Leo sgranò gli occhi, terrorizzato. «Le... le hai raccontato i dettagli?» sibilò verso Jessica, sentendo il sudore freddo imperlargli la fronte.
«E certo! Nuje nun tenimmo segreti,» rise Jessica, per niente sfiorata dall'imbarazzo. Si sporse in avanti e, senza alcun preavviso, infilò una mano sotto il tavolo, appoggiandola dritta sull'inguine di Leo, proprio sopra la zip dei pantaloni. Iniziò a massaggiare con lentezza. «Tonia è 'a meglia amica mia. L'aggia fa' sapé ca m'aggio truvato n'omm' ca finalmente me fa arricreà. Mica comm' a chillu strunz' 'e Genny, l'ex mio, ca ropp' tre minuti già aveva rutt' 'o cazzo e se girava dall'ata parte.»
«Puh! Lassa sta',» intervenne Tonia, prendendo un pezzo di pane e inzuppandolo nel sugo con flemma. Si piegò in avanti sul tavolino, e il movimento spinse la scollatura del top rosa dritto sotto gli occhi di Leo. La valle in mezzo a quei due seni enormi e pesanti era profonda, sudata e ipnotica. Tonia lo guardò dal basso in alto, sfidandolo apertamente con i suoi occhi da vipera. «L'uommene 'e mo' fanno schifo a chiavà. Vonno fa' 'e guappi e po' nun teneno 'o fiato. 'O sesso è 'a cosa cchiù bella d' 'o munno, è vita. Si n'omm' nun me fa sbattere 'a capa addó muro, pe' mme po' pure murì. Ma da comm' me dice Jessi... tu staje mis' bbuono.»
La conversazione era diventata un assedio erotico in piena regola. Leo era incastrato. Il suo italiano pulito e i suoi manuali di diritto erano stati spazzati via dalla carnalità travolgente di quelle due vrenzole che parlavano di sesso con la stessa naturalezza con cui parlavano del meteo.
L'imbarazzo di Leo era totale, ma il suo corpo, animale e istintivo, non obbediva alla razionalità. Sotto il tavolo, la mano di Jessica stava accarezzando la sua erezione che prendeva inesorabilmente vita contro la stoffa dei pantaloni.
Tonia se ne accorse. Il suo sguardo scivolò per un attimo sul bacino di Leo, notando il rigonfiamento evidente, per poi risalire sul viso di lui con un'espressione ancora più maliziosa e consapevole del proprio potere. «Uh, guarda llà,» mormorò Tonia, allungando una gamba tornita sotto il tavolo fino a far scivolare la coscia contro quella di Leo, intrappolandolo del tutto in una morsa di carne calda e provocazioni. «Pare ca 'o sarto s'è scetato sulo a sentì parlà. Te piace a sentì 'ste cose, eh?»
Leo chiuse gli occhi, respirando a fatica. L'odore della lacca, il profumo dolciastro di Jessica, la presenza fisica schiacciante, curva e arrogante di Tonia... tutto stava contribuendo a un cortocircuito sensoriale.
«Ragazze... vi prego...» riuscì a mormorare Leo, cercando debolmente di scostare la gamba di Tonia, ma finendo solo per sfiorare il tessuto teso dei suoi jeans.
Il respiro di Leo si era fatto corto, intrappolato in quella morsa di profumo economico, sugo e curve esagerate. Guardava le due ragazze con gli occhi sbarrati, il cuore che gli rimbalzava nel petto come un tamburo impazzito.
Jessica, notando il suo turbamento, ritrasse la mano dalla zip dei pantaloni di lui, mettendo su un broncio offeso e teatrale, incrociando le braccia sotto il seno esplosivo. «Ma che è, sarto'? Te faje appaura?» sibilò la vrenzola, stringendo gli occhi chiari. «Io t'aggio urganizzato 'sta bella sorpresa, e tu faje 'a faccia fessa? Si' sempe accussì evasivo, te ne scappe, ma io 'o saccio ca me vuò. E siccome nuje simmo amiche overo, a me e a Tonia ce piace a spartere 'e cose bbone.»
Leo deglutì, cercando disperatamente un appiglio razionale. «Spartire? Jessica, ma che cazzo stai dicendo? Siete impazzite?»
Tonia sbuffò una risata nasale, facendo schioccare la gomma per l'ennesima volta. Si sporse ancora di più verso di lui, tanto che il suo petto monumentale, strizzato nella magliettina rosa, gli sfiorò spudoratamente il bicipite. Lo guardò con quell'espressione perennemente scocciata, eppure carica di una lussuria arrogante. «Nun fa' 'o difficile, guagliò,» sentenziò Tonia, la voce bassa e strascicata. «Jessi m'ha fatto 'na capa tanta cu' te, dice ca si' 'nu mostro 'int' 'o lietto. Io so' curiosa. Vulevo veré si era overo o si so' sulo chiacchiere. E da comm' staje miso sotto a 'sta tavola... pare ca 'o materiale ce sta.»
Il cervello di Leo andò in tilt. Era andato lì per lasciarla. Per fare un discorso maturo, da futuro avvocato, e chiudere quella storia tossica. Ma la realtà dei vicoli gli stava sbattendo in faccia un'offerta che avrebbe fatto cedere qualsiasi uomo.
Jessica non gli diede il tempo di elaborare. Abbandonò i mezzi termini, l'eccitazione che le faceva brillare gli occhi. Si voltò verso l'amica, con un tono autoritario da vera femmina alfa del quartiere. «Tonia, va' a calà 'a serranda fino a terra e chiure 'a porta a chiave. Tanto mammà tene 'a signora cu 'a posa d' 'a tinta, pe' n'ora stamm' tranquille. Nisciuno adda trasì.»
«E lassa fa',» rispose Tonia, alzandosi con flemma. Girò le spalle a Leo, offrendogli la visuale dei suoi fianchi larghissimi e di quel sedere tondo e formoso compresso nei jeans chiari, mentre si avviava verso la parte anteriore del salone con una camminata pesante e sfacciata.
Non appena Tonia svoltò l'angolo e il rumore dei suoi tacchi si allontanò, Jessica scattò come una molla.
Si avventò su Leo con una fame bestiale. Lo afferrò per il colletto della camicia e lo tirò giù dal divanetto, trascinandolo di peso sul pavimento di linoleum freddo del retrobottega. Leo cadde all'indietro, stordito dalla rapidità del gesto, e un secondo dopo si ritrovò Jessica a cavalcioni sul suo bacino.
La ragazza si schiacciò contro di lui. Il top fluo che indossava non riuscì a contenere l'impatto: le sue "zizzone" sfuggirono parzialmente dal tessuto, morbide, enormi e caldissime, premendosi contro il petto del ragazzo. Jessica gli afferrò il viso tra le mani dalle unghie laccate e lo baciò. Fu un bacio famelico, sporco, disperato. Le loro lingue si intrecciarono con violenza, sapendo di parmigiana e pura, incontrollabile lussuria. Lei gli mordeva il labbro inferiore, ansimando contro la sua bocca, muovendo il bacino contro la sua erezione ormai dolorosa per l'urgenza di esplodere.
Mentre il sapore di Jessica gli invadeva la bocca, la parte razionale di Leo, quella che studiava i codici e flirtava elegantemente con la chiattilla Ludovica, si spense del tutto. Cazzo, pensò, mentre il calore di quel corpo prorompente lo schiacciava contro il pavimento. Ho l'occasione di farmi due vrenzole da paura insieme. Sti cazzi della morale... la mollo un'altra volta.
Guidato da quell'istinto primordiale, Leo smise di subire e passò al contrattacco. Sganciò le mani dai fianchi di lei e le fece scivolare con prepotenza sui glutei sodi di Jessica, avvolti nei pantaloncini minuscoli. Le afferrò il culo a piene mani, stringendo la carne abbondante con forza, e spinse il bacino verso l'alto, scontrandosi duramente contro l'intimità di lei.
Jessica emise un gemito gutturale direttamente nella sua bocca, interrompendo il bacio solo per guardarlo con gli occhi lucidi di trionfo e perversione. «Accussì te voglio, sarto'...» sussurrò lei, il respiro roco, strusciandosi contro il suo inguine. «Famme male. Sfunname. Ccà stammo nuje, e tenimmo tutt' 'o tiempo nuosto...»
Dal fronte del negozio, si sentì il rumore metallico e sordo della saracinesca che si abbassava del tutto, seguito dallo scatto secco della serratura. Il mondo fuori era chiuso. Il girone infernale era appena iniziato.
Il rumore della saracinesca si era spento da un pezzo, ma Tonia sembrava non avere alcuna intenzione di tornare. Nel retrobottega minuscolo e soffocante, l'attesa aveva fatto saltare l'ultimo fusibile nella testa di Jessica.
Senza dire una parola, con un gesto rozzo e animalesco, la vrenzola afferrò il bordo del suo top fluo e se lo sfilò da sopra la testa, gettandolo sul vassoio della parmigiana. Non portava il reggiseno. Le sue "zizzone" esplosero libere nella penombra: due masse di carne enormi, pesanti, con i capezzoli scuri già turgidi e sporgenti che puntavano verso il viso di Leo. Subito dopo, con la stessa foga, si sbottonò i pantaloncini e li spinse giù lungo le cosce, restando completamente nuda e vulnerabile davanti a lui.
