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Erotika
I Milfredi · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 10 min di lettura

Roberta, l'amica di mamma

Il pomeriggio prosegue con le amiche di mamma

Salina
3 mesi fa · 3.7k letture · 0

-Bene. Io ho invitato Miriam e Roberta per un caffè. Starò in salotto. Se hai bisogno di qualcosa... sai dove trovarmi -.

La mano di Barbara scivolò dalla spalla alla nuca, accarezzando i capelli bagnati di suo figlio. Un gesto materno, ma le dita indugiarono un secondo di troppo.

Martino annuì, e quando lei si allontanò, lui guardò il suo culo nudo che ondeggiava mentre risaliva verso la villa. Sentì il cazzo indurirsi sotto il costume. Strinse i pugni, poi si alzò e seguì il corridoio interno fino alla sua camera.

Barbara indossò un abito leggero di seta, color avorio, che scivolava sulle sue curve come una carezza. Niente biancheria, ovviamente. Il tessuto era così sottile che i capezzoli si intravedevano a ogni movimento. Si sistemò in salotto, sul divano di velluto blu, con un vassoio di pasticcini e la moka già pronta sul fuoco.

Miriam arrivò per prima. Bionda, magra, sempre impeccabile. Baci sulla guancia, sorrisi di circostanza. Poi Roberta.

Roberta era diversa. Più piena di forme, i capelli scuri raccolti in uno chignon severo, occhi che sembravano sempre giudicare. Ma oggi c'era qualcosa di teso nel suo portamento. Un nervosismo che Barbara riconobbe subito.

— Tutto bene? — chiese Barbara, versando il tè.

— Sì, sì... solo che ho dovuto cambiare avvocato. Quello che mi aveva consigliato Davide... non funzionava.

— Ah, il tuo caso di eredità?

— Qualcosa del genere — tagliò corto Roberta, ma il suo sguardo vagò verso il corridoio, dove si intravedeva la scala che portava al piano superiore. — È in casa solo Martino, vero?

— Sì, studia. Perché?

— Niente... solo che sembra così cresciuto, ultimamente. Li ho visti in piscina l'altro giorno, quando sono passata. I gemelli sono due uomini ormai.

Miriam rise, una risata argentina e falsa.

— Due maschi in casa a quell'età... Barbara, come fai a resistere?

Barbara sorseggiò il caffè, gli occhi che brillavano.

— Non è facile, credimi. Soprattutto perché hanno preso dal padre. Sia nel fisico... che nell'appetito.

La frase cadde nell'aria come una pietra in uno stagno. Miriam alzò un sopracciglio. Roberta si morse il labbro.

Martino era chiuso nella sua stanza, i libri aperti sul tavolo, ma la mente altrove. Sentiva le voci delle donne salire dal salotto, frammenti di conversazione che si mescolavano al rumore del ventilatore a soffitto.

Poi un silenzio.

Poi la voce di sua madre, chiara, volutamente alta:

— ...si stanno facendo proprio grandi i ragazzi...

— ...stanno crescendo bene, sono così educati...

— ...e così carini...

Martino strinse la penna. Il cazzo era già duro, rigido contro il cotone dei pantaloncini. Non sapeva bene perché. Era sempre eccitato, a quell'età. Ma oggi c'era qualcosa di diverso. Un'agitazione che non riusciva a mettere a fuoco. Si passò una mano sui pantaloni, un gesto automatico, per spostare il tessuto che stringeva. Il contatto lo fece sussultare.

Giù, la conversazione continuava.

— Anche Claudia ha già il fidanzato — disse Miriam, mescolando il caffè.

— Eh, bisogna starci attenti a quell'età... — aggiunse Roberta.

Barbara sorrise, gli occhi che brillavano. — I gemelli poi... li abbiamo visti crescere...

— Ci stiamo facendo vecchie — sospirò Miriam. — Saranno loro il nostro bastone.

Colse le ultime parole, e un brivido gli corse lungo la schiena. "Bastone". Lo sarà, pensò, e la mano scivolò di nuovo sul cazzo, questa stringendolo attraverso il tessuto. Lo sarà, mamma.

Nel salotto, Barbara rise piano. — No, no, nessuna fidanzatina. Guai a chi me li tocca. Sono gelosissima.

— I miei bambini — fece eco Roberta, ironica.

— See, bambini una volta — ribatté Miriam. — Guarda che si vede che sono cresciuti. Li ho visti in costume l'altro giorno. Sono così... gonfi. Muscolosi.

Barbara sentì un calore salirle dal petto. Il fatto che le sue amiche apprezzassero i suoi ragazzi la riempiva di orgoglio. Ma la sua mente andò anche ai loro costumi gonfi, a quei corpi giovani che si stavano facendo uomini. Meno male che ci sono loro, pensò. Da sola in casa con Martino ora sarebbe pericoloso.

Sorrise, ma il pensiero la eccitava. Colse l'occasione per spostare l'attenzione, per vendicarsi un po'.

— Beh, anche tu con il tuo Fabio non hai di che lamentarti... Dovremmo farli frequentare di più.

Roberta arrossì leggermente. — Sì, ne sarei felice. Ma è sempre chiuso in camera a chissà cosa fare. Quel PC sempre acceso. È fissato con le foto, dice che vuole fare il fotografo. Figurati che mi ha chiesto se posavo per lui... cose da pazzi.

Risero. Barbara sentì il viso scaldarsi. Il pensiero di posare nuda per Fabio, il figlio di Roberta. La sua mente vagò: Fabio che mostrava gli scatti ai suoi figli, loro che vedevano il suo corpo nudo, i loro occhi che si posavano sulle sue curve. Era tanto ormai che non si mostravano nudi, chissà se se lo ricordavano ancora.

— Ehi, Barbara, ci sei? — la voce di Miriam la riportò in salotto.

— Sì, scusate. È bello che abbia le sue passioni. Andrebbe incoraggiato.

— Direi che sarebbe carino trovarci tutti per un pranzo al mare, così loro possono conoscersi meglio e noi due stare un po' insieme — propose Roberta.

— Una giornata in piscina? — aggiunse Miriam.

— Certo, ci organizzeremo.

Ma ormai la mente di Barbara era già altrove. Il suo corpo nudo davanti ai figli. I loro corpi davanti a lei. Sentì un forte bisogno di masturbarsi, un calore umido tra le gambe che diventava insopportabile. Ma non poteva confessarlo alle sue amiche bacchettone. Se non fossero state così inibite, sarebbe stato bellissimo condividere questi momenti di piacere. Che palle. Cominciava a non sopportare più tutte quelle inibizioni. Che male ci sarebbe stato a farsi un ditalino tra amiche?

E poi si ricordò: c'era Martino in casa. Il pensiero la colpì come una scarica elettrica. Era ancora peggio, perché sarebbe stato ancora più eccitante. Uff, sto impazzendo, pensò, mentre il vestito le scivolava sulla pelle umida di sudore.

Di sopra, Martino aveva smesso di fingere di studiare. Era in piedi, il cazzo duro che premeva contro i pantaloncini, la mano che lo stringeva attraverso il tessuto. Sentiva le voci, ma non i dettagli. Per un momento, chiuse gli occhi e immaginò di entrare in salotto. Le vedeva nude, tutte e tre, sedute sul divano, che parlavano. E lui entrava con il cazzo in mano.

Non riusciva a controllare i pensieri. Sentendo la storia di Fabio e delle foto, pensò che fosse una cosa da approfondire. Magari anche lui avrebbe potuto fare foto. A sua madre. O a Miriam. O a...

Un rumore di sedie spinte. La voce di Miriam, più alta:

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