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La villa dei Milfredi sorgeva sulle colline che dominavano la provincia di Viterbo, un'enclave di marmo e vetro protetta da cipressi secolari. Davide ne aveva ereditato la gestione, ma era stato lui a trasformarla in un tempio del potere: ogni stanza parlava di ricchezza, ogni oggetto di una vita che gli altri potevano solo invidiare. Barbara, sua moglie, si muoveva tra quelle stanze con l'eleganza di chi sapeva di appartenervi, ma con un'intensità negli occhi che rivelava una fame mai del tutto saziata. I gemelli, Martino e Gianluca, compivano diciassette anni quell'estate, e già si specchiavano l'uno nell'altro con quella complicità che solo i fratelli identici conoscono. Claudia, a diciannove, divideva il suo tempo tra i libri e le mani del suo fidanzato, un ragazzo dal viso pulito che non sapeva ancora cosa significasse possedere veramente una donna.

