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Niente è quel che appare · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 21 min di lettura

Niente è quel che appare 2 Tancredi e sua madre genetica

Tancredi scopre che la madre della ragazza di cui è innamorato è la sua madre naturale; con Cia prendono contatto con lei e con la sorella scoperta; si amano alla follia e coinvolgono il padre naturale che è felice di vedere ricostruita la sua vita sentimentale.

geniodirazza
1 anno fa · 521 letture · 1

Cerco di provocarla e le chiedo se questo le ricorda il rapporto con la mia madre naturale; osserva che non è la stessa cosa e che invece è stato con mio padre che, per un periodo, ha vissuto l’esperienza di un’amicizia fraterna che si frenava al limite del sesso, per l’incombenza dell’amore di mia madre che era molto legata a lui, anche se imbrigliata dal condizionamento che subiva a casa dai genitori inflessibili.

Non appena in città, telefono a Giuditta e facciamo appuntamento per trovarci in una famosa pasticceria, luogo abitualmente frequentato da lei e dai suoi genitori; capisco che, senza dichiararlo, vuole che si incontrino le nostre madri e non faccio obiezioni; l’idea che due donne assai vicine per età e madri di due ragazzi innamorati si conoscano, mi pare assai logica e interessante; anch’io sono curioso di conoscere sua madre alla quale dice di somigliare molto.

Le faccio fermare la macchina in un parcheggio dove può stare per tutto il soggiorno in città e, a piedi, ci rechiamo prima al mio alloggio per depositare le borse, poi ci avventuriamo in una passeggiata per la città guardandoci le vetrine; Cia mi tiene sottobraccio, ma talora anche abbracciato come una fidanzatina; e sorride compiaciuta degli sguardi incuriositi della gente.

Conosco bene il locale, dove spesso siamo andati anch’io e Giuditta; nella pasticceria, la ragazza ancora non c’è; la vedo arrivare dalla piazza e le vado incontro sulla soglia; le presento.

“Questa è Giuditta, non so se dire una mia amica o la mia ragazza; lei è Lucia, per tutti Cia.”

“E’ tua madre, no? Mia mamma dice che da giovane aveva anche lei una cara amica che si chiamava Lucia ma che tutti chiamavano Cia.”

La moglie di mio padre è rimasta shoccata e non riesce quasi ad articolare parola; quando Giuditta si allontana un poco per scegliere le consumazioni, mi sussurra quasi in orecchio.

“Tancredi, forse avrai bisogno di tutta la tua forza, se ho visto giusto; cerca di essere freddo e calmo.”

Non riesco a capire; ma so che Cia non parla mai a caso; cominciamo a chiacchierare come vecchi amici; quando Giuditta parla dei suoi, del padre Paolo, erede di una famiglia storica con palazzo nobiliare in una via famosa, e della madre Elettra, vedo che Cia sbianca; avverto un calcio e colgo al volo l’avvertimento che mi deve dire qualcosa; proprio in quel momento, Giuditta balza dalla sedia quasi urlando ed indica una donna che attraversa la piazza.

“Ecco mamma che proprio ora viene qui.”

Cia sbianca ancora più visibilmente, mi prende un braccio e mi soffia in un orecchio.

“Ragazzo mio, è il momento della verità; cerca di essere forte!”

Intanto Giuditta ha richiamato l’attenzione di sua madre che si accosta al nostro tavolo; di colpo, si blocca.

“Ma tu … tu sei … tu sei Cia!”

Si lanciano nelle braccia l’una dell’altra e piangono; Giuditta è inebetita; io ho immediato il quadro e tremo; quella è mia madre, Giuditta è la mia sorellastra; non so più se davanti a me si sia aperto un abisso o un orizzonte; come mi ha suggerito Cia, sto zitto e squadro quella donna che ho tanto desiderato conoscere e che ora è davanti a me con mio terrore.

“Hai conosciuto mia figlia Giuditta, vedo; e questo giovane chi è? Un tuo amico?”

“Mamma, è suo figlio ed è quasi il mio ragazzo.”

”Cia, non può essere tuo figlio!”

“Infatti, è il figlio di mio marito; tecnicamente sarei la sua matrigna, ma lo amo alla follia.”

“Ti sei sposata? Con uno che conosco?”

C’è un pizzico di scetticismo, anche celato male, nella voce; lei sa del problema di Cia e della fama che si è creata.

“Sì, con Giancarlo, che aveva questo bambino a carico e mi ha sposato; da allora siamo una coppia meravigliosa con un figlio splendido.”

Tocca a Elettra, a quel punto, sedersi e chiedere qualcosa di forte; la figlia si precipita alla cassa e poi al banco per ordinare un cognac; nei pochi minuti di assenza, sua madre fa in tempo a chiedere a Cia se so tutto; avutane conferma, dice che dobbiamo parlarne ma che non vuole per il momento chiarire le cose a Giuditta; Cia le aggiunge che per fortuna non abbiamo fatto sesso, ma che certamente la novità le avrebbe spezzato il cuore.

Giuditta torna col cognac e la madre le chiede se può andare per suo conto a ritirare alcuni indumenti nella lavanderia poco più avanti.

“Immagino che tu mi disprezzi molto per come mi sono comportata con te; non cerco neanche di dirti quel che provo a trovarmi di fronte al figlio che vigliaccamente ho rifiutato; non ho nessuna giustificazione, nessuna attenuante per averti cancellato completamente dalla mia mente; solo in qualche incubo un angioletto veniva a strozzarmi; spero che non lo desiderassi tu.”

“Non me la sento di chiamarti mamma; da sempre anche lei è stata sempre e solo Cia per me, anche quando era una mamma più che fidata, più che ammirevole; ti ha difeso qualche giorno fa, la tua amica; e mi ha convinto che è stato un gesto stupido rimanere incinta a diciotto anni, una scelta di coraggio non abortire, una grande viltà abbandonarmi fuori dall’ospedale; ma la cosa che m’induce a vederti come una persona cara è che mi hai affidato a lei e a Giancarlo, non a un brefotrofio.

Loro sono la mia vita, la mia storia, il mio presente e spero il mio futuro; fino a qualche giorno fa, dopo che quella che avevo sempre ritenuto la mia mamma a tutti gli effetti mi ebbe rivelato la verità, avrei mosso mari e monti per sapere almeno come ti chiamavi; mio padre non voleva dirmelo e aveva proibito a tutti di fare rivelazioni; cara Cia, sei stata fregata dal destino; solo in caso di grande necessità avresti parlato.

Ora siamo qui e non ho risentimento contro di te; anzi, mi piacerebbe incontrarti qualche volta; c’è però la grande incognita della mia sorellastra, di cui credevo di essere innamorato; io non sono disposto a piantarla in asso senza spiegazioni; non ce la faccio a pensare che lei non sappia del legame vero, quello cromosomico evidentemente, che ci unisce; non abbiamo fatto niente di cui pentirci, per buona sorte; ma non voglio dimenticarla; esiste e voglio essere il ‘fratellone’; cerca una soluzione.”

“Ele; ti chiamavo così, ricordi? Mi sa che Tancredi ha ragione; se non dici niente a tuo marito, sta bene a tutti; ma i due ragazzi non devono odiarsi; non possono amarsi, ma non devono odiarsi; come possiamo fare?”

“Immagino che tu viva a Montevarchi, nella tenuta di Giancarlo, e che sei qui per poco; quanto tempo ti fermi in città?”

“Telefonando a mio marito posso trattenermi anche una settimana.”

“Vorrei che ci foste anche voi quando parlerò con Giuditta; avrà una brutta reazione, lo so; ma forse, in quel momento, più che di una madre vigliacca, avrà bisogno di un ragazzo che sente di amare senza sapere che è suo fratello; tu forse potresti alleviare il colpo che si prenderà. Cia, ho ancora bisogno di te, della tua calda amicizia; ed anche stavolta ti ripago con una rogna che non so grattarmi; riesci a starmi vicino ancora una volta, dopo venti anni?”

Cia prende il telefono e chiama Giancarlo.

“Ciao, amore; senti, Tancredi vuole conoscere la mamma di una ragazza di cui si è innamorato; ha bisogno che gli stia a fianco; potrei fermarmi anche fino alla fine della settimana. Te la senti di restare da solo per tanto tempo? … No, non è una scusa per tenerti lontano da noi, va tutto benissimo; … Questa ragazza, appena possibile, te la presenteremo … Non so dirti; ho la sensazione che sia peggio della contessina; ma lui ne è innamorato. Ti ricorda qualcosa?

Pensi che debba lasciarlo e andare via dopo essermi occupato dei tuoi carciofi? … Bravo, lo so che sei un angelo, quando vuoi. Ciao, amore, un bacio da me, da tuo figlio … ed anche da un’altra persona che non conosci. Ciao.”

“Cos’è questa storia dei carciofi? Perché teme che tu voglia allontanarti da lui?”

“Ele, la storia dei carciofi dovresti ricordarla; è un secolo che lui, suo padre e suo nonno ricercano una qualità speciale di carciofi; ricordi come lo prendevamo in giro? Beh, c’è riuscito; sta per avere l’IGP e sono qui per controllare lo stato della pratica; quando gli consegneranno la pergamena, faremo una grande festa. Non ha paura che voglia tenerlo lontano; vent’anni di amore impeccabile, fedelissimo, immutato, a lui e a suo figlio lo garantiscono abbastanza.

Qualche mese fa ha avuto un brutto incidente col trattore; dall’ospedale è uscito impotente; ora vorrebbe che mi trovassi un amante per sopperire alle sue carenze; ma è anche geloso e ogni tanto teme che io vada via con un altro uomo; ma io ormai non vedo che lui e suo figlio, anzi tuo figlio, che amo al di sopra di ogni cosa al mondo. Ma non possiamo raccontarci vent’anni in due minuti al tavolo di una pasticceria; dimmi come vuoi fare con tua figlia.”

“Potreste venire a casa mia; oggi pomeriggio mio marito parte per Parigi e saremo sole, io e Giuditta.”

“Va bene; a casa tua alle quattro.”

Intanto la figlia è tornata; ci separiamo per il pranzo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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