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Federico
«Io esco, torno più tardi.»
Il brutto muso da lumaca dell’Hunter smette di essere colpito dai proiettili che il mio fucile gli stava vomitando addosso fino ad un istante prima: Leonardo ha messo in pausa la nostra partita di “Halo 3” in modalità Leggendaria quando la Figa Finale si è affacciata alla porta del loro salotto.
Fabiana indossa una giacchetta nera di pelle aperta ed un paio di jeans blu con le ginocchia strappate. È appoggiata allo stipite della porta con le mani: i due grossi seni riempiono la maglietta bianca e i capezzoli risaltano contro il tessuto. Quelle due meravigliose bocce tendono il tessuto e in mezzo sembra si strappi da un attimo all’altro…
Leonardo distoglie lo sguardo dallo schermo. In qualche modo, è in grado di non fissare le tette di sua sorella. Io non ci riuscirei mai, passerei il tempo ad ammirarle. Probabilmente, non mi limiterei a questo se in casa mia girasse una figa simile, anche se mia parente stretta.
Leonardo sospira, la sua voce è piatta, annoiata. «I nostri ti hanno detto di non uscire.» La tratta come se parlasse con una stupida.
«Quanto sei noioso, Leo.» Fabiana muove una mano come a scacciare le parole del fratello. «Tanto torno prima di loro.»
Il salotto si sta riempiendo di un profumo di vaniglia, quello che usa sempre la Figa Finale quando la vedo uscire. Andrà a rimorchiare qualcuno? A farsi rimorchiare da qualcuno?
«Hanno detto che tornano per le due.» Leonardo sospira. «Pensi di farcela a tornare per quell’ora?»
«Guarda che quello che ha 17 anni sei tu, io sono maggiorenne e posso fare quello che voglio.»
Qualcuno la spingerà contro un muro, le succhierà i capezzoli? Il suo cazzo duro scivolerà nella sua figa? Inspiro il suo profumo, i miei jeans si fanno stretti.
Fabiana si muove, le sue tette senza la costrizione del reggiseno ondeggiano sotto la maglietta. L’erezione diventa più fastidiosa, è dolorosa. Ah, quanto vorrei essere io quello che la spinge contro il muro.
Leonardo appoggia il controller bianco su una gamba. «E con chi esci?»
«Non sono affari tuoi con chi esco.»
«Non dovevi uscire con Nicolò?»
Fabiana guarda lungo il corridoio, sbuffa. «No, questa sera no.»
Leonardo si appoggia allo schienale del divano. «Dovresti smetterla di trattarlo come un cretino. Ha una dignità anche lui.»
«Non si fa problemi a portarmi in giro in macchina. È contento a farlo. Sai, Leo, ci sono ragazzi che apprezzano la mia compagnia.»
«Lo fanno perché gliela fai annusare.»
Io annuserei volentieri la sua figa. Appoggerei il naso sulle sue labbra bagnate, inspirerei… Queste cazzo di braghe diventano sempre più strette… Mi metto più comodo sul divano, la cucitura dei jeans schiaccia contro la mia eccitazione.
Non ce la faccio più, sta diventando troppo doloroso, e se fisso per un altro istante le tette maestose di Fabiana vengo nelle mutande. Appoggio il controller sul divano e mi alzo in piedi. «Scusate, approfitto del… della pausa e faccio un salto in bagno.»
Passo accanto alla Figa Finale. Il cuore mi batte come se fossi accanto ad un animale feroce, ma devo trattenermi non dal fuggire ma dal saltarle addosso. Combatto contro me stesso per non fissarle il seno, punto contro i suoi occhi castani. Il profumo di vaniglia è stordente, tutto il sangue sta ristagnando nell’inguine, la testa mi gira. È bellissima…
Lei si scosta per farmi passare, si appiattisce contro lo stipite della porta. Mi fissa: c’è un barlume di desiderio nel suo sguardo illeggibile, un accenno di desiderio nelle sue labbra? Sì, c’è. Lo nasconde, ma non così bene da non farmelo notare…
«Non guardare il casino che ho lasciato in bagno.»
Porca merda, così vicino, quasi sfioravo la sua pelle…
Le loro voci mi seguono lungo il corridoio.
«E dove vai?»
«Il figlio dei Favaro fa una festa, come ogni anno. Hai presente?»
«Non faresti meglio a restare a casa a studiare? Sai, gli esami, hai presente?»
«Come sei noioso, Leo.» Breve pausa. «E poi so che c’è Alessandro, che si è appena lasciato con Vittoria e—»
Chiudo la porta del bagno e accendo la luce. Sembra ci sia stata una battaglia in bagno: lo lasciassi così a casa mia, mia madre mi scorticherebbe vivo. Il box doccia è aperto e le pareti di plexiglass e quelle piastrellate sono solcate da gocce, una confezione di shampoo è riversa a terra, accanto a un grande asciugamano rosa bagnato che esce per metà da un portabiancheria bianco pieno. Lo specchio è appannato e sotto, nel lavandino, sopra un’altra salvietta, è appoggiato un phon. L’aria è umida e calda quanto una serra e il profumo dello shampoo è una nota intensa.
Fabiana, qui, ha appena fatto la doccia: la consapevolezza mi rende l‘erezione ancora più dolorosa, ogni passo mi fa strusciare il cazzo contro la patta e il tessuto dei jeans, è come se ogni movimento ne ruotasse l’asta in una posizione sempre più fastidiosa.
Sgancio il bottone dei pantaloni e abbasso la cerniera. L’uccello pende fuori, trattenuto dalle mutande stirate dal bisogno di godere. Abbasso gli slip e può stendersi, stirarsi come qualcuno appena alzato dal letto e che deve mettersi subito al lavoro. Sarà un lavoro molto piacevole, credimi!
Strappo qualche quadrato di carta igienica, mi siedo sul coperchio del water e metto l’involto sulla cappella viola. È la prima volta che mi meno a casa dei Bonetti, di solito sfogo il desiderio per Fabiana a casa mia, guardando le sue foto su Instagram. È un appuntamento quotidiano o quasi.
Chissà se Leonardo sospetta che mi sego su sua sorella. Considerando il corpo e il modo di vestire di Fabiana, fossi al suo posto mi meraviglierei se qualcuno non lo facesse. Forse lo fa anche… no, lui no: la odia apertamente, considera sua sorella una stupida e una zoccola.
Afferro l’asta del cazzo e la muovo indietro… Mi concentro sulle maestose tette di…
Davanti a me c’è l’asciugamano che ha usato per la doccia. Il cuore mi balza nel petto: avrà il profumo della sua pelle? Deglutisco, una vertigine mi fa barcollare la mente. Afferro la salvietta: è tutta bagnata, non credo che—
Da sotto l’asciugamano compare un lembo di tessuto nero, ricamato. Cazzo… sono le mutandine di Fabiana!

