I Milfredi

Capitolo 3 - la tentazione di Roberta

I desideri di due donne a confronto: la mamma e l'amica

S
Salina

2 ore fa

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Il rumore della porta d'ingresso che si apriva fu come una doccia gelata.
Barbara stava ancora posando, la schiena inarcata, le natiche strette nel pizzo nero, quando il clac della serratura e il tonfo della porta che si chiudeva echeggiarono attraverso la villa. Il sorriso le si congelò sul viso. Roberta abbassò il cellulare di scatto, il respiro mozzato.

— Cazzo — mormorò Barbara, il cuore che le martellava in gola.
Sentirono passi pesanti nell'atrio, un fischiettare allegro. Gianluca. Di ritorno dall'allenamento prima del previsto.
Roberta si alzò di scatto, il telefono stretto in mano come un oggetto compromettente.
— Barbara, che facciamo?
— Chiudi la porta — sibilò Barbara, afferrando il vestito di seta dal pavimento.
— Sbrigati, chiudi!

Roberta si lanciò verso la porta, ma nel movimento istintivo di afferrare la maniglia e sbattere lo sportello, Barbara ebbe un attimo di visione nitida attraverso lo specchio. Una sagoma nel corridoio. Un corpo giovane, fermo, immobile. Poi lo sportello si chiuse con un tonfo sordo.
Ma quel corpo, quella sagoma, era Martino.

Barbara lo aveva visto. Era lì, appoggiato al muro, la mano sui pantaloni. E prima ancora che il cervello elaborasse l'identità del figlio, i suoi occhi avevano registrato un'altra cosa: l'erezione. Evidente. Tesa contro la stoffa dei pantaloncini da ginnastica, una gobba che sporgeva inequivocabile come un'accusa.

Il respiro di Barbara si fermò. Il vestito di seta le penzolò dalle dita, dimenticato.

Aveva visto suo figlio. Suo figlio la guardava nuda. Suo figlio era duro per lei.

La consapevolezza la colpì come un pugno allo stomaco, ma invece di vergogna, sentì una vampata di calore che le salì dal basso ventre, che le inumidì le mutandine di pizzo, che le fece contrarre i muscoli della vagina in una fitta di puro desiderio. Si morse il labbro, gli occhi fissi sulla porta chiusa, immaginando Martino dall'altra parte, col cazzo duro, che
aveva visto tutto.

Roberta si voltò, il viso bianco.

— Chi era?
— Gianluca — mentì Barbara, la voce rotta. — Sarà tornato prima.

Ma nella sua testa c’era il gemello più audace, quello che la guardava sempre con quegli occhi che adesso capiva essere carichi di desiderio. Quello che l'aveva vista nuda nello specchio.

Ti ho visto, pensò, e il pensiero la fece bagnare ancora di più. Ti ho visto duro per me.

Fuori nel corridoio, Martino era rimasto paralizzato.

Quando la porta si era chiusa, aveva sentito il cuore fermarsi. Sua madre lo aveva visto. Lo aveva fissato. Per un attimo (un attimo lunghissimo, sospeso) i loro occhi si erano incrociati attraverso lo specchio. Lui con la mano sui pantaloni, il cazzo duro come non lo era mai stato. Lei nuda, in lingerie, lo sguardo fisso sul suo corpo.

Poi la porta si era chiusa.

Martino non osava pensarci. Si allontanò barcollando, il cuore in gola, e quasi si scontrò con Gianluca che saliva le scale.

— Ehi, dove cazzo vai? — chiese Gianluca, fermandosi a metà scala.

Aveva ancora la maglietta sudata dell'allenamento, i capelli umidi, le guance arrossate.

— Sembra che tu abbia visto un fantasma.

Martino scosse la testa, cercando di comporre un'espressione neutra.

— Niente. Stavo andando in bagno.

— In bagno?

Gianluca inarcò un sopracciglio.

— E perché stai andando verso la camera dei genitori? Il bagno è dall'altra parte.

Martino impallidì.

— Stavo... cercavo un libro.

Gianluca lo guardò, e qualcosa nei suoi occhi si fece più acuto. Il gemello era più sveglio di quanto volesse far credere. Notò il respiro affannato di Martino, il tremore delle mani, il modo in cui teneva i pantaloni davanti per nascondere l'erezione che stava lentamente calando.

— Sei strano — disse Gianluca, incrociando le braccia.
Assunse un tono grave, canzonatorio, che imitava perfettamente la voce severa del padre.

— Martino, cosa stai combinando? Hai la coscienza sporca, ragazzo mio.

— Smettila — ringhiò Martino, ma la voce gli tremò.

Gianluca rise, una risata bassa e maliziosa.

— La mamma è in camera? Con Roberta? Ho sentito delle voci. Cosa stavate combinando?

— Niente. Studiavo. Loro chiacchieravano.

— Chiacchieravano — ripeté Gianluca, lentamente. — Sicuro?

Lo guardò dritto negli occhi, e per un momento Martino ebbe la sensazione che suo fratello sapesse. Non i dettagli, ma l'essenza.
L'atmosfera. La tensione.

— Beh — concluse Gianluca, scrollando le spalle — se hai finito di studiare, la doccia è libera. Io vado a mangiare qualcosa.

E scese le scale, lasciando Martino solo con il suo cuore in gola e il ricordo bruciante dello sguardo di sua madre.

Dentro la camera, Barbara era ancora in piedi, il vestito di seta stretto al petto, le mutandine di pizzo ancora addosso. Roberta era seduta sul letto, il cellulare in mano, lo sguardo perso.

— È andata — disse Roberta, la voce sottile. — Per fortuna era Gianluca. Se fosse stato Davide... Barbara, quelle foto... io non so...
— Non preoccuparti — mormorò Barbara, sedendosi accanto a lei. Sentiva il calore del corpo di Roberta, il suo odore di donna agitata.
L'eccitazione di prima non si era spenta. Anzi, la visione di Martino l'aveva alimentata.

— Le foto sono tra noi. Nessuno le vedrà.

Roberta annuì, ma le sue mani tremavano ancora.

Barbara la osservò. Vide la tensione nei suoi muscoli, il modo in cui le dita si stringevano al telefono, il respiro corto. Roberta era eccitata, arrapata quanto lei.

Un'idea le attraversò la mente, calda e insidiosa come una lingua di fuoco. L’amica non poteva perché era sua madre. Ma lei? Lei era una donna. Poteva fare quello che Barbara non osava.

Roberta era come al suo solito vestita molto sexy. Indossava un paio di sandali col tacco a spillo tutti intrecciati sul collo del piede e un vestito corto sia sopra che sotto che metteva in evidenza il suo corpo.

— Sei bellissima. — Le disse sincera l’amica.
— Sicura che ora possa uscire? — dicendolo fece una piroetta mostrandole anche la schiena nuda e il bel culo fasciato dalla gonna.
— Sì, penso di sì

Roberta ci pensò su qualche istante e poi le disse, abbassando la voce:

— E se uno dei ragazzi mi vede uscire da qui? —
— Si insospettiranno — rispose Barbara con tono impassibile, per non farla preoccupare troppo e stuzzicarla allo stesso tempo.
— Pensa se uno dei due ci provasse…— provò a sondare Roberta
— Non è così difficile
— E tu…glielo lasceresti fare? — in queste domande c’era un tono un po' giudicante.
— Sì. Non dovrei? Non mi devo fidare di te? — cercò di ribaltare le finte accuse.
— Non lo so… se un ragazzo giovane ci prova… lo sai come siamo fatte…— nel frattempo si era posizionata proprio davanti a lei, a brevissima distanza.

Con fare sensuale si sollevò pian piano la gonna, arrotolandola lungo i fianchi. Nel farlo rivelò finalmente all’amica che sotto non aveva indossato le mutande. Si portò la mano sulla figa, masturbandosi un po' davanti a lei che non aspettava altro da tutto il pomeriggio.

— Roberta — disse, la voce improvvisamente bassa, complice. — Martino è mio figlio, ma è anche un ragazzo. Ha diciassette anni. È pieno di ormoni. Tutto solo in camera sua...

Roberta sgranò gli occhi intingendo le dita dentro ed estraendole tutte bagnate.

— Barbara, cosa stai dicendo?
— Niente — mormorò Barbara, avvicinandosi ancora. — Sto solo pensando che hai ragione, tu sei una donna. Sai come trattare un ragazzo...

Roberta si ritrasse, ma non abbastanza. I suoi occhi erano due fessure, cariche di paura e di curiosità. — Stai scherzando.

— No — sussurrò Barbara. — Sto solo dicendo che se volessi... io non ti direi niente.

La stanza era improvvisamente troppo calda. Troppo stretta.
Roberta deglutì.

— Barbara, sei impazzita.
— Forse — rise Barbara, una risata bassa, rotta. — Ma pensaci. Martino è in camera sua. Chissà cosa starà facendo. Chissà se pensa a quello che ha sentito...

Roberta chiuse gli occhi. Le sue mani smisero di tremare.
Quando li riaprì, c'era qualcosa di diverso nel suo sguardo.

— Non posso — mormorò.
— Puoi — sussurrò Barbara.
— Ok, allora io vado. — disse ridacchiando e sculettando sui tacchi.

Roberta aprì la porta.
E uscì nel corridoio, diretta alla camera di Martino.

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