“quando sono andata con quegli uomini che non conoscevo”
silenzio pesantissimo.
“io… ho sbagliato” riuscii a dirle, “spero che riuscirai a… perdonarmi”
ancora silenzio, poi arrivò la domanda.
“e… se ti chiederà di rifarlo?” chiese.
“non lo so Gioia, non lo so…”
“quando ti chiederà ancora di farlo, che cosa le risponderai?” continuò, tesa.
“forse… forse le dirò di sì”
“lo immaginavo…” disse, “è la stessa risposta che ho dato a Vivian, che forse l’avrei fatto ancora, e infatti… infatti l’ho fatto ancora…”
“eri… ricattata?” le chiesi.
“no…” rispose, con calore, “no, non sono… non sono mai stata ricattata, e neanche minacciata o… qualsiasi altra cosa!”
“io… l’ho fatto perché lo volevo io” aggiunse, “nessuno mi ha obbligata a farlo”
era una conversazione… surreale!
“posso chiederti una cosa?”
“sì” rispose.
“pensi… che ti abbia tradito?” le chiesi.
inspirò profondamente, e alla fine rispose “sì, credo di sì”
“e… pensi che ormai sia una cosa normale, tra di noi?” chiesi ancora.
“forse… forse è proprio così, farci del male a vicenda è diventata la normalità per noi”
“e… ti va bene così?” le chiesi, “credi che possiamo… continuare?”
“non lo so, in questo momento… non lo so” rispose.
“ok…”
“e… cosa fai, adesso?” mi chiese, “d-dove sei?”
“sono in hotel, solo” risposi.
“e… hai bisogno… di qualcosa?”
“no, no, tranquilla…”
passarono ancora lunghissimi secondi di silenzio, poi le feci quella domanda scomoda.
“cosa… pensavi quando eri nella mia situazione?” le chiesi, “cosa pensavi quando mi tradivi?”
“che era… bellissimo” sussurrò, “che era emozionante, era… bellissimo” aggiunse.
“e… se quel venerdì non ti avessi visto… avresti continuato?” le chiesi ancora.
“sì” rispose decisa, sicuramente sì”
“e… perché mi hai mentito e mi hai trascinato in quel gioco?” le chiesi, demoralizzato.
“perché avevi… scoperto tutto, e mi serviva una scusa…” sussurrò, “ho avuto paura, paura di perderti…”
“e… adesso?” le chiesi, “adesso non hai paura? non hai paura di perdermi?”
“no, adesso non ho più paura” rispose.
“non… non hai più paura?”
“no, non ho più paura di perderti perché so che non ti perderò mai” rispose, “perché potremo… farci del male all’infinito ma non ci allontaneremo mai uno dall’altra, e questo lo sai anche tu…”
“ci siamo fatti tanto male, Gioia…” mormorai.
“io ti ho fatto tanto male” rispose, “io ti ho tradito… sono stata io a farlo”
“non… non hai pensato che mi stavi facendo male?”
“sì, sempre” rispose, “ma non riuscivo a smettere… ho smesso solo quando… mi hai vista, quella sera”
“e… ti manca?” le chiesi, “ti manca… quella cosa che facevi?”
“ho fatto tante cose…” sussurrò.
“intendevo… fare… giocare a prostituirti?” le chiesi, picchiando duro, ma non batté ciglio.
“non lo so…” rispose, “non lo so proprio…”
“e… lo rifaresti?”
“credo di sì” sussurrò, “è stato… emozionante”
“che cosa aveva di così speciale… vendersi?”
“mi sentivo… viva, libera di scegliere anche le cose sbagliate senza che ci fosse lì nessuno che mi faceva ragionare mi correggeva”
“quindi… è colpa mia, almeno un po’?”
“credo di sì…” sussurrò, “io troppo amore… il troppo amore soffoca a volte…”
“mi dispiace, Gioia…” le dissi, “io… mi dispiace, non so che cosa dirti”
“ok…” rispose in un sussurro.
“pensi… pensi che sia meglio se ci dividiamo? anche solo per un po’?”
inspirò profondamente.
“forse… forse sì” rispose, e chissà che cosa le stava costando dirlo, “ma per te, non per me”
“solo per me?” le chiesi senza capire, “e… perché solo per me?”
“io… io ho già capito che starti lontana non mi serve a niente, che non è la soluzione, perché più sono lontana da te e più voglio tornare!” rispose accorata, “non lo so perché, ma è così”
“e allora qual è la soluzione?” le chiesi.
“non lo so…”
“e… perché se siamo così… attratti ci facciamo del male?”
“me lo sono domandata tante di quelle volte, quando piangevo” sussurrò, “quando mi guardavo e mi facevo schifo e mi veniva voglia di… non te lo voglio dire…”
mi sentii una morsa ghiacciata nello stomaco.
“forse… è qualcosa che abbiamo dentro” continuò, “è una cosa che abbiamo dentro e che non riusciamo a spiegarci, e che ci fa stare male”
“qualcosa che abbiamo dentro, giusto…”
“io… ho smesso di chiedermi che cos’è” sussurrò, flebile, “ho smesso di cercare”
“tu… tu stai cominciando adesso” aggiunse.
“io non volevo arrivare a questo punto, io… io non ho chiesto niente…” le dissi senza voler essere accusatorio ma riuscendoci benissimo comunque, “mi sono trovato in questa situazione e non avrei mai voluto… esserci!”
“lo so” rispose, “e mi dispiace, mi dispiace davvero…”
ero davvero a pezzi, in quei pochi istanti e con quelle poche parole capii che era tutto finito.
“e cosa dovrei fare, adesso?” le chiesi, “cosa dovrei fare secondo te?”
ma non aspettai la sua risposta.
“dovrei… andarmene? dovrei lasciarti e dimenticarti? che cosa farò dopo? che cosa… che cosa farò se non ci sarai più?”
la sentii tirare su con il naso.
“io… non lo so…” piagnucolò, “amore io non lo so… non lo so proprio…”
“scusa” le dissi, “non voglio che piangi…”
“io… io vorrei aiutarti” continuò piangendo, “ma non so come fare…”
la lasciai piangere e poi Gioia tornò a calmarsi.
“cosa… farai?” mi chiese.
“adesso? adesso non lo so…” sussurrai, scoprendomi stanchissimo, “ho voglia di scappare, di andarmene e di… non vedere più nessuno…”
“sì, so come ti senti…” mi disse, “ma… fidati, non serve a niente, ci sono già passata, lo so che cosa vuol dire starti lontano!”
“cosa?” le chiesi.
“lo sai anche tu, non serve che te lo dico” rispose, “ma tu… tu devi fare quello che ti senti di fare, e se quello che vuoi è andartene… lo devo solo accettare”
“non lo so” le risposi, “non lo so che cosa farò… di qui a un minuto o tra un’ora, non lo so…”
restammo in silenzio per qualcosa che sembrò durare un’eternità, poi la sentii sussurrare.
“prima… prima che prendi una decisione, posso chiederti qualcosa?”
“sì, certo…”
“se… e se ti chiedessi di tornare a casa, e venire da me, lo faresti?” mormorò, con un filo di voce.
“io… sì, tornerei” le risposi, sincero ma anche spaventato.
e forse deluso.
“allora… perché non torni?” mi chiese, "perché non torni a casa?”
“non so se posso” le risposi, “non so se avrei il coraggio di guardarti negli occhi dopo quello che ho fatto…”
“lo troverai il coraggio, come l’ho avuto io quando l’ho fatto a te” sussurrò.
“Gioia… non so che cosa fare” le dissi, quasi cedendo, “non so… se sia giusto tornare da te, e aspettare che ci sia un’altra volta ancora per farti del male e sapere che… CI SARA’ un’altra volta mi sta facendo impazzire!”
“non importa…” mi rispose, “non importa se ci sarà un’altra volta, torna qui, torna da me”
“e poi?” le chiesi, “e… poi che cosa succederà?”
“dobbiamo avere coraggio” continuò a dire, “coraggio di lasciarci tutto alle spalle, andare via, solo noi due, e cambiare tutto, dimenticare tutto, dimenticare… quello che abbiamo fatto!”
“i nostri errori ci seguiranno, Gioia” le dissi.
“li affronteremo” rispose, “li affronteremo cambiando!”
lasciammo scorrere il silenzio, poi Gioia sospirò.
“ti aspetto, torna a casa” mi disse, “torna da me…”
“sto arrivando” le sussurrai.
“ciao…”
“ciao Gioia…”
ormai avevo il cervello in pappa, ero sfinito sia mentalmente che fisicamente, mi vestii in modo meccanico e solo dopo essermi guardato a lungo nello specchio decisi di andarmene da lì, scesi di sotto e consegnai la tessera alla ragazza della reception, mi feci lasciare la chiave dell’auto firmando qualcosa che non ricordo e poi uscii di fuori.
era notte e faceva caldo, tutto era deserto e silenzioso, tutto immobile ad eccezione di un’auto che veniva in direzione dell’hotel rischiarando la strada.
scesi le scale e andai al box coperto, salii in auto e un istante prima di partire mi ricordai che non avevo consegnato la busta gialla, quella da lasciare all’hotel alla conclusione della serata: la cercai nel cassettino e la trovai, tornai in reception e la consegnai alla ragazza ringraziandola di tutto e quando mi voltai per andarmene definitivamente vidi Stella entrare nella sala.
“e dove staresti andando, tu?” mi chiese, con tono di sfida, “pensi di avere finito, qui?”
