— Sono io. Roberta — sussurrò, entrando.
Barbara era sdraiata sul letto, in una camicia da notte di seta color avorio. La luce della sera filtrava dalle tende, dipingendo la stanza di un oro tenue. Quando vide l'amica, si mise a sedere, con un sorriso confuso.
— Roberta... non mi avevi detto che saresti passata. E quella bottiglia?
Roberta chiuse la porta dietro di sé, ma non del tutto. Poi appoggiò lo champagne sul comodino, senza toglierlo dalla sua custodia di carta velina.
— Mi andava di passare un po' di tempo con la mia migliore amica.
Barbara ridacchiò nervosa. — Solo noi due?
— Solo noi due.
Roberta si avvicinò al letto. Si sedette accanto a Barbara, le prese il viso tra le mani e la baciò. Dapprima con dolcezza, poi con più intensità, facendole sentire la lingua, il sapore, la promessa di ciò che sarebbe venuto.
Barbara gemette, e le sue mani trovarono i fianchi di Roberta.
— Chiudi gli occhi, Barbara — sussurrò. — Le mamme rispettabili non devono vedere ciò che sto per farti.
La donna cominciò a spogliare la madre del ragazzino che di là a poco le avrebbe osservate. Lo champagne restò dimenticato, la custodia di carta velina ancora intatta.
Ciò che Martino vide nella penombra quando seguì le indicazioni di Roberta lo stupì più di ogni cosa al mondo.
Roberta era in mutande a cui era attaccato un pene finto che le penzolava tra le gambe.
Sua madre, invece, era sul letto, appoggiata sulle ginocchia e sulle spalle con il culo rivolto verso l’alto, e completamente nuda a parte un paio di calze autoreggenti. Le sue braccia erano incrociate dietro la schiena, con i polsi chiusi in un paio di manette. Aveva una benda sugli occhi ed era ferma immobile, senza dire niente.
Quando Roberta fu sicura che il ragazzo fosse arrivato gli sorrise nervosamente.
Si mise ad armeggiare con il tappo dello champagne, un po’ goffamente. Martino imbambolato non sapeva cosa guardare, se tenere gli occhi bassi sulla bottiglia, se guardare Roberta in quella veste da dominatrice o sua madre sottomessa.
Il tappo saltò, con il rumore caratteristico. Lei si riempì il bicchiere e brindò da sola.
Mentre a piccoli sorsi gustava lo champagne, raccolse da terra il tappo, si avvicinò all’amica sul letto, le aprì con le mani i glutei e, con movimenti rotatori, spinse il tappo nel suo ano, lasciandone fuori la testa.
— Ahah, sei bellissima.
Le disse ridendo e immortalando la scena con il telefono.
Nonostante la sorpresa e l’imbarazzo, Martino non rimase indifferente alla scena, iniziando poco dopo ad accarezzarsi il cazzo da sopra ai pantaloni. Si era già un po’ indurito da quando ero fuori la porta e quella scena gli diede la spinta finale a ergersi del tutto.
In attesa degli eventi proseguì slacciandosi i pantaloni e abbassandoseli insieme alle mutande. Poi tolse anche la maglietta, rimanendo nudo in silenzio fuori la camera dei suoi genitori, stringendosi il cazzo fra le mani.
Roberta si avvicinò verso il letto.
Oltre a quella situazione pazzesca ad eccitare tanto Martino quanto Roberta era soprattutto il culo della donna, molto rotondo e morbido, che precedeva una figa completamente depilata. Aveva un qualcosa di così proibito che glielo faceva desiderare quasi quanto avrebbe desiderato quello di Roberta.
Lei le tolse il tappo di champagne e aggiunse del gel lubrificante al buco già decisamente dilatato. Poi si afferrò il cazzo finto e lo condusse verso l’ano dell’amica. Entrò facilmente, lei la accolse dentro al suo buco morbido ed elastico. Era evidente che era abituata a prenderlo dal marito.
Quando Roberta iniziò a fare avanti e indietro lei cominciò a mugolare in maniera molto sexy e fece sentire l’amica molto potente e il figlio molto perverso.
Stava guardando sua madre sodomizzata da un’amica di famiglie e si lasciava scopare davanti al proprio figlio che mentalmente la incitava a farsi inculare con forza.
Nella foga dell’amplesso Barbara si ritrovò steso con le gambe aperte e con il corpo dell’amica sopra di lei, con il “suo” pene infilato dentro.
— Ferma, restami dentro.
Finalmente Martino potè sentire la voce di sua madre. Roberta obbedì con piacere anche perché così rallentò l’arrivo dell’orgasmo che era ormai imminente.
Fu la scintilla che ruppe le remore del ragazzo.
Roberta lo sentì avvicinarsi al letto e andare dietro di lei in assoluto silenzio. La donna percepì il suo giovane cazzo, bagnato di pre sperma, appoggiarsi tra le sue natiche.
Tra la sorpresa, l’eccitazione e la paura di farsi scoprire non potè fare altro che allargare anche lei le gambe.
Roberto lo guardò dubbiosa e un po’ spaventata ma Martino le sorrise e dolcemente e provò a spingere, se non avesse potuto scopare sua madre direttamente lo avrebbe fatto attraverso di lei.
Il cazzo del ragazzo a contatto per la prima volta con un buco del culo e in una situazione in cui non sarebbe convenuto a nessuno sottrarsi si indurì ulteriormente mentre la donna si arrendeva lasciandolo entrare spalancando le gambe appoggiandole su quelle di Barbara.
Martino pian piano spinse e riuscì ad introdurre il cazzo inesperto nell’ano di una donna dell’età di sua madre. Appena Roberta si abituò alla presenza riprese a scopare l’amica con la stessa foga con cui aveva interrotto. Ogni colpo che le dava le procurava il rinculo sul cazzo del ragazzo.
Poco dopo Barbara ebbe un orgasmo imponente ma l’amica non smise di incularla e di farsi inculare dal figlio. Non capì più niente, quasi perse i sensi.
Le due donne rimasero per alcuni minuti immobili a riprendere fiato. Barbara stesa, Roberta collassata da un lato e Martino immobile e in silenzio dall’altro del letto. Poi sentì che loro ripresero a muoversi, a toccarsi fra loro, a coccolarsi, a baciarsi. Approfittò di quel momento e scivolò di lato scendendo dal letto. Le due amiche, dopo quella scopata selvaggia, ripresero a fare l’amore come una coppia di innamorati. Roberta si era sfilata la mutanda con il cazzo finto e ora era Barbara che la stava penetrando. Martino silenziosamente fuori la stanza, raccolse i suoi vestiti con l’intenzione di lasciarli soli.
Prima di allontanarmi raccolse il bicchiere con ancora un po’ di champagne dentro. Roberta lo stava guardando, alzò il calice alla sua salute, lo bevve in un sorso e le fece un cenno di intesa. Roberta gli sorrise mentre godeva per la penetrazione da parte della madre.
Quello che Martino, ne tantomeno sua madre, sapevano era che non erano stati gli unici testimoni di quel pomeriggio di sesso.
Ancora una volta a intromettersi per caso fu la presenza inaspettata di Gianluca, ma questa volta rimase talmente pietrificato da non riuscire a fare né a pensare nulla che interrompesse quella scena.
Passando davanti alla camera dei suoi genitori e trovando la porta socchiusa a quell’ora si incuriosì. Buttando l’occhio velocemente riuscì a riconoscere suo fratello in piedi davanti a una donna piegata a novanta, non potendo soffermarsi oltre e non potendo immaginare il resto della scena la sua mente da adolescente arrapato lavorò senza il suo controllo. Suo fratello, su questo non aveva dubbi, era in camera di sua madre, dietro di lei e la fotteva con foga. Riconobbe il suo cazzo che entrava e usciva e sentì il rumore di lui che sbatteva contro le chiappe di lei.
“Quanto ti piace nel culo, eh, troia?” fu l’unico pensiero che riuscì a formulare.
Poi in quel momento Martino si girò e lo vide. Il suo volto era trasfigurato dallo spavento e dall’orgasmo contemporaneamente. I due fratelli si fissarono per lunghi istanti mentre lui continuava a scopare e a godere. Non sembrò neanche provarci a fermarsi mentre la donna non si era accorta della presenza del gemello.
Gianluca se ne andò che loro non avevano ancora interrotto la scopata.
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