzo nero che dondolava tra le dita della sorella, sentendo il respiro bloccarsi in gola. Non aveva scuse pronte, non c'era via d'uscita. «Anna...» balbettò, passandosi le mani tremanti tra i capelli. «Senti, ti giuro, è successo tutto all'improvviso. Non so nemmeno io come cazzo ho fatto.» Anna sgranò i suoi grandi occhi scuri, lasciando cadere le mutandine sul tavolo della cucina come se scottassero. «Lè, ma staje pazziann'?» sussurrò, sconvolta. «Te si' purtat' na femmen' 'n bottega? Addò faticamm'?» «Sì, cioè, no! È entrata per prendere le misure e... una cosa ha tirato l'altra,» confessò Leo tutto d'un fiato, avvicinandosi a lei con le mani giunte in segno di preghiera. «Ti prego, Anna, ti supplico. Se mamma lo scopre mi uccide. Lo sai com'è fatta, se viene a sapere che ho scopato sul suo tavolo da taglio con una cliente mi taglia la gola con le forbici da sarto! Non dirle niente, ti scongiuro!» Anna rimase in silenzio per qualche secondo, fissando il fratello. Poi, invece di fare la spia o fargli la morale, si lasciò cadere sulla sedia con un sospiro pesante, incrociando le braccia sotto il petto. L'espressione di shock si sciolse in un broncio frustrato. «E chi le dic' nient', Lè. Anzi,» mormorò lei, scuotendo i ricci scuri, «beato a te ca riesc' a fa' coccos'. Io stong' murenn' ccà dint'.» Leo aggrottò la fronte, confuso da quella reazione inaspettata. «In che senso?» «Nel senso ca mammà cu me è n'angosci'! Me ten' carcerat'!» sbottò Anna, alzando un po' la voce ma stando attenta a non farsi sentire dai vicini. «Faccio 'a quinta superior', Lè! E alle nov' di sera aggia sta' rint' a casa! Se voglio ascì a mangia' na pizza, adda sape' fil' e per segn' cu chi stong', me li fa purta' fin' a for' 'o purton' pe' veré chi song'. Non ne posso cchiù. Tu almen' t'haje sfugat', io manco respirar' pozz'!» Anna si alzò in piedi, camminando nervosamente per la piccola cucina, e mentre lo faceva Leo non poté fare a meno di guardarla con occhi diversi, capendo improvvisamente perché la madre fosse così terrorizzata all'idea di farla uscire. Sua sorella aveva sempre fatto stragi. A differenza di Jessica, che era pura prepotenza visiva, Anna aveva una bellezza molto morbida e naturale, un'energia più dolce ma non per questo meno letale. Era sensuale quasi senza rendersene conto del tutto, con quell'aria ingenua, tranquilla e un po' persa che contrastava in modo brutale con il suo fisico esageratamente abbondante. Il viso era delicato, dominato da occhi grandi e ciglia lunghissime, e labbra piene e morbide che la facevano sembrare spontanea e mai costruita. I capelli ricci e scuri le incorniciavano il volto in modo selvaggio e bellissimo. Ma era il corpo a renderla un vero e proprio magnete per i guai. Fisicamente era formosissima, morbidissima e femminile da fare spavento. Anche adesso, indossando solo un pantaloncino da casa e una canottiera bianca troppo stretta, la sua silhouette era esplosiva. Aveva fianchi larghi e gambe piene, ma il punto focale restava quel seno incredibilmente prosperoso. Sotto il tessuto leggero della maglia, il petto appariva pieno, rotondo e pesante, tanto che il cotone faceva fatica a contenerlo, creando una scollatura profonda ed evidente a ogni minimo movimento. Leo si ricordò di averla vista al mare, quell'estate, con un bikini zebrato in cui il top a triangolo sembrava sul punto di cedere sotto il peso di quelle tette morbide, mentre lei se ne stava in acqua con i capelli bagnati, trasmettendo una carica erotica "acqua e sole" pazzesca. Era una sensualità non aggressiva, ma tremendamente carnale: una ragazza semplice, carnosa, che attirava immediatamente gli sguardi arrapati di tutti i ragazzi del paese proprio grazie a quel mix letale di curve da pornostar e sguardo innocente. «C'è un ragazzo,» continuò Anna, fermandosi davanti a lui e abbassando la voce, tirandolo fuori dai suoi pensieri. «Si chiama Ale. Andiamo a scuola insieme. Abbiamo iniziato una mezza relazione dietro i banchi... ma io non so mai come fare per vederlo fuori. Se lo dico a mamma, prima mi interroga e poi mi chiude a chiave nella stanza.» Leo annuì, comprendendo perfettamente la situazione. «E quindi?» Gli occhi di Anna si illuminarono, perdendo per un attimo quell'ingenuità e rivelando una furbizia tutta partenopea. Afferrò la giacca di Leo dal tavolo e la spinse verso di lui, insieme alla mutandina incriminata. «Facimm' nu patt', Lè,» sussurrò, avvicinandosi. «Tu nun dic' nient' 'e me, e io nun dic' nient' 'e 'sta purcaria ca haje fatt' in sartoria.» «Un ricatto?» «Un accordo,» lo corresse lei, seria. «Ti prego, Lè, coprimi. Il pomeriggio mamma ti lascia spesso da solo in negozio. Dille che sono andata da papà, o che sono uscita a fare delle commissioni per te. Coprimi le spalle quando vedo Ale. Ti prego, Lè, se mi becca mi uccide.» Leo guardò la sorella. Vide la disperazione e il desiderio nei suoi occhi grandi e scuri, e ripensando a quanto si era sentito vivo lui solo un'ora prima con le mani sul corpo di Jessica, prese la sua decisione. «Va bene,» sospirò Leo, infilandosi rapidamente il pezzo di pizzo nella tasca dei pantaloni. «Ti copro io. Reggimi il gioco con mamma e io farò lo stesso per te con questo Ale. Anche perché...» si interruppe, sentendo le guance andargli a fuoco. «Anche perché?» lo incalzò Anna, incuriosita. «Anche perché c'è una ragazza che piace a me. E non è la proprietaria di quelle mutande,» confessò Leo, passandosi una mano sul collo. «È una questione complicata.» «Uhhh, 'o frat' mij' tene 'e sicret'!» sorrise Anna, maliziosa. «E chi è 'sta guaglion'? Na chiattill'?» Leo aprì la bocca per rispondere e raccontarle di Ludovica, ma un rumore metallico rimbombò improvvisamente nel corridoio. Il rumore di chiavi infilate nella toppa della porta blindata. I due fratelli si zittirono all'istante, gli occhi spalancati dal terrore. «Maronn', è mammà!» sussurrò Anna, fiondandosi verso i fornelli e facendo finta di girare il sugo con un cucchiaio di legno, mentre il cuore le batteva all'impazzata, facendo sussultare vistosamente il seno abbondante. Leo si pietrificò, spingendo la giacca sulla sedia e cercando di assumere un'aria normale, sperando con tutto se stesso che l'odore di sesso e profumo chimico che si portava addosso fosse svanito. La conversazione era finita. Il patto era siglato, ma ora dovevano sopravvivere al generale Cira.

La madre di Leo e Anna non era il tipo di donna che passava inosservata. Aveva il fascino potente di chi non punta sulla dolcezza giovanile, ma sulla pura presenza scenica. Entrò in casa e, in un attimo, spostò tutta l'attenzione su di sé senza nemmeno il bisogno di parlare. C’era qualcosa di squisitamente teatrale nel suo modo di apparire: i capelli scuri, un’esplosione di ricci voluminosi che le incorniciavano il viso in modo disordinato ma affascinante, le davano un'eleganza istintiva. I grandi orecchini a cerchio dorati tintinnavano a ogni suo passo.

Si sfilò la giacca di pelle nera con un movimento fluido, rivelando un outfit vistoso che pochissime donne della sua età avrebbero saputo portare con tanta disinvoltura: un top aderente con una stampa leopardata sui toni del verde. Fisicamente, Cira aveva un corpo asciutto, tonico, ma ferocemente femminile. Non era formosa e abbondante come Anna o la vrenzola Jessica, ma aveva curve armoniose, esaltate da una postura dritta, altera e sicura di sé che rendeva ogni suo gesto seducente. Il suo seno, seppur non enorme, era perfettamente proporzionato e valorizzato al massimo: la scollatura molto aperta del top rendeva il suo décolleté il centro della scena.

La sua era una sensualità adulta, chiaramente costruita e consapevole. Era una donna che sapeva esattamente quale immagine proiettare: forte, dominante, da vera diva mediterranea un po' retrò. Il viso era intenso, magnetico. Gli occhi scuri e profondi scrutavano sempre il mondo con un leggero distacco ironico, quasi provocatorio. Ma l'arma letale di Cira erano le labbra: piene, carnose, accese da un rossetto rosso fuoco che spiccava sulla pelle ambrata.

«Uh, Gesù, Giuseppe e Maria, e che ciavurro!» esclamò Cira, annusando l'aria con teatralità, gli occhi che brillavano di un'ironia vivace. Si avvicinò al tavolo della cucina, piantando le mani sui fianchi stretti. «Me par' d'assistere a nu miracol'! 'A principessa s'è mis' a cucena'!»

Anna, ancora un po' pallida per lo spavento di prima, le sorrise debolmente. «Ho fatto gli ziti al forno, ma'. Siediti, è pronto.»

«E menumal', ca stong' mort' 'e fam',» ribatté Cira, tirando indietro la sedia e accomodandosi a capotavola come una vera matriarca. Il suo sguardo scuro e indagatore si posò subito su Leo, che stava fissando il piatto di plastica sul tavolo con un po' troppa concentrazione.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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