Era l’estate del 1997 e questa storia inizia là, quando io avevo appena vent’anni e Daniele, il mio amico, poi trombamico, poi fidanzato e ora mio marito e padre delle nostre due ragazze, appena diciotto.
Ci eravamo frequentati come amici per tutto il suo ultimo anno di liceo e all’epoca, anche se erano solo due anni, la differenza di età tra noi per certi versi contava, molto più di ora. Io ero la “donna” più grande perché già studiavo chimica all’università, lui il giovane “ragazzo” che, soprattutto agli occhi dei suoi amici, usciva con quella più grande. Con la scusa di aiutarlo con la preparazione della maturità iniziammo anche a scopare ma nonostante quelle frequenti distrazioni alla fine il diploma riuscì a portarselo a casa e arrivò il tempo delle vacanze. “Alternative”, insisteva lui. Daniele era molto più coraggioso e spregiudicato di me, nonostante io avessi quei due anni in più, ma non riuscivo a dirgli di no. Non so bene se ci amassimo già, a quell’età è difficile capirlo, ma il suo lato selvaggio attizzava la ragazza per bene che era in me.
“Le vacanze dopo la maturità sono quelle più lunghe. Non avrò altre occasioni così” mi disse quel giorno che dovevamo decidere cosa fare. “E poi i miei non mi hanno fatto storie, penso si fidino di te” aggiunse, credendo di dovermi ancora convincere.Entrambi giovani studenti avevamo pochi soldi e il budget della vacanza sarebbe stato minimo. Il programma era che non doveva esserci programma, si andava dove capitava, perfino in autostop, se necessario. Rimediammo anche una tenda, l’idea del campeggio libero era da preferire ad altre opzioni.Quel 12 agosto 1997 partimmo verso il sud Italia. Una meta in mente in realtà c’era, la sua idea era di girare per le isole della Sicilia, le isole Eolie per l’esattezza.
La prima tappa sarebbe dunque dovuta essere Napoli da dove partono le navi dirette proprio per là e tutto sommato con un treno non sarebbe stato difficile. Eppure per dare fin da subito l’impronta trasgressiva alla nostra prima vacanza insieme, optammo per il passaggio di un camionista, al quale probabilmente Daniele non era molto simpatico o comunque di intralcio per potersi fare un’esuberante scopata con me. Per fortuna si accontentò di fissarmi le tette dalla canottierina lungo tutto il viaggio, ma quel brivido imprevisto di rischio e trasgressione fu la scintilla della storia che iniziò quell’estate e ancora deve concludersi dopo vent’anni. Nonostante la situazione particolare Daniele era sempre euforico e su di giri, ci scappò la prima scopata notturna di quella vacanza nel parcheggio di un autogrill deserto, che Daniele dovette pure raccontare al camionista mentre io ero in bagno a ricompormi.
Il 13 agosto del 1997 eravamo finalmente a Napoli, dopo una lunga sosta imposta dalla tabella di marcia del nostro autista. Non so come ma mischiandoci alle famigliole ci ritrovammo sul traghetto pur privi di biglietto. L’euforia per questa mossa e un finto timore di essere scoperto, gli fece proporre di nasconderci in bagno fin quando non fossimo partiti. Dovevamo trovare un modo per ingannare l’attesa e non ce ne venne in mente nessuno migliore, dopo essermi strusciata con il culo proprio all’altezza del suo inguine con la scusa dell’angusto spazio di quel bagno ed essermi ritrovata le sue mani vagare praticamente su tutto il corpo, Daniele cadde in ginocchio e me la leccò per tutto il tempo che la nave ci mise a salpare e io cominciavo ad apprezzare quella vacanza priva di comodità. Sul ponte della nave, durante la notte, avvolti nel sacco a pelo, allietammo un gruppo di ragazzi tedeschi che ogni tanto smettevano di parlare per ascoltare i mugolii di Daniele che si mischiavano ai miei. Quando diventammo consapevoli di avere dei vicini provammo a confermare i loro sospetti per renderli partecipi della nostra passione. Saltai su Daniele e mi lasciai andare a una cavalcata che fugava ogni dubbio anche al buio, baciandolo con una fame profonda e appassionata che fece venire entrambi.
La prima notte a Stromboli, ci concedemmo un alberghetto, dove senza nemmeno chiudere la porta della camera ci baciammo intensamente mentre le mani intrepide staccavano tutti i vestiti dell’uno e dell’altra per poi farmi prendere fino in fondo, ma devo ammettere che la scopata in un letto vero, fu meno passionale delle altre. Una coppia di uomini inglesi, secondo Daniele gay da come lo guardavano, conosciuti in una tavola calda, ci diede un passaggio in barca fino a Panarea dove ci riposammo una notte, prima di prendere il primo traghetto che capitò, stavolta pagando.
Passammo non più di due o tre giorni in ognuna delle altre isole, dormendo preferibilmente in spiagge isolate, facendo l’amore sotto le stelle e il bagno di notte. Spesso mangiavamo solo una volta, massimo due al giorno, cercando di abbuffarci in quelle occasioni. Quella vita randagia iniziava a funzionare, portavamo il meno possibile i vestiti, in modo che si sporcassero poco. Daniele era bellissimo, trasandato, abbronzatissimo e sexy da morire. E aveva sempre voglia di scopare. E quando dico sempre non intendo che pensasse sempre al sesso come tutti i ragazzi di 18 anni in vacanza, intendo che oltre a lui ne aveva sempre voglia il suo cazzo, pronto in pochi secondi in qualunque occasione, situazione o luogo.
Una sera, a Filicudi, avevamo compagnia sulla spiaggia. Ci unimmo ad un gruppo variegato di ragazzi, di varie nazionalità. Fu il classico falò sulla spiaggia, con contorno di chitarre, spinelli e alcool. Col passare del tempo la gente, aiutata dal bere e dal fumare, perdeva piano piano le proprie inibizioni. Molti cominciarono a denudarsi, alcuni a pomiciare per poi passare a qualcosa di più. I più sobri si appartavano nel buio, quelli meno lo facevano davanti a tutti. Fu la prima volta dall’inizio della vacanza che io e Daniele ci staccammo un po’ l’uno dall’altra. Avevo bevuto e non sapevo più dove era. Non ero molto cosciente e rendermi conto che fosse lui quello contro cui si stava strusciando una biondina scandinava non mi aiutava a restare lucida. Nei ricordi confusi di quella sera ho il flash di me poco lontana da lui, in ginocchio sulla sabbia, con un trio di ragazzi attorno che mi puntavano i cazzi eccitati in faccia e io che non disdegnavo l’offerta. Sono quasi sicura che lui fosse così vicino da riconoscermi anche al buio e il pensiero mi fece prendere il pieno controllo della situazione. Spinsi la testa di uno dei tre a scendere verso il mio sesso mentre allargavo le gambe per dargli accesso al mio calore. Sentii la lingua dello sconosciuto cercare tra i miei peletti, ruvidi di una depilazione risalente a giorni prima ormai, di varcare la soglia del mio piacere mentre la mia lingua si appiccicava dei peli degli altri due che sbattevano sul mio viso alla ricerca della stessa soddisfazione. Guidavo il viso del ragazzo steso sotto di me mentre le mie labbra interne si aprivano sempre di più, all’unisono di quelle della bocca che ora ricevevano massicce dosi di cazzo sconosciuto. Convincermi che a pochissimi metri Daniele intanto si stava scopando la biondina non mi irritò, anzi mi diede l’impulso a godere di quelle labbra e di quei cazzi. Chiusi gli occhi e mi lasciai andare ad un gemito così forte da non lasciare più dubbi che fossi proprio io. Sentivo il fuoco nella bocca, non ne avevo mai abbastanza di quei cazzi, li succhiavo come il terzo sotto assaporava i miei umori che scorrevano abbondanti. Aveva raggiunto il clitoride gonfio con la lingua e le mie mani sulla sua testa gli impedivano di lasciarlo.
Non parlammo mai di cosa avevamo fatto quella sera, non ce ne fu bisogno perché quella sera aveva impresso una svolta nella nostra storia. L’unico indizio che ci confermò quanto fosse successo fu che non ritrovavo più le mutande, già un paio le avevo abbandonate io in giro e decidemmo che non mi sarebbero più servite, al massimo potevo usare il costume quando strettamente necessario. Fu il nostro segnale, la dichiarazione di cosa sarebbe stata la nostra storia da quella sera: il mio sesso, la figa della sua donna sarebbe stata libera, pronta, accessibile e non più per forza solo a lui.
