anche se ci frequentavamo solo da poche ore si era creata alchimia, quello era chiarissimo, Lucia non stava mentendo quando partecipava durante il sesso e quando mi baciava con passione, forse era qualcosa legato alla differenza di età o un suo desiderio di avere accanto un… un uomo vero e non un ragazzo insicuro, che ne so, sono così strane le donne…
comunque dormì nel mio letto e si svegliò senza il minimo timore (o pudore), e quando si alzò completamente nuda per andare in bagno sotto il mio sguardo si limitò a sorridere mentre la accarezzavo con gli occhi, e allora perché non approfittarne fino in fondo?
mi alzai e la raggiunsi fermandomi sulla porta del bagno mentre lei era seduta sul water, e quando mi vide mi sorrise.
forse esageravo, e infatti…
“io… devo fare la pipì…” mi disse con tono imbarazzato, “puoi… per favore uscire? sennò non riesco…”
le chiesi scusa ed uscii, chiudendo la porta, e mentre mi infilavo i boxer mi arrivò un messaggio da Gioia.
“ha bisogno di vedere sua moglie” mi scrisse, “appena puoi mandagliela su, ok?”
“ok” scrissi, fui tentato di chiederle come era andata la notte ma ovviamente me la tenni per me quella curiosità, ma per meglio organizzare la cosa le scrissi “tu dove vai?”
“aspetto in terrazzino” scrisse “quando sei solo scrivi che arrivo”
Lucia uscì dal bagno e subito le dissi che Roberto aveva bisogno di lei, e il suo umore cambiò.
si rivestì sbuffando, forse delusa o forse anche incazzata, mi salutò con un abbraccio ma prima di uscire si bloccò.
“lei… lei è ancora su?” mi chiese, riferendosi a Gioia.
“no, tranquilla” le risposi, “è tutto tuo…”
mugugnò qualcosa e poi se ne andò lasciandomi con l’idea in testa che c’era un grosso problema tra loro.
scrissi a Gioia e due minuti dopo arrivò, ancora truccata e con gli stessi capelli raccolti della sera prima.
“ciao amore…” mi salutò, mi passò accanto e andò a togliersi le scarpe depositandole davanti al bagno, “faccio la doccia e poi scendiamo a mangiare?” mi chiese piagnucolando, “ho una fame…”
“ma certo… quello che vuoi…” le risposi, e allora Gioia si sfilò il vestito e… sorpresa, non indossava le mutandine.
sparì in bagno e uscì dieci minuti dopo, con addosso l’accappatoio e il turbante in testa, si era struccata ed era semplicemente… Gioia, la mia Gioia che vedevo tutte le mattine.
“perché stamattina non andiamo a fare l’escursione delle isole?” mi chiese, “quella che abbiamo letto stamattina, giù nella hall, deve essere bello, vuoi amore?”
alzai le spalle.
“perché no…” risposi, e mentre si asciugava i capelli con il phon chiamai la hall e chiesi informazioni, l’escursione cominciava alle dieci con partenza dal porto e si concludeva alle tre del pomeriggio, sempre con ritorno al porto.
prenotai per due, in ogni caso non potevamo avere troppi rapporti con loro (e comunque volevo del tempo da passare solo con mia moglie!) e quando Gioia fu pronta scendemmo a mangiare, li cercammo ma non c’erano.
ci concedemmo una colazione… alternativa, nel senso che anche lei si convertì al salato “inglese” come lo chiamavo io, con uova strapazzate, bacon, pane tostato e spremuta d’arancia fresca leggermente amara, tra le migliori che avessi mai assaggiato, e una volta finito li aspettammo per una buona mezz’ora ma non si fecero vivi.
“com’era lui?” le chiesi, azzardando.
alzò le spalle mentre leggeva una rivista.
“sembrava… normale…” rispose, poi alzò gli occhi e mi guardò perfida.
“vuoi sapere se abbiamo fatto?” mi chiese.
feci una smorfia tradendo la mia curiosità, e allora Gioia scoppiò a ridere.
“sì” rispose senza aspettare la domanda, “l’abbiamo fatto… bene, devo dire!”
ecco, lo sapevo, non dovevo… chiedere!
“e… e voi?” sussurrò, “è stata… soddisfacente?”
sorrisi e annuii.
“sono felice per te!” mi disse, e come se nulla fosse ricominciò a leggere la sua rivista.
arrivò l’ora di partire per l’escursione e di loro ancora nessuna traccia, non ci eravamo scambiati i numeri di telefono così non potemmo nemmeno avvertirli ma lo lasciai comunque detto alla reception, poi andammo giù al porto.
fu una bella escursione, una parte di navigazione e una parte a terra nei piccoli borghi dell’isola, sembravamo una coppietta in luna di miele!
ci facemmo un sacco di foto e Gioia ricevette una chiamata da Sara, ci parlai anch’io e la invitammo da noi per agosto, con il suo ragazzo ovviamente, pranzammo in un posticino caratteristico e alle tre esatte eravamo di ritorno in porto.
c’era ancora tempo per un bagno e quando arrivammo in reception la ragazza dietro al bancone mi fermò.
“monsieur…” mi disse con un’espressione strana, a metà tra il provocatorio e il divertito, e mi consegnò una busta.
“cos’è?” mi chiese Gioia mentre la aprivo, e quando la lessi ci restammo male entrambi.
“siamo andati via, mi dispiace, Roby non ha voluto restare” e poi metteva il suo numero di cellulare aggiungendo “sentiamoci quando vuoi, ciao xxx”
“cazzo…” sussurrai, “bel casino, eh?”
“bel casino sì…” rispose, amara, e sbuffò.
“potevo immaginarlo" continuò, “lui era solo… trasportato da lei…”
“lo… obbligava?” le chiesi.
“no, non è che lo obbligava, ma… era… costretto, si vedeva…” continuò, “lui… forse non se la sentiva e lo faceva solo per farla contenta”
esitai prima di dirlo, poi lo feci.
“mi sembra di averla già sentita questa storia…”
mi guardò con i suoi occhioni azzurri, con le labbra socchiuse, poi sorrise ancora amara ed annuì.
“solo…” sussurrò, “che adesso la parte di Stella ed Enrico ce l’abbiamo noi…”
e questo ci fece cambiare umore, in peggio.
salimmo in camera e Gioia si lasciò andare pesantemente sul letto, stanca fisicamente ma anche emotivamente per quella brutta notizia.
le lasciai il suo tempo ma pochi minuti dopo si alzò di scatto.
“allora, andiamo al mare?” mi chiese.
e che cosa le potevo rispondere?
quella sera a cena ne parlammo ancora, Gioia voleva che mandassi un messaggio a Lucia e capire come stava andando mentre io preferivo che si prendessero del tempo per… maturare qualsiasi decisione, ma poi cedetti alla sua curiosità ma anche alla mia, scrissi semplicemente “ciao, sono Mauro, come va? spero tutto bene…” e poi inviai.
ci aspettammo una risposta entro breve ma finimmo la cena, passeggiammo per le vie del borgo illuminato a festa e ci fermammo in un locale a bere sangria e mirto e ratafià senza ricevere risposta, anzi, senza che il messaggio non fosse nemmeno letto.
tornammo in camera da letto ed eravamo così stanchi e così allegri che bastò metterci a letto per addormentarci, vicini come sempre, nel corpo e nell’anima, svegliandoci solo al mattino successivo quando suonò la sveglia alle otto e mezza.
“buongiorno amore mio…” le sussurrai quando aprì gli occhi, e immediatamente vidi il suo meraviglioso sorriso (merito mio, ovviamente!).
“buongiorno…” mugolò, mi posò un bacio sulle labbra e poi si lasciò andare sul cuscino.
“perché non possiamo sempre… svegliarci così?” mi chiese.
“in vacanza?”
alzò le spalle.
“perché… io… devo lavorare…” le risposi.
Gioia mi guardò negli occhi.
“e per fare che cosa?” mi chiese, serena, “per guadagnare soldi?”
“be’, io…” provai a dire ma Gioia mi interruppe.
“ce li abbiamo già i soldi” sussurrò, “una casa… troppo grande per noi due, due macchine e una praticamente nuova e mai usata, hai il tuo studio che hai già pagato, le tue macchine per le radiografie, tutto…”
la ascoltai attentamente.
“la vita è stata generosa con noi” continuò, “è vero, hai lavorato duro per dieci anni e ti sei fatto il mazzo per aprire il tuo studio ma… l’hai fatto, e adesso puoi goderti la vita senza diventare matto tutta la settimana…”
“vuoi che vada in pensione?” le chiesi “guarda che non posso deciderlo io…”“quello lo so, scemo…” sussurrò, “vorrei solo che tu… fossi meno sotto stress… e anch’io…”
annuii.
“e… cosa dovrei fare, secondo te?” le chiesi, ma Gioia sorrise e mi guardò con i suoi occhioni meravigliosi.
“e che ne so io?” esclamò divertita, “io non sono mica te…!” e un istante dopo mi aveva afferrato per il collo tirandomi giù su di lei, e come ai vecchi tempi cominciai a farle il solletico e a farla ridere come una pazza, ritrovandomela addosso ansimante, e felice.
Sara era stata concepita così, una mattina, senza che l’avessimo “pianificata”: e quando era venuta a dirmi che era incinta, spaventata, quasi volesse chiedermi scusa proprio perché dovevamo aspettare ancora un anno prima di allargare la famiglia… come avrei fatto a rinunciare ad una donna così, all’amore della mia vita?
