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Erotika
La Sorellona Si Sposa · Cap. 3
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Capitolo 3 di 5 17 min di lettura

Tette insaponate e una sega fraterna

Tormentata dalle insicurezze prematrimoniali, la sposa si fa lavare nuda dal fratello nella vasca da bagno. La provocazione degenera rapidamente in una sega bollente e scivolosa sotto la schiuma, infrangendo ogni tabù rimasto.

Alessia
5 mesi fa · 1.9k letture · 3

Mi bloccai sulla soglia, il respiro che mi si incagliava di colpo in gola.

Kekka era lì. Seduta sul bidet, totalmente nuda. Il ronzio del Silk-épil che teneva in mano era l'unico suono nella stanza. La luce bianca del bagno illuminava la sua pelle dorata, facendola sembrare una statua di carne viva e pulsante. Era piegata in avanti per passarsi l'epilatore lungo il polpaccio, e quella posizione le schiacciava il seno abbondante e pesante contro le ginocchia, creando una scollatura naturale mozzafiato. I ricci selvaggi le ricadevano su una spalla, mentre le sue cosce piene e burrose erano spalancate sulla ceramica per permetterle di muoversi meglio.

Appena sentì la porta aprirsi, spense il macchinario. Alzò la testa e, invece di urlare o coprirsi come avrebbe fatto chiunque, mi lanciò un sorriso radioso, sfrontato fino al midollo. «Buongiorno, tigrotto!» cinguettò, scuotendo i capelli.

«C-cazzo... scusa!» balbettai, sentendo il viso prendere letteralmente fuoco. Feci per indietreggiare, aggrappandomi alla maniglia come a un salvagente. «Io... volevo solo farmi un bagno. Non sapevo ci fossi tu, vado via.»

«Ma va', resta!» mi bloccò lei, facendo un gesto noncurante con la mano, i seni che ondeggiarono in modo ipnotico a quel movimento. «E fattelo questo bagno. Così mi fai pure compagnia, mi stavo annoiando da sola.»

«Kekka, sei completamente nuda,» le feci notare, la voce che mi tremava per lo sforzo disumano di guardarla negli occhi e non scendere più giù.

Lei alzò gli occhi al cielo, ridacchiando divertita. «E allora? Mi hai già vista nuda, no? Anzi, mi hai vista fare di peggio l'altra notte, non fare il finto puritano adesso. E poi dai, ti cambiavo il pannolino quando eri un batuffolo urlante, quindi sticazzi. Entra e chiudi la porta, che fai uscire il caldo.»

La conversazione era surreale, imbarazzante oltre ogni limite logico, ma l'aria nel bagno era già diventata elettrica, carica di quel sottotesto che ormai guidava ogni nostra interazione. E, ammettiamolo, il mio corpo aveva già deciso per me. Deglutii a vuoto, entrai e chiusi la porta a chiave alle mie spalle.

Mi avvicinai alla vasca, aprendo l'acqua calda, dandole le spalle per cercare di nascondere l'evidente reazione che si stava già facendo spazio nei miei pantaloni del pigiama. Iniziai a spogliarmi con movimenti goffi, sfilandomi la maglietta e rimanendo solo in mutande.

Mentre l'acqua scrosciava, sentii Kekka sbuffare rumorosamente alle mie spalle. Mi voltai appena. Si era raddrizzata con la schiena e aveva allargato ulteriormente le cosce sul bidet. L'angolazione era letale. I miei occhi caddero inevitabilmente sul suo sesso.

«Mamma mia, faccio proprio schifo,» si lamentò lei, puntando l'indice verso la propria zona intima con un cipiglio contrariato. «Guarda qua. Con tutto questo stress per i preparativi e la storia di Andrea mi sono completamente trascurata. Cazzo, guarda quanti peli... un vero disastro.»

Il mio cervello andò in tilt. Guardai esattamente dove mi stava indicando. La sua intimità era bellissima, incorniciata da una peluria scura e folta che la rendeva ancora più selvaggia, matura e fottutamente eccitante. Vederla così, cruda, imperfetta ma esposta solo per i miei occhi, fu un colpo di grazia. Il mio cazzo scattò contro la stoffa tesa dei boxer, gonfiandosi in un'erezione dura e pulsante che non lasciava il minimo spazio all'immaginazione. Era un'evidenza impossibile da nascondere.

Kekka se ne accorse all'istante. Il suo sguardo scese rapido sul mio inguine, e quel cipiglio contrariato si trasformò in un secondo nel suo solito, letale sorrisetto perverso. Si passò la lingua sulle labbra, godendosi la scena. «Beh...» mormorò, inclinando la testa di lato, gli occhi che brillavano di pura lussuria fraterna. «A quanto pare il disastro non fa schifo proprio a tutti. Qualcuno qui ha già alzato la bandiera, eh?»

«Kekka, smettila,» mormorai, sentendomi un idiota, incapace di coprirmi o di distogliere lo sguardo da lei.

«Perché dovrei?» rise lei dolcemente, allungando una gamba nuda per sfiorarmi il polpaccio con l'alluce. «È la biologia, mostriciattolo. E devo ammettere che... mi piace tantissimo farti questo effetto.»

Riempii la vasca con l'acqua più calda che potevo sopportare ed entrai, scivolando sotto la schiuma fino al petto, grato che la coltre bianca nascondesse l'evidenza martellante del mio desiderio.

Kekka, nel frattempo, aveva riacceso il Silk-épil e stava finendo di passarlo con cura sulle caviglie. Il ronzio dell'apparecchio faceva da sottofondo a una chiacchierata che, per assurdo, era tornata a toni quasi normali. Parlammo di cazzate, di aneddoti di quando eravamo piccoli, di vecchi amici in comune. Era un momento di intimità domestica e spontanea.

Tuttavia, quando le chiesi come stessero andando gli ultimi preparativi e come stesse Andrea, la vidi irrigidirsi. Il suo sguardo sfuggì il mio, concentrandosi in modo ossessivo su un punto immaginario della ceramica. «Tutto a posto,» rispose in modo sbrigativo, il tono stranamente piatto. «Lui è sempre incastrato con il lavoro, io faccio il possibile da qui. Solite cose noiosissime da sposi.»

Non aggiunse altro. Spense l'apparecchio, si alzò in piedi e si avvicinò al lavandino per sciacquarsi. Quando si voltò di nuovo verso di me, l'atmosfera cambiò drasticamente. La sfacciataggine era svanita, sostituita da un'insicurezza nuda e cruda, quasi dolorosa da guardare. Rimase in piedi davanti alla vasca, completamente svestita, stringendosi le braccia sotto il seno abbondante come per nascondersi. Il mio cuore perse un battito, mentre sotto il pelo dell'acqua il mio cazzo pulsava a mille, mandandomi il sangue al cervello. Avrei voluto divorarla con gli occhi, ma la sua espressione mi frenò.

«Senti, Matteo...» esordì, mordendosi il labbro inferiore con forza. «Però sii sincero. Non dirmi una cosa solo perché sei mio fratello o per farmi contenta. Tu... tu mi trovi ingrassata? O più brutta rispetto a prima?»

La guardai, con la bava alla bocca per quanto fosse devastantemente sensuale e formosa, e fui investito da un'ondata di tenerezza assoluta. «Kekka, sinceramente, io ti vedo perfetta come sempre,» risposi d'istinto.

Lei abbassò lo sguardo, scuotendo appena la testa, palesemente non convinta. Le parole di Andrea dovevano averla ferita molto più in profondità di quanto volesse ammettere. Presi un respiro profondo. Dovevo farle capire quanto fosse preziosa per me. «Sai, Kekka,» ripresi, la voce che mi tremava un po' per il coraggio che stavo cercando di racimolare. «Io ti trovo perfetta e, sinceramente, non sei affatto ingrassata. Ma sappi che se anche lo fossi... e non è assolutamente il caso... non perderesti un minimo della tua bellezza. Saresti sempre perfetta ai miei occhi.» Feci una pausa, incontrando il suo sguardo stupito. «Sei una ragazza solare, bellissima. Sei come un'opera d'arte complessa, composta da tanti piccoli capolavori che fanno inevitabilmente innamorare di te. Il tuo sorriso dolce, la tua risata, il tuo carattere esplosivo, quelle curve da far girare la testa... e mille altre cose.»

Gli occhi di mia sorella si riempirono di lacrime. Rimasero lucidi per qualche secondo, sospesi in un silenzio carico di un'emozione densissima. Tirò su col naso, cercando di ricomporsi, e un sorriso le illuminò il viso, spazzando via ogni nuvola. «Sei il solito ruffiano smielato,» mi prese in giro con voce incrinata, ma i suoi occhi dicevano l'esatto contrario: ridevano, grati e profondamente toccati.

Prima che potessi aggiungere altro, il suo lato irruente, goffo e imprevedibile prese il sopravvento. Senza alcun preavviso, scavalcò il bordo della vasca e si buttò letteralmente nell'acqua con me, sollevando un'onda di schiuma e calore. «Vieni qua, mostriciattolo!» esclamò, gettandomi le braccia al collo per stritolarmi in un abbraccio.

L'impatto fu disastroso e meraviglioso al tempo stesso. Nel calarsi su di me, il suo bacino nudo franò inesorabilmente contro il mio inguine, urtando in pieno la mia erezione marmorea sotto l'acqua. Trattenni il fiato, chiudendo gli occhi per l'imbarazzo e per il piacere lancinante di quel contatto umido e scivoloso.

Kekka fece la finta tonta, ma sentii i suoi muscoli contrarsi per un istante contro il mio addome. Si allontanò di qualche centimetro, ridacchiando con quella solita sfacciataggine che usava come scudo. «Eddai, non fare quella faccia! Da piccoli ci facevamo sempre il bagno insieme, non fare il difficile!» mi sfotté, passandosi una mano tra i ricci bagnati per tirarli indietro, offrendomi una visuale perfetta del suo collo e del suo décolleté imperituro.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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