Al fianco di sua sorella, che lo stava osservando con palese sorpresa e, probabilmente, sconcerto, sedeva Arianna, una ragazza con cui la natura non si era sprecata molto, fornendole un volto spigoloso e anonimo, anche se gli occhi azzurri erano molto carini, sebbene sempre atteggiati in un'espressione che sembrava di rabbia, come se ce l’avesse con il mondo intero.
L’ultima ragazza era Beatrice, che gli sorrise. Per un istante, Marco ebbe la certezza che lo stava guardando come se avesse voluto spingerlo contro un muro e fotterlo fino a sfinirlo, ma fu solo una frazione di secondo, prima che l’espressione sul volto della bionda assumesse un’espressione più cordiale. Il ragazzo credette fosse stata solo una sua impressione, dovuta al fatto che Beatrice fosse famosa per essere quella che potrebbe essere considerata, per usare un termine educato, una libertina, oltre a essere attivamente coinvolta nella ricerca di nuovi partner sessuali. Con il corpo che si trovava, un seno gonfio e due spalle larghe, Marco non si meravigliava se non faticava a trovarne facilmente: lui per primo avrebbe apprezzato molto passare del tempo con lei.
Avanzò di qualche passo, avvicinandosi al tavolo, salutando le ragazze. Tutte risposero al saluto, tranne Helga e Anna, come, d’altronde, si sarebbe aspettato Marco.
Solo in quel momento, però, si rese davvero conto del disagio della sorella, che si alzò in piedi velocemente, afferrando la giacca sulla spalliera della sedia su cui era assisa solo fino ad un istante prima.
«Andiamo!» gli ordinò ad una voce talmente bassa che solo lui avrebbe sentito, quasi correndo verso la porta e senza salutare
Marco, confuso e prossimo ad offendersi, fu sul punto di chiederle se si vergognasse di lui davanti alle sue amiche, ma una voce alle sue spalle lo precedette. «Oh, guardate! È arrivato lo chef stellato! Chissà se ci prepara un uovo al tegamino?»
Il ragazzo sentì il cuore perdere un colpo, riconoscendo chi aveva parlato. "Certo, ecco perché mia sorella voleva andarsene così velocemente: non si vergognava di me, quanto piuttosto era intenzionata a non farmi incontrare Cinzia, sapendo bene quanto ci odiamo", capì, insicuro se essere grato per il pensiero di Chiara o se essere indignato per le sue compagnie. Vada per quelle cinque, ma quella troia di Cinzia?
«Hai perso la parola, idiota?» continuò la ragazza, dando nuovamente dimostrazione di tutta la sua educazione. «O sei ancora timido come ai tempi della scuola? Perché qui di silenziosa basta quella muta di Cecilia».
La ragazza, chiamata in causa, si limitò ad alzare lo sguardo verso Marco, sorridendo imbarazzata.
Lui sentì la rabbia avvampargli nel petto nel vedere quella ragazzina essere irrisa da quella stronza: avrebbe lasciato perdere gli attacchi se fossero stati indirizzati verso la sua persona, ma non contro una ragazza che aveva il “difetto” della timidezza. Si voltò verso Cinzia, i pugni stretti, ma restando per un attimo stupito, confuso dalla bellezza che la ragazza irradiava come il sole i suoi raggi: alta, una cascata di capelli neri, gli occhi ancora più scuri, un corpo fantastico, e tutto ciò nonostante la seguisse segretamente da tempo su Instagram. Era come vedere da anni una modella su Internet, e poi un giorno trovarsela davanti, in carne e ossa. Sì, era vestita, e anche in modo provocante per sottolineare la sua personalità e attinenza, ma Marco l'aveva vista quasi completamente nuda diverse volte, sebbene solo in modo digitale, e non poteva negare che se su Instagram fosse una vista spettacolare, dal vivo gli toglieva il fiato ogni volta che se la trovava davanti.
Due seni pieni e distanziati avevano come contrappeso, sul retro, un paio di chiappe marmoree, il tutto sostenuto da un corpo snello e perfettamente proporzionato, con gambe lunghe e ben tornite, sotto ad una pancia piatta senza addominali in vista. D'altronde ne aveva di tempo per allenarsi, visto che non lavorava, e nemmeno aveva finito le superiori quando aveva scoperto che poteva guadagnare di più facendosi fottere e postando foto in particolari siti a pagamento che facendosi fottere e basta. In particolare, girava voce tra i suoi amici che Cinzia pagasse in natura un paio di fotografi che la ritraevano in pose che di casto non avevano ben nulla.
«…perché il signorino qui presente,» continuava intanto lei, probabilmente conscia dello sconvolgimento che stava provocando in Marco, rivolta alle cinque ragazze sedute al tavolo, «quando andavamo alle elementari eravamo nella stessa classe, e lui era innamorato di me,» e si girò verso il soggetto delle sue parole, con un perfido sorriso a scoprire dei denti bianchissimi, «ma il povero stronzetto non sapeva ancora a cosa serviva il suo cazzettino, o di certo mi avrebbe messa a novanta sul banco e aperto la passera ed il buco del culo. Ma di certo allora come adesso non avrei sentito nulla perché…» e fissò Marco, mentre alzava una mano a pugno, tenendo il pollice e l'indice a pochi centimetri l'uno dall'altro, affinché fosse ben visibile dal tavolo per il ludibrio delle sue ragazze.
Qualcuna sghignazzò, qualcun'altra fece finta di nulla, forse consapevole che si stavano spingendo troppo oltre: d'accordo andare alla scuola di troiaggine di Cinzia, ma forse sarebbe stato meglio mantenere un minimo di rispetto verso la gente, soprattutto se era il fratello di una loro amica.
Troppo adirato per rispondere, Marco si limitava a fissare con occhi di brace Cinzia, che si stava godendo il momento di dominio. Non fosse stato che era troppo educato, le avrebbe assestato una sberla, ma poi si sarebbe trovato lui dalla parte del torto.
«Falla finita, Cinzia!» gridò all'improvviso Chiara, alzando inaspettatamente la voce. Tutti gli avventori si voltarono verso di lei. Si avvicinò a Marco, il volto rosso per l'ira. «Non permetterti di prenderlo in giro per…»
Ma la mora, che sembrava aspettare solo questo, esclamò: «Perché, Chiara, gliel'hai visto?»
Altro scroscio di risa tra le sue "amiche", o almeno alcune di tali, mentre la ragazza si ritrovava con il rossore della vergogna che imporporava le sue gote.
«Cinzia, sei una deficiente!» sbraitò Marco.
Cinzia guardò Marco con un sorriso di puro, feroce divertimento, poi fissò la sorella. «Ti ricordi cosa ti ho detto, Chiara. Se vuoi essere come me…» si voltò verso tutte le altre al tavolo. «Se volete essere mie pari, capaci di dominare un uomo, dovete succhiarlo a vostro fratello e bervi la sua sborra».
«Ma cosa cazzo stai dicendo?» sbottò Marco, alzando le braccia, incapace di comprendere se quella che stava vivendo fosse la realtà o stesse sognando.
Le ragazze, però, annuirono, chi più chi meno.
«Hai una sorella, Cinzia!» esclamò il ragazzo. «Come avresti potuto?»
Un movimento della mano della mora sembrò scacciare l'obiezione come se fosse stato un insetto molesto. «Che importa. Io non sono una figa di legno come loro». Poi indicò Chiara. «O come te, soprattutto. Scommetto che sei ancora vergine».
Chiara tentennò, imporporandosi ancora più. Marco sapeva che la sua dolce sorellina aveva avuto almeno due fidanzati, sebbene nessuno dei due fosse durato a lungo, ed era certo che entrambi avevano avuto la fortuna sfacciata di poter accedere alle grazie più nascoste di Chiara. L’idea che quei due bambocci, incapaci di far godere una ragazza, non fossero stati in grado di dare piacere a sua sorella gli faceva salire il sangue alla testa…
«Se vuoi iniziare a scopare come si deve, con veri uomini,» proseguì Cinzia, con una malevola soddisfazione nel vedere Chiara che sembrava diventare sempre più piccola nella vergogna, interrompendo i pensieri di Marco, «è ora che ti tolga di dosso tutti quegli inutili tabù. E scoparti quella… mezzasega di tuo fratello è il modo migliore».
"Un pugno in faccia, ecco cosa si merita Cinzia", ma appunto il tabù di pestare una donna trattenne Marco dall'esaudire il suo proposito. Si limitò a fissarla con astio per un istante, poi prese la sorella per un braccio e la trascinò fuori dalla bettola, senza salutare nessuno, con gli occhi di tutti i presenti su di loro, accompagnati dalla risata di Cinzia.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Grande cuoco, apripista di un filone interessante...