Le ossessioni sono così: ci scivoli dentro senza accorgertene, come quando ci si addormenta. Prima piano, poi sempre più profondamente, fino a perderne il controllo.
Era iniziato tutto pochi mesi prima del trasferimento nella nuova casa, sarà stata la noia o l'ansia della novità, le prime volte la scambiai per distrazione, ero sempre in ritardo, uscivo di casa di fretta e nella borsa della palestra dimenticavo di mettere il ricambio pulito, oppure mi preparavo in fretta e furia per non fare tardi al supermercato dove faccio la cassiera part-time e, guarda caso, dimenticavo di indossarle. Quella sensazione però mi teneva vigile, più sveglia, pronta e così divenne piano piano un'abitudine. Non era più per caso che uscivo senza mutandine. Fin quando restava un mio piacere segreto, una sensazione intima di cui solo io ero a conoscenza la cosa funzionò senza problemi. Poi però non bastò più.
Quando uscivo con gli amici percepivo quel pezzo di stoffa come un fastidio, si era capovolto il mondo: ero più a disagio con le mutande che senza. Più di una volta mi trovai nel bagno di un pub a levarmele e infilarle in borsa per proseguire la serata più rilassata, sorridente. Il culmine però arrivò un giorno a lezione di diritto penale. Non riuscivo a concentrarmi e al tempo stesso non sarei potuta uscire dall'aula senza rischiare un'occhiataccia della Prof. Non ebbi altra scelta se non quella di farle scendere lentamente sotto la gonna, non del tutto, almeno all'inizio, giusto un pò, a metà coscia. Nessuno avrebbe potuto notarlo, pochi gesti lenti e circospetti e finalmente la libertà. Quella sensazione di freschezza e trasgressione era impagabile, paragonabile solo, forse, a quando ero con i jeans e la stoffa strusciava fino a raggiungere la parte più sensibile della mia intimità, procurandomi incontrollabili brividi di eccitazione. Abbassarmi o levare le mutande in pubblico di nascosto divenne sempre più parte del gioco, una sfida con me stessa, un piacere segreto e solitario. Nemmeno troppo solitario nella mia testa in realtà. Il pensiero che qualcuno lo scoprisse, condividesse con me quel segreto iniziò a farsi strada nella mia testa, proprio come la sera a casa la mano si faceva strada tra le mie gambe, contando quei possibili spioni o spettatori discreti che alimentavano le mie fantasie. Mai al punto da concretizzarle però. Tanto più mi sarebbe piaciuto essere una di quelle esibizioniste che fanno strabuzzare gli occhi ai colleghi di corso, ai mariti che accompagnavano le mogli a fare la spesa, ai ragazzi alle prese con gli attrezzi in palestra, ai miei amici fidanzati e non, tanto più diventavo attenta affinchè ciò non accadesse. Era quella ricerca del limite ad eccitarmi, ed era per questo che presi anche a masturbarmi con un certo gusto nelle vicinanze di ignari partecipanti che non lo avrebbero mai saputo: nei bagni all'università, prima in quelli delle donne poi anche di nascosto in quelli degli uomini, nei prati a fine giornata quando tutti andavano via, leggermente seduta alla cassa del supermercato e un paio di volte anche in macchina di notte quando qualche amico mi dava un passaggio a casa. Divenni un'esperta di quelle toccatine silenziose senza mai raggiungere l'orgasmo che poi sfogavo a casa quando tutti dormivano.
Poi però arrivò l'estate e il trasferimento in un piccolo paese di provincia per seguire la voglia di cambiare vita dei miei genitori dopo aver scoperto il meraviglioso mondo dello smart working. Aria più pulita, ritmi più rilassati, non lontano dal mare, dicevano. Io avrei mantenuto i miei contatti, i tanti impegni ma allo stesso tempo avrei potuto conoscere gente nuova, anzi meglio gente nuova e sconosciuta con cui avrei, volendo, potuto continuare il mio gioco di non-esibizionista.
E ora sono qui, in una casa nuova ancora da finire di sistemare, con i genitori ancora in vacanza e io e mia sorella rientrate prima per gli esami di fine settembre.
Una mattina sola a casa, come non mi capitava da un sacco di tempo, apro le finestre per far cambiare l'aria. È davvero una bella giornata! Potrei approfittarne per fare una corsetta o vedere gente. O studiare. Ci penso ancora un po’ mentre mi slaccio gli shorts, mi aiuta, mi rilassa e la figa ne ha bisogno. Mi siedo sul divano. La maglietta si è alzata e ha scoperto la pancia, a settembre dovrei mettermi a dieta. Sono tranquilla, nessuno mi può vedere. O forse sì, dalla finestra che ho aperto prima. Oh, ma tanto nessuno è affacciato. E poi non sono così grassa. Inizio a rileggere il libro di diritto penale, la mia croce. Mi prude la figa ma devo restare concentrata. Leggo ancora. Ok, mi gratto solo una volta. Sistemo l'elastico degli shorts. Sono un po' sudata, è normale, ho ancora indosso gli shorts. Non posso toglierli. Sono seduta sul divano a leggere e devo concentrarmi sulla lettura. Inoltre non posso stare in mutande con la finestra aperta.
Non posso? Mi sono appena grattata la figa e il seno con la finestra aperta. E se qualcuno mi vedesse?
Per saperlo dovrei guardare fuori dalla finestra, vedere chi è affacciato. Non ce la faccio. Non riesco a vedere gli altri balconi. Questo non significa che non vedano me. Mi si può vedere dall'ombelico in giù. La finestra è posizionata esattamente in modo da far vedere che io sono semi-sdraiata sul divano. In shorts, mentre leggo un libro e mi massaggio la figa. Non dovrei far vedere che sono eccitata.
Cosa direbbero i vicini se vedessero che sono eccitata? Già. Cosa direbbero? Perché dovrebbero dire qualcosa?
Sono a casa mia! Dovrei tenere la figa libera, altro che shorts! Ora tolgo questi cazzo di shorts di merda e mi mostro nuda con la finestra aperta. Si, da qui mi possono vedere, non c'è dubbio. Sono seduta sul divano del soggiorno. La finestra è aperta. È giorno ed è una bella giornata di fine estate ancora piuttosto calda. Mi guardo intorno, la casa è silenziosa, mia sorella resterà a studiare fuori, ho tutto il tempo per me. I rumori che provengono dalla strada distolgono da qualsiasi cosa possa avvenire all'interno del mio soggiorno. Ho di nuovo la mano sulla figa, sto sudando, sento caldo. Ho la figa sempre più calda e so che devo tirarla fuori. Potrei toccarmi in bagno. O in cucina. O in stanza. E invece resto davanti alla finestra del soggiorno mezza nuda. Il soggiorno si affaccia sul piccolo giardino che ci separa dal palazzo di fronte. I vicini potrebbero uscire fuori in balcone e vedere che mi accarezzo. Smetto di pensarci. Lo sto facendo di nuovo.
Chi mi sta vedendo? Qualcuno è affacciato?
Mi alzo e vado a controllare la finestra. Mi appoggio con i gomiti alla finestra. Scruto un po' il giardino. Sudo e c'è caldo ma resto alla finestra.
Non mi vede nessuno?
Sembra che nessuno sia affacciato. Resto ferma lì, guardo il giardino poi gli altri balconi. Osservo.
Nessuno fa le pulizie mattutine?
Strano. Sento quel rumore di battipanni, mi giro. Eccola! La prima persona ad affacciarsi. Neanche mi vede. Riesco solo ad osservare il movimento ritmico del battipanni. Osservo quell'uomo che sbatte i tappeti.
Chi è? Il maggiordomo? È anziano? È giovane?
Vedo a malapena un braccio nero che percuote i tappeti. Sembra che abbia finito coi tappeti. Posso girarmi e cercare altro. Guardo quella porta-finestra dell'appartamento di fronte al mio. È chiusa con la serranda abbassata, non del tutto però. C'è una zanzariera e io non riesco a vedere nulla oltre. Forse ci vorrebbe una zanzariera anche in questa mia finestra. Forse io potrei vedere fuori senza che gli altri possano vedere dentro. Sembra una cosa davvero geniale. Farò comprare a papà una zanzariera quando torna.
Chi mai dovrebbe voler vedere cosa faccio in soggiorno?
In shorts, con la figa ancora gonfia ma meno di prima.
Si vede dalla finestra da cui mi affaccio?
No. Sembra coperto dal muro.
Alzo lo sguardo, riesco a vedere qualcuno ai piani superiori del palazzo di fronte?
No. Sembra tutto tranquillo. Riescono a vedere il mio pantaloncino? Forse, ma dovrebbero sporgersi e indirizzare l'attenzione verso di me. Vedrei se lo facessero. Ora abbasso questi cazzo di short affacciata alla finestra, è mattino ed è una bella giornata.
Perché no?
Sono a casa mia e ho il diritto di fare il cazzo che mi pare. Li faccio scendere lentamente, giusto appena sotto il sedere. Senza che i miei movimenti tradiscano le mie intenzioni. Li sfilo e li lascio scorrere ora fino alle caviglie. Ecco la freschezza! Adesso ho le cosce fresche! Gli shorts sono calati e io sono in slip. Quegli slip leggeri sono un lago di sudore e io ho la figa sempre più gonfia. Sono affacciata alla finestra e le mie braccia penzolano fuori, ho voglia di fumare. E di toccarmi. Vado in camera e cerco le sigarette. Cazzo, sono in mutande e ho lasciato gli shorts sul pavimento. Mi sono allontanata dalla finestra e ora non so se dai piani superiori mi vedono che cammino in mutande. Ok, arretro ancora un po', ora sono fuori campo visivo. Vado in stanza e poi torno in soggiorno, davanti la finestra. Sto fumando alla finestra e sono in mutande. Che bella giornata. Nessuno ancora si è affacciato. Bene. La mia figa non è più gonfia, almeno mi sembra. Do uno sguardo giù. È appena entrato un signore in giardino. Non mi può chiaramente vedere in mutande, tuttavia io posso vedere lui che attraversa il giardino e mi tocco le tette mentre lo guardo. Le massaggio mentre guardo un signore passeggiare lungo il giardino. Lui non ha alzato lo sguardo, che noia. Finisco di gustarmi la sigaretta. Dovrei smettere di fumare. Guardo la porta-finestra di fronte. La serranda è alzata, la zanzariera è tolta. Oh cazzo, ho un brivido lungo la schiena.
