Tancredi, io non condivido la tua smania di conoscere un nome; non puoi cambiare quello che è stato; stai cercando solo un grimaldello per forzare la vita privata di una persona che potrebbe starsene serena per fatti suoi in qualche parte del mondo; se non avessi fatto chiarezza, per egoismo, perché ti volevo amare col corpo oltre che con lo spirito, tu vivresti nella stessa ignoranza e sinecura; abbiamo sbagliato io e tuo padre, per egoismo, perché cercavamo per me un amante gradito.
Tutti hanno sbagliato, in questa vicenda; ora sei tu che porti all’estremo il desiderio di un’informazione che non cambia niente; e senza motivo; se ci fosse una ragione, un obiettivo, sarei d’accordo con te; ma non trovo nessuna utilità in questa indagine; se non avessi parlato, tu mi ameresti come madre; ho sbagliato io a volerti anche nel letto; se vogliamo parlare di egoismi, ce n’è per tutti.
Adesso, fatemi il favore di decidere. Se volete tornare all’ipotesi di mezzogiorno, di essere un amore in tre corpi o se volete affannarvi a indagare, l’uno, e a nascondere, l’altro, il nome di una signora di cui non sappiamo niente da vent’anni; io vado a letto; se volete dare e prendere amore, ci sono; se preferite fare indagini, accomodatevi; io vado a masturbarmi fino a collassare, per cercare di dormire.”
Non le do il tempo di andarsene, come sta per fare; mi precipito ad abbrancarla e la bacio con grande intensità.
“Sei straordinaria; riesci ad amare con la stessa intensità tuo marito, il tuo amante che fino a ieri era tuo figlio e un’amica che non vedi da vent’anni; mi pare chiaro che non le perdoni, ma non accetti il crucifige senza remissione; è vero, è solo un mio capriccio voler sapere chi è la mia madre naturale; ti offendo anche, chiedendolo a te che mi hai dato tutto e che ancora mi offri tutto al di là del lecito o del bigotto buonsenso; è un errore e te ne chiedo perdono.
Ma non è un errore amarti e desiderarti; la tua rivelazione serviva solo a sgombrare il campo da fastidiosi sensi di colpa; è chiaro che, non essendo tu la mia madre naturale, sono libero di desiderarti e anche di possederti, se tuo marito non si oppone; ho commesso un errore di curiosità, ma ti amo con tutto il cuore e con tutte le fibre del corpo; per quel che mi riguarda, resta valida la proposta dell’unità dei tre; posso venire a letto con te?”
“Sai, Cia, ora che mi hai costretto a rifletterci, devo ammettere che per vent’anni ho cercato di perdonarmi una violenza gratuita perpetrata; mi hai quasi instillato il desiderio adesso di chiedere scusa … “
“Ora comincio a dire parolacce; anzi non posso, la contessina in questi casi mi tappava la bocca; non potevo offendere le sue orecchie; però vai al diavolo, stupido, lo avrebbe consentito e tu conosci i corrispettivi che meriti; mi hai sposato, mi hai amato fino a scoppiarne; adesso, se proprio vuoi fare una cosa buona, vieni di là e lasciami dimostrare cosa la tua donna riesce a fare con due maschi forti come voi; ti assicuro che avrai da strabiliare!”
In un lampo, siamo in camera e ci spogliamo, sistemando gli abiti sulle poltrone; è la prima volta che vedo mio padre completamente nudo e devo riconoscere che lei non ha sbagliato; in riposo, il suo membro è alla pari col mio; se potesse rizzarsi, gareggeremmo alla pari; lei si stende sul letto e Giancarlo le sale addosso a baciarla; le lingue ingaggiano una scherma complessa che li porta a salivare; lei dimostra la sua eccitazione grondando umori.
Mi accosto alla vulva e raccolgo i suoi umori che trovo eccitantissimi; mi prende per i capelli e sposta la mia bocca su un seno; le succhio un capezzolo come un poppante e intanto afferro la vulva e insinuo il medio in vagina; siamo tutti e tre eccitati; il sesso denuncia il livello del mio desiderio; il gocciolare della vulva indica quello di Cia; Giancarlo non manifesta goduria, ma mentalmente sembra esplodere a ogni variazione del bacio interminabile.
La mano di lei si muove ad afferrare il mio sesso e a masturbarlo; sento un calore intenso percorrermi il corpo e sono travolto dalla libidine davanti allo spettacolo dei due corpi avvinghiati che si torcono in frenetici movimenti mentre io continuo a succhiare i capezzoli e la mano di lei si muove a provocarmi spasmi di piacere; quando mio padre si sposta dal possesso totale del corpo e si distende fra le sue cosce per essere lui a succhiarle la vagina, accosto il sesso alla bocca e lei lo risucchia dentro.
Cia non ci sta a rimanere passiva mentre la facciamo godere a ripetizione; mi spinge supina sul letto, si libera di Giancarlo e si abbassa prona sul mio ventre; riprende la sua fellazione, ma stavolta controllandola dall’alto; suo marito s’inginocchia dietro di lei e sento che le passa la lingua su tutta la superficie dal monte di venere al coccige; ogni volta che si sofferma per infilarle in vagina o nell’ano la punta della lingua, avverto dalla salivazione e dalle contrazioni della bocca il godimento di lei.
E’ la volta di mio padre a chiedere un cambio di posizione e rovescia i corpi, riprendendo a succhiarla dal basso, stavolta, per avere davanti agli occhi tutto l’apparato sessuale sul quale scatena la fantasia della sua capacità di titillare, leccare, mordicchiare, succhiare; mi accosto accovacciato sul viso di lui e penetro la vagina, passando il sesso sulla lingua di lui, che lo sfiora; mi muovo avanti e indietro fino al limite dell’orgasmo; poi mi blocco.
E’ lo stesso mio padre a sfilare il sesso e posizionarlo sull’ano; è largamente lubrificato dalle lunghe leccate che abbiamo praticato per tutto il tempo e scivola nel retto quasi con semplicità; Cia geme e urla mentre la mazza penetra fino in fondo e il marito le pratica un cunnilinguo da manuale; siamo tutti e tre al limite estremo della resistenza ed io non sono ancora venuto; spingo con forza contro le natiche rotonde e morbide, copulo a lungo; poi mi lascio andare a un orgasmo sazio.
Mi stacco delicatamente, per non farle male, e schianto sul letto accanto a lei; mio padre si sposta dall’altra parte e per qualche minuto ce ne stiamo in silenzio ad ascoltare il nostro ansimare per la continuità e la durata della copula; è Cia a riprendersi per prima, scavalca suo marito e va verso il bagno; io e mio padre ci guardiamo un poco stupiti; poi lui mi fa cenno che va tutto bene; gli rispondo anch’io a gesti; quando torna a sdraiarsi sul letto, lei ci prende uno per mano e ci stringe sui seni.
“Come state, amori miei? Avete avuto problemi?”
Facciamo segno di no con la testa tutti e due; per dare forza alla risposta, mio padre si attacca a un capezzolo; lei si schernisce, gli dice che non è il momento; il recente lunghissimo orgasmo rende troppo delicata l’epidermide del capezzolo; lui prende a baciarla sul ventre e su un fianco; ne approfitto per impossessarmi della bocca e infilarle la lingua che comincia a perlustrarle il palato; scatta la sua e diamo vita a un duello, in cui alternativamente ci succhiamo come fosse un piccolo fallo.
Sappiamo ormai che il rapporto a tre ci fa stare bene; ci fa scatenare, per alcune ore; lui insiste a coccolarla, a titillarla, a succhiarla da tutte le parti, senza evidente sforzo, non avendo erezioni o orgasmi; io la prendo per un tempo interminabile in vagina, cercando con lei il piacere possibile, con piccoli orgasmi e raggiungendo solo una volta, insieme, un’eiaculazione possente; mi chiede di prenderla analmente ancora una volta.
Quando ho sentore che tutti e tre chiediamo solo di riposare, mi ritiro quasi alla chetichella nella mia stanza, sprofondo nel mio lettino e mi addormento quasi di pacca; la mattina seguente, in cucina, nessun segno di rimorso o di altre forme di pentimento; ci baciamo dal primo incontro, e con passione; mio padre mi accarezza una spalla quando viene a sedersi per la colazione; la ‘prova del fuoco’ è superata e sappiamo che è solo l’inizio di una nuova vita per noi.
Nella settimana che trascorro con loro, ogni sera finiamo a tre nel letto e ci scateniamo in tutti i modi possibili di fare sesso; scopro che mio padre ha una vasta esperienza e una lunga resistenza, specialmente per la mancanza di orgasmi determinata dall’impotenza; ma a sbalordirmi è proprio Cia che non si nega mai, è quasi instancabile ed ha una dimestichezza col sesso da grande copulatrice.
Il giorno prima del mio ritorno a Firenze, decidono che l’ideale per lei è che andiamo insieme in macchina fino al capoluogo; può fermarsi il tempo che le serve dormendo nella camera che io ho in affitto, da solo perché mio padre se lo può permettere, e dove c’è un grande letto; scherzando ma neanche troppo, è Giancarlo a fare la battuta.
“Non dovrai andare in albergo e avrai notti d’amore da vivere col tuo giovane amante.”
“Grazie per il consiglio; ma, come suggerisce Oscar Wilde, so sbagliare da me.”
Lo rimbecca lei; e scoppiano a ridere; io sono felice di viaggiare con lei e, nel percorso, le dico anche che con l’occasione le presenterò la ragazza di cui sono innamorato; mi chiede se è la mia ragazza, ma non so rispondere; al suo approfondimento, le dico che non riesco a provare desiderio di fare sesso con lei e che la sento solo come un’amica affettuosa, quasi una sorella minore; si limita a dire che mi capisce.
