Vai al contenuto
Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 7 26 min di lettura

Na spagnola 'mmiez' 'e zizzone

L'incontro tanto atteso con la raffinata Ludovica viene interrotto dalla gelosia carnale di Jessica, pronta a marchiare il territorio a colpi di perversione nel retrobottega. Tra piaceri bagnati e tensioni palpabili, il rientro anticipato di Cira minaccia di far crollare i delicati segreti di famiglia.

anna
5 mesi fa · 1k letture · 3

La mente di Leo andò in cortocircuito. Era una dicotomia folle. Cazzo, di là, a tre metri da me, c'è la ragazza che mi piace, la principessa di ghiaccio. E io qua dietro mi sto facendo segare le palle da una dea dei vicoli che mi sta usando come antistress territoriale. E non mi dispiace... non mi dispiace per un cazzo.

«T' 'o vec' io si m'appienn' pe' chella là...» ansimava Jessica, alzando lo sguardo su di lui. I suoi occhi chiari erano accesi dal vizio, il trucco leggermente sbavato dal sudore. «Sient' comm'è fradici', sart'... te piac' mmienz' a 'ste zizz' mij'? Songo overament' rrobba toja...»

La sua lingua lunga, rosa e umida, scattò fuori. Mentre continuava a segrarlo freneticamente con le tette incastrate, Jessica chinò la testa e iniziò a leccare con foga la cappella del cazzo ogni volta che sbucava verso l'alto. La combinazione del massaggio pressante della carne morbida sul fusto e del tocco guizzante, bagnato e caldo della lingua e delle labbra sulla zona più sensibile, mandò Leo in orbita.

«Jes... Cristo, sì...» gemette Leo, affondando le dita nei folti capelli scuri della ragazza, perdendo ogni controllo, ogni pudore, ogni preoccupazione per chi fosse dall'altra parte della tenda.

Il ritmo si fece forsennato. Lo schiocco viscido della saliva si mescolava al respiro pesante di Leo e ai mugugni osceni di Jessica, che non smetteva di provocarlo in quel napoletano di strada che ora gli suonava come la musica più erotica del mondo. «Spruzzame tuttecose 'ncuoll', Lè... sfamame, sfunname... famm' vere' l'omm' ca si'...» lo incitava lei, succhiando la punta e stringendo i petti con violenza.

Il climax lo investì come un treno in corsa. Leo inarcò la schiena, contraendo tutti i muscoli. La tensione si ruppe con un'urgenza bestiale. «Sto venendo!» ringhiò, tirandola per i capelli per tenerla ferma.

L'eruzione fu intensa, violenta, irrefrenabile. Getti densi e caldissimi di sperma schizzarono fuori, colpendo Jessica in pieno. Il seme caldo le bagnò le labbra socchiuse, il mento, la guancia, scivolando copioso e denso sulla sua pelle abbronzata, fino a gocciolare e spalmarsi sul dislivello morbido dei suoi enormi seni nudi e imperlati di sudore.

Leo si afflosciò sullo sgabello, ansimando, il petto che si alzava e si abbassava a un ritmo irregolare. Jessica rimase in ginocchio. Passò un dito sulle proprie tette, raccogliendo una goccia della sua virilità, e se la portò alle labbra con un sorriso trionfante, feroce e primordiale. Lo guardò, il viso imbrattato del suo piacere, e sussurrò con la voce roca: «Sistemate 'e cauzun', sart'. Ca mo' 'a chiattill' t'aspetta p' 'a ricevut'.»

Leo si sistemò i pantaloni con le dita ancora scosse da un tremito incontrollabile, mentre il cuore gli rimbalzava contro le costole come un animale in gabbia. Jessica, con una calma serafica e irritante, si tirò su il top fluo, sistemando con due colpetti decisi le sue "zizzone" monumentali che ancora vibravano per l’adrenalina. Si passò una mano tra i capelli scuri, sciolti e disordinati, e si diede una rapida controllata allo specchio macchiato di vapore e passione.

«Sistemate 'a cammisa, sarto',» gli sussurrò lei con un sorrisetto ferocissimo, «ca tiene 'a faccia 'e chi ha appena vist' 'a Maronna.»

Leo obbedì meccanicamente, cercando di ricomporsi. Il pensiero di Ludovica, seduta a pochi metri da lì, lo faceva sentire un verme, ma un verme incredibilmente appagato. Prese un respiro profondo, contò fino a tre e scostò la pesante tendina di velluto bordeaux.

Ma non appena mise piede nella bottega, il fiato gli si troncò di netto.

Dietro il bancone, perfettamente composta nel suo outfit elegante e magnetico, non c'era il vuoto. C'era Cira. La madre era tornata, chissà da quanto, e stava tranquillamente misurando con lo sguardo il tessuto dell'abito che Ludovica le stava mostrando. Ludovica era lì, in piedi, impeccabile nella sua grazia da chiattilla, mentre osservava Cira con rispetto.

Il silenzio che accolse l'uscita dei due dallo stanzino fu interrotto solo dal trillo del campanello di un cliente immaginario nella testa di Leo. L'odore di sesso, saliva e vaniglia che Jessica emanava sembrava riempire l'intera stanza come una nebbia densa.

Cira alzò lo sguardo. I suoi occhi scuri, profondi e carichi di quel distacco ironico che la contraddistingueva, si posarono prima sul figlio, notando la camicia infilata male e lo sguardo sbarrat e poi su Jessica, che uscì dallo stanzino con la sfacciataggine di una regina che ha appena conquistato un regno.

«Ma'...» balbettò Leo, la voce che gli uscì di due ottave più alta. «Sei... sei già di ritorno? Non dovevi fare tardi?»

Cira non si scompose. Si sistemò un riccio scuro dietro l'orecchio, facendo brillare il cerchio d'oro. Le sue labbra rosse si incurvarono in un sorriso enigmatico. «Aggi' finit' primm', Lè. Nun te preoccupa', 'a ffatica nun m'abbotta maje,» rispose in un napoletano fluido e sicuro. Poi si rivolse a Ludovica con estrema cortesia: «Scusa 'a mancanza, signurì. Mio figlio ogni tanto si perde 'int' 'e misur'.»

Jessica fece schioccare la gomma, incrociando le braccia proprio sotto il petto prorompente, sfidando lo sguardo di Cira. «'O guaglion' ffatica buon', Cira. Ten' 'na man' delicata,» disse la vrenzola, lanciando un'occhiata di fuoco a Ludovica, che era rimasta in silenzio, percependo una tensione che non riusciva a spiegarsi del tutto.

«M' 'o mmaggino,» rispose Cira, gelida. «Lè, serv' 'a signurina Jessica, ca sicurament' ten' press'. Io m'occup' 'e Ludovica.»

I minuti successivi furono un'agonia di gesti forzati. Leo consegnò a Jessica il suo scontrino con le mani che ancora sapevano di lei, mentre Cira, con una maestria teatrale, spiegava a Ludovica i dettagli della riparazione per la sorellina. Ludovica sembrava a disagio, lo sguardo che cercava quello di Leo, il quale però non riusciva a staccare gli occhi dal pavimento.

Finalmente, Jessica si girò sui tacchi. «Ciao sarto'. Ci sentiam' p' 'o rest',» disse con un ultimo occhiolino, uscendo dalla bottega e facendo oscillare il culone in modo plateale. Poco dopo, anche Ludovica, salutando con la sua solita eleganza misurata ma con un’espressione ora più dubbiosa, si congedò. «A presto, Leo. Fammi sapere su Instagram.»

Quando la porta si chiuse e il silenzio tornò a regnare nella sartoria, Leo sentì il peso dello sguardo di sua madre addosso. Cira iniziò a riordinare i rocchetti sul bancone con gesti lenti, precisi.

«Ma', io...» iniziò Leo, ma lei lo interruppe con un gesto della mano.

«Nun dicere nient', Lè. 'O ciavurro parl' sulo,» disse lei, senza guardarlo, ma con un tono che non ammetteva repliche. Non era arrabbiata, era... consapevole. «Appriparate, ca jamm' a casa. Aggio faticat' abbastanz' pe' ogge.»

Mentre Leo chiudeva la cassa e spegneva le luci del retrobottega, cercando di far sparire ogni traccia dell'incontro con Jessica, Cira tirò fuori il suo smartphone dalla borsa di pelle. Il riverbero dello schermo illuminò il suo viso magnetico, evidenziando il rossetto rosso e lo sguardo che si faceva improvvisamente cupo.

Uscirono dalla bottega e Leo abbassò la saracinesca. Il paesino era immerso nelle luci calde del tramonto, con l'odore del mare che arrivava fin lì, mischiandosi a quello del fumo dei motorini.

Cira si fermò davanti al motorino di Leo, controllando ancora una volta il telefono.

«Lè,» disse improvvisamente, la voce che aveva perso ogni traccia di ironia per farsi tagliente e preoccupata. «Anna sta a casa? È da tre or' ca nun me risponn' a 'e messagg'. Aggio chiammat' e sta spent'.»

Leo sentì un brivido freddo risalirgli lungo la schiena, ricordando Anna vestita "da troia" che andava a incontrare Ale. Il patto. Il segreto.

«Sì... mamma, sta a casa,» mentì Leo, cercando di sostenere lo sguardo indagatore di quella donna che sembrava leggere nei pensieri. «Cioè, prima mi ha mandato un messaggio... è andata da papà per portargli delle carte. Sicuramente le si è scaricato il telefono, lo sai che è distratta.»

Cira lo fissò per lunghi secondi, in silenzio, nel mezzo della strada. Poi sospirò, salendo sul sedile dietro di lui.

«Speramm', Lè,» sussurrò lei vicino al suo orecchio, mentre lui metteva in moto. «Speramm' overament' ca sta cu papà... pecché si scupro ca me sta facenn' fess', staser' 'o munn' s'abbotta.»

Leo accelerò, sentendo il pizzo nero di Jessica nella tasca della giacca che pesava come un macigno, mentre il motorino sfrecciava verso casa, dove la tempesta era già pronta a esplodere.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Capitolo 3 senza votare

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Media 5,0 su 5 · 1 voti
Scritto da
anna

Sono per lo più una lettrice, ma voglio provare a scrivere qualche racconto…spero vi possano piacere😁

Altri racconti di anna

Commenti 1

Accedi per scrivere un commento…
  1. Giovy22

    Da napoletano atipico che non sa il dialetto, complimenti: storia stupenda! Jessica mi ha ricordato una mia vecchia fiamma identica: formosa, zero inibizioni e fieramente "vrenzola". Al primo caffè insieme a un’altra mia amica mi chiese: "Ma che differenza sentite a scopare ragazze diverse?". Di un'invadenza esilarante, ma ti giuro: sentire quel suo accento marcato mentre gemeva a letto era impagabile, una meraviglia. Continua così, il racconto spacca e lo seguirò volentieri!

    Indice dei capitoli
    Cap. 3

    Commenti

    CallMeHot
    Salva in una lista