Poi, gli occhi le brillarono di pura malizia. L'aria si fece rovente, e la narrazione iniziò a seguire alla perfezione quel crescendo erotico in cui gli approcci si fanno via via più diretti e intensi. «E comunque... già che sei qui, perché non lavi la tua sorellona?» sussurrò, porgendomi la spugna insaponata con un sorrisetto languido. «Non ci arrivo bene dietro la schiena.»
Deglutii, prendendo la spugna con mani tremanti. «Girati,» riuscii a dire con un filo di voce.
Kekka si voltò, dandomi la schiena e piegando le gambe per rannicchiarsi nella vasca. Iniziai a insaponarle le spalle, massaggiando la pelle morbida e scivolosa con movimenti lenti. La spugna scese lungo la spina dorsale, accarezzando ogni singola vertebra. L'acqua calda e il profumo di bagnoschiuma alla vaniglia saturavano i sensi. «Mmh, bravissimo...» sospirò lei, reclinando la testa all'indietro contro il mio petto. «Ora davanti.»
Mi si bloccò il respiro. Feci scivolare le mani in avanti, cariche di schiuma. I miei palmi incontrarono la carne pesante e abbondante dei suoi seni. Non usai la spugna; usai le mani nude. Iniziai a massaggiarli dolcemente, sentendo la loro morbidezza riempirmi le dita. Kekka chiuse gli occhi, appoggiandosi completamente a me, lasciandosi coccolare. I miei pollici sfiorarono i suoi capezzoli, che si indurirono all'istante sotto la carezza saponata. «Vai piano, Matty,» mi stuzzicò lei, la voce ridotta a un sussurro roco, spingendo impercettibilmente il petto contro i miei palmi. «Così mi vizi.»
Le mie mani scivolarono più giù, sul suo ventre piatto, accarezzandole i fianchi larghi e femminili. Scesi verso il fondoschiena, impastando le natiche sode e rotonde che affioravano a pelo d'acqua. Le strinsi con decisione, godendo della scivolosità della pelle bagnata. Kekka inarcò la schiena in avanti, offrendosi ancora di più al mio tocco, un gemito debole e umido che le scappò dalle labbra socchiuse.
Mi sentivo come se stessi per esplodere. Avere il suo corpo nudo, caldo e scivoloso completamente abbandonato tra le mie mani, mentre la mia erezione pulsava a pochi millimetri dalla sua schiena, era l'apoteosi della fantasia trasformata in realtà. Kekka sorrise, gli occhi ancora chiusi, assaporando ogni secondo di quelle attenzioni così cariche di desiderio e devozione. Finalmente si sentiva di nuovo bellissima, apprezzata e viva... e il fatto che a farla sentire così fosse il suo fratellino rendeva tutto incredibilmente più intenso e proibito.
Il silenzio avvolgente del bagno, rotto solo dallo sciabordio dell'acqua e dai nostri respiri irregolari, fu improvvisamente squarciato da un suo movimento inaspettato.
Kekka si scostò leggermente dal mio petto, scivolando più in basso nell'acqua insaponata. Prima ancora che potessi chiederle cosa stesse facendo, sentii la sua mano scendere sotto il livello della schiuma, esplorando il mio bacino con una disinvoltura disarmante. Le sue dita calde e scivolose di bagnoschiuma trovarono senza esitazione la mia erezione, afferrandola alla base con una presa salda e decisa.
Trattenni il fiato, inarcando la schiena per lo shock e per la scarica elettrica che mi attraversò la spina dorsale. «Kekka...» ansimai, la voce che non era altro che un sussurro roco. «Che... che fai?»
Lei si voltò a guardarmi da sopra la spalla. I suoi occhi scuri brillavano di una malizia irresistibile, mentre l'acqua le accarezzava la curva del seno. «Tranquillo, mostriciattolo,» mormorò, con una nonchalance che mi fece girare la testa. «Devo pur ricambiare il favore, no? Tocca a me lavare te, adesso.»
La sua mano iniziò a muoversi. Avvolta dalla schiuma setosa e dall'acqua bollente, la stretta delle sue dita morbide scivolò lungo tutta la mia lunghezza, su e giù, con un ritmo lento e calcolato. Il contrasto tra il calore della vasca e l'attrito lussurioso della sua mano mi fece chiudere gli occhi. Un gemito soffocato, impossibile da trattenere, mi sfuggì dalle labbra.
Eravamo passati da un'attrazione sottile a un approccio diretto e inequivocabile, seguendo alla perfezione la regola del crescendo erotico. «Kekka, è sbagliato...» mormorai cieco di piacere, le mani aggrappate ai bordi della vasca per non perdere l'equilibrio. «Sicura che... ah... sicura che va bene?»
Invece di farsi prendere dai sensi di colpa, Kekka scelse di rifugiarsi nel suo scudo preferito: l'ironia sfrontata. Non voleva fare la seria, preferiva prendermi in giro per sdrammatizzare l'enormità di quello che stavamo facendo. Ridacchiò dolcemente, il suono che si mescolava all'acqua. «Mamma mia, sei tanto sporco, Matteo. Non c'è assolutamente niente di male nel lavare per bene il proprio fratellino, ammettiamolo. È solo una questione di igiene... lo faccio per la tua salute.»
Le sue parole giocose erano in totale contrasto con la foga che stava iniziando a metterci. Intensificò il movimento, stringendo la presa. Il suo pollice accarezzò la punta sensibile, facendomi tremare da capo a piedi. Gemevo sottovoce, incapace di contenere l'eccitazione divorante che mi stava consumando. Riaprii gli occhi e la guardai. Anche se continuava a fare battute, Kekka ci stava mettendo tutta se stessa. Mi guardava divertita, ma le sue guance erano imporporate e il suo respiro si era fatto incredibilmente affannoso. Stava godendo del potere assoluto che aveva sul mio corpo. La spontaneità di quel momento stava vincendo su ogni regola o tabù.
«Kekka... sto... sto per...» balbettai, i muscoli dell'addome contratti allo spasimo.
«Lasciati andare, Matty,» sussurrò lei, abbandonando del tutto le battute, la voce che si incrinava per l'eccitazione. Aumentò il ritmo in modo vertiginoso, portandomi rapidamente oltre il punto di non ritorno.
L'apoteosi dei sensi mi travolse con una forza devastante. Rovesciai la testa all'indietro con un gemito lungo e roco, mentre l'orgasmo mi squassava il bacino, esplodendo contro il palmo della sua mano sotto il pelo dell'acqua. Kekka sentì i miei spasmi violenti e non riuscì a trattenere un piccolo urletto strozzato, un suono acuto e carico di una lussuria che non mi aspettavo. Rimase immobile per qualche istante, la mano ancora avvolta attorno a me, aspettando che il mio respiro si regolarizzasse.
Poi, con un ultimo, letale sorriso sbieco, ritirò la mano dall'acqua. «Ora sì che sei pulito, fratellino,» sussurrò.
Si alzò in piedi, incurante dell'acqua che le scivolava addosso e della mia espressione completamente rimbambita, e uscì dalla vasca con la grazia di una dea. «Su, asciughiamoci, altrimenti diventiamo due prugne,» disse, prendendo un asciugamano. Si avvolse nella spugna, poi si voltò verso di me. L'aria maliziosa era svanita, lasciando il posto a uno sguardo di una dolcezza disarmante. I suoi occhi scuri mi accarezzarono il viso. «E... grazie per prima. Per le cose che mi hai detto. Ne avevo davvero bisogno.»
Il mio cuore si sciolse. Uscii dall'acqua anche io, le gambe che mi tremavano ancora leggermente per la scossa dell'orgasmo. Indossai il mio accappatoio, legandolo in vita, e mi avvicinai a lei. Eravamo l'uno di fronte all'altra, umidi, accaldati e legati da un segreto ormai impossibile da ignorare.
Kekka si strinse l'asciugamano al petto, mordendosi il labbro inferiore in modo pensieroso. Poi alzò lo sguardo, e una scintilla ribelle le illuminò le iridi. «Senti, mostriciattolo,» esordì, con un tono complice. «Che ne dici se stasera mi accompagni a ritirare le scarpe per il matrimonio e poi... usciamo a fare un po' di follie? Mi manca morire dal ridere, divertirmi la sera e bere un po'. Ci stai?»
La guardai, conscio che quella era una promessa esplosiva, l'esca perfetta per spingere la nostra dinamica ancora più oltre i limiti. «Ci sto,» risposi.
Com'è finora?
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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