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Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 3
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Capitolo 3 di 7 23 min di lettura

O sapore d' 'a sora e na bella alliccata 'e fessa

Cercando conforto per una lite furiosa col fidanzato, Anna fa crollare l'ultimo tabù familiare abbandonandosi a un piacere umido e proibito con il fratello. Nel frattempo, Ale cerca uno sfogo a pagamento in uno squallido motel, ignaro del pericoloso incrocio di destini che lo attende.

anna
5 mesi fa · 993 letture · 3

Arrivati a casa, Anna si fiondò in bagno. Il rumore dell'acqua scrosciante riempì l'appartamento, mentre Leo telefonava in pizzeria per ordinare due margherite. Si buttò sul divano del salotto, cercando di rilassarsi, ma l'aria in casa era strana. Pesante.

Dopo un quarto d'ora, la porta del bagno si aprì, sprigionando una nuvola di vapore che sapeva di bagnoschiuma alla vaniglia e pelle pulita. Anna uscì, e Leo si sentì mancare il fiato.

Se prima era provocante da strada, ora era di una sensualità domestica e vulnerabile che faceva male agli occhi. Aveva indossato il suo pigiama estivo: un pantaloncino di seta sintetica blu notte, talmente corto da sembrare una culotte, e una canottiera abbinata, scollatissima e con le spalline sottili. Sotto, ovviamente, non aveva il reggiseno. Il tessuto leggero, quasi liquido, si appoggiava sulle sue curve formose assecondandone ogni movimento. I capezzoli turgidi spuntavano prepotenti contro la stoffa, e il peso del suo seno era così evidente che la canottiera sembrava sul punto di cedere. I ricci scuri erano umidi e le ricadevano disordinati sulle spalle nude.

Ma la cosa più letale era il suo viso: aveva gli occhi rossi, l'espressione dolce e persa di una bambina che ha bisogno di conforto. Una combinazione tra ingenuità assoluta e un corpo da attrice hard che rischiava di far impazzire chiunque.

Anna andò dritta verso il divano. Non si sedette accanto a lui; si lasciò cadere letteralmente addosso a Leo, rannicchiandosi, nascondendo il viso nell'incavo del suo collo. Iniziò a piangere di nuovo, dei singhiozzi silenziosi che le facevano sussultare tutto il corpo.

«Ehi... shhh, che c'è mo'?» sussurrò Leo, passandole un braccio intorno alle spalle nude, sentendo il calore umido della sua pelle irradiarsi sotto il palmo della mano.

«Forse teng' tort' io, Lè...» mormorò lei, la voce impastata dalle lacrime, strofinando il naso contro la maglietta del fratello. «Forse ha ragion' Ale. Forse so' io ca so' sbagliata.»

«Non dire cazzate, Anna.»

«No, sient' a me!» insistette lei, alzando il viso per guardarlo. Nel farlo, si spostò, mettendosi mezza sdraiata sul fianco, pericolosamente vicina a lui. La scollatura della canottiera cedette verso il basso per la gravità, offrendo a Leo una visuale totale, profonda e vertiginosa della sua valle morbida. «Io volevo aspetta'... ma forse so' sulo terrorizzat'. Forse m'ha rutt' 'a capa mammà cu tutt' 'ste paure. 'E l'uommene ca te vonno usa', ca te schifano si cedi subit'... Lè, io nun ce sto capenn' cchiù nient'. Tengo l'ormoni ca me sbattono 'ncapa, 'a voglia 'e fa' 'e cose, e po' me blocco pecché me sento 'nu mostr'!»

«Tu non sei un mostro, Anna. Sei solo confusa,» cercò di ragionare Leo, la cui voce, però, stava diventando inspiegabilmente roca.

«E allor' pecché faccio accussì?» continuò lei. Chiuse gli occhi e, con un sospiro stanco, si lasciò scivolare ancora più giù, appoggiando la testa direttamente sul petto di Leo.

Il movimento fu fatale. Anna tirò su una gamba, accavallandola in parte sopra quelle del fratello. Il suo seno enorme e libero dal reggiseno si schiacciò senza alcun filtro contro l'addome e il fianco di Leo. La morbidezza di quella carne, il suo peso caldo, il profumo inebriante di pelle appena lavata... era un attentato.

Leo deglutì a fatica, il cuore che gli martellava nelle orecchie. Le mani non sapevano dove stare: una era rimasta bloccata dietro la schiena di lei, l'altra era posata incerta sulla sua spalla. Sentiva il respiro caldo di Anna filtrargli attraverso la maglietta.

«Non devi fare niente che non ti senti di fare,» balbettò Leo, cercando disperatamente di tenere il cervello collegato al ruolo del fratello maggiore, anche se la sua mascolinità, risvegliata da quell'attrito proibito e da quel corpo devastante, stava iniziando a reagire.

«Tu me capisc', over'?» sussurrò Anna, la voce ora bassissima, quasi un sospiro. Si strinse ancora di più a lui, come una gatta in cerca di calore, sfregando impercettibilmente il busto. I suoi seni massaggiarono il fianco di Leo in un movimento inconsapevole ma carico di una sensualità atroce. «Sulo tu me capisc', Lè...»

Leo chiuse gli occhi, pregando che il citofono per le pizze suonasse il prima possibile, perché in quel salotto silenzioso, con sua sorella mezza nuda sdraiata su di lui, il confine del tabù si stava facendo pericolosamente, fottutamente sottile.

Il silenzio del salotto era denso, quasi elettrico, rotto solo dal respiro irregolare di Anna e dal ronzio lontano del frigorifero in cucina. Il peso del suo corpo sul fianco di Leo, quel calore umido che sprigionava dalla pelle appena lavata, stava mandando in tilt ogni singola difesa del ragazzo.

«Non devi farti condizionare così tanto da mamma, nennè,» le sussurrò Leo, accarezzandole distrattamente i ricci umidi, cercando di mantenere la voce ferma. «Lei vede il male ovunque. Ma le cose non sono così sporche come dice lei. Farlo non è sbagliato... devi solo farlo con chi te la senti davvero, con chi ti fa sentire al sicuro, senza ansie.»

Anna sollevò il viso dal suo petto. I suoi grandi occhi scuri lo fissavano con una vulnerabilità che disarmava. Si mosse ancora, e il suo seno nudo sotto la seta scivolò contro il braccio di Leo, un attrito che gli fece stringere i denti. «Ma io nun me sento sicura cu nisciuno, Lè,» sussurrò lei, la voce impastata e dolcissima. «Sulo cu tte sto bbona. Tu me tucche cu affetto, nun me guarde comm' a 'nu piezz' 'e carne. Cu tte me sento prutetta.»

Leo deglutì a fatica, il sangue che gli pompava forte nelle vene. «È normale, Anna... sono tuo fratello. È ovvio che ti tocco con affetto.»

«E allor' pecché l'ati nun ponno essere comm' a te?» mormorò lei. Si avvicinò ancora di più, il viso a pochi centimetri da quello di lui. Il suo respiro sapeva di menta e vaniglia. Chiuse gli occhi, lasciandosi guidare da un bisogno di affetto che stava rapidamente sfociando in una lascivia proibita. «Si fosse pe' me... da te me facesse tuccà, Lè. Sulo da te.»

La frase restò sospesa nell'aria come una bomba innescata. Leo si bloccò. Il cervello gli urlava di spingerla via, di ricordarle chi erano, ma il suo corpo era già in fiamme. Guardò giù. La canottiera di Anna era completamente scivolata da un lato, lasciando scoperta la curva superiore e il solco del suo petto esplosivo.

Guidato da un istinto oscuro e da una curiosità divorante, Leo abbassò la mano tremante. «Sei sicura di quello che dici, Anna?» sussurrò, con la voce diventata un graffio roco. «Ti faresti toccare... così?»

Le sue dita sfiorarono la seta proprio sopra il capezzolo turgido. Anna trattenne il fiato, inarcando leggermente la schiena. Invece di ritrarsi, si spinse contro il suo palmo. Leo perse il controllo. La mano si chiuse, avvolgendo l'intera mole di quel seno morbidissimo e pesante attraverso il tessuto. Iniziò a impastare quella carne generosa, stringendola e massaggiandola con una pressione ferma. La sensazione era paradisiaca: la pelle di lei era bollente, il capezzolo duro come un sassolino si strusciava contro il palmo della sua mano.

«Uh, Maronna...» gemette Anna, gettando la testa all'indietro contro lo schienale del divano. Le sue labbra si dischiusero, e un suono gutturale, di puro piacere, le sfuggì dalla gola. «Lè... è bell' assaje...»

«Anna, questo è... è sbagliato,» ansimò Leo, il senso di colpa che lottava ferocemente con l'eccitazione mentre l'altra mano, quasi di vita propria, le accarezzava il fianco nudo.

«No... nun è sbagliat',» sussurrò lei, aprendo gli occhi lucidi di lussuria. Si morse il labbro inferiore, muovendo il bacino in modo impercettibile contro la coscia di lui. «Si si' tu... va bbuono. Famme sentì bbona, fratellò... ti prego.»

Quella supplica, unita al calore del suo corpo formoso, distrusse l'ultimo argine della moralità di Leo. Spostò la mano dal fianco di lei, scendendo lungo l'elastico dei pantaloncini di seta blu notte. Le dita scivolarono sotto il tessuto, sfiorando il basso ventre, fino a trovare il suo centro. La trovò fradicia. Bagnatissima. L'ansia di prima si era sciolta in un'eccitazione liquida e bollente.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Cap. 4

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