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Erotika
La Sorellona Si Sposa · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 18 min di lettura

Tette da mungere e dita fradicie

Matteo confessa il suo desiderio e viene premiato potendo finalmente succhiare le tette enormi della sorella. Sconvolta da quella perversione, la sposa si masturba segretamente accanto a lui fino a inzupparsi e venire, arrendendosi alla sua lussuria.

Alessia
5 mesi fa · 1.6k letture · 5

Stava impazzendo. I suoi fianchi si mossero in uno spasmo involontario. Ero ubriaco del suo profumo, della consistenza del suo corpo. Mi sporsi in avanti, il viso a pochi centimetri dal suo décolleté. «Posso... posso anche succhiarle?» le chiesi, la voce ridotta a un soffio roco.

Lei aprì gli occhi, lucidi di desiderio. Era troppo eccitata per pensare, troppo persa nel piacere per ricordare che fossi suo fratello. Annuì freneticamente, stringendo le mani tra i miei capelli e spingendomi verso di sé. «Sì... sì, ti prego.»

Aprii la bocca e presi un capezzolo, succhiandolo con forza. Kekka inarcò la schiena con un verso acuto, spingendo il petto contro il mio viso. Leccai l'aureola, ciucciai la punta indurita, alternando la lingua ai denti, bagnando tutta la pelle morbida con la mia saliva. Passai all'altro seno, massaggiandolo con le mani e succhiandolo con una fame disperata. Sentivo il suo cuore battere all'impazzata contro le mie labbra; le sue dita mi graffiavano la nuca, mentre ansimava senza controllo, completamente abbandonata alla soddisfazione dei sensi.

Il tempo perse di significato, ma la sua lucidità tornò come uno schiaffo prima che la situazione degenerasse del tutto. «Tempo scaduto,» ansimò Kekka, tirandosi indietro di scatto, il seno lucido di saliva che si alzava e abbassava freneticamente. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro cortissimo, ed era palesemente al limite. Si affrettò a recuperare la camicia da notte, infilandosela con mani tremanti. «È... è ora di dormire, mostriciattolo.»

Si sdraiò dandemi le spalle, tirandosi il lenzuolo fin sopra il naso. Io mi accasciai sul cuscino accanto a lei. I miei boxer erano bagnati di liquido pre-seminale, il mio cazzo doleva per l'erezione violenta e la stanza era satura del nostro odore. Scoppiavo di eccitazione, ma ero anche devastato. Mentre il respiro di Kekka si regolarizzava e la sentivo cedere al sonno a pochi centimetri da me, chiusi gli occhi. Ero fottutamente felice per quello che era appena successo, per essermi sentito finalmente compreso dalla mia sorellona. Ma, in fondo al cuore, una lacrima silenziosa mi rigò il viso nel buio. Perché, nonostante la magia di quei due minuti, non ero riuscito a dirle l'unica cosa che contava davvero: che l'amavo, e che perderla tra poche settimane mi avrebbe ucciso.

Il respiro di Matteo divenne profondo e regolare nel giro di pochi minuti. Era crollato, sfinito dall'adrenalina, dall'imbarazzo e dalla tensione insopportabile di quegli ultimi giorni. Io, invece, avevo gli occhi sbarrati nel buio.

Fissavo la schiena ampia e nuda di mio fratello, ascoltando il battito impazzito del mio cuore che mi rimbombava nelle orecchie come un tamburo. Il mio corpo era un groviglio di nervi scoperti, la pelle mi formicolava ancora nei punti esatti in cui le sue mani inesperte, ma affamate, mi avevano stretta. I miei capezzoli, duri e doloranti contro la seta della camicia da notte, erano ancora umidi della sua saliva.

Cosa cazzo mi sta succedendo? pensai, mordendomi il labbro fino a sentire sapore di sangue. Eravamo cresciuti insieme. Era il mio cucciolo, il mio "mostriciattolo". E ora... avevo appena lasciato che mi palpasse e mi succhiasse il seno nel suo letto. E la cosa più devastante, quella che mi faceva venire da piangere per la vergogna e l'eccitazione, era che lo avevo desiderato disperatamente.

E Andrea? Il pensiero del mio futuro marito, l'uomo che avrei dovuto sposare tra meno di tre settimane, affiorò per un istante, ma era freddo, quasi sbiadito. Andrea era maturo, sicuro, stabile... ma era così dannatamente distratto. Da quanto tempo non mi guardava in quel modo? Da quanto tempo non mi faceva sentire il centro dell'universo? Le sue mani su di me erano diventate un'abitudine. Matteo, invece, mi aveva letteralmente divorata. Nelle sue parole sfacciate, nella sua perversione acerba, c'era stata una devozione assoluta. Quando mi aveva toccata, non c'era stata solo lussuria; c'era una reverenza disperata che mi aveva fatta sentire bellissima, desiderata, amata. Era da un'eternità che non mi sentivo così.

Un brivido infuocato mi attraversò il ventre. Ero confusa, spaventata da me stessa e dalle conseguenze di quel gioco pericoloso, ma il bisogno fisico era diventato un'urgenza insopportabile. Il mio sesso pulsava, pesante e fradicio.

Mi avvicinai impercettibilmente, poggiando la fronte contro la schiena calda di Matty. Chiusi gli occhi, arrendendomi. La mia mano destra scivolò lentamente lungo il mio fianco, sollevando il bordo della seta. Raggiunsi i miei slip e infilai le dita sotto l'elastico. Ero così bagnata che il tessuto era scivoloso. Quando i miei polpastrelli sfiorarono le mie stesse labbra gonfie, un sospiro spezzato mi morì in gola.

Iniziai a massaggiarmi, prima dolcemente, affondando il viso nel cuscino per soffocare i miei stessi gemiti. Il silenzio della stanza era rotto solo dal respiro pacifico di mio fratello e dal suono umido e ritmico delle mie dita che scivolavano sulla mia intimità. Trovai il clitoride turgido e cominciai a stuzzicarlo, premendo e disegnando cerchi lenti, alimentando un crescendo inarrestabile che obbediva solo all’istinto.

Pensa ad Andrea. Pensa all'altare, al vestito bianco, mi imposi, serrando le palpebre, lottando per scacciare la nebbia del desiderio e non sentirmi sporca. Ma era del tutto inutile. Più il limite si avvicinava, più la mente si ribellava. Ogni volta che premevo le dita contro me stessa, la mia immaginazione sostituiva la mia mano con quella di Matteo. Sentivo ancora il fantasma dei suoi denti sul mio petto, il suo respiro affannoso. Stavo impazzendo.

Il calore si diffuse dal basso ventre, irradiandosi in ogni muscolo. Stavo per cedere. La mia mano sinistra salì istintivamente a stringere la mia stessa tetta, strizzando la carne piena proprio come aveva fatto lui, massaggiando il capezzolo teso.

In quel preciso istante, Matteo si mosse. Trattenni il fiato, pietrificata, ritirando a metà la mano. Si rigirò nel sonno con un sospiro pesante, voltandosi a pancia in su per poi lasciare cadere il viso di lato, esattamente verso di me.

Ora eravamo faccia a faccia. Stava dormendo profondamente. I suoi lineamenti erano rilassati, le labbra socchiuse, le ciglia lunghe scure contro gli zigomi. Il suo respiro caldo mi sfiorava il naso. E io ero lì, con le gambe dischiuse nel suo letto, una mano a impastarmi il seno scoperto e l'altra sprofondata in mezzo alle mie cosce.

Guardare il suo volto addormentato, innocente, mentre io mi toccavo e mi riempivo le narici del suo odore, fu la scintilla definitiva che fece saltare in aria ogni mia resistenza. L'apoteosi dei sensi e la soddisfazione profonda mi travolsero con una violenza che mi strappò un gemito muto.

Affondai i denti nel labbro inferiore per non urlare, mentre l'orgasmo mi squassava il corpo. Spasmi fortissimi mi contrassero il ventre, e le mie pareti strinsero convulsamente le dita in un'ondata di piacere puro e accecante. Mi sentii sporca, sbagliata, fottutamente strana... ma incredibilmente felice. Un calore bruciante mi sciolse ogni singolo muscolo, lasciandomi ansimante, scossa dai brividi, a pochi centimetri dal suo respiro.

Rimasi immobile per minuti che sembrarono ore, aspettando che il petto smettesse di sollevarsi in modo così frenetico. Mi sfilai la mano dagli slip, pulendo le dita contro il mio stesso fianco, e mi rannicchiai verso di lui. La dolcezza del suo viso contrastava in modo assurdo con la lussuria che avevo appena sfogato. Allungai il collo nel buio, sfidando ogni divieto, e posai dolcemente le mie labbra sulle sue. Fu un bacio a stampo, tenero, silenzioso.

«Notte, Matty,» sussurrai contro la sua bocca, la voce che tremava in quel segreto che mi portavo dentro, chiudendo quella notte con un mistero che aveva ormai sbaragliato ogni certezza. «Grazie per trovarmi bella... almeno tu.»

Prima di andare avanti…

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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