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Erotika
Il cuoco · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 11 min di lettura

Marco prepara la piadina a sua sorella

Marco prepara la piadina a sua sorella

William Kasanova
1 anno fa · 559 letture · 0

Lavorare in un fast food in cui l'unico piatto era la piadina, declinata in metà di mille varianti proposte, non rientrava nei sogni di Marco quando si era iscritto all'alberghiero, otto anni prima, ma era sempre meglio che dover dipendere completamente dai genitori a livello economico. Non poteva permettersi una macchina migliore di una di seconda mano, non poteva uscire spesso a mangiare fuori (non che la cosa lo ispirasse particolarmente, dopo un turno in cucina), quegli abiti firmati e quei cellulari costosi a lui destinati sarebbero rimasti negli espositori dei rispettivi negozi, ma almeno lavorava, e un giorno avrebbe magari potuto far passare quel tempo trascorso a girare della pasta rotonda riempita di qualunque cosa edibile come "esperienza".

Nel frattempo, comunque, passava parte della giornata davanti ad una piastra calda a guardare piadine che si scaldavano, formaggio che si fondeva e carne, verdure, frutta o pesce, per non dimenticare creme dolci, che cuocevano, destinate ad altri individui. Si allontanava poco dalla piastra, se non per coprire il collega, che doveva essere addetto alla cassa, mentre era momentaneamente al bagno o a farsi una fumata, e allora era per qualche momento al bancone a prendere ordinazioni; se non fosse stato per quegli attimi, nessuno l'avrebbe visto dalla saletta dove sedevano i clienti: non c'erano finestre che permettessero di vedere il lavoro in cucina, e anche la porta che li metteva in comunicazione non lasciava che si sbirciasse molto.

A Marco la cosa andava più che bene. Lui era un cuoco e doveva fare le sue magie nell'intimità della cucina, ambiente che più era bello a vedersi, almeno per lui, meno era funzionale. E lì dentro, andava detto, di esteticamente ammirabile c'era ben poco, se non si riteneva esteticamente appagante la visione di superfici in metallo tirate a lucido ogni mattina e sera, che sarebbero divenute comunque delle opere impressioniste alla Pollock già verso le undici. Il cliente doveva godersi la piadina con il gusto e l'olfatto, non contemplare fornelli e frigoriferi industriali.

Il suo collega di quel turno, nonché suo superiore, era Piero, un uomo di trentaquattro anni che aveva scoperto la passione per la cucina quando la mancanza di liquidi aveva troncato l'amore per le spiagge del Pacifico meridionale e il surf tra le onde che lambivano isole sconosciute. Vi aveva passato anni con solo un costume addosso, come dimostravano un'abbronzatura che non se ne sarebbe più andata, e tatuaggi che coprivano le braccia ed il petto. Di tanto in tanto, quando non c'erano clienti, intratteneva Marco raccontandogli delle sue avventure sulle isole della Micronesia: si perdeva nei ricordi narrando quanto fossero limpide le acque, dissetanti le noci di cocco e soprattutto calde le donne.

Era un mercoledì pomeriggio, finalmente una giornata fiacca nel centro commerciale dove si trovava il fast food in cui lavorava Marco, e lui da quasi un'ora si annoiava davanti ad una piastra che si scaldava al minimo. Lui e Piero chiacchieravano pigramente di argomenti che già il giorno successivo sarebbero stati scordati. Uno squillo insistente riecheggiò nella cucina mentre il superiore raccontava di un cane che era stato il suo migliore amico a tredici anni: quando prese dalla tasca il cellulare e controllò il testo sullo schermo, sbottò: «Adesso che me lo ricorda, devo fare un salto dal direttore del centro commerciale. Ho l'appuntamento tra dieci minuti».

«Per cosa?»

Pierò sollevò le spalle. «Solite menate burocratiche: bisogna rinnovare il contratto per il magazzino».

«Capisco,» rispose Marco. Era a conoscenza delle rogne che si creavano lì dentro per quanto riguardava i vari affitti, ma al tempo stesso era uno dei luoghi migliori nelle vicinanze dove trovare clienti, con gli imprenditori che facevano la fila per accaparrarsi un lotto dove aprire un nuovo negozio. «Non preoccuparti: ci penso io, qui».

Ma proprio in quel momento il suono della campanella accanto alla cassa sul bancone attirò la loro attenzione.

«Vado io,» disse Piero, sciogliendo le braccia davanti al suo petto e staccandosi dal frigorifero a cui era appoggiato. «Arrivo, coglione,» Marco lo sentì aggiungere sottovoce, in risposta al folle rintoccare della campanella colpita in rapida successione da qualche imbecille.

L'uomo scomparve attraverso la porta, subito accolto da una voce che fece sobbalzare il cuore del ragazzo, l'ultima persona che avrebbe voluto trovare al lavoro.

«Ma come, sono venuta qui solo per vedere il vostro chef stellato, e non c'è?» sbottò Cinzia, senza il minimo sforzo per nascondere la derisione che colava dalla sua voce. «Si è nascosto in cucina o proprio non si è mai nemmeno presentato?»

Piero rispose qualcosa che il ragazzo non riuscì a capire. Nonostante questo, quando la ragazza rispose, aveva completamente cambiato atteggiamento. «Io una a… uhm… provo quella originale».

Poi una seconda voce femminile seguì quella di Cinzia, e questa diede una coltellata al cuore di Marco, che si sentì colmare dalla nausea.

«Io ne prendo una al tonno,» ordinò gentilmente Chiara.

Piero ritornò un istante dopo nella cucina, trovando Marco turbato, una mano sugli occhi.

«Non darle ascolto,» gli disse, sottovoce, senza farsi sentire dalle due clienti. «È solo una povera troia. Ho il dispiacere di conoscerla anch'io, Cinzia,» confessò, e Marco non poté esimersi dal chiedersi quanto profondamente, scoprendosi, nonostante tutto, invidioso se davvero fosse stato a letto con lei «e posso assicurarti che farà una brutta fine. Tu preoccupati solo della tua vita e del tuo futuro: quando, tra qualche anno, lei sarà una poveraccia costretta a darla via per arrivare a fine giornata, invidierà la tua lungimiranza».

Marco non ribatté ma lanciò al suo amico uno sguardo di ringraziamento. Non poteva che accettare il suo consiglio, sebbene, al contempo, si rendesse conto che Piero non aveva riconosciuto sua sorella, non avendola mai vista prima di persona, nella ragazza che accompagnava Cinzia o avrebbe compreso il vero dramma del suo collega.

Sullo schermo accanto al frigorifero erano comparse le comande, con gli ingredienti necessari per ognuna delle piadine richieste.

Piero indicò la ricetta originale, ordinata da Cinzia. «Sai, ci sono modi per renderla ancora migliore,» gli sussurrò, celando malamente un sorriso d'intesa. «Ad una simile aggiungerei gratuitamente della saliva».

Marco non si sarebbe aspettato un simile consiglio dal suo superiore, che, dopo un occhiolino di complicità, si avviò verso la porta di servizio. «Mentre cucini, faccio salto dal direttore per quella firma. Torno tra cinque minuti. Poi le servo io, le piadine,» aggiunse, forse per tranquillizzare Marco, che fu lieto di non dover vedere Cinzia almeno sul posto di lavoro.

La porta di servizio si stava ancora chiudendo alle spalle di Piero che due piadine erano già sulla piastra a scaldarsi, mentre Marco prendeva dal frigorifero i contenitori con i condimenti necessari che aveva preparato prima dell’apertura mattutina del fast food.

Sparse la mozzarella e il tonno sgocciolato su quella destinata a sua sorella, mentre sull'altra, per Cinzia, mise lo squacquerone, il crudo e la rucola, passando su entrambe un po' di spezie, soprattutto pepe nero in quello per Chiara, che sapeva apprezzare molto.

E Cinzia apprezzerà davvero uno sputo?, si chiese, guardando la piadina, ancora aperta sulla piastra, pensando a quanto gli aveva consigliato Piero. Fu sul punto di sporgersi e lasciar colare un po' di saliva, quando ebbe un pensiero che lo folgorò per la sua malvagità.

Si ritrasse, sbattendo gli occhi, ritorcendosi nella mente l'idea, chiedendosi quanto fosse realizzabile. Sapeva quanto impiegava Piero a risolvere il problema burocratico che lo aveva chiamato negli uffici della direzione del centro commerciale e sarebbe tornato nel giro di pochi minuti, forse anche prima che fossero giunte a cottura le due piadine, quindi non doveva perdere tempo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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