Fissarono per l’autunno il matrimonio e intanto, utilizzando i risparmi dei consuoceri, quelli di lui e il mutuo che la banca concesse, rilevarono la libreria e cominciarono ad organizzare serate con concerti da camera, letture poetiche, esibizioni di giovani cantautori dai testi assai impegnati, partecipazione ad eventi nazionali di grande rilevanza; in pochi mesi riuscirono a mietere tanti successi da potersi assicurare una serena vita dell’attività.
In una serata d’onore di particolare risonanza, con la crema della società della provincia, Chiara si trovò improvvisamente di fronte ad Antonio, il suo primo grande amore; il cuore le balzò in gola; l’entusiasmo per il successo della serata, qualche brindisi in più, l’emozione di ritrovarsi la spinsero tra le braccia di lui e la ripiombarono nell’atmosfera di sensualità aggressiva e violenta a cui era stata abituata; chiudendo le porte a fine festeggiamento, se lo trovò a fianco e salì in macchina con lui.
Avvisò il promesso sposo che passava la notte da una imprecisata amica e indirizzò lui ad un motel poco fuori città, dove sapeva che facevano pochi problemi all’assegnazione di una camera; ritrovarsi di nuovo di fronte al corpo nudo dell’uomo che l’aveva svezzata al sesso le provocò un’emozione che nemmeno lei si sarebbe aspettata; in fondo, lui le era rimasto ‘impigliato’ fra le cosce, non certamente nel cuore.
Ma la memoria delle copule stratosferiche di cui lui era capace le tornò appena chiusa la porta; si trovò catturata in un bacio celestiale mentre le mani di lui vagavano su tutto il corpo; istintivamente recuperò il senso dei loro amplessi e ricambiò, intrecciando il gioco di lingue per avere il massimo dell’eccitazione; sculettò per avere il fallo, che era diventato durissimo, direttamente contro la vulva che versò decilitri di umori di orgasmo.
Si rese conto che quella violenza era il parametro del suo piacere e si abbandonò a lui con lussuria; Antonio non perse tempo; anche lui aveva ritrovato con lei il piacere delle copule che lo avevano deliziato quando frequentavano l’università; la spinse verso il letto, ve la fece cadere supina e le piombò addosso; non cercò neppure di toglierle il leggero vestito che a malapena la copriva dalle spalle al pube, spostò di lato il perizoma, martellò il clitoride con le dita, sfilò il sesso dal pantalone e lo spinse in vagina.
Mario non aveva un sesso più piccolo; ma il garbo con cui la preparava a lungo, con fellazioni, cunnilinguo, baci, leccate e succhiate su tutti i punti erogeni, prima di penetrarla, le davano la sensazione che ogni copula fosse una carezza di piumino, anche se di diciotto centimetri e decisamente duro; non aveva mai avuto, nei mesi in cui avevano fatto l’amore, un gesto meno che delicato, carezze meno che lievi.
Invece quest’uomo la mandava ai pazzi forse proprio perché si preoccupava poco per lei e le offriva momenti di piacere enorme perché mirava unicamente a godere; le derivazioni dalla poesia e i dolci messaggi mentre copulavano non appartenevano al suo patrimonio; Chiara era entusiasta di ambedue i modi di rapportarsi del maschio e si perse nel piacere tutto fisico dell’amplesso violento fine a se stesso; rifletté che forse preferiva la violenza fisica a quella mentale del fidanzato.
Lo avvertì che non era protetta e che era sicuramente nel periodo fertile; quando capì che stava per eiaculare, lo spinse via e si fiondò sull’asta raccogliendo nella bocca lo sperma che lui spruzzò a lungo e con violenza; anche il sapore della mascolinità di Antonio era più intenso, più corposo, più carico, di quello di Mario e godette molto anche di questo particolare che la riportava indietro, agli anni più belli della sua esperienza.
Quando si fu ripreso dall’emozione di quel primo orgasmo, il suo amante si alzò da lei, scese dal letto e si spogliò; mentre anche lei si liberava dei vestiti, Chiara ammirava quasi con orgoglio il corpo di lui assai tonico e muscoloso, da uomo vero che concedeva assai poco alle debolezze del romanticismo; come antidoto alla sua quotidianità di letteratura, poesia e musica, con un promesso sposo tutto versi e delicatezze, le stava benissimo; o almeno attenuava il senso di colpa.
Come negli antichi incontri di sesso, lo fece stare in piedi davanti a lei seduta sul bordo del letto; afferrò il sesso a due mani, una per manipolare l’asta ritta lungo il ventre e l’altra per raccogliere i testicoli che ricordava grossi come pesche e morbidi altrettanto; con poche manate lo riportò alla massima durezza; mentre guardava di sottecchi le smorfie di piacere dell’altro e godeva intimamente per esserne l’autrice, accostò la bocca al meato e raccolse la goccia di preorgasmo che spuntava.
Il sapore acidulo del liquido le confermò il piacere che provava un tempo e che le esplose vivo ed immediato, ricordandole le lunghe eiaculazioni in bocca bevute con gioia; massaggiando con delicatezza i testicoli, aprì di pochissimo le labbra, vi appoggiò la punta e si fece penetrare lentamente e cautamente il sesso in bocca; con la lingua, carezzava la cappella e la spingeva contro il palato per agevolare la copula contro le gote e contro l’ugola.
Antonio le prese le tempie tra le mani e spinse con forza il ventre; cominciò per lei quella fase temuta e amata della fellazione in cui l’amante spingeva il fallo fin otre il velopendulo, nell’esofago; usò una mano per trattenere ferma l’asta fuori dalle labbra e fermare la penetrazione al limite del soffocamento; usò l’altra per infilarsi due dita in vagina ed accompagnare la copula in bocca con una saporita masturbazione; il clitoride reagiva con spasmi, fitte e brividi.
Il maschio non aveva nessuna intenzione di concludere in bocca; aveva eiaculato da poco e voleva sollazzarsi a lungo con lei, prima di esplodere nell’orgasmo più intenso che avesse mai avuto; usò la presa sul viso per dare ritmo e ampiezza alla fellazione, spingendo il fallo fino al soffocamento e ai conati, in un gioco di vai e vieni contro il palato e l’ugola per stimolare la punta sensibile.
La possedette a lungo in bocca e sul volto, tirando spesso fuori il fallo per passarglielo su tutto il viso, picchiare con violenza sulla bocca e sugli occhi per farle sentire la consistenza della mazza, spingendo in fondo alla gola con brutale violenza, alla ricerca di emozioni nuove e diverse in una copula orale di cui si era già ampiamente saziato negli anni precedenti; lei godeva anche di quella violenza e trattava l’asta con tutto il garbo di cui era capace per sentirla dura ed eccitata.
Quando ritenne di averne abbastanza, lui fermò il ‘gioco’ per non rischiare un orgasmo involontario; la fece salire carponi sul letto, tirò a se i fianchi e leccò a lungo ano, vulva e perineo; Chiara si perse nel piacere che le dava la lingua che scivolava a spatola su tutto il sesso; le grandi labbra si spalancavano a lasciarsi lambire dalla lingua umida e insalivata; le piccole labbra si schiudevano a scoprire il clitoride gonfio di voglia e rorido di umori; gli orgasmi si susseguivano senza sosta.
Quando la sentì rilassata al massimo, si alzò dietro di lei, aggiustò il corpo all’altezza del fallo e spinse con forza la mazza nella vagina; la botta contro l’utero colse lei quasi di sorpresa, ma godette molto e il gemito fu di piacere; subito dopo avvertì che lui tirava fuori la mazza e spostava la cappella verso l’ano; avrebbe voluto dirgli di lubrificare, ma sapeva che il gusto massimo di lui era sfondarle il retto; gli orgasmi e la lingua avevano ben lubrificato tutto; la mazza entrò violenta, ma fu solo piacere.
La copula anale fu lunga e goduta meravigliosamente da tutti e due; Chiara si aspettava un orgasmo violento nell’ano, come sapeva che amava fare il suo amante; ma lui si trattenne con molta energia e copulò assai a lungo; dopo averla posseduta da dietro, la fece girare sulla schiena e rimise il fallo nel retto standole di fronte; lei godette intensamente, anche perché da quella posizione poteva ammirare il maschio che la dominava ed anche, in parte, il movimento del fallo che entrava ed usciva dall’ano.
Dopo una spossante copula da quella posizione, la sdraiò sul letto, su un un lato, e continuò la penetrazione anale, tenendo sollevata la gamba libera; prima su un lato, poi sull’altro, la possedette per un tempo lunghissimo; si fermarono ansanti e stanchi della lunga performance; mentre stavano distesi supini, fianco a fianco, lui si spostò con la testa verso la vulva e le passò il corpo addosso, col sesso all’altezza della bocca.
