La suocera

Capitolo 1 - Ho la suocera troia. La provocazione

Una suocera procace stuzzica il genero

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pennabianca

1 ora fa

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Mi chiamo Michele, ho 25 anni, sono alto, moro, occhi marroni, fisico molto prestante e, a detta di Claudia, mia moglie, ho anche un bel cazzo lungo quasi una ventina di cm e molto spesso. Ho sposato Claudia tre anni fa, dopo due anni di fidanzamento; lei, a 22 anni, era una ragazza un po’ chiacchierata, ma proprio questa prerogativa ha fatto da molla a farmela sposare, perché ho sempre desiderato aver una moglie un po’ zoccola, anche se, devo dire, da quando sta con me, solo poche volte ho avuto l'impressione che mi cornificasse. Sembrava trasformata, era diventata una donna molto tranquilla, fedele, che però si gusta il mio cazzo ogni volta che ne ha voglia e cioè ogni sera. Chi invece non mi ha stupito è stata mia suocera; Giulia è una bella donna di tipo mediterraneo. Alta, mora, occhi scuri, 44 anni, un bel seno voluminoso che riempie bene una quarta misura, gambe magre ed affusolate, labbra sottili. Il suo pezzo forte, oltre alla quarta di seno, è, come già detto, il culo, ancora alto e sodo. Vederla scosciare è sempre stato un piacere, soprattutto le non rare volte in cui era priva di mutandine, mostrando con disinvoltura quel batuffolo di peli, che incorniciavano la sua magnifica vagina. Ogni volta che ero a casa sua, vederla abbigliata con vestitini sottili, diventava una tortura per me. Spesso utilizzava scarpe con un tacco vertiginoso, che, oltre a slanciarla, le davano un’aria da troia stupenda. Avrei scopato quella donna dalla mattina alla sera, se non fosse stata sposata e, soprattutto, madre di mia moglie. Vederla china mentre era affaccendata nei lavori di casa o sculettare, era una continua provocazione. Un giorno poi mi ha sorpreso mentre la riprendevo con la telecamera mentre scosciava: mi ha fatto una ramanzina...!
«Michele, così non si fa: mi sembra poco corretto filmare una donna in certe sue espressioni, a sua insaputa!»
Ero convinto che avrebbe raccontato tutto a mia moglie Claudia, invece son rimasto stupito dal fatto che, non solo non le ha detto niente, ma non l’ha fatto neanche con Peppino, suo marito. A quest'ultimo ero certo che non lo avrebbe raccontato, perché mio suocero è un tipo molto pacifico, una persona tranquilla e totalmente sottomessa alle decisioni della moglie. In effetti mi son sempre domandato perché una bella donna come Giulia abbia sposato un uomo come mio suocero: basso di statura, fisico assolutamente normale, di circa 10 anni più grande di lei; una persona più remissiva ed accondiscendente che abbia mai conosciuto. Col tempo, ho avuto il sospetto che lo abbia fatto, consapevole del fatto che un marito così avrebbe potuto permetterle di far la troia ogni volta che ne avesse voglia e questa convinzione, con il tempo, è diventata certezza.

Quel dettaglio, circa il fatto di aver taciuto in merito al mio comportamento, mi ha fatto capire che evidentemente lei, o l'aveva fatto per non creare casini con sua figlia, oppure nutriva un certo interesse per me. La cosa mi è stata ben chiara dopo un po' di tempo, perché, dopo quella volta, ho notato che il suo modo di scosciare, era diventato ancor più audace, in specie se avevo una completa visuale delle sue splendide cosce e, più di una volta, i nostri sguardi si son incrociati: in quelle occasioni, ho notato che mi ha sempre rivolto un sorriso alquanto civettuolo. Un altro dettaglio ha rafforzato ancor più questa mia convinzione, quando si è verificato un qualcosa apparentemente insignificante. Un pomeriggio è passata da casa mia per prendere alcune cose e mia moglie, dopo averle aperto la porta, se n'è andata; io ero in bagno a far la doccia. Quando son uscito ho notato che la porta del bagno era parzialmente aperta, laddove ero certo di averla chiusa. Ho notato, attraverso il riflesso dello specchio, che doveva esserci qualcuno che mi spiava attraverso lo stipite della porta e, poiché mia moglie era in giardino, l'unica persona presente in casa era mia suocera. Sicuramente deve avermi visto nudo e deve aver visto a sufficienza il mio membro che, anche se in posizione di riposo, faceva senz'altro la sua porca figura. Quando sono uscito dal bagno, ho sentito il rumore dei suoi tacchi nel salone e, mentre sentivo il rumore dell'auto di mia moglie che si allontanava, mi sono avvicinato a lei ed i nostri occhi si sono incrociati per un lungo istante. Ha abbassato lo sguardo, io mi son seduto sul divano accanto a lei ed il mio accappatoio si è parzialmente aperto; ho visto che lei ha indugiato con lo sguardo sopra il mio pacco, che andava gonfiandosi sempre più. Mentre la fissavo negli occhi, ho appoggiato una mano sulla sua coscia e l'ho fatta risalire fino a che le mie dita hanno raggiunto il suo inguine; lei ha divaricato leggermente le gambe e poi, mentre le mie dita scivolavano sopra le sue mutandine, accarezzando le labbra della vagina, la sua mano è venuta ad appoggiarsi sopra il mio pacco, ancora nascosto sotto l'accappatoio. Ha sentito il mio cazzo duro come il marmo ed ho potuto accertare che, quando lo ha stretto, è rimasta più che stupita nel constatare quanto fosse grosso. Ho notato che, per un attimo, è rimasta con il fiato sospeso; poi, di colpo, ha tolto la mano ed ha stretto le cosce, scacciando via anche la mia.
«Basta, Michele! Fermati! Lasciamo perdere!»
Si è alzata, ha preso la busta delle cose che era venuta a prendere ed è letteralmente fuggita. Ho fatto un bel respiro e mi son detto che oramai era solo questione di tempo, ma di certo, quanto prima, avrei scopato quella donna fino a sfinirla. Da quel momento, ogni occasione è stata buona per strofinarmi a lei, per farle capire quanto la desideravo, ma lei è rimasta rigida, impassibile nel suo ruolo di suocera, anche se mi son reso conto che gradiva le mie provocazioni, invece che infastidirla. Infine è arrivata l'occasione che non ti aspetti. Un sabato pomeriggio, ho accompagnato Claudia in città, perché doveva partecipare al matrimonio di una sua collega e, siccome l'evento finiva molto tardi, sarebbe rimasta a dormire a casa di una sua amica, dove sarei dovuto andare a riprenderla il giorno dopo. Quando stavamo per uscire di casa, abbiamo visto arrivare Giulia che, essendo a conoscenza dell'impegno di mia moglie, mi ha chiesto se poteva approfittare e unirsi a noi, perché in città doveva recarsi presso una gioielleria per ritirare un prezioso bracciale, che aveva fatto riparare. Naturalmente Claudia ha risposto che ero felice di poter godere della sua compagnia, soprattutto allorché avrei dovuto affrontare il viaggio di ritorno. Ho notato che Giulia indossava un leggero vestito a fiori, tenuto chiuso davanti da alcuni bottoni, mentre quelli, sia della parte alta che bassa, erano stati sapientemente lasciati aperti e, quando è giunta davanti alla mia auto ed è salita a bordo, per tutto il viaggio ho potuto godermi la visione delle sue cosce, tenute, più di una volta, aperte, attraverso lo specchietto retrovisore. Giunti davanti alla chiesa, ho lasciato mia moglie e così Giulia è salita al mio fianco; mi ha guardato in maniera maliziosa. Mi ha indicato la gioielleria dove doveva recarsi e poi, raggiunto il negozio, lei è entrata e dopo pochi minuti ne è uscita; subito si è seduta di nuovo accanto a me. Mi ha guardato ed io le ho chiesto se aveva voglia di prendere un gelato; lei ha sorriso e mi ha suggerito di trovare un bel posto. Dopo un momento di riflessione, anziché riprendere la strada verso casa, ho imboccato la tangenziale e, dopo pochi minuti, ero sulle sponde del lago che è a nord della nostra città. Durante il viaggio abbiamo dialogato sulla partecipazione di mia moglie a questo evento ed al fatto che avrebbe passato la notte lontana da casa; lei mi ha detto che anche Peppino, suo marito, non avrebbe dormito con lei perché impegnato in una periodica esercitazione con un gruppo della protezione civile. Ho notato che mi ha fornito questa informazione, facendomi intendere che entrambi, quella notte, eravamo liberi di poter stare insieme. Ci siamo fermati ad una gelateria e, mentre consumavamo il gelato, lei non smetteva di provocarmi in continuazione, leccando il cono quasi stesse passando la lingua sopra il mio cazzo, che era così duro da far paura; prima di andar via è andata in bagno. Siamo saliti in auto, ma io son rimasto fermo nel parcheggio e mi son girato verso di lei; ho notato che il suo vestito era tenuto di proposito sbottonato, permettendo una perfetta visione delle splendide cosce di mia suocera. Per un lungo istante, ci siamo guardati negli occhi, ed io ho appoggiato una mano tra le sue cosce; lei le ha aperte ancor di più e quando la mia mano è arrivata all'inguine, ho potuto accertare che le mie dita accarezzavano il pelo della sua fighetta; mi è stato chiaro che mia suocera, prima di venir via dalla gelateria, si era tolta le mutandine. Immediatamente ho fatto scivolare due dita dentro la sua vagina ed ho preso ad accarezzarla. La sua bocca si è unita alla mia e la sua lingua ha iniziato a danzare insieme alla mia, limonando come due innamorati. La sua mano si è appoggiata sopra il mio pacco ed ha stretto con forza il mio cazzo, emettendo un gemito sommesso. Quando ci siamo staccati, mi ha rivolto uno sguardo pieno di languore.
«Andiamo via da qui! Portami dove vuoi, ma andiamo via da qui!» 
Ho messo in moto e mi son allontanato; ho imboccato una strada che porta sopra la collina che domina l'intero lago, dove c'è una vecchia torre medievale. Conosco questo posto perché più di una volta ci ho portato Claudia e l'ho scopata in assoluta tranquillità. Durante il breve tragitto, lei ha continuato a stringere il mio membro e mi guardava con un certo stupore. Giunti sul posto, mi son guardato intorno, ed ho accertato che non c'era nessuno; allora ho parcheggiato l'auto accanto alla torre; ho fatto sollevare Giulia e inginocchiare sul sedile, facendola stare sdraiata sulle mie gambe, con la schiena appoggiata al volante e, subito dopo, ho rimesso la mia mano tra le sue cosce; le mie dita non hanno trovato difficoltà a scivolare nella sua vagina fradicia! Mentre la masturbavo, con la mano sinistra ho iniziato ad aprire gli altri bottoni e lei mi ha aiutato; in un attimo, il suo vestito era completamente aperto e, subito dopo, con la mano ho sganciato il suo reggiseno; finalmente avevo davanti agli occhi le sue splendide mammelle, munite di capezzoli grossi e duri. Ho preso tra le labbra uno di quei capezzoli ed ho iniziato a succhiarlo e morderlo; ha preso a godere all'istante.
«…uhm… Oh, Michele, sei un demonio! Non dovrei permetterlo... Michele sono... no… così mi fai venire! Michele mi fai venire! VENGO!»

 

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