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Alessandro
Le tette di Giada si muovono sotto la maglietta ad ogni suo passo. Sono come gelatine: mi fanno gola, le voglio, non posso staccare gli occhi da quelle meraviglie. Come fa a stare con Alessio una figa come lei?
Un colpo al fianco mi distoglie da quella meraviglia. La musica ad alto volume torna a riempirmi le orecchie, il bicchiere di carta che ho in mano pieno di Coca Cola a pesare in mano. Sbatto le palpebre. Ero rapito da quelle bocce che non mi ricordavo nemmeno più di essere alla festa dei Favaro…
«Oh, Alessandro, torna sulla Terra…» Marco sogghigna accanto a me. «Stavi per rovesciare il bicchiere.»
Mi passo una mano sui capelli biondi, sposto una ciocca da davanti agli occhi. «Sì… stavo guardando le tette di Giada… quanto cazzo è figa?»
Marco le scocca un’occhiata. «Chi, la Maccaferri?» Emette un brontolio. «Mia sorella è sua amica e dice che è una rompicoglioni frigida, non la sopporta nessuno.»
Ma baciami il culo, che cazzo ne vuoi sapere tu, che stai con l’unica dell’Est Europa che non è una figa? Sei invidioso? «Certo…» Bevo un sorso di Coca e le bollicine mi prudono la lingua.
Il dj, un tipo che qualche volta è a suonare al Sabbath, cambia canzone, qualcosa che doveva andare di moda nel millennio passato, un continuo stunz-stunz-stunz. Non ci capirò mai nulla di questa roba. Guardo di sottecchi Marco che si muove appena al ritmo: lui ascolterà questa roba nelle cuffie quand’è sul pullman e sta andando a scuola, io invece adoro la musica classica…
Meglio che non sappia nessuno delle mie preferenze musicali o sarei lo zimbello di chiunque…
Marco sorride, accenna a qualcosa con il mento. «Quella sì che è una bella fregna e non fa la difficile a darla!»
Volto la testa nella direzione che ha indicato. Da un gruppo di persone fa la sua comparsa Fabiana Bonetti. Si guarda attorno, i suoi lunghi capelli biondi ondeggiano al movimento. Le tette non saranno quelle di Giada, ma anche lei non è messa male. Sì, assomiglia parecchio a Giada, è solo un po’ più alta, ma ha un’unica differenza sostanziale.
Fabiana si volta, anche i jeans sono pieni come la maglietta.
«Va che culo,» Marco si passa la lingua tra le labbra, «come me lo scoperei!»
Hai detto che la mia è frigida, stronzo?
Sogghigno. «Con tutti quelli che se la scopano, deve avere il buco del culo largo come il traforo del Frejus.»
Marco mi scocca un’occhiataccia.
Ti girano le palle quando qualcuno non apprezza quello che ti piace, eh? Trattengo un sorriso. «Incularla dev’essere simile a cadere in un pozzo, ti trovi all’improvviso nel vuoto e…» Muovo le braccia come se stessi precipitando. La Coca Cola sciaborda nel bicchiere, qualche goccia supera il bordo e piove a terra.
Marco fa una smorfia, finisce la sua birra e si volta. «Vado a vedere cosa sta facendo Dorottia.»
«Ok.» Vai, cagnolino, torna dalla tua padroncina.
Scompare in mezzo al capannello di ragazzi vicino alla console del dj. Un paio di faretti colorati gettano cerchi di luce rossi e verdi contro il soffitto. I ragazzi ballano, o almeno fanno finta di ballare, perché sembrano una via di mezzo tra gli zombie che si trascinano nei film e persone assalite dalle formiche rosse.
Alla buon’ora, sono solo. Non sopporto Marco, è uno di quelli che si sforza di sembrare un duro ma riesce solo a passare per un idiota arrogante: le ragazze lo evitano e i ragazzi non vogliono farsi vedere vicino a lui. È inutile che si accosti a me per essere notato se tanto non—
«Ciao, Ale.» Sara passa accanto a me, mi sorride e mi saluta con un movimento di dita. Non si ferma.
Sollevo il bicchiere di carta. «Ciao, Sara.» Metto in faccia il sorriso che ormai le riservo ogni volta che la vedo. Continuo a trovarmela tra i piedi, ovunque vada. Non fosse per il fatto che è una ragazza, potrei quasi definirla una stalker. La mia stalker. Si renderà conto di quanto è ridicola a comportarsi in questo modo?
Non voglio essere maleducato con lei, ma non ho nemmeno intenzione di farle credere che mi interessi. Bevo un sorso di Coca Cola. Appena dati gli esami, mi voglio trovare un lavoro e andarmene da qui: addio Caregan, e addio Sara.
Magari, potrei andare a vivere vicino a Laura…
Prendo il telefono dalla tasca e accedo alla pagina Twitter della mia amata. Mi guardo attorno, controllo che nessuno mi stia vedendo lo schermo. No, sono tutti concentrati a fare altro, ma sarà comunque meglio appoggiarmi al muro per non rischiare. Non voglio che qualcuno immagini che Vittoria mi abbia lasciato perché sono innamorato di Laura…
Con le spalle accostate alla parete, riprendo a scorrere le sue immagini sul telefono. Ognuna è una meraviglia… È in montagna, durante un’escursione. La polo verde piena ha lo stesso colore dei suoi occhi, i capelli castani che arrivano alle spalle sono mossi da una brezza.
Questa domenica potrei contattarla di nuovo, passare ancora un’oretta a raccontarci le nostre cose. Adoro leggerla raccontare di quando va nelle Dolomiti a fare trekking per staccare dalle dirette e dalle sezioni di posa per le foto.
Sorrido. Una volta voglio andare con lei sulle Dolomiti: ci divertiremo. Molto.
Controllo di essere loggato con il profilo falso. Non voglio che qualcuno sappia che la seguo su Twitter. Laura dice di essersene andata da Instagram perché troppo bacchettone per quello che pubblica. Scorro le foto, nella seconda è seduta su un sasso, ha gli occhi chiusi e sembra stanca. Nella terza si solleva la polo, la parte inferiore lascia vedere una porzione dei seni… Trattengo il fiato, muovo il dito sullo schermo… Laura si sta godendo il sole seduta sul sasso, il mento alzato, le tette baciate dalla luce.
Inalo a fondo, un senso di desiderio mi scalda, non riesco a staccare gli occhi dal suo corpo bellissimo. I capezzoli sono turgidi, pronti per essere succhiati…
Premo sulla casella di testo e digito.
“Sei meravigliosa, aspetto il tuo nuovo photoset su Onlyfan!”
Tempo due secondi e compare la risposta: “Ciao BigGoku, puoi trovare le foto all’indirizzo” seguito da un collegamento alla galleria completa. Spero che anche in questo userà ancora quel dildo viola che—
«Ehi…»
Una voce femminile mi strappa dai pensieri che galoppano in un mondo di piacere e lussuria. La realtà torna a viaggiare alla sua solita velocità, l’universo sotto forma di un locale soffocante con musica di merda sparata a palla e gente che frequento solo per non sembrare un asociale.
La Bonetti è davanti a me sorridente. Profuma di… vaniglia? Ha nelle mani due bicchieri di carta, me ne allunga uno. «Mi sembrava avessi finito il tuo drink…»
Di cosa sta… Scuoto il bicchiere con la Coca Cola. Ha ragione, devo averlo bevuto mentre contemplavo Laura. Il bordo inferiore della foto in cui è nuda è ancora sullo schermo, sopra lo scambio di commenti. Devo ricordarmi di comprare il suo nuovo set di foto quando arrivo a casa… La Postepay sarà carica? Spero di sì, non voglio aspettare fino a lune—
«Ho saputo che Vittoria ti ha lasciato…» La voce di Fabiana è bassa. Beve un sorso della sua bevanda. Ha delle belle labbra. «Mi dispiace, so cosa si prova quando la persona che ami se ne va.»
Prendo il bicchiere che mi pone e lo infilo in quello che ho già in mano. «Grazie, Fabiana.» Lo assaggio. È birra, il sorriso nasconde la smorfia di disgusto. Come fa la gente a bere questa merda?
Da come le luccicano gli occhi, lei sembra invece apprezzare molto gli alcolici. L’alito non scherza. Dev’essere una di quelle che al termine della serata la portano via trascinandola o su una spalla. No, su una spalla no o rischi che ti vomiti sulla schiena.
Lei guarda a terra, sospira. «È successo anche a me, qualche mese fa, di essere stata lasciata. Ho sofferto molto e…»
Oddio, non starà cercando di provarci con me raccontandomi che abbiamo vissuto le stesse esperienze, che siamo due anime affini che hanno passato gli stessi drammi, le medesime disgrazie, menate simili… Accosto il bicchiere alle labbra e fingo di bere. Annuisco. Davvero crede che la cosa possa influenzarmi?
Poi, con quelle tette, chi la ascolta. Trattengo un sorriso, sollevo lo sguardo ai suoi occhi. È una troia che la dà a tutti, certo, ma resta una figa spaziale. In fondo, se ci sta provando con me, se le dico che non mi interessa farei la figura del cafone, o peggio. Cosa potrebbe pensare la gente se, dopo che la ragazza mi ha lasciato, non approfitto di una figa simile? E poi, mi ha portato da bere, mica può sapere che odio gli alcolici.
«…niente.» Un sorriso triste increspa le labbra di Fabiana. «Pensavo che potessi avere bisogno di… aiuto per passare questo momento.»
Farmi giocare con le tue tette sarebbe un bel modo per passare questo momento… «Sei molto gentile, Fabiana,» appoggio il bicchiere quasi intonso sul tavolino accanto a noi. «Forse potremmo chiacchierare qui fuori, in giardino, lontano da tutto questo casino.»

