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Sei amiche in videochat · Cap. 3
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Capitolo 3 di 9 12 min di lettura

Chiara cambia opinione sui gusti del suo gelato

Chiara cambia opinione sui gusti del suo gelato

William Kasanova
1 anno fa · 309 letture · 0

‘E questo glielo provoco io…’ pensò Chiara, scoprendosi orgogliosa di ciò.

Si rese conto che, in diciotto anni di vita, non aveva mai visto l’uccello di suo fratello se non, in un paio di occasioni, come deformazioni delle mutande. Marco non era un esibizionista, e anzi, quando lei lo aveva sorpreso con indosso solo gli slip, lui aveva subito celato l’inguine o era letteralmente fuggito in un’altra stanza. In effetti non aveva nemmeno idea se l’avesse lungo o corto, grosso o stretto, la cappella che usciva facilmente dalla pelle o che vi restava rinchiusa…

Le sarebbe bastato allungare una mano e afferrarlo, stringerlo tra le sue dita e scoprire, più o meno, come fosse toccare l’uccello di suo fratello. Caldo, magari appiccicoso per il sudore della corsa, dal pesante odore di maschio eccitato…

Immaginò di stringerlo con una mano, muovendola verso l’inguine di suo fratello, ritirando la pelle del prepuzio e scoprendo una cappella porpora, grossa. Lui le avrebbe sorriso e lei avrebbe ricambiato con, in più, gli occhi che le luccicavano di amore e desiderio. Si sarebbe inginocchiata davanti a lui, ammirando il volto di Marco, avrebbe appoggiato su una guancia il cazzo, strofinandosi contro soddisfatta e felice, baciandolo sotto fino alle palle. Avrebbe lambito anche quelle, succhiandole, percependo il nocciolo al loro interno con le labbra.

‘Marco, ti amo…’ gli avrebbe confessato.

Il volto di lui si sarebbe illuminato nello scoprire che condividevano la stessa emozione. ‘Anch’io ti amo, dolce Chiara’ avrebbe risposto lui, ‘Voglio darti piacere come non puoi nemmeno immaginare.’

Il suo cuore si sarebbe aperto nel petto come un fiore accarezzato dai raggi del sole del mattino e la sua passera avrebbe cominciato a bagnarsi, pronta ad accogliere dentro di sé suo fratello. Ma avrebbe dovuto attendere, perché Chiara avrebbe voluto gustarselo, letteralmente. Una volta che le sue labbra avessero baciato tutta l’asta fino al taglietto, le avrebbe aperte e riempite del sesso di Marco. Non avrebbe avuto fretta: la sua cappella si sarebbe fatta strada nella sua bocca, tra i denti, sulla lingua, fino alle tonsille con lentezza, assaporando ogni singolo tratto del cazzo che scivolava sulle sue pupille gustative.

Chiara strinse gli occhi, mentre bocca e passera parevano sfidarsi nella gara di quale si bagnasse maggiormente. Deglutì un grosso sorso di saliva e se ne infischiò se qualcuno, vedendola, avesse pensato che se la fosse fatta addosso per la macchia umida che si stava probabilmente formando nel cavallo dei suoi pantaloncini. Non le importava, l’unica cosa che contava era gustarsi il cazzo di suo fratello e suggere ogni goccia che ne sarebbe scaturita mentre lui godeva grazie alla sua lingua.

«Che gusti vuoi, Chiara?»

La ragazza sospirò, soddisfatta. «Sbor…» pronunciò dolcemente, ma si bloccò di colpo, sbarrando gli occhi. Improvvisamente ritornò alla realtà, suo fratello di fianco a lei e non davanti, il cazzo ancora nelle mutande e non nella sua bocca, a soddisfare il suo appetito sessuale. Sussultò nel rendersi conto di cosa stava per dire davanti a Marco ed uno sconosciuto.

«Scusa, non ho capito,» disse suo fratello, tranquillamente. Sembrava davvero non avesse affatto compreso la parola che stava sfuggendo dalle labbra della sorella.

Chiara si agitò, confusa. Le ci volle qualche secondo per comprendere che, mentre era persa nella sua fantasia erotica, i due clienti che avevano di fronte erano stati serviti ed era giunto il loro turno. Suo fratello le stava chiedendo che gusti desiderava nella coppetta, ma sembrava che il suo cervello, ancora intento a smantellare lo scenario del pompino che l’aveva strappata dalla realtà, non avesse il tempo di ricordare i suoi gelati preferiti.

Sentendosi sotto lo sguardo di tutti i presenti, come se potessero accorgersi che aveva appena sognato di succhiare l’uccello di suo fratello se non avesse dato immediatamente una risposta, lanciò un’occhiata alla vetrinetta con la schiera di vaschette in bella mostra.

Pronunciò i primi due gusti che lesse: «Pesca e cioccolato».

Un istante dopo se ne pentì, provando ad immaginare come potessero legarsi due sapori simili in bocca.

Marco dovette avere la stessa idea. «Sicura?» domandò, dubbioso.

«Ehm…» fece la ragazza, indecisa se scegliere di meglio o fingere di non aver tirato ad indovinare. Dovette ammettere che il gelato sarebbe stato immangiabile e le sarebbe dispiaciuto sprecare i soldi di suo fratello. «Meglio pesca e vaniglia».

«Ottimo,» concordò il fratello. «Due coni così, per cortesia».

 

«Mi sa che hai avuto un calo degli zuccheri,» ironizzò Marco mentre tornavano all’esterno.

Chiara era ancora imbarazzata, per quanto cercasse di non darlo a vedere. «Sarà che non ho fatto colazione, questa mattina,» disse, sebbene avesse mangiato una mela mentre suo fratello era in bagno a lavarsi prima di uscire a correre. «Comunque, grazie per il gelato».

«Ma ci mancherebbe,» rispose il ragazzo.

Attraversarono la strada quando incontrarono una breve interruzione nel traffico, quindi tornarono nel parchetto. Scoprirono che la panchina dov’erano seduti prima era ancora vuota e solo un piccione si allontanò, abbandonando la crosta di una focaccia caduta a terra quando vi presero nuovamente possesso.

Marco mise la gamba sinistra sulla destra e si appoggiò allo schienale, allungando un braccio dietro Chiara che vi si adagiò, sorridente e chiudendo gli occhi.

«Marco, posso farti una domanda?»

«Tanto me la faresti comunque».

«Naturale».

Il ragazzo si limitò ad un borbottio.

Chiara apprezzò il calore del braccio del fratello che si diffondeva tra le sue spalle. Le dava un senso di intimità e protezione che le sciolse il cuore.

«Saresti un bravo fidanzato,» disse la ragazza. Aprì gli occhi e assaggiò il gelato. «Mi chiedo perché non hai una ragazza fissa».

Sentì i muscoli del braccio del fratello irrigidirsi. Lo osservò da sopra il gelato diventare rosso sul volto.

«Io… ehm…»

Chiara sorrise nel vederlo imbarazzato. «Perché ho sentito dire che fai parecchio sesso…»

Marco divenne rosso come un peperone. «E… chi te l’ha detto?» balbettò.

«Non hai idea di quanto mi piacerebbe conoscere la ragazza che…» aggiunse la sorella, maliziosa, «sì, che…»

Il fratello sembrò incapace di parlare tanto divenne imbarazzato. Si dovette alzare dalla banchina sfilando il braccio da dietro Chiara, che lo fissò, poi si allontanò di qualche passo. Sembrava avesse dimenticato di avere in mano un gelato.

La ragazza sorrise, chiedendosi davvero chi vedesse in quel periodo Marco. Quanti anni aveva, la conosceva? Ma soprattutto, lo rendeva felice? Era brava a letto?

Lanciò un’ultima occhiata al fratello, poi tornò al gelato che stava iniziando a sciogliersi nel calore di quella mattina estiva. Chiara vide una goccia arancione scivolare lungo il cono: vi appoggiò sopra la punta della lingua, arrestandone il tentativo di fuga. Ferma in quella posizione, si guardò intorno, controllando che nessuno la vedesse: quel giorno la gente in giro era ben poca, e in quel momento sembrava che l’unico presente fosse Marco, che le dava la schiena.

‘Chissà se la tua ragazza fa mai qualcosa di simile al tuo uccello…’ si domandò Chiara, quindi fece calare il cono, scivolando contemporaneamente verso l’alto con la lingua, lungo la striscia zuccherina lasciata dalla goccia, fino a raggiungere il gelato. Lo baciò, saggiandone il sapore freddo, sentendone scivolare in bocca il liquido al sapore di pesca che si scioglieva tra le sue labbra. Chiuse gli occhi, e subito quello tra le sue mani smise di essere un dolce ma divenne il cazzo del fratello; Chiara aprì la bocca, prese tutta la cappella tra le labbra e cominciò a suggere, con piacere, sborra al sapore di frutta e vaniglia che le colava sulla lingua e la ingolosiva come mai prima di allora aveva fatto un gelato.

Con un sospiro sollevò la bocca, soddisfatta come se avesse davvero dato piacere a suo fratello e bevuto il suo latte caldo. «Marco…» sussurrò, felice.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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