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Erotika
Una coppia felice · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 25 min di lettura

Un nuovo corso

come (ri)comincia l'avventura...

metzenbaum
1 anno fa · 825 letture · 0

“dai, entra adesso…” le sussurrai nell’orecchio, ma scosse la testa.

“dai… non ti dico niente se non vuoi…” le dissi ancora, e per cercare di convincerla inventai.

“e comunque quella stronza deve impegnarsi un po’ di più se vuole impensierirci…” le dissi, “le ho viste e… ‘tutto qui?’ ho pensato, poi le ho cancellate”

sembrò confortata, e si girò verso di me.

“d-davvero?” mi chiese.

la risposta era ‘no, no di certo, ti ho visto mentre ti facevi sbattere’ ma le sorrisi.

“sì, te lo giuro” le dissi, “niente di particolare, davvero…”

mi guardò negli occhi e poi mi abbracciò, forte.

“non è stata colpa tua, lo sai…” le sussurrai, “eri drogata, non potevi… opporti…”

“non è che non potevo… non… non volevo!” rispose, estremamente sincera, “più lo… facevano e più io lo volevo fare! volevo continuare!”

ero riuscito a riportarla dentro e a farla rimettere a letto, aveva dormito e il mattino successivo era finalmente di buon umore anche perché gli altri due se n’erano già andati.

ed era stata una bella giornata, un po’ di diffidenza era rimasta ma tutto sommato ci eravamo divertiti e rilassati tra piscine e passeggiate sul mare e alla sera ci eravamo concessi una passeggiata romantica, quando ci avevano detto che eravamo una coppia bellissima.

ma il gradino superiore doveva essere il divenire “una coppia felice”, e non solo bella o moderna.

ci dovevamo lavorare.

e quelli erano i ricordi delle prime due giornate, caotiche e convulse, e arrivarono le due quando la sentii finalmente addormentata, allora scivolai fuori dal letto e in preda ad un’attrazione morbosa guardai ancora il video.

e con più lo guardavo con più mi incazzavo, ma al tempo stesso ne ero attratto, masochisticamente.

vedevo mia moglie penetrata da uno sconosciuto e poche ore prima l’avevo vista penetrata dal vivo.

ma che mi stava succedendo? era una deriva cuckold la mia? scacciai quel pensiero e tornai a letto e anche se a fatica mi addormentai, svegliato il mattino successivo da Gioia che ridendo mi dava i pizzicotti perché per fortuna era di buonumore.

nella sala delle colazioni incrociammo gli sguardi con un paio di coppie che potevano tranquillamente essere scambisti, la prima di mezza età, diciamo sette o otto anni più di noi, mentre la seconda era molto, ma molto più giovane, sicuramente non superavano i cinquanta in due!

ma come fai a quell’età… anche solo a pensare di scambiare?

“che ne dici?” mi chiese notando che ci stavano guardando, “ci… ci proviamo?”

“come preferisci…” le risposi.

“e… con quali?” mi chiese, “quelli giovani?”

sorrisi.

“ti piace la carne fresca, eh?” sussurrai strappandole una risatina.

consumammo la nostra colazione estremamente salutista (...) e purtroppo per noi i due ragazzi si alzarono prima di noi e se ne andarono senza nemmeno salutarci facendoci dubitare della nostra intuizione, e a noi non restò altro da fare che iniziare una giornata da vacanzieri.

dopo due passi nel borgo per fare foto e acquistare qualche cianfrusaglia andammo in spiaggia, noleggiammo due lettini con l’ombrellone (pieno di buchi!) e ci piazzammo in disparte, lontani dagli schiamazzi dei più giovani, e appena sistemate le nostre cose Gioia si mise in topless e si distese a crogiolarsi al sole.

restai un po’ con lei a leggerle le email che mi arrivavano dallo studio, con pazienti che pretendevano appuntamenti in pieno agosto, ma il caldo era talmente elevato che le proposi di andare a fare il bagno.

“no…” mugolò, “sto bene qui…”

allora ci andai da solo, l’acqua era fantastica a livelli di Sardegna e così limpida che anche facendo delle piccolissime immersioni fino a quattro o cinque metri guardando verso l’alto si vedeva tutto con una nitidezza incredibile, ma non ero allenato a sufficienza (il brevetto sub l’avevo fatto scadere e per mancanza di tempo non l’avevo più rinnovato) e allora dovetti tornare all’asciutto, e quando feci qualche passo in spiaggia… vidi che Gioia aveva compagnia.

non li misi a fuoco subito, erano un uomo e una donna, ma quando mi avvicinai scoprii che erano i due ragazzi, quelli delle colazioni.

“amore” mi disse subito Gioia quando fui abbastanza vicino, tra l’altro si era coperta il seno, “loro sono Lucia e Roberto, li abbiamo visti prima a colazione…”

“sì, certo, ciao, io sono Mauro…” risposi presentandomi dopo lo scambio di strette di mano, e sedendomi sullo stesso lettino di Gioia li invitai ad accomodarsi sull’altro, cosa che ovviamente fecero.

erano italiani e venivano dalla provincia di Verona ma erano originari del Salento, Lucia era una ragazza biondina con gli occhi azzurri (tipici tratti somatici che i Normanni hanno lasciato laggiù dopo secoli di dominazione), non proprio… bellissima ma con dei tratti interessanti, leggermente sovrappeso ma con tutte le cose al suo posto e giudicai che poteva avere ventitré o ventiquattro anni, Roberto tre o quattro di più, anche lui sovrappeso ma nei limiti del decente per la sua età, e invece scoprimmo che ne avevano ventisette lei e ventinove lui, sembravano molto più giovani.

si erano sposati da un anno e quella era la loro prima vera vacanza insieme dopo il viaggio di nozze, lei era infermiera ausiliaria mentre lui lavorava alle poste, due bravi ragazzi come tanti.

parlammo dell’hotel, dell’isola incantevole anche se piuttosto “cruda” e acerba dal punto di vista turistico, e tra risate e promesse di andare a bere qualcosa quella sera e nelle successive e sul fatto che quasi potevano quasi essere nostri figli… finimmo a parlare di quello che era successo due sere prima.

“possiamo essere… maleducati e chiedere che cosa è successo?” domandò lui, “vi abbiamo visti e ci siamo un po’ spaventati… vi siete picchiati?”.

sorrisi e scambiai un’occhiata con Gioia che annuì dandomi il via libera.

“è stato uno scontro con una coppia con la quale siamo venuti qui” raccontai, “abbiamo avuto un diverbio per via dello scambio…” aggiunsi, ma mi fermai lì.

e vedemmo che i due si erano lanciati uno sguardo… particolare, quasi avessero scoperto che quello che pensavano di noi era proprio vero.

“e… vi siete… picchiati… per quello?” ci aveva chiesto Lucia, e allora la risposta era arrivata da Gioia.

“no, è stato Mauro che ha messo le cose in chiaro con l’altro” disse, “e l’ha anche rimesso al suo posto dopo che era uscito dalle righe…”

i due sembravano colpiti, ma allora Gioia sdrammatizzò.

“avevamo bevuto…” disse, “cose che capitano… anche in vacanza!”

“e… da quanto… scambiate?” aveva chiesto ancora Lucia, molto timidamente.

inventai.

“sono anni, ormai…” risposi.

“e voi?” chiesi, domanda del secolo.

“è la nostra… seconda volta…” rispose lei ridendo nervosa, “cioè, la settimana scorsa è stata la seconda volta”.

il ghiaccio era rotto, ormai, così le chiesi cosa aveva spinto due ragazzi così giovani ad entrare nel mondo dello scambio e la risposta fu semplice, esattamente la stessa che mi dava sempre Gioia, provare qualcosa di nuovo e sentirsi vivi, trasgredire.

“ma… voi, come fate a… scambiarvi?” mi chiese la ragazza, “cioè vi trovate… in auto e poi… andate via o che cosa?”

“be’ dipende” le rispose “Gioia, usciamo a cena, andiamo in qualche locale e troviamo l’altra coppia e ci dividiamo, oppure… be’, sì, anche in auto, io scendo e salgo dall’altra parte e l’altra fa la stessa cosa e poi ce ne andiamo…”

“ma… lo… fate in macchina?” ci chiese, e allora risposi io.

“no, no, troppo scomodo…” risposi, “il sesso in auto è per voi giovani, a noi servono le comodità!”

ridemmo tutti quanti.

parlai di hotel e di case private, mai nelle abitazioni personali, comunque, troppo transfert emozionale e ambientale, ed erano d’accordo anche loro.

“e…. qui?” mi chiese ancora lei, ormai focalizzata su di me, “e qui come… come si fa?”

“bè, tesoro” le rispose Gioia, “qui non hai molte possibilità…”

ridemmo tutti, ed ormai tutti avevamo capito che cosa avremmo fatto quella sera, c’era solo da stabilire come…

“allora ragazzi” buttò lì Gioia, con il suo sorriso disarmante, “vogliamo scambiarci stasera?”

la ragazzina fece un sorrisone, Roberto esitò un istante ma poi (dopo aver guardato bene le tette di Gioia) annuì, anche se un po’ imbarazzato.

e per un istante, nel vedere Gioia così padrona della situazione, mi ricordò di Stella: forse è proprio così che si comincia…

“ma come… come facciamo?” ci chiese ancora lei, evidentemente vogliosa ma poco esperta mentre lui… lui sembrava me, si adeguava.

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