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Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 5
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Capitolo 5 di 7 18 min di lettura

Na pompa a ddoje vocche e na muntagna 'e zizzone

Credendo di poter chiudere una relazione tossica, Leo cade in una trappola di pura e spudorata lussuria orchestrata da Jessica e dalla sua formosissima amica Tonia. Tra provocazioni a tavola e perversioni da retrobottega, il sarto cede a un vizio a due piazze, ignaro della bufera che si sta addensando fuori.

anna
5 mesi fa · 812 letture · 2

A quella vista, Leo perse completamente il lume della ragione. La frustrazione, l'imbarazzo, i freni inibitori: tutto sparì. Scattò in avanti, affondando le mani in quella carne abbondante. Le strinse il seno con una violenza fuori di testa, impastando le mammelle come se volesse spremerle. Affondò il viso nel suo petto, aprendo la bocca e iniziando a succhiare un capezzolo con foga cannibale. Poi, tirò indietro la testa, raccolse un po' di saliva in bocca e ci sputò sopra. La goccia densa scivolò sulla pelle ambrata di Jessica, e Leo usò il palmo della mano per spalmarla con forza su tutto il seno.

Contemporaneamente, l'altra mano scivolò giù, infilandosi con prepotenza tra le gambe di lei. La trovò fradicia, bollente. Le dita di Leo affondarono senza grazia nella sua intimità, stantuffando con cattiveria.

Jessica gettò la testa all'indietro, i capelli scuri che frustavano l'aria. «Uh, Gesù! Maronna mia, ma si' assatanato!» urlò, in preda al delirio. I suoi gemiti erano esagerati, teatrali, sguaiati, rimbombavano nel piccolo stanzino come un inno alla lussuria dei vicoli. «Spacca tutto, sarto'... famme male!»

Ma dopo qualche minuto di quell'assalto brutale, l'aria nel retrobottega era diventata letteralmente irrespirabile. Jessica, con il petto arrossato dalle manate e il respiro corto, gli prese il polso per fermarlo. «Lè... ccà fa troppo caldo, me manca st'aria,» ansimò, con un sorriso diabolico stampato in faccia. «Jamm' 'a llà. Tanto è tutto chiuso, stamm' sole nuje.»

Lo prese per mano e lo trascinò fuori dal retrobottega, verso la zona principale del salone. L'ambiente era illuminato solo dalla luce cruda del sole che filtrava dalle fessure della saracinesca abbassata, riflettendosi sulla fila di grandi specchi. E lì, davanti a quegli specchi, c'era una scena che paralizzò Leo all'istante.

Tonia era seduta su una delle poltrone di pelle nera per il lavaggio dei capelli. Era mezza nuda: la magliettina rosa giaceva a terra, lasciando esposto il suo seno ciclopico e sfacciato, mentre i jeans chiari erano aperti e abbassati fino alle ginocchia. Con un'espressione annoiata ma gli occhi lucidi di vizio, Tonia stava usando il manico liscio e spesso di una spazzola per capelli per darsi piacere. Il movimento era lento, osceno. Sciàf... sciàf...

Quando li vide arrivare, Tonia smise di muovere la spazzola e sorrise, passandosi la lingua sulle labbra esageratamente carnose. «E finalmente...» strascicò la voce. «Me stavo scoccianno d'aspettà. V'ata magnat' tutta 'a parmigiana a sulo?»

Leo sgranò gli occhi, il cuore che batteva a mille. «Siete... siete completamente pazze,» balbettò in italiano, la gola secca.

Jessica non gli diede il tempo di elaborare lo shock. Lo spinse di peso sulla sedia da parrucchiere proprio accanto a quella di Tonia. Leo crollò sul sedile di pelle. Prima che potesse reagire, Jessica si inginocchiò davanti a lui, abbassandogli rapidamente la zip dei pantaloni e tirando fuori il cazzo, che ormai era teso fino allo spasimo, viola, pulsante e pronto a esplodere.

«Saje, Lè...» mormorò Jessica, sfiorandogli la cappella lucida con l'unghia laccata, mentre Tonia, dalla poltrona accanto, riprendeva a strusciarsi lentamente con la spazzola senza staccare gli occhi da quell'erezione. «Nuje ogni tanto 'int' 'a pausa pranzo jucammo assieme cu chella spazzola pe' scarrecà 'a tensione. Ma ultimamente sta addiventanno noioso. Vulevamo veré si riesci a essere 'o nuovo jucattolo nuosto.»

Tonia allungò il collo, scrutando il sesso di Leo con un fischio d'apprezzamento sguaiato. «Maronna... però, 'a verità, 'o sarto tene 'o materiale assaje bbuono. Me sa ca 'a spazzola 'a putimmo pure jettà.»

Jessica rise, un suono basso e roco, e si chinò in avanti. Prese la punta del cazzo di Leo tra le labbra e iniziò a succhiare. La sua bocca era esperta, famelica. La saliva di Jessica era dolce, abbondante, e inzuppò subito l'intera asta. Iniziò ad andare su e giù con la testa, ingoiando gran parte del membro, mentre con le mani stringeva le cosce di Leo. Il rumore bagnato e osceno, lo schiocco delle sue labbra che si staccavano e si riattaccavano, rimbombava nel salone deserto.

Leo buttò la testa all'indietro, afferrando i braccioli della sedia da parrucchiere con una forza tale da sbiancare le nocche. «Cazzo... Jessica...» gemette, perdendo ogni compostezza.

Dopo un minuto di tortura pura, Jessica si fermò. Con le labbra ancora lucide del sesso di lui, si girò verso l'amica. «Ja', Tonia, vien' ccà pure tu. Assaggia comm'è saporito.»

Tonia non se lo fece ripetere due volte. Lasciò cadere la spazzola sul pavimento con un rumore sordo, si alzò e si inginocchiò accanto a Jessica, spingendo i jeans fino alle caviglie per liberarsene del tutto. Ora le due vrenzole erano inginocchiate insieme tra le gambe di Leo.

Tonia si avvicinò. Le sue labbra, ancora più carnose e prominenti di quelle dell'amica, si chiusero intorno alla cappella. La differenza fu immediata: se Jessica era famelica e veloce, Tonia era arrogante, lenta e usava la carnosità della sua bocca per creare un vuoto d'aria che rischiava di sradicargli l'anima dal corpo.

Iniziarono ad alternarsi in un valzer infernale. Mentre Tonia ingoiava l'asta succhiando con avidità, Jessica scese a leccargli i testicoli, prendendoli in bocca e facendoli roteare sulla lingua calda. Poi si davano il cambio, con gli sguardi complici che si incrociavano mentre la bava colava sul bacino di Leo.

Ma lo spazio tra le gambe del ragazzo era stretto, e l'abbondanza fisica delle due ragazze creò una situazione ai limiti del grottesco e del sublime erotismo. Essendo così vicine, chinate sulla stessa preda, i loro enormi seni nudi entrarono inevitabilmente in conflitto. Le "zizzone" di Jessica e quelle gigantesche di Tonia si schiacciarono le une contro le altre. Carne contro carne, sudate e bollenti, si strusciavano a ogni movimento delle loro teste, creando una barriera di mammelle monumentali che massaggiava l'interno coscia di Leo a ogni pompata.

Leo guardava verso il basso e vedeva solo bocche affamate, labbra gonfie, saliva lucida e un mare di seni che si scontravano. Il rumore dei loro respiri affannati, gli schiocchi viscidi delle bocche e il suono umido della pelle che sbatteva contro la pelle lo stavano facendo impazzire.

«Maronna... state bone tutt'e dduje...» ansimava Tonia, staccandosi un attimo per riprendere fiato e asciugarsi una goccia di saliva dal mento. «Zitta e suca, Tò... guard' comm' freme,» le rispose Jessica, riprendendo il comando.

Il ritmo accelerò vertiginosamente. Le loro bocche lavoravano in sincrono, una tortura dolcissima e sguaiata. Leo sentì i muscoli dell'addome contrarsi violentemente, la base del cazzo pulsare come se avesse una vita propria.

«Ragazze... cazzo, ci sono!» ringhiò Leo, tirando debolmente i capelli di entrambe. «Mi sto venendo!»

«Sbaria... sbaria 'nfaccia a nuje!» lo incitò Jessica, continuando a succhiare, mentre Tonia spalancava la bocca, in attesa.

Il climax fu un'eruzione devastante. Leo spinse il bacino in avanti con un grido strozzato. Getti densi e caldissimi di sperma schizzarono fuori. Inondò prima le labbra e la lingua protesa di Tonia, poi il mento e la guancia di Jessica. Il seme colò abbondante, imbrattando i loro visi, scivolando lungo i loro colli e finendo per spalmarsi su quel groviglio di seni enormi schiacciati insieme.

Leo si accasciò contro lo schienale della sedia, con il fiato corto, svuotato, le braccia molli lungo i fianchi. Le due ragazze rimasero inginocchiate. Si guardarono, con i visi e i petti lucidi del suo piacere, e poi scoppiarono a ridere. Una risata cruda, complice, sfacciata, mentre Tonia si passava il pollice sul labbro inferiore, raccogliendo una goccia della sua virilità per assaporarla con quel suo solito, irresistibile sguardo scocciato.

Jessica si passò la lingua sulle labbra sporche, scambiandosi un'occhiata famelica con l'amica prima di sussurrargli con un sorriso malizioso: «Mo ca te si' divertito, sarto'... è 'o mumento 'e pava' 'o cunto. Tocca a te a faticà.»

Prima di andare avanti…

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Scritto da
anna

Sono per lo più una lettrice, ma voglio provare a scrivere qualche racconto…spero vi possano piacere😁

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