Vai al contenuto
Erotika
Penetrazioni profonde · Cap. 5 — Marco
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva

Marco

Stressato dalla sua ragazza Dorottia, la porta alla festa dei Favaro, sperando che fugga con un altro.

William Kasanova
1 anno fa · 5.587 parole · 25 min
365 letture

Nessuno ci può vedere. Nessuno può vedermi mentre abbasso la zip dei jeans e lascio libero il cazzo di sgranchirsi, stirarsi nell’eccitazione causata da quello spettacolo. Mi fa male rinchiuso nelle mutande.

Mi riavvicino al letto, mi risiedo dov’ero un attimo fa…

Sbatto le palpebre. Che effetto fa toccare un culo così bello?

La mano con le dita aperte si appoggia su un gluteo, lo stringe appena, il cazzo diventa più duro, sembra voglia squarciare il tubo di pelle che lo contiene. Il cuore batte come se suonasse la carica all’assalto con un tamburo.

Anche l’altra mano si appoggia sulla chiappa rimasta libera. È quasi come palpare un paio di tette… Un paio di tette con un buco in mezzo. Un buco da fottere…

Le discosto con delicatezza; Fabiana russa e non dà segno di accorgersi di nulla. Il buco del culo è nell’ombra, invisibile.

La mente è vuota e i coglioni pieni. Il cazzo in tiro come mai prima d’ora…

Salgo sul letto gattonando sulle gambe attorno a quelle di Fabiana.

Lei non saprà nulla, non saprà nulla nessuno. È come se non sarà successo.

Mi hanno trattato male tutti, questa sera. Quella stronza di Dorottia, quella cagna di Jennifer che andrà a spifferare tutto a mia sorella, Alessandro, quelle troie che mi trattano come una merda…

Una soddisfazione me la merito. Non saprà nulla nessuno, solo io. È come se non sarà successo.

La mia cappella trova il buco del culo di Fabiana al primo tentativo: è il destino che lo vuole. È asciutto, nessuno sembra essersela inculata, almeno questa sera. Non fa resistenza, entro dentro il suo corpo senza sforzo: il suo intestino caldo, bollente, inghiotte il mio cazzo.

Mi sporgo avanti, la copro come un cane copre una cagna quando la monta. Le afferro le grosse tette. Sono meglio delle sue chiappe. Molto meglio. Il cuore ne fa rimbombare una. È una sensazione divina.

L’eccitazione sta raggiungendo livelli che mai ho provato con la troll…

Spingo con il bacino, sprofondo nel retto di Fabiana. Inalo profumo di pelle, di sesso selvaggio, di troie scopate. «Porca puttana, che meraviglia…» Potrei restare così per sempre.

Il corpo perfetto della troia si muove avanti e indietro ad ogni mio movimento, non emette un singolo verso ma continua con un russare appena udibile. Le appoggio un bacio su una guancia. Cazzo, quanto è bella! Sembra un sogno.

Le afferro la gola. «Siete tutte delle troie…» le ringhio in un orecchio, «non meritate altro che essere scopate come delle cagne.» La sfondo più forte, più in profondità. Sto per cedere, non sono mai stato così veloce… Mi eccita troppo il culo di questa puttana!

Vorrei continuare per delle ore, godermi il corpo di Fabiana per sempre, dimenticare Dorottia, Jennifer, chiunque altra, ma sta per succedere.

È dolore e piacere allo stesso tempo, è come fuoco invece di sborra quello che sta attraversando il cazzo. Esce nemmeno sia una pisciata, liquido e continuo, quasi venga spremuto da un sacchetto. Il mio piacere si riversa nell’intestino di Fabiana, l’odore di sesso riempie la stanza, mi stordisce: la testa mi gira, sto cadendo ma sono sdraiato sul letto. Il cuore mi batte come martellate su una lastra di ferro, mi rimbomba nella testa e nelle viscere.

Sospiro un paio di volte, chiudo gli occhi. Il corpo di Fabiana è caldo, mi stringo a lei. Non riesco ancora a credere a cosa mi è appena successo… ho scopato la ragazza più bella che conosco!

Mi muovo e faccio uscire il cazzo dal retto della ragazza, il suo ano sembra baciare la mia cappella mentre sguscio fuori. È un dispiacere abbandonare quell’antro meraviglioso, ma…

Metto via il cazzo bagnato, mi chiudo la zip dei pantaloni. Nel buio quasi fondo non vedo nulla uscire dall’ano di Fabiana, e lei russa ancora. Mi mordo le labbra, non posso lasciarla di certo così, mezza nuda: sarebbe maleducato. Le afferro le mutandine a metà delle gambe e gliele sollevo con qualche difficoltà. Si impuntano contro le pieghe del copriletto sfatto – devono aver fatto una gran scopata, questa e le altre due troie. I pantaloni sono anche peggio, mi tocca sollevarli a scatti; Fabiana rantola qualcosa un paio di volte agli strattoni più forti.

La volto sulla schiena: le tette ballonzolano prive di costrizioni. Anche nell’ombra sono meravigliose. Abbandono la zip e le afferro, le stringo. Le mie dita affondano nelle poppe, è come toccare il paradiso…

Sospiro nel lasciarle. Scuoto la testa con i jeans che diventano stretti per l’eccitazione. Spero di toccarle di nuovo, un giorno. Mi sembra un crimine abbassare la maglietta e coprire quei due capolavori.

«Finiamo di vestir—»

Qualcosa stride alle mie spalle. È il suono di una chiave che sta entrando nella toppa e prova a girare.

«Ma chi cazzo ha lasciato la chiave?» Sembra la voce del figlio dei Favaro. La serratura fa ancora rumore, la porta sbatte.

Porca puttana! Vuole entrare! E io sono solo con Fabiana, ubriaca, in una stanza buia.

Una seconda voce proviene da dietro la porta. «Magari si può passare dal bagno.»

Balzo giù dal letto, corro alla finestra e la apro. L’aria fredda entra nella stanza, va a sbattere contro il sudore che ho sulla pelle.

Scavalco e finisco nei trucioli che scrocchiano sotto le scarpe con un fragore. Merda, mi sentiranno! Balzo sul prato e mi getto dietro un cespuglio di rose.

La finestra si illumina. «Che ci fai qui?» La voce del giovane Favaro proviene dalla stanza.

Un paio di battiti di cuore rimbombano nelle orecchie e una seconda voce, più adulta, segue la prima. «Mi sembra bella ubriaca, la bionda.»

«Almeno non ha vomitato sul letto… Devono essersi dati da fare, eh. Ehi, sveglia…»

Sgattaiolo nelle ombre lontano dal rettangolo di luce che si è formato sull’erba del prato e passo dietro la siepe. Il figlio dei Favaro compare sulla finestra, si guarda attorno, non vede nessuno e chiude i vetri. Un motorino ronza e la tapparella si abbassa, nascondendo Fabiana seduta, una mano alla testa, che scuote confusa.

Percorro abbassato il giardino, restando nell’ombra, fino quasi all’ingresso. Mi fermo con il cuore che batte ancora all’impazzata e rabbrividisco per l’aria fredda. Non posso credere a quello che è successo… Ho scopato il culo di Fabiana! È stato fantastico!

Mi metto bene in piedi, mi schiarisco la voce. Sorrido. Se ho potuto farlo una volta, se ho potuto fare sesso con una ragazza così meravigliosa, chissà quante altre potrò averne? Mi basterà presentarmi da loro con la consapevolezza che posso fare qualcosa di simile e saranno mie.

Raggiungo il vialetto, i lampioncini posti a qualche metro l’uno dall’altro lo illuminano a giorno. Qualche ragazzo e ragazza si muove verso l’uscita. Controllo l’ora sul cellulare: sono le 23:17. Mi avvio alla macchina.

Jennifer… scoperò Jennifer, la farò godere come mai ha provato. Sarà la mia schiava. Anche la sua amica, come si chiama… e Giada! Sì, anche Giada sarà mia! Mia sorella può definirla una frigida rompicoglioni, ma sarà anche lei una mia—

«Alla buon’ora, barom!» La voce stridula della troll mi distoglie dai miei sogni. Dorottia ha il culo secco contro la macchina, uno scarponcino appoggiato alla portiera. Tutti i presenti nel parcheggio si voltano a guardarci. «Dov’eri? Ti sei almeno scopato una qualche szajha disperata o ti sei segato guardando qualche coppietta imboscata?»

Il freddo scompare, divorato da un’ondata di calore che mi sale al volto. Qualcuno ridacchia, una ragazza sorride e scuote la testa. Mi avvicino alla portiera dell’autista, frugo la tasca e cavo la chiave.

Mi si bloccano le parole in gola, a stento le faccio uscire. «Pen… pensavo te ne fossi andata.»

«Non pensare. Apri la macchina che mi sto congelando la passera e andiamocene, che questa sera mi hai fatto fare abbastanza figure di merda.»


Per contattarmi, critiche, lasciarmi un saluto o richiedere il racconto in PDF, scrivete a [email protected]
Il mio profilo Telegram è @williamkasanova

Fine del capitolo 5
Ti è piaciuto?
Dai il tuo voto
Scritto da
William Kasanova
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Indice dei capitoli
    Cap. 6 →
    Salva in una lista