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Cronache da Montecalvario · Cap. 5
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Capitolo 5 di 8 11 min di lettura

‘O Giacomoleopardi dei Quartieri

Rimasto solo in casa, Leandro spulcia online i quotidiani locali e riceve, nel laboratorio delle sue parole, un nuovo personaggio…

Renart
8 mesi fa · 308 letture · 0

La famiglia Cusani abita nei Quartieri spagnoli, sulla salita del Montecalvario, luogo in cui ristagna la napoletanità più verace ma al contempo vi germina criminalità, prostituzione, camorra, un luogo saturo di vita in tutte le sue epifanie più violente e genuine, ma nel complesso poco proclive ad incoraggiare tra i suoi abitanti l’amore o soltanto l’interesse per i libri. Non si vuol fare di tutt’erba un fascio, ma la realtà scrutata da Gennaro, dall’alto della sua finestra, è pregna di volgarità, violenza, sporcizia. Tuttavia, contrariamente a quanto si possa immaginare, vista la discordanza della sua persona col quartiere, Gennaro ama questo posto, ama i vicoli stretti e bui, i palazzi scuri e decadenti uniti fraternamente da corde con panni stesi ad asciugare, ama il fracasso assordante dei motorini truccati, le urla di venditori di qualsiasi cosa, i movimenti furtivi degli spacciatori, ama le voci sguaiate delle matrone sedute fuori ai bassi, su sedie impagliate che spariscono sotto i loro grossi deretani, ama le ragazze del quartiere, specie quelle volgari, sboccate, ignoranti come capre ma che glielo fanno rizzare con un solo sguardo o alla prima accennata piega delle labbra imbrattate di rossetto, labbra che sembrano disegnate apposta per succhiargli l’uccello, nella sua fantasia, ma che nella realtà non hanno mai neppure proferito il suo nome di battesimo. È il suo popolo, questo, e lui lo ama di un amore incondizionato sebbene silenzioso, ma non per questo meno tenace. E per nulla al mondo si allontanerebbe dalle pareti ammuffite della sua mansarda, così non c’è da stupirsi se, in virtù del primo premio vinto in ambedue le sezioni delle Olimpiadi di Latino e di Greco – episodio unico e molto probabilmente irripetibile nella storia della competizione – l'osannato umanista in erba, Gennaro Cusani, cui le maggiori testate di giornali, cartacei e online, hanno dedicato articoli gravidi di sperticate lodi, non sia col tripudio nel cuore e nella pancia che si è preparato a partire per Roma, sede naturale per la premiazione dei giovani cultori delle discipline classiche.

Se, dunque, delle qualità del cervello di Gennaro Cusani si sono presto accorti tutti i professori di ogni ordine e grado, ivi compresi i mammasantissimi giurati del più prestigioso concorso nazionale per giovani letterati, di un’altra proprietà di cui è – inconsapevolmente, per inciso – fornito se ne ignora l’esistenza. Trattasi di una virtù meno apparente – come ebbe a dire il Poeta -, ma che può tener testa ad un buon cervello, se utilizzata come si deve. Ma al momento della partenza, lì al binario 12 della Stazione Garibaldi, mentre abbraccia i suoi genitori commossi e prodighi di raccomandazioni - mangia, a mammà; statt accort ‘a gent, a papà; telefona! (quest’ultima esortazione in coro) - col borsone a tracolla che rende più goffi i suoi movimenti naturalmente impacciati, il giovane Cusani proprio non lo sapeva che fra le cosce, protetto dal vuoto d’aria di calzoni larghi a vita bassa – unica (e quanto mai pratica, nel suo caso) concessione alla moda in vigore tra i suoi coetanei – gli spendaglia, adagiato sui coglioni gonfi come un cefalopode al sole sugli scogli di Mergellina, un cazzo asinino, almeno di quattro dita superiore a quello, non certo irrilevante quanto a misure, di suo cugino Arturo, delle cui fattezze prese visione su cameratesco invito dello stesso entusiasta congiunto, il quale gli sgranò sotto agli occhi una serie di foto sul cellulare che lo ritraevano in piedi davanti a Maddalena, inginocchiata fra le sue cosce e impegnata in una fellazio di discreta categoria, a giudicare dalle pupille che erano lì per schizzare dalle orbite e dall'espressione del giovane manzo, accartocciata sul vuoto aperto dalle fauci nella posa tipica del demente o di un paziente sulla poltrona del dentista. Più che i particolari dell’attrezzo in questione, da rapportare eventualmente al suo, a Gennaro sono rimaste impresse le enormi mammelle di Maddalena, grosse e bianchissime come forme di mozzarella di bufala sulle quali una mano scherzosa aveva posto due fragole mature. A quei dettagli, Gennaro dedicò diverse notti a venire, smanettandosi l’uccello con foga, salivando con occhio sgranato e mordendosi a sangue il labbro inferiore per ricacciare indietro i rantoli del piacere.

Le esperienze sessuali di Gennaro finivano lì, ad un intenso e solitario rapporto con se stesso. Non c’era mai stato nessun contatto con una donna, nemmeno un bacio, sebbene da qualche giorno, ovvero dalla sempre-sia-lodata prova di greco all’esame di maturità, intrattenesse un’immaginaria liaison con Gaia Iannaccone, la più figa del liceo Sannazaro.

Preso posto nel suo scompartimento, al momento ancora vuoto, lato finestrino, Gennaro Cusani recupera dallo zaino una versione economica dei Dialoghi di Platone e un pezzo di stoffa ripiegato con cura estrema e tenuto insieme da un nastro di raso rosso. Ripone l’Invicta sotto al seggiolino e, come se stesse scartando l’involucro di una reliquia, delicatamente con la coppia di pollici e indici scioglie il nodo al nastro, stacca i lembi e, con gli occhi sbrilluccicanti dall’emozione, stringe il contenuto nella mano, se lo porta al naso e l’annusa con forza, come se stesse sniffando una striscia bella corposa di cocaina. Estasiato, infine, si abbandona allo schienale, stende le gambe e scivola nella rievocazione del Gran Giorno in cui la Iannaccone posò la sua attenzione su di lui, e, annusando di tanto in tanto l’oggetto chiuso nel pugno, come un distinto signore che dia un paio di boccate alla pipa quando è il momento, lascia che l’afrore, proustianamente, lo proietti lungo le orbite pindariche dei ricordi e dell'immaginazione, che ad essi inevitabilmente si intreccia, ampliandoli, slabbrandoli, modificandoli com'è nella sua stessa natura.

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Renart

Autore di racconti porno-erotici.

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