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Erotika
Penetrazioni profonde · Cap. 3 — Alessandro
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Alessandro

Deciso a non far credere che l'abbandono di Vittoria l'abbia colpito, si reca alla festa dei Favaro.

William Kasanova
1 anno fa · 3.048 parole · 14 min
404 letture

Azzardo troppo? La sto trattando come se fosse una facile?

La ragazza sorride. Buttà giù tutto il bicchiere e mi segue.

No, lei è davvero troppo facile. Non importa, è pur sempre una sera di festa, e noi festeggeremo così.

L’immenso giardino, quasi più un parco, sta sprofondando nel buio della notte, solo la villa dei Favaro è illuminata, oltre a qualche oasi gialla attorno a lampioni sospesi o faretti ad incasso. Ci sono solo una manciata di gruppi di ragazzi ancora all’esterno, ma entro breve saranno nella casa.

Un paio mi passano accanto mentre accompagno Fabiana a “chiacchierare” in un posto buio: la lesbica di quinta scientifico mi scocca un’occhiata severa. Ha quel nome così strano, che non le si addice minimamente… Il suo sguardo si addolcisce alla vista di Fabiana. Vuole scoparsela anche lei la mia accompagnatrice? Beh, non preoccuparti, non la rubo, te la lascio per dopo.

Abbandono il vialetto di cemento e prendo un sentiero laterale che prosegue nel prato rasato con cura maniacale. I sassolini bianchi scricchiolano sotto le mie scarpe. Scricchiolano anche sotto quelle di Fabiana.

Mi volto. «Hai freddo?»

Lei scuote la testa. «No. Dove andiamo?»

Indico un pergolato, poco più avanti. «Lì possiamo parlare.» È un posto tranquillo, mi ci sono già infrattato con  qualche puttanella nelle passate feste organizzate dal figlio dei Favaro. Li ci ho scopato anche Vittoria per la prima volta, un anno fa, quando poi ci siamo messi insieme. Ai tempi, non conoscevo ancora Laura.

Superiamo una siepe bassa e troviamo un tavolo in legno come quelli che si incontrano lungo le piste ciclabili. É sotto un tetto coperto da una pianta rampicante, una rosa, che non è ancora fiorita; il pavimento è formato da lastre di pietra grigie, una luce pende al centro, gettando un chiarore giallognolo, circondata da un pugno di insetti ronzanti. Contro quel palo ho scopato Manuela, su quella panchina mi sono fatto cavalcare da Vittoria… lì… chi era quella… una bionda se non...

La giacchetta di pelle di Fabiana si adagia sul tavolo in legno. Mi volto. Si sta togliendo anche la maglietta.

Ero convinto ci volesse poco per portarsela a letto, ma così non c’è nemmeno gusto. Se un bicchiere di alcool – ammesso abbia bevuto solo quello – la rende così facile, quando è ubriaca organizza le gang bang?

La maglietta bianca va a fare compagnia alla giacca. Fabiana mi si avvicina, la luce calda e soffusa della lampada mostra un seno di tutto rispetto, due tette che catturano la mia vista e non la mollano. Nei pantaloni si sta allungando l’erezione più grossa che possa ricordare.

Capisco perché è pieno di uomini che ci vanno assieme anche se nella sua figa devono esserci entrati una cinquantina di cazzi diversi…  

«Ti voglio, Alessandro…» Fabiana mi abbraccia, i suoi seni premono contro i miei pettorali. Il cazzo sta per sfondare i jeans, devo liberarlo. Sì, il mio sarà il cinquantunesimo, non posso fare altro…

Sgancio il bottone e abbasso la zip dei pantaloni, lei mette la mano nelle mie mutande, afferra il cazzo e lo tira fuori. Fa male tanto è in tiro, sembra un pezzo di metallo che si sta per staccare dall’inguine. La cappella è fuori del tutto dalla pelle, mi gira la testa per l’eccitazione.

Fabiana lo accarezza. «Com’è grosso!»

Le indico il tavolo. «Sdraiati.»

Lei si mette supina sui suoi vestiti, le gambe a penzoloni. La fretta di possederla mi fa tremare le mani nel tentativo di sbottonarle i pantaloni, il bottone mi scivola dalle mani. Ce la faccio e glieli abbasso, così come le mutandine che finiscono sopra le scarpe.

La figa rossa è depilata, non c’è nemmeno il ciuffo sul monte di Venere. Sul lato sinistro dell’inguine c’è il tatuaggio di qualcosa che sembra un gatto stilizzato… se lo sarà pagato facendosi scopare? Quanti saranno venuti dentro di lei? Quanti debosciati si segheranno pensando al suo corpo nudo?

Afferro il cazzo, lo appoggio al buco del suo utero, prendo le grosse tette e spingo con il bacino. Io sono l’ennesimo, ma non me ne frega nulla. Mi ha cercato lei… E io sarei scemo a lasciarmela scappare.

Fabiana emette un gemito, sorride sotto la luce della lampada. Mi guarda negli occhi estasiata. Che troia, di certo lo fa con tutti.

La cappella scende nella sua figa bollente e bagnata, le pareti dell’utero strusciano contro, ogni movimento del cazzo è puro piacere. Le sue tette sono pezzi di paradiso, sono una droga che mi svuota la mente e presto anche le palle… sarà magnifico.

Spingo, inspiro, retrocedo, espiro… Cazzo, quanto mi sta eccitando Fabiana… è bellissima, è una porca, una lurida troia che ti basta schioccare le dita ed è pronta a farsi fottere…

L’asta del cazzo è un cavo elettrico sotto tensione, scosse di piacere sempre più intense si scaricano nel corpo, vorrei continuare a fotterla per sempre, al contempo voglio venirle dentro e godere del suo corpo caldo e odoroso di sesso puro. Perché ho evitato questa troia? Fanculo Vittoria, le scopate che mi sarei fatto con Fabiana, le domeniche mattine a letto a fottere invece di andare a correre, o a—

Uno spasmo di piacere deflagra nell’inguine, mi devasta il corpo, mi spegne la mente. Litri di sborra passano lungo l’uretra, schizzano dalla cappella, inondano la figa di Fabiana. Mi trovo la testa piegata all’indietro, la bocca spalancata, trattengo a stento un grido di piacere. Non sborro seme ma libidine liquida, ogni schizzo una scarica di goduria mai provata prima.

Atterro con le mani sul tavolo, la testa mi gira. Chiudo gli occhi per non vedere il mondo inclinarsi a sinistra e a destra allo stesso tempo. Il cuore mi batte nelle orecchie.… L’orgasmo non è ancora terminato, non ne ho mai avuto uno così lungo e intenso.

Sospiro. Apro gli occhi.

La ragazza mi sorride. «Sei stato fantastico.»

Lo dice a tutti, la troia, lo so.

Sono durato forse venti secondi, non ho fatto nulla per il suo piacere. Vittoria mi avrebbe tenuto il muso per una settimana per una sveltina simile. Ma lei non è Vittoria.

O Laura.

Sorrido a mia volta. «Sei una bomba sexy, Fabiana.» Estraggo il cazzo dalla figa, una colata di sborra fuoriesce come se avessi stappato una bottiglia di champagne e scivola tra le cosce. Dovrei pulirla? No. Mi rimetto i pantaloni. Può aggiungermi alla lista dei cazzi che l’hanno scopata, ma nient’altro.

Lei si alza a sedere, appoggiandosi sulle mani dietro la schiena e mettendo bene in vista il grosso seno. La figa rigurgita un altro schizzo di sborra. «Grazie, Ale, ne avevo proprio bisogno. Era da tempo che sognavo di essere con te…»

Sì, sono parecchie che lo sognano. Ma adesso considerati anche sveglia, troia.

Mi sento svuotato, è una sensazione orribile. È come se non avessi nessun obiettivo nella vita, come se la stessa fosse priva di senso. Devo andarmene via da qui, abbandonare questo posto spiacevole.

Sollevo un braccio che pesa un quintale e accarezzo il viso di Fabiana. Cosa ci vedono gli altri di così meraviglioso? Non è poi nulla di così particolare: la punta del naso è a patata, le gote troppo pronunciate. Le tette sono grosse, ma anche quelle di Giada, o di Laura, forse pure di più. Stento un sorriso, «Sei una ragazza bellissima.»

Lei prende la maglietta e se la rinfila. Un paio di schegge e qualche particella di polvere restano sul tessuto. «Torniamo alla festa?»

Oddio, non voglio tornare di nuovo in mezzo a quella gente insopportabile, a farmi frastornare da quella musica di merda. E, soprattutto, non voglio stare di nuovo vicino a te… «Ehm, devo andare. Domani ho un… impegno presto e devo alzarmi alle sei.»

Fabiana sembra cascarci, o forse la metà di quelli che se la fottono poi fuggono e crede sia un comportamento normale. Cava da una tasca della giacca il telefono. Ci traffica da professionista smanettone e mi mostra il codice QR del suo profilo Instagram. L’ha personalizzato con un suo selfie. «Ci followiamo?»

Nascondo una smorfia di disinteresse. Raccatto il telefono e accedo alla app. Inquadro il suo codice. «Ma certo.» Sullo schermo appare il suo profilo Instagram, un paio di righe di miniature di foto scattate in una spiaggia.

Lei si alza in piedi, solleva intimo e pantaloni e li allaccia. Mi dà un bacio sulla guancia, mi fa un occhiolino e mi accarezza il pacco. «Torno alla festa. Ci vediamo, Ale.»

«Ci vediamo, splendida», le faccio a mia volta un occhiolino e le poso un bacio su una guancia.

Mi volto e mi avvio verso l’uscita del giardino. Dovrò trovare un modo per evitare la Bonetti, d’ora in poi, ma sono sicuro che entro questa sera si sarà già fatta qualcun altro, o forse sarà ubriaca come una mina e quanto successo se lo dimenticherà.

Lancio un’occhiata al telefono: comunque, se la Postepay non è carica e non posso avere le foto di Laura, fino a lunedì so comunque come spassarmela…


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Fine del capitolo 3
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Scritto da
William Kasanova
Mi piace fingere di essere uno scrittore, ma sono solo un erotomane con una tastiera, troppa fantasia e qualche manuale di scrittura creativa letto di troppo. No, i miei non sono racconti erotici ma pornografici. E-mail: [email protected] Telegram: https://t.me/WilliamKasanova
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