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Erotika
La Sorellona Si Sposa · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 18 min di lettura

Tette da mungere e dita fradicie

Matteo confessa il suo desiderio e viene premiato potendo finalmente succhiare le tette enormi della sorella. Sconvolta da quella perversione, la sposa si masturba segretamente accanto a lui fino a inzupparsi e venire, arrendendosi alla sua lussuria.

Alessia
5 mesi fa · 1.6k letture · 5

«Sei mia sorella,» mormorai, come se dovessi ricordarlo più a me stesso che a lei.

«Esatto,» concordò lei, girando il viso verso di me. «E là fuori ci sono mille ragazze incredibili, decisamente migliori della tua noiosa e vecchia sorellona con cui sfogare quegli ormoni.» Si morse il labbro, esitando per un secondo. Poi la sua curiosità invadente colpì di nuovo. «A proposito... ma tu... sei ancora vergine, vero?»

L'imbarazzo tornò a colpirmi come uno schiaffo. «Kekka!»

«Oh, andiamo! Sono tua sorella, a chi devi dirlo se non a me?» insistette, girandosi sul fianco verso di me. Il suo seno sfiorò il mio braccio. «La mia prima volta è stata a diciott'anni. Proprio la tua età. Ero terrorizzata, ma avevo una voglia matta. È successo sul sedile posteriore della macchina di un ragazzo più grande... è stato goffo, un po' doloroso all'inizio, ma... cazzo, faceva così caldo. Mi ricordo ancora il sudore, le mani dappertutto...»

La sua voce si era fatta più bassa, descrittiva, carica di una sensualità che non aveva alcun diritto di usare in quel letto, con me. Mi stavo eccitando in modo furioso, immaginandola nuda, ansimante, presa da un altro.

«Ok, ok, ho capito il concetto,» la interruppi, chiudendo gli occhi e stringendo i pugni. «Sì, va bene? Sei contenta? Sono ancora vergine.»

Kekka fece un gridolino di intenerimento e mi strinse le guance. «Aww, il mio cucciolo! Ma è dolcissimo. Però devi darti una mossa, eh. E soprattutto, quando troverai quella giusta, ricorda i consigli della tua sorellona: niente fretta. Alle donne piacciono i preliminari. Usa bene le mani, gioca con lei, falle capire che la desideri prima ancora di spogliarla. E per l'amor del cielo, trova il clitoride. Non è una leggenda metropolitana, sta proprio lì sopra.»

«Kekka, ti prego, sto per vomitare!» mentii spudoratamente, il viso in fiamme, mentre le sue parole mi dipingevano immagini estremamente esplicite nella mente. Le stavo letteralmente immaginando applicate al suo corpo.

Mentre parlava, gesticolando animatamente nel suo ruolo improvvisato di sessuologa, Kekka spostò la gamba che teneva intrecciata alla mia per mettersi più comoda. Nel farlo, il suo ginocchio nudo scivolò involontariamente contro il cavallo dei miei boxer.

Si bloccò all'istante. Aveva colpito in pieno il mio cazzo, che in quel momento era turgido, durissimo e pulsante come una barra di ferro incandescente. L'urto fu inequivocabile. La differenza di reazione rispetto a quattordici anni prima era palese.

Il silenzio calò nella stanza per tre secondi lunghissimi. Trattenni il respiro, aspettando un suo rimprovero o che scappasse via inorridita. Invece, Kekka abbassò lo sguardo verso il mio bacino, poi mi guardò in faccia. Un sorriso sbieco e tremendo le spuntò sulle labbra. Non tolse il ginocchio.

«Wow,» sussurrò, con una nota di sincero stupore mista a puro divertimento. Poi mi diede un piccolo, leggerissimo colpo di bacino, ridacchiando mentre io sgranavo gli occhi. «Dai, contieniti idiota! Metti via quell'arma di distruzione di massa, sono tua sorella!»

Rise, nascondendo il viso contro la mia spalla. Ma il suo corpo era caldo, bollente. E, mentre il suo respiro si faceva appena più affannoso contro la mia pelle, capii che la sua sfacciataggine era ormai l'ultima, sottilissima barriera prima del collasso definitivo.

Ero paralizzato, il viso letteralmente in fiamme. Sentire il suo ginocchio premuto proprio lì, contro l'evidenza innegabile del mio desiderio, mi faceva morire di imbarazzo e, allo stesso tempo, mi eccitava fino a farmi girare la testa.

Kekka ritirò la gamba con una lentezza calcolata. Il suo sorriso sfrontato vacillò per un secondo, sostituito da un'espressione quasi insicura, un'ombra passeggera che non le avevo mai visto in viso. Si rannicchiò un po' su se stessa, stringendosi le braccia attorno al petto. «Ma sul serio, Matty?» sussurrò, abbassando lo sguardo. «Cioè... come fai a eccitarti con me? Sono tua sorella... e poi, guardami. L'hai detto anche tu prima, là fuori è pieno di ragazze stupende. Le tue amiche sono bellissime, magre, perfette. Io sono solo... un disastro incasinato.»

Sentire quelle parole mi fece scattare qualcosa dentro. Il fratello premuroso e il ragazzo follemente innamorato si fusero in un unico istinto di protezione. Mi tirai su a sedere, ignorando la tenda che si era formata nei miei boxer, e la guardai dritto negli occhi, severo. «Non dire stronzate, Kekka,» la sgridai, la voce ferma. «Non azzardarti mai più a buttarti giù in questo modo. Prima ti ho dato corda solo perché ero in panico, ma sono tutte cazzate.» Presi un respiro profondo, il cuore che mi batteva a mille. Non potevo dirle "ti amo", non potevo confessarle i miei veri sentimenti senza farle prendere un infarto, ma potevo essere fottutamente onesto. «Ascoltami. Da quando ho scoperto certe cose... da quando gli ormoni hanno iniziato a girare e ho capito cos'è l'erotismo... per me non c'è paragone con nessuna. Sei la ragazza più formosa, bella ed eccitante del fottuto pianeta.»

Kekka sgranò gli occhi. Le sue guance si tinsero di un rosso porpora che non aveva nulla a che fare con il caldo. Era stupita, spiazzata e visibilmente addolcita da quella confessione. Anche se il mio complimento era intrinsecamente perverso, per lei aveva il sapore di una devozione dolcissima. Si morse il labbro per nascondere un sorriso emozionato, ma la sua maschera da provocatrice tornò subito al suo posto. Era il suo meccanismo di difesa. «Mmh... addirittura del pianeta?» ridacchiò, tornando a sdraiarsi sul fianco, appoggiando la testa sulla mano. «Wow. Questa è grossa.»

«Ti prego, non giudicarmi,» mormorai, passandomi le mani tra i capelli, sentendo il peso di quella mezza confessione. «So che è sbagliato, so che sei mia sorella...»

«Ehi,» mi interruppe dolcemente, sfiorandomi il polso. «Non ti giudicherei mai, mostriciattolo. Mai. La fantasia aiuta a evadere, me l'hai insegnato proprio tu spiandomi.» Poi il suo sguardo si fece scuro, malizioso. «Però adesso sono curiosa. Visto che stiamo facendo il gioco della verità... sentiamo, qual è la parte di me che ti fa impazzire di più? Preferisci il mio culo o le mie tette?»

Spalancai la bocca. «Kekka!» «Rispondi!» rise lei, sfacciata. «E dimmi... quando mi guardi in pantaloncini, cosa pensi? E l'altra sera... preferivi guardarmi le dita o ti immaginavi di essere tu a toccarmi?»

Il mio respiro si fece di nuovo pesante. L'aria era elettrica, la spontaneità stava vincendo sulla complessità della nostra situazione, seguendo un crescendo inarrestabile. «Io... cazzo, non lo so,» ammisi, arrendendomi del tutto. «Amo entrambi. Hai un culone pazzesco che guardo sempre quando cammini per casa... e le tue tette sono un'ossessione. L'altra sera volevo solo avere le mani su di te. Ho sempre sognato di poterti toccare le tette, almeno una volta nella vita.»

Kekka si zittì. Il respiro le si incagliò in gola, e i suoi occhi scuri brillarono nel buio. Rimase a fissarmi per qualche istante, il petto che si alzava e si abbassava ritmicamente. Era imbarazzata, lo vedevo da come si mordeva l'interno guancia, ma la mia totale sottomissione l'aveva eccitata. «Sei stato tanto dolce, nella tua totale perversione, fratellino,» mormorò alla fine, la voce rotta da un fremito. Si mise seduta davanti a me, incrociando le gambe. «Facciamo un patto. Ti do un premio per la tua onestà. Esaudirò il tuo desiderio... ma solo se mi permetti di dormire qui con te stanotte. Sono troppo agitata per tornare di là.» Esitò un secondo, le guance in fiamme. «Però... promettimi che domattina ce ne dimenticheremo. Torneremo a essere solo Kekka e Matty.»

«Lo prometto,» sussurrai, il cuore che minacciava di sfondarmi la cassa toracica. Ero eccitato come un ragazzino alla sua prima vera esperienza.

Kekka prese un respiro profondo. Le sue mani afferrarono il bordo inferiore della camicia da notte di seta nera. In un movimento fluido, se la sfilò dalla testa, gettandola in fondo al letto. La vista mi mozzò il fiato. I suoi seni erano liberi, pesanti, perfetti. Le aureole scure incorniciavano capezzoli già turgidi e ritti per la tensione. «Hai due minuti, tigre,» sussurrò, con un sorriso tremante, offrendosi a me.

Non me lo feci ripetere due volte. Allungai le mani, tremando, e posai i palmi su di lei. La pelle era caldissima, morbida come velluto. Il peso dei suoi seni riempì le mie mani, superando ogni mia fantasia. Iniziai a palparla con passione, impastando la carne abbondante con un desiderio cieco, come se fosse l'unica ragazza esistente sulla faccia della terra. Kekka chiuse gli occhi di scatto, la mascella contratta. Cercava di non darlo a vedere, di fare la dura, ma quando i miei pollici trovarono i suoi capezzoli induriti e iniziarono a stuzzicarli e stringerli esattamente come avevo visto fare in decine di porno, un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Cap. 3

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