‘win-win un cazzo…’
“la puoi vedere anche così, se vuoi” replicai, “ma ad esempio a te non da fastidio che tuo marito si scopa un’altra?”
“no…” rispose sensuale, “anzi, lo trovo… eccitante, se sto facendo la stessa cosa anch’io!”
ormai era fuori controllo, per soddisfare le sue brame era disposta a cedermi a qualcuna.
sorrisi.
“sai cosa non voglio fare a tutti i costi?” mi disse ancora, “i paragoni…”
“sarebbe poco elegante, è vero…”
“non mi interessa se non mi vuoi raccontare com’è andata o se vuoi darmi i particolari” continuò, “l’importante è che non mi dici che lei fa questo e io non lo faccio, o che fa qualcosa meglio di quello che faccio io con te, quello mi farebbe incazzare!”
“forse a questo punto è meglio non parlarne affatto, che ne dici?”
“già, forse è meglio…” ammise, “anche se tu con… con lei mi hai fatto dei paragoni…”
non le risposi, c’erano di mezzo molte altre implicazioni e non era il momento giusto, quello.
restammo qualche minuto in silenzio, poi… poi decisi di dirglielo.
“e comunque… Stella mi ha detto che in questo hotel scambiano, se sei interessata…” sussurrai.
“sì, lo so…” rispose, “ho visto che ci sono coppie che si guardano in giro e che provano qualche approccio…”
“non credo che quei due l’abbiamo scelto per la simpatia del personale…” ridacchiai, davvero pessima.
dovetti farmi forza, ma poi glielo dissi.
“vuoi… che ci buttiamo nella mischia?” le chiesi.
Gioia era appoggiata sul mio petto, ma nel sentire la mia proposta si tirò su e si mise in ginocchio sul letto, con le sue belle tette che penzolavano.
“dici… dici davvero?” mi chiese, al limite dell’esaltazione.
avevo dei dubbi sulla sua tenuta mentale, era davvero diventata schiava del sesso “condiviso”!
ma per tenerla… e per soddisfarla… ero disposto anche ad accettare questa sua nuova versione, una Gioia 2.0 che non era poi così male…
“facciamo così” le proposi, “la prima volta la coppia la scegli tu, la prossima scelgo io…”
la sua espressione era come quella di una bambina alla quale viene detto che domani si va a Disneyland e il giorno dopo… ancora!
“s-sicuro?” mi chiese, esitante, “non è che dopo… spacchi il muso anche a quell’altro?”
“se non mi fate assistere alle vostre cose, no” le dissi, “come io non vi farò assistere alle mie, tutto qui…”
parlammo ancora, ridendo, di assistere e guardare, e ovviamente (come potevo dubitare del contrario) Gioia mi confessò che le sarebbe piaciuto assistere al sesso tra me e Stella.
“no” le risposi, “è escluso, non… non ci sarei riuscito!”
“mmm…” mugolò, “io… io sì…”
si stava aprendo un altro mondo la la fermai, bruscamente, mi bastava (e avanzava) quello che avevo già!
“ok, scusa…” sghignazzò, mi posò un bacio sulle labbra e poi tornò a mettersi su di me, con un sospiro.
era l’una e mezza del mattino, dovevamo dormire un po’, anche perché la notte precedente, quando loro se n’erano già andati, era stata abbastanza convulsa: infatti era arrivato l’ultimo colpo di coda di quel pezzo di stronza di Stella, una donna nel pieno della frustrazione, che per tentare di mandare in vacca il rapporto tra me e Gioia, che a quel punto delle nostre vite sembrava un vaso rotto incollato con il Vinavil, aveva mandato ad entrambi le foto di quella notte incriminata.
Gioia era diventata una furia, aveva cancellato tutto rimuovendo foto, chat e altri documenti scambiati con lei bloccando definitivamente il suo contatto e anche quello di Enrico obbligandomi a fare altrettanto, ma l’avevo fermata.
“no, Gioia, non è giusto” le avevo detto lasciandola interdetta.
“dobbiamo… vederle” le avevo detto ancora, cercando di calmarla, “se non lo facciamo ci porteremo a vita il dubbio, lo sai anche tu, e prima o poi salterà fuori!”
aveva detto no, ma dopo tante insistenze mi aveva concesso di guardarle ma lei non ne voleva sapere, e infatti si era rifugiata sul terrazzino per non vedere né sentire, perché c’era anche un filmato.
erano una ventina, alcune sfocate e alcune praticamente duplicati di quella che mi aveva mostrato in anteprima Stella giorni prima sul suo telefono, nel mio studio, ma proseguendo… c’erano quelle davvero incriminate.
ce n’era una presa da dietro, Gioia con le cosce aperte e la figa spalancata, con uno dei ragazzi che la sditalinava e in quella successiva che le passava il cazzo da sotto a sopra, si vedeva bene perché le foto erano state scattate ad intervallo ravvicinatissimo uno dall’altra, quasi fosse uno slow motion.
e poi ne arrivò una, del tutto… esplicativa, la cappella del ragazzo era tra le grandi labbra, immersa nella vagina di Gioia quasi per intero: ma… potevamo parlare di penetrazione? sì, forse sì.
e tra le foto era quella più esplicita, poi c’erano quelle altre in cui gioia spompinava (e non solo in punta di cappella, ce l’aveva in gola…) e infine il video, di ventiquattro secondi.
inspirai profondamente quando partì, era preso dal davanti quando Gioia appunto spompinava, poi passava dietro, sul suo culone aperto e… con il cazzo dell’altro ragazzo ben piantato dentro la figa.
non c’erano più dubbi, ormai… non a quel punto.
il video proseguiva, tornava davanti facendomi vedere Gioia che leccava la cappella al primo ragazzo e si vide bene che le sue spalle si muovevano, avanti e indietro, perché veniva sbattuta.
avevo lo stomaco stretto in una morsa, ora era tutto chiaro: altro che ‘una donna se lo sente se viene penetrata’...
il video tornò sul suo posteriore e vidi che ormai il ragazzo aveva le sue cosce contro le chiappe di Gioia, praticamente le era dentro fino alle palle, poi tutto si confuse e sentii delle voci concitate e tutto si bloccò.
ero… provato, ma non come immaginavo.
ormai ne avevo passate a sufficienza per scandalizzarmi o incazzarmi o chissà cos’altro, l’unica cosa che mi lasciava ancora “incattivito” era una domanda, molto semplice: Gioia sapeva o era inconsapevole? questo suo rifiuto nel vedere le sua… prestazione, era dovuto alla paura perché era conscia di quel che aveva fatto o ne era sinceramente all’oscuro, e preferiva andare avanti senza saperlo e provare a dimenticarlo?
non volevo metterla in difficoltà, e decisi che… avrei mentito, per il bene nostro e suo in particolare.
copiai foto e video in una cartella nascosta e poi le feci sparire dai messaggi, ma a differenza di Gioia non bloccai i contatti né di Stella né di Enrico e poi ero andato da lei.
era sul terrazzino a guardare verso il mare affacciata alla balaustra, completamente nuda a parte una camicia da notte aperta sul davanti, completamente trasparente e svolazzante nella brezza della notte, con le persone che passeggiavano (la maggior parte ubriachi, comunque) ad una decina di metri sotto di noi, risultando quindi visibilissima.
ma non gliene importava più molto delle apparenze, non dopo lo show della sera prima quando eravamo rientrati in hotel in condizioni pietose, una coppia furiosa nei confronti dell’altra: uno che si teneva il naso con la camicia imbrattata di sangue e l’altro che si teneva il polso dolorante e anche lui sporco di sangue, una donna (Stella) che inveiva contro quest’ultimo per aver picchiato il marito per aver fatto il coglione e aver rovinato tutto, e la stessa Gioia che invece rideva mezza sbronza e allegrotta, con le sue mutandine in mano con il qui presente coglione che a fatica la faceva camminare senza doverle far strisciare i piedi.
quella era stata l’entrata che avevamo fatto il giorno stesso dell’arrivo in hotel, gran bella figura davvero… gran bella carta d’identità!
la donna alla reception voleva chiamare la Gendarmeria ma sia io che Enrico avevamo provato a convincerla a non farlo assicurando che era stato solo un… un incidente, ma la donna non ne aveva voluto sapere e per mettere a posto le cose Enrico aveva deciso di andarsene insieme a Stella il mattino successivo, furibonda, che invece prentendeva che fossimo Gioia ed io a levare le tende salvo poi zittirsi quando Enrico aveva alzato la voce.
anche per quello ci aveva mandato le foto, solo per vendetta, e per ripicca… ma le era andata male.
e chissà quanto altro aveva ancora in serbo per noi, dovevamo solo aspettare, vigili, e non farci trovare impreparati.
le ero arrivato da dietro e l’avevo abbracciata baciandole il collo, poi l’avevo stretta a me sentendo che aveva la pelle gelata.
